12 giugno 2026 – Notiziario Mondo

Scritto da in data Giugno 12, 2026

  • Trump dice di aver “cancellato” gli attacchi contro l’Iran e annuncia grandi accordi che Teheran nega.
  • Regno Unito: si dimette il ministro della Difesa.
  • Russia: Roblox torna online, ma senza chat.
  • Cuba: record di prigionieri politici.
  • Niger: carcere per relazioni omosessuali.
  • Thailandia: morta la principessa Bajrakitiyabha.
  • Messico: il Mondiale si apre nel segno dei desaparecidos.

Questo e molto altro nel notiziario di Radio Bullets a cura di Barbara Schiavulli 

USA contro Iran

La guerra tra Stati Uniti e Iran continua a muoversi su un filo sottile tra diplomazia e bombardamenti. Dopo due giorni di attacchi reciproci che hanno riportato il Medio Oriente sull’orlo di un conflitto su larga scala, Donald Trump ha annunciato a sorpresa la cancellazione di nuovi raid contro l’Iran, previsti per la notte.

Solo poche ore prima il presidente americano aveva minacciato di colpire il Paese “molto duramente” e aveva persino evocato la possibilità di assumere il controllo dell’isola di Kharg, il principale terminal petrolifero iraniano da cui passa circa il novanta per cento delle esportazioni di greggio.

Secondo Trump, i negoziati avrebbero raggiunto il massimo livello politico e sarebbero stati approvati dalla leadership iraniana. Il presidente parla di un memorandum d’intesa che potrebbe portare alla riapertura dello Stretto di Hormuz, alla fine delle restrizioni sui porti iraniani e a un accordo definitivo sul programma nucleare di Teheran.

Ha inoltre dichiarato di aver discusso il piano con Israele, Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti e altri alleati regionali.

Ma dall’Iran arriva una versione molto diversa. Il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baghaei, ha affermato che nessun accordo è stato finalizzato e che il testo è ancora all’esame degli organi decisionali della Repubblica islamica. Teheran sostiene che alcuni progressi siano stati compiuti, ma ribadisce che le proprie “linee rosse” restano non negoziabili.

Sul terreno, intanto, la tensione resta altissima. Gli Stati Uniti hanno colpito siti militari iraniani legati a radar, comunicazioni e difesa aerea, mentre i Pasdaran rivendicano attacchi contro basi americane in Kuwait, Bahrain e Giordania.

Lo Stretto di Hormuz continua a essere al centro dello scontro: Washington mantiene il blocco navale e afferma di aver fermato un’altra petroliera accusata di trasportare greggio iraniano.

A rendere il quadro ancora più confuso c’è anche Israele. Secondo diversi media israeliani, il governo di Benjamin Netanyahu sarebbe stato informato delle dichiarazioni di Trump solo dopo il loro annuncio pubblico e non sarebbe a conoscenza di alcun accordo imminente con Teheran.

La tregua del 8 aprile, dunque, appare sempre più fragile. I negoziati proseguono, ma missili, raid e minacce continuano a scandire il ritmo della crisi.

Iran

L’Iran ha annunciato che i funerali dell’ex Guida Suprema Ali Khamenei, ucciso il 28 febbraio durante i primi giorni della guerra, si terranno tra il 26 giugno e il 5 luglio.

La cerimonia era inizialmente prevista per marzo, ma era stata rinviata a causa del conflitto. Intanto continua il riserbo attorno al nuovo leader iraniano, Mojtaba Khamenei, figlio di Ali Khamenei, che non è più apparso in pubblico dall’inizio della guerra.

In Iran continua il ricorso alla pena di morte. Secondo l’organizzazione per i diritti umani Hengaw, almeno otto detenuti sono stati giustiziati negli ultimi giorni in diverse carceri del Paese. Tra loro due curdi, due lori, due turchi, un gilaki e un detenuto persiano.

Le condanne riguardavano casi di omicidio e reati legati al traffico di droga. Alcuni dei prigionieri erano detenuti da anni e diversi erano padri di famiglia.

Le esecuzioni sono avvenute nelle carceri di Khoy, Maku, Shiraz, Kermanshah, Isfahan, Shirvan e Khorramabad. Secondo Hengaw, nessuna di queste esecuzioni è stata annunciata ufficialmente dalla magistratura iraniana o dai media statali.

Le organizzazioni per i diritti umani continuano a denunciare l’aumento delle esecuzioni nel Paese e la mancanza di trasparenza che accompagna molti procedimenti giudiziari e l’applicazione della pena capitale.

Libano

In Libano continua una tregua che assomiglia sempre più a una guerra a bassa intensità. Nelle ultime ore almeno quattro persone sono state uccise e oltre venticinque ferite nei raid israeliani nel sud del Paese.

A Tiro, un attacco contro un edificio residenziale vicino all’ospedale Hiram ha colpito anche la struttura sanitaria, ferendo diciassette persone, tra cui dieci infermieri e membri del personale medico. Altri bombardamenti hanno causato vittime nelle aree di Abbasiya, Sahmar e Mashghara.

Anche Hezbollah ha rivendicato nuovi attacchi contro postazioni e mezzi militari israeliani nel sud del Libano, sostenendo di agire in risposta alle continue violazioni del cessate il fuoco. Un soldato israeliano è rimasto ferito da un drone esplosivo.

Sul fronte diplomatico arriva però un segnale positivo: l’Arabia Saudita ha annunciato la ripresa delle importazioni dal Libano, ponendo fine a un embargo commerciale in vigore dal 2021. Una decisione che Beirut spera possa offrire un po’ di ossigeno a un’economia in profonda crisi.

Palestina e Israele

A Gaza il cessate il fuoco continua a esistere soprattutto sulla carta. Nelle ultime ventiquattro ore due palestinesi sono stati uccisi e almeno tre feriti in nuovi bombardamenti israeliani che hanno colpito Gaza City, Nuseirat e il quartiere di Zeitoun.

Dall’inizio della guerra, secondo il Ministero della Salute palestinese, le vittime hanno raggiunto quota 72.991, mentre i feriti superano i 173 mila.

Cresce intanto la preoccupazione per la sorte di due paramedici della Mezzaluna Rossa Palestinese, scomparsi dopo essere stati fermati insieme alle loro ambulanze mentre rispondevano a una chiamata umanitaria nel sud della Striscia.

L’organizzazione chiede il loro rilascio immediato e attribuisce alle autorità israeliane la responsabilità di quanto accaduto.

Nuove polemiche anche sul caso del dottor Hussam Abu Safiya, direttore dell’ospedale Kamal Adwan. Durante un’udienza a Gerusalemme il collegamento video con il medico detenuto è stato interrotto dalle autorità israeliane.

Le immagini mostravano Abu Safiya visibilmente dimagrito e con segni compatibili con maltrattamenti, alimentando i timori sulle sue condizioni.

In Cisgiordania, invece, Israele ha rilasciato Hassan Yousef, 71 anni, uno dei fondatori di Hamas e tra i principali leader del movimento nel territorio occupato. Era detenuto senza processo dal 2023 attraverso il sistema della detenzione amministrativa, che consente il rinnovo della custodia ogni sei mesi senza incriminazione formale.

Nelle stesse ore, l’esercito israeliano ha reso noto che due suoi soldati sono rimasti feriti dall’esplosione di un ordigno durante un’operazione nella città di Jenin.

ISRAELE: Nuovi guai giudiziari per l’entourage del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Yonatan Urich, uno dei suoi più stretti consiglieri, è stato incriminato nell’ambito dello scandalo noto come “BibiLeaks”, accusato di aver fatto trapelare a un quotidiano tedesco documenti riservati riguardanti la guerra a Gaza e i negoziati per il rilascio degli ostaggi.

Tra le accuse figurano reati legati alla sicurezza dello Stato, distruzione di prove e ostruzione alle indagini. La procura ha chiesto che Urich venga escluso dall’ufficio del primo ministro fino alla conclusione del procedimento.

Nelle stesse ore la polizia israeliana ha chiuso un’indagine sulla ministra per l’Uguaglianza Sociale, May Golan, sospettata di corruzione, frode e abuso d’ufficio. Golan ha rifiutato di essere interrogata dagli investigatori. Le vicende aumentano la pressione politica e giudiziaria sul governo Netanyahu.

SIRIA: Nuova incursione delle forze israeliane nel sud della Siria. Secondo l’agenzia di stampa statale siriana SANA, all’alba soldati e mezzi militari israeliani sono entrati nei villaggi di Ma’ariya e al-Arda, nell’area del bacino dello Yarmouk, vicino al confine.

Le truppe hanno istituito posti di blocco temporanei, fermato e perquisito veicoli civili e limitato gli spostamenti della popolazione locale. Alcuni mezzi si sarebbero posizionati anche nei pressi di un pozzo d’acqua utilizzato dalla comunità.

Damasco continua a chiedere il ritiro delle forze israeliane dalle aree occupate del territorio siriano, mentre restano alte le tensioni lungo il confine meridionale del Paese.

Niger

Il Niger ha approvato una nuova legge che inasprisce drasticamente le pene contro le persone LGBTQIA+. Le relazioni tra persone dello stesso sesso saranno punite con pene detentive da cinque a dieci anni, oltre a sanzioni economiche.

La normativa prevede fino a vent’anni di carcere per chi contrae matrimonio con una persona dello stesso sesso e introduce le stesse pene per chi partecipa o organizza associazioni legate alla comunità LGBTQIA+.

La misura, sostenuta da gruppi religiosi già durante il governo civile dell’ex presidente Mohamed Bazoum, è stata portata avanti dall’attuale giunta militare guidata dal generale Abdourahamane Tchiani, al potere dopo il colpo di Stato del 2023.

Il Niger si aggiunge così a una serie di Paesi dell’Africa occidentale che negli ultimi anni hanno introdotto o rafforzato leggi contro i diritti delle persone LGBTQIA+.

Slovenia

Cambio di rotta in Slovenia. Il nuovo governo guidato da Janez Janša ha revocato il divieto d’ingresso imposto all’ex premier israeliano Benjamin Netanyahu e a due suoi ministri, annullando una delle principali misure adottate dal precedente esecutivo in risposta alla guerra a Gaza.

La precedente amministrazione aveva promosso anche restrizioni sul commercio di armi e chiesto sanzioni coordinate dell’Unione Europea contro Israele. Il nuovo governo ha deciso di cancellare gran parte di queste misure, segnando un netto cambiamento nella politica estera slovena.

Per ora Lubiana non ha fornito spiegazioni dettagliate sulle ragioni della decisione.

Regno Unito

Scossone politico nel Regno Unito. Il ministro della Difesa, John Healey, ha rassegnato le dimissioni accusando il governo di non investire abbastanza nelle forze armate in un momento di crescenti tensioni internazionali.

Nella lettera inviata al primo ministro Keir Starmer, Healey ha definito insufficiente il piano di spesa per la difesa, sostenendo che il Paese non dispone delle risorse necessarie per affrontare le sfide poste dalla guerra tra Iran e Stati Uniti, dal conflitto in Ucraina e dalle minacce provenienti dalla Russia.

Starmer ha respinto le accuse, difendendo il programma che prevede un aumento graduale delle spese militari. Ma le dimissioni di uno dei ministri più rispettati del governo rappresentano un duro colpo per il premier laburista, già sotto pressione all’interno del suo partito.

La crisi riaccende il dibattito sul futuro della difesa britannica e sulla leadership di Starmer, mentre la NATO chiede agli alleati europei di accelerare gli investimenti militari in un contesto internazionale sempre più instabile.

Russia

In Russia la piattaforma di videogiochi Roblox è tornata accessibile dopo sei mesi di blocco, ma con importanti limitazioni. Gli utenti russi possono giocare, ma non utilizzare la chat interna: sul sito compare infatti un messaggio che informa che le conversazioni non sono disponibili nella regione.

Mosca aveva oscurato Roblox lo scorso dicembre sostenendo che la piattaforma fosse utilizzata da predatori sessuali per entrare in contatto con minori. Dopo un accordo tra l’azienda e il Ministero dello Sviluppo Digitale russo, il blocco è stato revocato.

Secondo le autorità russe, Roblox ha introdotto nuove misure di verifica dell’età e di sicurezza. La responsabile della Safe Internet League, Yekaterina Mizulina, ha dichiarato che anche le funzioni di chat e chat vocale potrebbero essere ripristinate nelle prossime settimane.

La vicenda conferma il crescente controllo esercitato dal Cremlino sugli spazi digitali frequentati dai più giovani.

Stati Uniti

Negli Stati Uniti l’inflazione torna a preoccupare. A maggio il tasso annuo ha raggiunto il 4,2 per cento, il livello più alto dall’inizio del 2023 e il secondo mese consecutivo in cui l’aumento dei prezzi supera la crescita dei salari.

Commentando i dati, il presidente Donald Trump ha dichiarato ai giornalisti: “Adoro l’inflazione”, salvo poi precisare che le sue parole erano state fraintese e che intendeva dire di essere soddisfatto perché l’aumento dei prezzi non è stato peggiore del previsto.

Trump attribuisce la fiammata inflazionistica alla guerra con l’Iran e sostiene che i prezzi torneranno a scendere una volta terminato il conflitto.

Ma i dati economici raccontano una realtà più complessa. Secondo un’analisi di Axios, in appena quattro mesi è stato cancellato un intero anno di crescita salariale reale. In pratica, gli aumenti in busta paga sono stati completamente assorbiti dall’aumento del costo della vita, lasciando molti lavoratori americani senza alcun reale miglioramento del proprio potere d’acquisto.

Momenti di tensione al Pentagono, il quartier generale del Dipartimento della Difesa statunitense, dove un presunto incidente legato a materiali pericolosi ha fatto scattare evacuazioni e ordini di permanenza nei rifugi per parte del personale.

Le procedure di emergenza sono state attivate dopo che i sistemi di sicurezza hanno rilevato un’anomalia nella qualità dell’aria.

Sul posto sono intervenute squadre specializzate per il rischio chimico, biologico e radiologico, ma le verifiche hanno poi escluso qualsiasi minaccia.

Secondo il Pentagono, si è trattato di un falso allarme probabilmente causato da un sensore difettoso. Dopo alcune ore di controlli, tutte le attività sono riprese regolarmente.

L’episodio arriva in un momento di particolare allerta per gli Stati Uniti, impegnati nella crisi con l’Iran e con il livello di sicurezza interna mantenuto ai massimi livelli.

Donald Trump ha nominato Jay Clayton, attuale procuratore federale di New York ed ex presidente della SEC, come nuovo direttore dell’Intelligence nazionale, la figura che coordina le diciotto agenzie di intelligence americane. La nomina arriva dopo le critiche bipartisan alla precedente scelta di Bill Pulte, considerato privo dell’esperienza necessaria per l’incarico.

Clayton dovrà sostituire Tulsi Gabbard, in uscita a fine mese. Pur non avendo un passato nei servizi segreti, gode del sostegno di diversi esponenti sia repubblicani sia democratici. Attualmente segue alcuni dossier di alto profilo, tra cui il procedimento contro l’ex presidente venezuelano Nicolás Maduro.

La nomina dovrà ora essere confermata dal Senato, in una fase delicata per la sicurezza nazionale e per i rapporti sempre più tesi tra Casa Bianca e Congresso

Cuba

Cuba ha raggiunto il numero più alto di prigionieri politici degli ultimi anni. Secondo l’organizzazione per i diritti umani Prisoners Defenders, a fine maggio erano 1.281 le persone detenute per motivi politici, un dato record che riflette l’inasprimento della repressione mentre l’isola affronta una grave crisi economica, carenze alimentari e continui blackout.

Solo nell’ultimo mese sono stati registrati ventotto nuovi casi, molti dei quali legati a proteste pacifiche contro la mancanza di acqua, cibo ed elettricità. L’organizzazione denuncia arresti arbitrari, sparizioni temporanee, intimidazioni contro le famiglie e maltrattamenti durante gli interrogatori.

Tra i casi più recenti c’è quello della dermatologa Sordey Ballester, arrestata dopo aver fotografato una scritta con la frase “Abbasso la dittatura”. Intanto è tornata in carcere anche Yunaiky Linares, già condannata per le proteste antigovernative del 2021.

Secondo gli attivisti, il numero reale delle persone perseguitate potrebbe essere molto più alto di quello documentato ufficialmente.

Messico

Mentre il Messico celebra l’inizio dei Mondiali di calcio, centinaia di familiari delle persone scomparse hanno scelto di trasformare la festa in una protesta. A Città del Messico, le cosiddette madres buscadoras, le madri che cercano figli e parenti spariti nel nulla, hanno organizzato una veglia e una marcia per chiedere maggiore impegno da parte delle autorità.

Nel Paese risultano quasi 135 mila persone scomparse. I manifestanti denunciano anni di burocrazia, indagini inconcludenti e abbandono istituzionale.

“Non siamo contro il Mondiale”, hanno spiegato alcuni partecipanti, “ma contro il fatto che si spendano milioni per la festa mentre noi continuiamo a cercare i nostri cari da soli”. Una protesta che ricorda come, dietro i riflettori dello sport globale, restino aperte ferite profonde della società messicana.

Nel ritiro della nazionale iraniana a Tijuana, in vista dei Mondiali 2026, il capitano Alireza Jahanbakhsh ha raccontato un episodio curioso avvenuto durante un precedente viaggio in Messico.

Il giocatore ha spiegato che lui e un amico erano stati rapinati da uomini armati e mascherati, presumibilmente legati a un cartello criminale, ma che la situazione si sarebbe risolta senza conseguenze quando i rapinatori hanno scoperto che erano iraniani.

Jahanbakhsh ha aggiunto di aver sentito dire che alcuni cartelli messicani nutrono simpatia per gli iraniani. Le sue dichiarazioni arrivano mentre la nazionale iraniana si prepara al torneo in un clima particolare, con misure di sicurezza rafforzate e tensioni legate al conflitto tra Stati Uniti e Iran.

India

A Delhi sono state ammainate cinquecento gigantesche bandiere nazionali installate nei parchi della capitale indiana. La decisione è stata presa dalle autorità locali per motivi di sicurezza, dopo che forti venti e tempeste hanno colpito la città, con raffiche che hanno raggiunto anche i 120 chilometri orari.

Le bandiere, issate su pali alti 35 metri, erano state installate nel 2022 per celebrare il 75° anniversario dell’indipendenza dell’India.

Le autorità precisano che si tratta di una misura temporanea. La rimozione è avvenuta seguendo un rigido protocollo previsto dalla normativa indiana, che disciplina in modo dettagliato l’utilizzo, l’ammainamento e persino la piegatura della bandiera nazionale, considerata uno dei simboli più sacri del Paese.

Thailandia

È morta a 47 anni la principessa Bajrakitiyabha Mahidol, figlia maggiore del re Maha Vajiralongkorn. Lo ha annunciato la Casa Reale thailandese.

La principessa era ricoverata a Bangkok dal dicembre 2022, quando aveva perso conoscenza a causa di una grave infezione batterica durante un addestramento militare. Da allora le sue condizioni erano rimaste critiche.

Avvocata di formazione, Bajrakitiyabha era nota per il suo impegno nella riforma della giustizia e per il progetto “Kamlangjai”, dedicato al reinserimento sociale delle donne detenute.

La sua morte rappresenta una perdita significativa per la monarchia thailandese. Negli anni il suo ruolo istituzionale e la sua esperienza avevano alimentato speculazioni su un possibile coinvolgimento nella futura successione al trono, anche se l’erede designato resta il principe Dipangkorn Rasmijoti.

Corea del Sud

Nuova condanna per l’ex presidente sudcoreano Yoon Suk-yeol. Un tribunale di Seul gli ha inflitto trent’anni di carcere per abuso di potere e per aver favorito azioni ostili contro il Paese, nell’ambito dell’inchiesta sul tentativo di imporre la legge marziale nel dicembre 2024.

Secondo l’accusa, Yoon avrebbe partecipato alla pianificazione di incursioni con droni verso Pyongyang per creare un clima di tensione utile a giustificare misure eccezionali. L’ex presidente respinge ogni addebito e annuncia ricorso.

La sentenza si aggiunge a quella emessa nei mesi scorsi per insurrezione, che lo aveva già condannato all’ergastolo dopo la sua destituzione dalla carica. Un caso senza precedenti che continua a scuotere la politica sudcoreana.

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