28 luglio 2026 – Notiziario Mondo
Scritto da Barbara Schiavulli in data Luglio 28, 2026
- Cisgiordania, si allarga la violenza dei coloni e dell’esercito.
- Stati Uniti-Iran, tregua fragile mentre la diplomazia prova a ripartire.
- Yemen, si allarga lo scontro tra Ansarallah e Arabia Saudita.
- Sudan, l’esercito riconquista città nel Nord Kordofan.
- Germania: Dopo l’attacco al Pride, la danza come risposta all’odio.
- Giappone: app di incontri, sostenuta dal governo, ha portato a 265 matrimoni.
- Perù, Keiko Fujimori presenta il nuovo governo.
Questo e molto altro nel notiziario di Radio Bullets a cura di Barbara Schiavulli
USA contro Iran
Dopo tre giorni senza attacchi diretti, si riapre uno spiraglio diplomatico tra Stati Uniti e Iran. Secondo fonti regionali, Qatar, Pakistan e Oman stanno cercando di riportare Washington e Teheran al tavolo dei negoziati per consolidare il cessate il fuoco raggiunto a giugno e scongiurare una nuova escalation.
Il presidente Donald Trump ha dichiarato che ci sono “buone possibilità” di arrivare a un accordo.
“Stiamo parlando con l’Iran”, ha detto ai giornalisti, avvertendo però che, se i colloqui dovessero fallire, gli Stati Uniti torneranno alle operazioni militari.
Teheran, invece, smentisce l’esistenza di negoziati diretti e afferma che i contatti avvengono esclusivamente attraverso i mediatori. Nonostante la pausa nei bombardamenti tra i due Paesi, la regione resta estremamente instabile.
Milizie filo-iraniane hanno lanciato droni contro infrastrutture petrolifere saudite, mentre gli Houthi yemeniti rivendicano nuovi attacchi contro obiettivi energetici del Regno e minacciano il traffico marittimo nel Mar Rosso.
Resta inoltre chiuso lo Stretto di Hormuz, passaggio fondamentale per il commercio mondiale del petrolio. Iran e Oman stanno discutendo possibili meccanismi per garantire la sicurezza della navigazione, mentre il traffico commerciale continua a rallentare.
Oggi Trump riceverà alla Casa Bianca il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu: un incontro che potrebbe influenzare i prossimi sviluppi della crisi in Medio Oriente.
Iran
L’Iran ha giustiziato altri due giovani manifestanti, Amirhossein Safari e Abolfazl Sepahi, condannati a morte per gli scontri avvenuti a gennaio nella città di Isfahan.
Le esecuzioni sono state eseguite all’alba, mentre la zona di piazza Alikhani era presidiata da un imponente dispositivo di sicurezza. Secondo testimoni, nella notte ci sono stati momenti di tensione tra le forze di sicurezza e cittadini riuniti nel timore di nuove impiccagioni.
Poche ore prima, esperti delle Nazioni Unite avevano chiesto a Teheran di fermare le esecuzioni, denunciando gravi violazioni del diritto a un giusto processo, tra cui confessioni trasmesse dalla televisione di Stato, processi a porte chiuse e presunti maltrattamenti.
Con queste esecuzioni salgono a quattro i condannati a morte uccisi nel cosiddetto caso di piazza Alikhani, mentre altri otto restano nel braccio della morte.
Palestina e Israele
Si aggrava la situazione nei Territori palestinesi occupati, mentre il governo di Benjamin Netanyahu annuncia un ulteriore ampliamento delle operazioni militari in Cisgiordania.
Dopo gli scontri nel villaggio di Tal, dove sono morti quattro palestinesi e due coloni israeliani, centinaia di coloni armati, affiancati dall’esercito israeliano secondo testimonianze e organizzazioni locali, hanno attaccato decine di villaggi palestinesi.
Case, automobili, terreni agricoli e due moschee sono stati incendiati, mentre in diverse aree sono sorti nuovi avamposti israeliani costruiti su terreni palestinesi, con centinaia di ulivi sradicati.
Netanyahu ha ordinato di intensificare le operazioni in Cisgiordania, con perquisizioni, sequestri di armi e arresti. Secondo il Centro palestinese per la difesa dei prigionieri, oltre 120 palestinesi sono stati fermati in due giorni e numerose abitazioni rischiano ora la demolizione.
Le restrizioni hanno avuto conseguenze anche sui civili. A Nablus un’ambulanza con a bordo una donna incinta, colpita da una grave emorragia, è stata trattenuta per oltre trenta minuti a un posto di blocco israeliano.
La donna è sopravvissuta, ma ha perso il bambino. Nel frattempo, continuano le chiusure delle città palestinesi e gli attacchi dei coloni, mentre cresce il timore di un’ulteriore escalation della violenza in tutta la Cisgiordania.
A Gaza continuano intanto bombardamenti e raid. Nelle ultime ventiquattro ore il ministero della Salute della Striscia riferisce di tre palestinesi uccisi e dodici feriti.
Il bilancio complessivo dall’inizio della guerra, il 7 ottobre 2023, sale così a 73.329 morti e oltre 174.000 feriti.
Tra gli episodi più gravi del fine settimana, un attacco nei pressi dell’ospedale dei Martiri di Al-Aqsa, dove i giornalisti si ritrovano abitualmente per lavorare, ha ferito almeno dieci reporter.
“Pensavamo fosse un luogo sicuro davanti a un ospedale”, ha raccontato uno di loro. “A Gaza non esiste più un posto sicuro.”
Intanto il gabinetto di sicurezza israeliano ha approvato l’ingresso nella Striscia di una forza multinazionale di circa duecento uomini, prevista dal piano statunitense denominato Board of Peace.
Opererà soltanto nelle aree non controllate direttamente dall’esercito israeliano e con il coordinamento di Israele, che manterrà anche il potere di decidere quali Paesi potranno partecipare.
Libano
Il presidente libanese Joseph Aoun ha condannato le demolizioni di abitazioni e villaggi nel sud del Libano da parte di Israele, definendole una violazione del diritto internazionale e dei diritti umani, durante un incontro a Beirut con l’Alto Commissario ONU per i diritti umani, Volker Türk.
Aoun ha denunciato anche gli attacchi contro siti religiosi e culturali, sostenendo che colpiscano deliberatamente il patrimonio civile, e ha avvertito che le operazioni israeliane rischiano di compromettere l’accordo sul cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti.
Il primo ministro libanese Nawaf Salam ha confermato il sostegno del governo all’inchiesta delle Nazioni Unite sulle possibili violazioni del diritto internazionale e sui presunti crimini di guerra commessi dall’ottobre 2023. Secondo Beirut, gli attacchi israeliani hanno causato oltre 4.300 morti.
Intanto nel sud del Paese il ritorno degli sfollati resta difficile. A Zawtar al-Gharbiyeh gli abitanti hanno trovato oltre metà del villaggio distrutto e sono stati recuperati almeno quattro corpi.
L’esercito libanese accusa Israele di ostacolare l’attuazione dell’accordo mediato dagli Stati Uniti con nuove demolizioni, bombardamenti e colpi d’arma da fuoco.
Israele mantiene inoltre una presenza militare in parte del sud del Libano, dove anche oggi sono stati segnalati nuovi raid e distruzioni.
Riprenderanno la prossima settimana a Roma i colloqui tra Israele e Libano, mediati dagli Stati Uniti, nel tentativo di consolidare l’accordo di sicurezza raggiunto il mese scorso.
I gruppi di lavoro discuteranno dell’estensione delle cosiddette “zone pilota”, della risoluzione delle controversie lungo il confine e dei passi necessari verso un’intesa più ampia tra i due Paesi.
Secondo il Dipartimento di Stato americano, i primi risultati ottenuti nel sud del Libano rappresentano una base importante per rafforzare l’autorità dello Stato libanese e proseguire il processo di attuazione dell’accordo.
Yemen
Lo scontro tra Ansarallah e Arabia Saudita torna a intensificarsi, alimentando il rischio di una nuova escalation regionale.
Nelle ultime ore il movimento yemenita ha rivendicato una serie di attacchi con missili e droni contro obiettivi nel sud e nell’est dell’Arabia Saudita, sostenendo di aver colpito un impianto Aramco a Jizan e aree vicine a Yanbu, Dhahran e alla base aerea di Khamis Mushait.
Le autorità saudite, al momento, non hanno confermato gli attacchi.
L’offensiva è arrivata dopo nuovi bombardamenti sauditi sulla provincia yemenita di Hodeidah e sull’isola di Kamaran. Un negoziatore di Ansarallah ha dichiarato che gli attacchi continueranno finché Riad manterrà il blocco imposto allo Yemen.
Da parte saudita, i media vicini al governo riferiscono di raid contro postazioni di Ansarallah nelle province di Marib e Al-Jawf, con la distruzione di lanciamissili, depositi di armi e diverse vittime tra i combattenti.
Fonti di Ansarallah accusano invece l’Arabia Saudita di aver colpito anche due stabilimenti farmaceutici.
Sul fronte umanitario, il ministro dei Trasporti dell’amministrazione di Ansarallah denuncia che il porto di Hodeidah è ormai ridotto al minimo delle sue capacità.
Secondo le autorità locali, il blocco navale e i bombardamenti hanno fatto crollare le importazioni, causando perdite economiche stimate in circa 12 miliardi di dollari dal 2015.
Nel frattempo Ansarallah ha annunciato un blocco delle navi saudite nello stretto di Bab al-Mandab, definendolo una risposta diretta all’assedio imposto al Paese.
Sudan
L’esercito sudanese e le forze alleate hanno riconquistato diverse località strategiche nel Nord Kordofan, tra cui Bara, Al-Baraka e Um Sayala, dopo intensi combattimenti contro le Forze di supporto rapido, le RSF.
Secondo fonti militari, decine di veicoli delle RSF sono stati distrutti o catturati e numerosi combattenti sono rimasti uccisi.
L’avanzata riapre un importante corridoio di rifornimento verso El-Obeid, rafforza le difese nell’area orientale della città e potrebbe consentire il ripristino dei collegamenti terrestri diretti con Omdurman, uno degli obiettivi strategici dell’esercito nella guerra civile in corso.
Repubblica democratica del Congo
Continua a peggiorare l’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo. Dalla fine di aprile sono stati registrati oltre 3.200 casi confermati e almeno 1.405 morti.
Quasi il 90% dei contagi si concentra nella provincia di Ituri, già devastata dal conflitto armato, ma il virus si è ormai esteso ad altre quattro province orientali.
Non esiste ancora un vaccino approvato per questo ceppo del virus. L’Università di Oxford ha avviato la sperimentazione di un vaccino sperimentale, mentre altri candidati vengono sviluppati con procedure accelerate nella speranza di contenere l’epidemia.
Nigeria
Almeno trenta persone sono state uccise in un attacco armato contro il villaggio di Naridon, nello Stato di Kaduna, nel nord-ovest della Nigeria. Diversi i feriti.
Secondo i residenti, uomini armati hanno assaltato la comunità nella notte. Nessun gruppo ha rivendicato l’attacco, ma la zona è da anni teatro delle incursioni delle cosiddette “bande”, gruppi criminali responsabili di massacri, rapimenti e richieste di riscatto.
Le organizzazioni locali accusano le autorità di non garantire sicurezza alle comunità più esposte alla violenza.
Sudafrica
l presidente del Sudafrica Cyril Ramaphosa ha invitato i Paesi africani a collaborare per affrontare le cause profonde delle migrazioni, mentre il suo governo è alle prese con le crescenti tensioni legate agli attacchi contro cittadini stranieri in Sudafrica.
Intervenendo all’apertura della sessione del Parlamento panafricano a Midrand, vicino a Johannesburg, Ramaphosa ha affermato che nessun Paese può gestire da solo i flussi migratori e che occorre affrontare le cause che spingono le persone a lasciare i propri Paesi, tra cui conflitti, instabilità, cattiva governance e povertà.
Il presidente ha avvertito che una migrazione non gestita può minacciare sicurezza e stabilità sociale, ma ha anche ribadito la necessità di tutelare i diritti dei migranti e contrastare xenofobia e afrofobia.
“Abbiamo assunto una posizione ferma contro l’odio verso le persone provenienti da altri Paesi”, ha detto. L’appello arriva dopo settimane di proteste anti-immigrati, alimentate da gruppi xenofobi che accusano i migranti irregolari di contribuire a criminalità, disoccupazione e pressione sui servizi pubblici.
Secondo un conteggio pubblicato da Afp, basato sui dati forniti loro dai governi interessati, oltre 160,000 cittadini stranieri hanno lasciato il Sudafrica negli ultimi due mesi, in uno dei più vasti esodi migratori registrati recentemente nel Paese.
Almeno quattro migranti sono rimasti uccisi durante le violenze, mentre il Ghana ha chiesto un dibattito in sede di Unione Africana sugli episodi di xenofobia.
Il Sudafrica è da anni una delle principali destinazioni migratorie del continente, ma è periodicamente scosso da ondate di violenza contro gli stranieri
Aiuti umanitari
I primi tagli agli aiuti internazionali decisi dall’amministrazione Trump hanno avuto un “profondo costo umano”. È la conclusione di uno studio pubblicato sulla rivista BMJ Public Health.
La ricerca, condotta in Nepal, Kenya e Colombia, evidenzia che la sospensione dei finanziamenti ha interrotto cure per l’HIV, servizi di salute sessuale e riproduttiva e programmi destinati alle comunità più vulnerabili, colpendo soprattutto donne, ragazze, persone LGBTQ+, migranti e lavoratori del sesso.
Secondo gli autori, molte donne incinte sono rimaste senza assistenza e migliaia di operatori sanitari hanno dovuto interrompere il proprio lavoro.
Lo studio avverte che il ridimensionamento degli aiuti internazionali, aggravato anche dai tagli annunciati da diversi Paesi europei, sta mettendo a rischio la risposta a emergenze sanitarie come l’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo.
Francia
La Francia ha arrestato 162 persone sospettate di aver appiccato incendi boschivi dall’inizio di luglio, mentre il Paese affronta una delle peggiori stagioni di roghi mai registrate.
Dall’inizio dell’anno sono già andati in fumo oltre 116 mila ettari di territorio, superando il precedente record del 2022.
Secondo il ministro dell’Interno Sébastien Lecornu, nove incendi su dieci sono causati dall’uomo, soprattutto per negligenza, ma alcuni sono stati appiccati volontariamente.
In Francia l’incendio doloso è punibile con fino a 15 anni di carcere.
Tre donne, tra cui una donna incinta, sono rimaste ferite in un attacco con coltello avvenuto nel quartiere di Porte de Clichy, a Parigi. L’aggressore, 31 anni, armato con due coltelli da cucina, è stato bloccato dai passanti e arrestato da un poliziotto libero dal servizio.
Secondo alcuni testimoni, durante l’aggressione avrebbe ripetuto: “È stato Allah a ordinarmelo”. Tuttavia la polizia ha riferito che al momento dell’arresto l’uomo pronunciava frasi incoerenti e il movente non è ancora stato accertato.
Le autorità francesi hanno aperto un’indagine per chiarire le circostanze dell’attacco e stabilire se vi sia un eventuale movente terroristico.
Romania
La Romania ha dichiarato persona non grata un diplomatico russo e gli ha ordinato di lasciare il Paese entro cinque giorni, richiamando allo stesso tempo il proprio ambasciatore da Mosca per consultazioni.
La decisione arriva dopo ripetute violazioni dello spazio aereo romeno, che coincide anche con quello della NATO e dell’Unione Europea.
Bucarest afferma di aver recuperato frammenti di droni di fabbricazione russa e accusa Mosca di mettere a rischio la sicurezza della regione.
Germania
Dopo l’attacco che ha colpito il Pride di Berlino, provocando un morto e quasi trenta feriti, la comunità LGBTQ+ ha scelto di rispondere con la presenza e l’arte.
Sul palco dell’Isola dei Musei si è esibito l’artista siriano Haidar Darwish, rifugiato in Germania dal 2016, che ha aperto la performance chiedendo un minuto di silenzio prima di dichiarare: “Lo spettacolo deve continuare”.
Con una fusione di danza dei dervisci, danza del ventre e musica tradizionale araba, Darwish si è esibito insieme ad artisti provenienti da Egitto e Nigeria, trasformando una serata segnata dal lutto in un momento di resistenza collettiva.
“Viviamo tempi terribili, ma vogliamo creare uno spazio in cui essere visibili”, ha detto. “Siamo stanchi di dover combattere continuamente, ma possiamo trasformare il dolore in gioia.”
Alla fine il pubblico si è alzato in piedi per danzare insieme agli artisti, in un messaggio di solidarietà contro l’odio.
È morto a 81 anni Gunther von Hagens, l’anatomista tedesco diventato famoso in tutto il mondo per la mostra Body Worlds, con cui esponeva corpi umani conservati attraverso la tecnica della plastinazione.
Affetto dal morbo di Parkinson dal 2010, von Hagens aveva sviluppato negli anni Settanta un metodo che sostituisce i liquidi corporei con polimeri, preservando tessuti e organi.
Le sue esposizioni hanno attirato milioni di visitatori ma anche forti critiche etiche, tra chi le considerava divulgazione scientifica e chi le giudicava una spettacolarizzazione della morte. Per sua volontà, anche il suo corpo sarà sottoposto a plastinazione.
Regno Unito e Ucraina
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è arrivato a Londra per incontrare il nuovo primo ministro britannico Andy Burnham, che ha ribadito il sostegno “incrollabile” del Regno Unito a Kiev, alla vigilia del faccia a faccia tra Zelensky e Donald Trump a Washington.
Londra ha annunciato che metterà a disposizione dell’Ucraina la tecnologia del nuovo sistema di guerra elettronica Stone Cloak, progettato per disturbare le difese aeree russe e facilitare le operazioni dei droni.
Intanto sul campo continuano gli attacchi reciproci. La Russia ha lanciato nella notte 147 droni contro l’Ucraina, mentre Mosca afferma di aver abbattuto 276 droni ucraini. Le offensive hanno provocato vittime e danni in entrambi i Paesi.
Si apre anche un nuovo fronte diplomatico: l’Iran accusa Kiev di aver colpito una nave iraniana nel Mar Caspio, promettendo una risposta, mentre l’Ucraina sostiene che l’imbarcazione trasportasse materiale militare destinato alla Russia
Stati Uniti
Un rapporto interno della Drug Enforcement Administration, visionato dal Washington Post, mette in discussione l’efficacia delle operazioni militari statunitensi contro il traffico di cocaina.
Secondo il documento, i raid contro le imbarcazioni dei narcotrafficanti non hanno ridotto il flusso di droga verso gli Stati Uniti.
I cartelli avrebbero semplicemente cambiato strategia, utilizzando barche più grandi e nuove rotte attraverso Guyana e Suriname.
Il rapporto evidenzia inoltre che il prezzo della cocaina in Florida è diminuito di circa il 50% negli ultimi cinque anni, un dato che suggerisce un’offerta persino maggiore, smentendo le dichiarazioni del presidente Donald Trump secondo cui i raid avrebbero ridotto il traffico marittimo di droga fino al 98%.
Haiti
Haiti ha fissato al 13 dicembre le prime elezioni presidenziali e legislative dal 2016, con un eventuale ballottaggio previsto per il 21 febbraio 2027.
Il Consiglio elettorale ha però precisato che il calendario dipenderà dalle condizioni di sicurezza e dalla disponibilità dei finanziamenti.
Il Paese è senza un presidente eletto dall’assassinio di Jovenel Moïse, nel luglio 2021, mentre la violenza delle bande armate, che controllano gran parte di Port-au-Prince, continua a mettere in dubbio la possibilità di votare regolarmente.
Venezuela
Gli Stati Uniti hanno concluso la missione militare di assistenza umanitaria in Venezuela, avviata dopo i devastanti terremoti del 24 giugno.
Il Comando Meridionale americano ha annunciato il ritiro degli ultimi militari, precisando che il sostegno proseguirà attraverso il Dipartimento di Stato e le organizzazioni umanitarie impegnate nella ricostruzione.
L’operazione aveva coinvolto circa duemila soldati, navi, aerei ed elicotteri per soccorrere le popolazioni colpite dal sisma, che secondo le autorità venezuelane ha causato oltre 5.500 morti e decine di migliaia di feriti e sfollati.
Colombia
Il presidente eletto della Colombia, Abelardo de la Espriella, ha annunciato una profonda riforma della rete diplomatica del Paese.
Dopo il suo insediamento, previsto il 7 agosto, chiuderà 14 ambasciate e 15 consolati per ridurre i costi e destinare maggiori risorse a sicurezza, sanità, istruzione e infrastrutture.
Tra le prime decisioni di politica estera ci sarà anche la rottura delle relazioni diplomatiche con Cuba e Nicaragua, mentre saranno ripristinati i rapporti con Israele attraverso la riapertura dell’ambasciata colombiana a Gerusalemme.
De la Espriella ha inoltre annunciato l’apertura di una nuova ambasciata in Nigeria e ha confermato che la cerimonia di insediamento si terrà a Cali, rompendo con la tradizione che la vuole a Bogotá.
El Salvador
In El Salvador l’opposizione ha scelto i candidati che sfideranno il presidente Nayib Bukele alle elezioni del febbraio 2027.
L’ex deputata Mayteé Iraheta, del partito conservatore Arena, e Rafael Aguirre, del Fronte Farabundo Martí, rappresenteranno i due principali schieramenti contro Bukele, che punta a un terzo mandato consecutivo.
Il presidente mantiene un consenso superiore all’80%, grazie alla dura lotta contro le bande criminali, ma le organizzazioni per i diritti umani e l’opposizione continuano ad accusarlo di aver concentrato il potere e indebolito le istituzioni democratiche.
Perù
Alla vigilia del suo insediamento, la presidente eletta del Perù, Keiko Fujimori, ha annunciato i primi nomi del nuovo governo che guiderà il Paese fino al 2031.
A capo dell’esecutivo ci sarà il vicepresidente Luis Galarreta, che ha indicato come priorità la sicurezza pubblica, la crescita economica e la creazione di nuovi posti di lavoro. Il ministero dell’Economia sarà affidato all’economista Elmer Cuba, mentre agli Esteri andrà il giornalista e avvocato Carlos Espa.
La cerimonia di insediamento, in programma a Lima durante le celebrazioni per l’indipendenza del Perù, vedrà la partecipazione del re di Spagna Felipe VI e di numerosi leader latinoamericani.
Pakistan
Continua ad aggravarsi l’emergenza in Pakistan, dove le piogge monsoniche e le inondazioni hanno causato almeno 109 vittime dall’inizio della stagione.
Nella provincia del Punjab centinaia di famiglie sono state costrette a lasciare le proprie case a bordo di piccole imbarcazioni, mentre interi villaggi restano sommersi.
Molte delle vittime sono morte nel crollo di abitazioni e tetti, con il nord-ovest del Paese tra le aree più colpite.
Le autorità hanno intensificato le operazioni di soccorso e invitato la popolazione a evacuare le zone a rischio. Sono previste nuove piogge nei prossimi giorni e l’Agenzia nazionale per la gestione dei disastri avverte che non si possono escludere ulteriori alluvioni e nuove vittime.
India
In India è stato sospeso il poliziotto che ha aperto il fuoco con un fucile d’assalto AK-47 durante una protesta studentesca nello Stato del Bihar.
L’agente ha esploso diversi colpi in aria per disperdere i manifestanti che protestavano contro le irregolarità nell’esame nazionale di ammissione a Medicina, al centro di uno scandalo per la fuga di notizie.
Nessuno è rimasto ferito, ma il gesto ha provocato forti polemiche e un procedimento disciplinare.
L’episodio si inserisce in un’ondata di proteste che ha già portato alle dimissioni del ministro dell’Istruzione e ha riacceso il dibattito sull’uso della forza da parte della polizia nei confronti degli studenti.
Malesia
Le autorità malesi hanno fermato circa cento rifugiati Rohingya, tra cui donne e bambini, radunati davanti all’ufficio dell’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati a Kuala Lumpur.
I profughi erano arrivati dallo Stato di Penang dopo essere stati allontanati dalle loro abitazioni e chiedevano assistenza per il reinsediamento.
Il governo malese ha giustificato l’intervento sostenendo che chi non possiede un permesso di soggiorno valido sarà trattenuto.
Le organizzazioni per i diritti umani accusano invece le autorità di criminalizzare una delle comunità di rifugiati più vulnerabili, in un clima di crescente ostilità e disinformazione nei confronti dei Rohingya.
Giappone
In Giappone l’app di incontri Tokyo Enmusubi, lanciata dal governo nel 2024 per contrastare il calo delle nascite, ha già portato alla formazione di 265 coppie che hanno deciso di sposarsi.
Secondo i dati ufficiali, altre 760 coppie hanno avviato relazioni stabili. Per iscriversi è necessario dimostrare di essere single e sostenere un colloquio online.
L’iniziativa arriva mentre il Giappone continua a registrare un minimo storico di nascite: nel 2025 sono venuti al mondo poco più di 671 mila bambini, il dato più basso mai registrato nel Paese.
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