16 giugno 2026 – Notiziario in genere
Scritto da Angela Gennaro in data Giugno 16, 2026
Da rifugiata a promotrice di pace: la giovane leader che sta trasformando le comunità nella Repubblica Centrafricana
Ascolta il podcast
Repubblica Centrafricana

Un gruppo di persone, tra cui Nina Mireille Yankinon, posa davanti a uno striscione che promuove la pace e lo sviluppo nella Repubblica Centrafricana. Fanno parte di un’iniziativa di consolidamento della pace guidata da UNAOC e ILEL. © Nina Mireille Yankinon Nina Mireille Yankinon (terza da sinistra) partecipa a una campagna di sensibilizzazione comunitaria in un villaggio della prefettura di Limpendé, nel nord-ovest della Repubblica Centrafricana.
La Repubblica Centrafricana (CAR) è un paese a lungo segnato dai conflitti.
Qui Nina Mireille Yankinon si erge come simbolo di resilienza, leadership e speranza.
Perché dedica la sua vita ad aiutare le comunità dilaniate dalla guerra.
La CAR ha affrontato cicli ricorrenti di conflitto dal 2013, quando i ribelli Seleka, prevalentemente musulmani, hanno preso il potere.
Questo ha provocato la nascita di milizie anti-Balaka, in gran parte cristiane.
Batangafo è una città nel nord-ovest un tempo rinomata per la sua diversità.
Paura, diffidenza e sfollamento sono diventati realtà quotidiane.
In mezzo a questo sconvolgimento, Nina ha trovato il suo scopo.
Aiutare gli altri a ricostruire le proprie vite e a ritrovare la speranza.
Dallo sfollamento alla determinazione
“Le violenze del 2013 nella Repubblica Centrafricana hanno avuto un impatto profondo e duraturo sulla mia vita”, dice a UN News.
“Sia a livello personale che professionale”.
La situazione è quella di molte altre persone nella regione di Batangafo e in tutto il paese dilaniato dal conflitto.
“Io e la mia famiglia siamo state vittime dirette degli scontri armati”.
“Siamo stati costretti ad abbandonare la nostra casa, i nostri averi e la nostra vita stabile per cercare rifugio nel vicino Camerun, a ovest”, prosegue.
“Questi eventi traumatici hanno rafforzato il mio impegno per la costruzione della pace e per la protezione delle popolazioni più vulnerabili”.
Soprattutto donne, bambine e bambini.
Da quando è tornata nel Paese, Nina ha fondato un’ONG chiamata Londo E Lekere (ILEL) (Alziamoci e costruiamo).
L’organizzazione è sostenuta dall’Alleanza delle Civiltà delle Nazioni Unite (UNAOC).
E promuove iniziative incentrate sulla costruzione della pace e sull’emancipazione della leadership femminile.
Costruire ponti in una società divisa

Una donna e due bambini piccoli in un villaggio della Repubblica Centrafricana, con la donna che lava i piatti davanti a un edificio di argilla rossa.
© UNICEF/Félix Vigné Donne e bambini sono tra le persone più vulnerabili nella Repubblica Centrafricana.
In una società fratturata dalla sfiducia religiosa ed etnica, promuovere il dialogo tra generazioni e credenze diverse rimane una delle maggiori sfide.
“Le tensioni etniche e religiose, in particolare tra musulmani e cristiani, si sono acuite dal 2013”, dice Nina.
Creando “profonda sfiducia e rendendo difficile un autentico dialogo interreligioso”.
E ci sono le disparità generazionali e di genere.
“Spesso portano all’emarginazione dei giovani e delle donne nei processi decisionali della comunità”.
Per affrontare queste divisioni, ILEL crea forum di dialogo inclusivi.
Ci sono tra questi programmi radiofonici e campagne di sensibilizzazione nelle scuole.
Organizza inoltre conferenze e dibattiti, promuovendo le donne come leader di pace.
Giovani e genere: trasformare gli ostacoli in punti di forza
Nina ha dovuto affrontare diverse resistenze.
D’altro canto è una giovane donna che ricopre un ruolo di leadership in quello che definisce un contesto “patriarcale”.
“Gli anziani e i leader tradizionali a volte mettono in discussione l’autorità di una giovane donna come me nel guidare iniziative”, dice.
“Questo si manifesta con una resistenza iniziale durante le campagne di sensibilizzazione inter-comunitarie”.
Nina non considera la sua giovane età un limite.
La considera un vantaggio.
“La mia giovane età mi permette di entrare in contatto con adolescenti e giovani vulnerabili, spesso esclusi dal dialogo”, chiosa.
Incarna così una leadership femminile “dinamica che ispira resilienza nel periodo post-2013.”
Ha dovuto affrontare anche sfide direttamente legate al suo genere.
“La violenza di genere (GBV) ha registrato un aumento drammatico dal 2013, con un incremento significativo tra il 2021 e il 2022”.
L’impennata “rende le donne come me bersagli primari e ci espone alla stigmatizzazione”.
Istruzione: una via per la pace
Per Nina, l’istruzione non è solo un obiettivo professionale, ma una missione personale.
“L’istruzione dà potere ai cittadini e alle cittadine”, spiega.
Consentendo un dialogo “che trascende le divisioni etniche, religiose e di genere e garantendo loro la comprensione dei propri diritti”.
Con ILEL ha avviato progetti di distribuzione di materiale didattico e di formazione per insegnanti.
L’obiettivo è coinvolgere genitori, insegnanti e leader locali affinché ogni programma rifletta realmente le priorità della comunità.
Una visione per la resilienza
Il lavoro di Nina continua a essere fonte di ispirazione nella Repubblica Centrafricana e oltre.
Con il supporto agli agricoltori locali e la documentazione delle storie delle vittime su un blog comunitario.
“Pace, uguaglianza e resilienza” sono i valori che continuano a ispirare e sostenere il suo impegno.
Consapevole che la pace non si costruisce nelle sale conferenze.
Ma si alimenta nelle aule scolastiche, nei mercati e nei villaggi.
“Da coloro che si rifiutano di rinunciare alla speranza”.
Ti potrebbe interessare anche:
- Global Sumud Flotilla intercettata in Grecia
- Israele: torture in carcere
- Iran, Mohammadi in terapia intensiva
- Gaza Genocidio: 38mila donne uccise
- Addio a Marjane Satrapi, la donna che disegnava l’Iran
E se credi in un giornalismo indipendente, serio e che racconta il mondo recandosi sul posto, puoi darci una mano cliccando su Sostienici
