7 settembre 2026 – Notiziario Mondo
Scritto da Barbara Schiavulli in data Settembre 7, 2026
- Nepal: trovata viva dopo 10 giorni sotto le macerie.
- Iran: un museo la scuola bombardata dagli USA.
- Egitto: presentatrice televisiva condannata a morte per droga.
- Onu: approvata nuova mappa del mondo con le vere dimensioni dell’Africa.
- Stati Uniti: Colpito da un fulmine, tenta la fortuna alla lotteria.
- Bangladesh, il carovita accende la protesta. India, il ragazzo che ha ripulito un fiume con le mani.
- Germania, l’AfD sfiora il governo della Sassonia-Anhalt.
- Trump lo rifà, vuole chiamare il New Mexico, New America.
Questo e molto altro nel notiziario di Radio Bullets a cura di Barbara Schiavulli
Palestina e Israele
A Gaza il cessate il fuoco continua ad avere un significato piuttosto elastico. Un attacco israeliano contro un’automobile nel quartiere al-Nasr, a Gaza City, ha ucciso Youssef Akila e sua figlia adolescente Wafaa; altre sei persone sono rimaste ferite.
L’esercito israeliano non ha ancora fornito spiegazioni. Dall’inizio della tregua, nell’ottobre 2025, le autorità sanitarie palestinesi contano oltre 1.300 morti.
Nelle stesse ore, ad al-Zeitoun, Gaza ha celebrato il funerale di circa cento persone, rimaste per mesi — alcune fin dall’inizio della guerra — sotto le case distrutte. Molte erano donne e bambini: secondo il resoconto fotografico dell’evento, settanta erano minori. Non nuove vittime, dunque, ma morti che soltanto adesso possono ricevere un nome, una preghiera e una tomba. Anche recuperare i propri familiari, a Gaza, è diventato un privilegio.
Intanto otto Paesi musulmani, Türkiye più altri sette, hanno condannato le proposte dei ministri israeliani Itamar Ben-Gvir e Israel Katz per trasferire fuori dalla Striscia centinaia di migliaia di palestinesi.
Ben-Gvir la chiama “emigrazione volontaria”: quando però si progettano numeri, scadenze e perfino un ministero incaricato di far partire due milioni di persone, la parola “volontaria” comincia a suonare come un esercizio di propaganda.
In Cisgiordania, Netanyahu avrebbe ordinato lo smantellamento di circa cento avamposti, dopo le pressioni americane contro le violenze dei coloni. Attenzione, però: parliamo solo degli insediamenti non autorizzati dallo stesso Stato israeliano, non delle colonie considerate illegali dal diritto internazionale.
E non esiste ancora una data per gli sgomberi. Insomma, per ora è un ordine annunciato, non una ruspa in movimento.
Tutto questo accade mentre Israele corre verso le elezioni del 27 ottobre: i partiti rimescolano le liste per superare lo sbarramento del 3,25 per cento, Tropper e Hendel si separano e riparte anche il processo per corruzione a Netanyahu. Gaza, così, non resta soltanto una tragedia umana: diventa materiale da campagna elettorale. E sulla scheda, ancora una volta, finiscono anche vite che non potranno votare.
Libano
È salito ad almeno sette morti il bilancio degli attacchi israeliani nel Libano meridionale: i primi resoconti ne indicavano soltanto due. Tre persone sono state uccise da un drone a Nabatieh al-Tahta; altri bombardamenti hanno colpito Arab Salim e diverse località del sud. Tra i numerosi feriti ci sono anche due bambine.
A Nabatieh al-Fawqa è stato completamente distrutto il Ghandour Hospital, indicato da alcune fonti come non operativo. Danneggiata anche una sede del ministero delle Finanze.
Israele sostiene di aver risposto al lancio di droni di Hezbollah e di aver colpito depositi di armi e un centro di comando ricavato nell’ex ospedale. Non ha però presentato pubblicamente prove a sostegno di quest’ultima accusa. Il presidente libanese Joseph Aoun parla di “pericolosa escalation”.
Ed è difficile chiamarla diversamente: la tregua in vigore da giugno continua a esistere nei comunicati, molto meno sotto i cieli del Libano.
Iran e USA
Nel Golfo Persico, Stati Uniti e Iran sono tornati a colpire direttamente le rispettive navi. Il Comando centrale americano sostiene di aver attaccato tre petroliere iraniane, una vicino all’isola di Kharg e due nel Golfo dell’Oman, dopo il lancio di missili balistici iraniani contro due unità della Marina statunitense. Nessun militare americano sarebbe rimasto ferito. Una petroliera è stata distrutta, le altre due rese inutilizzabili, secondo Washington.
Teheran afferma invece di aver colpito tre petroliere che percorrevano rotte non autorizzate nello Stretto di Hormuz e altre tre navi legate agli Stati Uniti.
Ha inoltre rivendicato un attacco contro un’imbarcazione americana senza equipaggio, ma il Pentagono ha definito questa notizia «una totale menzogna». Le rivendicazioni iraniane non sono state verificate indipendentemente. Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, promette ora risposte «più rapide, più dure e più dolorose».
Anche Benjamin Netanyahu alza ulteriormente il livello dello scontro. In un’intervista a Fox News, il primo ministro israeliano ha sostenuto che la fine del governo iraniano sarebbe vicina e ha minacciato una rappresaglia «oltre qualsiasi cosa Teheran possa immaginare». Non parla più soltanto di contenere il programma nucleare: indica apertamente nel rovesciamento del regime uno degli obiettivi della guerra.
Kharg, del resto, non è un bersaglio qualsiasi: prima del conflitto, dall’isola passava circa il 90% del petrolio esportato dall’Iran. E nello Stretto di Hormuz transitava un quinto del petrolio mondiale.
Colpire quelle navi significa attaccare il cuore economico di Teheran, ma anche spingere verso l’alto il prezzo dell’energia per milioni di persone lontane dal campo di battaglia.
E mentre governi e generali contano petroliere, missili e barili, a Minab si contano ancora i bambini.
La scuola elementare Shajareh Tayyebeh, colpita il 28 febbraio, nelle prime ore della guerra iniziata dagli attacchi statunitensi e israeliani, non riaprirà più.
Il cancello azzurro conserva ancora matite colorati; dentro, i banchi sono sepolti e i soffitti crollati. Sulle pareti, alle fotografie dei compleanni seguono gli stessi volti stampati sui drappi del lutto.
Secondo le autorità iraniane, morirono più di cento studenti. Un’inchiesta dell’Associated Press ha trovato prove che almeno un missile americano colpì l’edificio, ma Washington non ha ancora riconosciuto pubblicamente la responsabilità né diffuso le conclusioni dell’indagine del Pentagono. Tre corpi non sono stati ritrovati.
La scuola diventerà un museo della guerra. Per ricordare che dietro ogni minaccia pronunciata da un leader esiste sempre qualcuno che, il giorno dopo, deve raccoglierne le macerie.
Yemen
In Yemen è esploso uno dei combattimenti più sanguinosi degli ultimi anni. Tra sabato e domenica sono stati uccisi oltre 140 combattenti: 84 soldati delle forze governative, sostenute dall’Arabia Saudita, e 57 miliziani Houthi, appoggiati dall’Iran. Dall’inizio dell’offensiva, giovedì, i morti sarebbero più di trecento, compresi alcuni civili.
Gli Houthi stanno tentando di isolare il porto di Mokha e avanzare verso Bab al-Mandeb, lo stretto che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden e quindi l’Asia all’Europa attraverso Suez. Un passaggio diventato ancora più decisivo con lo Stretto di Hormuz bloccato dalla guerra con l’Iran.
Intanto quasi 1.800 famiglie sono state costrette a fuggire. Alcune sono arrivate nei campi profughi senza scarpe, senza cibo e con poche coperte: perché le grandi rotte commerciali finiscono sempre per attraversare la vita di chi non possiede nulla.
Africa
Le mappe non sono mai neutrali. L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato con 164 voti favorevoli la risoluzione Correct the Map, presentata dal Togo e sostenuta dall’Unione Africana. Contrari soltanto gli Stati Uniti; sei Paesi si sono astenuti.
Il testo approvato dall’Onu invita scuole, governi, organizzazioni internazionali e aziende tecnologiche a preferire la proiezione Equal Earth, che rispetta meglio le reali proporzioni dei continenti. La decisione non è vincolante e non vieta la vecchia mappa di Mercatore.
Quella che conosciamo dai banchi di scuola ingrandisce le terre lontane dall’Equatore: così la Groenlandia sembra grande quasi quanto l’Africa, che in realtà è quattordici volte più estesa.
Cambiare una cartina non risolve le disuguaglianze. Ma almeno smette di disegnarle come se fossero geografia.
Capo Verde
Almeno 25 persone, in gran parte bambini e adolescenti, sono morte sull’isola di Fogo, a Capo Verde. L’autobus sul quale viaggiavano stava rientrando da una gita a Chã das Caldeiras, il villaggio costruito dentro il cratere del vulcano, quando è uscito da una strada di montagna ed è precipitato per circa trenta metri in una gola rocciosa.
Tra le vittime anche l’autista, che organizzava privatamente quell’escursione ogni anno; le scuole locali non erano coinvolte. Diversi passeggeri sono rimasti feriti, almeno quattro gravemente.
Le cause dell’incidente sono ancora sotto inchiesta. A Fogo sono stati proclamati due giorni di lutto: una gita prima del ritorno a scuola è diventata il giorno in cui intere comunità hanno perso i propri ragazzi.
Egitto
In Egitto, un tribunale del Cairo ha condannato a morte per impiccagione la nota presentatrice televisiva Sarah Khalifa e altre undici persone. Khalifa, 39 anni, conduceva Mission Impossible, un programma dedicato a sicurezza e criminalità: un titolo che oggi suona amaramente profetico.
Secondo quanto riferito dai media egiziani, il gruppo avrebbe prodotto e trafficato droghe sintetiche utilizzando due appartamenti come laboratori clandestini. Sequestrati oltre 750 chili tra stupefacenti e materie prime, oltre ad armi e munizioni.
Prima della sentenza, il tribunale ha consultato il Gran Muftì, come prevede la legge egiziana nei processi capitali. Il verdetto può ancora essere impugnato.
Nel 2025, secondo la Commissione egiziana per i diritti e le libertà, sono state pronunciate 541 condanne a morte.
Tunisia
Il giornalista tunisino Mohamed Yousfi è stato operato d’urgenza di appendicite mentre si trovava in stato di fermo. Caporedattore del sito investigativo Al Qatiba e critico del presidente Kais Saied, era stato prelevato il 4 settembre davanti a Express FM, poco prima di un’intervista sulla crisi idrica.
La magistratura indaga per presunto arricchimento illecito e riciclaggio. Il Sindacato dei giornalisti sostiene però che Yousfi sia stato interrogato anche sui suoi post, sul lavoro giornalistico e sulla linea editoriale del sito. Chiede quindi il rilascio immediato e attribuisce alle autorità ogni responsabilità per la sua salute. Perché un’appendicectomia richiede convalescenza, non una cella e nuovi interrogatori.
Germania
Non è più soltanto una proiezione. Nel risultato provvisorio ufficiale, l’AfD conquista il 43,8% in Sassonia-Anhalt: più del doppio rispetto al 2021. La CDU del cancelliere Friedrich Merz precipita invece al 17,2%, perdendo quasi venti punti.
L’AfD locale, classificata dall’intelligence regionale come formazione di estrema destra accertata, ottiene 39 seggi su 83: appena tre meno della maggioranza assoluta. Il suo candidato, Ulrich Siegmund, rivendica il governo ma esclude un esecutivo di minoranza.
Ed ecco il rompicapo: per fermarlo, CDU, socialdemocratici, Verdi, Die Linke e BSW dovrebbero mettersi tutti insieme. Avrebbero 44 seggi, ma sarebbe una coalizione politicamente acrobatica, visto che la CDU rifiuta accordi con la sinistra radicale.
Il voto non cambia direttamente il governo federale, ma è una batosta per Merz e normalizza ulteriormente l’AfD. Il cordone sanitario non è ancora caduto: è diventato, però, una gabbia aritmetica.
Ucraina e Russia
Gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner hanno concluso la loro prima missione a Kyiv, dopo aver incontrato Vladimir Putin a Mosca per oltre tre ore. Il colloquio con Volodymyr Zelensky è durato più di quattro ore e ha coinvolto anche consiglieri per la sicurezza di Francia, Germania e Regno Unito.
Le parti hanno definito gli incontri “sostanziali” e Washington sostiene di aver ascoltato da Mosca “nuove idee”. Quali siano, però, non è stato spiegato. Nessuna svolta, quindi: molto movimento diplomatico, ancora poco progresso.
Si è parlato di territori, garanzie economiche e militari per Kyiv, sistemi di difesa aerea e aiuti per affrontare l’inverno. Gli Stati Uniti sperano di riaprire presto un negoziato trilaterale. Zelensky si è detto disponibile; dal Cremlino non è ancora arrivato un sì pubblico.
La tregua di 72 ore riguarda soltanto Kyiv e Mosca. Nel resto dei due Paesi la guerra è proseguita: la Russia ha bombardato Zaporizhzhia, mentre droni ucraini hanno colpito la raffineria di Ryazan.
Intanto il Parlamento ucraino valuta di depenalizzare la produzione di contenuti pornografici. Oggi chi li produce paga le tasse ma rischia fino a sette anni di carcere: un cortocircuito tragicomico. Secondo il deputato Yaroslav Zhelezniak, la riforma potrebbe generare 25 milioni di dollari di entrate, l’equivalente — calcola lui — di trentamila droni. In questa guerra, anche OnlyFans rischia di finire nel bilancio della Difesa.
Groenlandia
L’Unione Europea rafforza la sua presenza in Groenlandia mentre Donald Trump continua a reclamarne il controllo. Durante la visita di Ursula von der Leyen a Nuuk, Bruxelles dovrebbe annunciare 200 milioni di euro di nuovi investimenti per il 2026 e il 2027, destinati a minerali critici, energie rinnovabili, cavi sottomarini e collegamenti satellitari.
La Groenlandia lasciò la Comunità europea nel 1985, ma resta parte del Regno di Danimarca. Trump sostiene che Copenaghen non possa difenderla, nonostante l’isola sia coperta dalla NATO e gli Stati Uniti possano già rafforzarvi la propria presenza militare.
I negoziati trilaterali non hanno prodotto un accordo. E così l’Artico diventa una partita a scacchi: soltanto che sotto la scacchiera ci sono minerali, rotte navali e ghiaccio che si scioglie.
Stati Uniti
Donald Trump ha pubblicato su Truth Social una cartina nella quale la parola “Mexico” è barrata e sostituita con “America”. Il New Mexico diventerebbe così “New America”. L’immagine è stata rilanciata dalla Casa Bianca, ma senza spiegazioni né, per ora, un ordine ufficiale. Forse anche i decreti hanno bisogno di riposare.
Dopo il Golfo del Messico trasformato in Golfo d’America e il Lago Ontario ribattezzato Lago America, il presidente sembra aver scoperto che governare è complicato, mentre rinominare le cose richiede soltanto un pennarello.
Poco dopo ha pubblicato anche un’immagine della Luna, scrivendo: “La Luna è nostra”. Atlanti e telescopi sono avvisati. Se avete un mappamondo in casa, nascondetelo: potrebbe essere il prossimo.
Thomas Fahmy stava andando dal dentista a Staten Island, New York, sotto un temporale e con l’ombrello aperto. Evidentemente, però, l’universo aveva preparato per lui un appuntamento più elettrizzante: un fulmine lo ha colpito in pieno, scaraventandolo a terra.
Fahmy è rimasto cosciente, con bruciore e piedi intorpiditi, ma senza ustioni né lesioni gravi. Dopo una notte in ospedale è tornato a casa e, considerando che la probabilità di essere colpiti è inferiore a una su un milione, ha comprato un biglietto della Mega Millions. Ragionamento impeccabile: se la statistica ha già perso una volta, perché non umiliarla di nuovo?
Non ha vinto. È andato allora in chiesa a ringraziare di essere vivo. In fondo, diciamocelo, il premio grosso lo aveva già incassato.
Cinque persone sono morte e altre cinque sono rimaste ferite, tre gravemente, dopo che un aereo cargo di Amazon ha superato la pista durante l’atterraggio all’aeroporto di Miami.
Il Boeing 767, operato dalla compagnia 21 Air e proveniente da San Juan, ha attraversato una strada vicina, travolto diversi veicoli e preso fuoco. Pilota e copilota sono rimasti intrappolati nella cabina; una persona è stata estratta da sotto un’automobile. Non è ancora stato chiarito se le vittime si trovassero sull’aereo o nei mezzi colpiti.
L’incidente ha provocato oltre 160 cancellazioni e centinaia di ritardi. Al momento del disastro erano segnalati temporali e forti raffiche, ma la causa resta sconosciuta. Sarà l’NTSB a ricostruire perché l’aereo sia arrivato sulla strada invece di fermarsi sulla pista.
Colombia
Il presidente colombiano Abelardo de la Espriella è finito al centro delle polemiche per un video governativo che lo mostra camminare tra 23 cadaveri, chiusi in sacchi bianchi e presentati come dissidenti delle Farc uccisi durante un’operazione militare nel Guaviare. L’offensiva ha portato anche a sei arresti e al recupero di un minore.
La garante dei diritti umani Iris Marín ha condannato non soltanto le immagini, ma anche il portale governativo che tiene il conto dei guerriglieri abbattuti: «Non ricordo un presidente camminare tra i morti e mostrarsene orgoglioso».
Lo Stato, ha ricordato, non può competere in crudeltà con i gruppi armati. Perché quando i cadaveri diventano scenografia e il numero dei morti un risultato da esibire, non si mostra autorità: si mostra quanto velocemente il potere possa perdere la propria umanità.
Bolivia
È salito a sei il bilancio delle due esplosioni avvenute venerdì nel reggimento militare Bolívar di Viacha, trenta chilometri da La Paz. Tre corpi sono stati recuperati nelle ultime ore.
Tre delle vittime sono soldati; le altre non sono state ancora identificate. Undici militari risultano dispersi e almeno 84 persone sono rimaste ferite.
Nel deposito erano conservati fuochi d’artificio sequestrati, granate ed esplosivi a base di TNT. L’onda d’urto ha mandato in frantumi le finestre e danneggiato numerose abitazioni vicine.
La causa delle detonazioni non è stata ancora stabilita. La procura ha aperto un’indagine, mentre le ricerche continuano tra macerie che potrebbero custodire insieme persone ed esplosivi. Una corsa contro il tempo nella quale anche ogni passo dei soccorritori può diventare un rischio.
India
Per mesi Surendra Singh Choudhary ha detto ai genitori che usciva per giocare a cricket o incontrare gli amici. In realtà andava al fiume Ajnar, nel Madhya Pradesh, e si immergeva nell’acqua sporca per tirare fuori plastica, bottiglie, alghe e montagne di rifiuti.
Surendra, conosciuto online come Bittu Tabahi, ha 21 anni, studia scienze e ha cominciato a ripulire il fiume il 26 gennaio. All’inizio lo accompagnavano alcuni amici, poi è rimasto quasi solo. Non sa neppure nuotare e non aveva protezioni adeguate: l’acqua contaminata gli ha provocato infezioni e la pelle di mani e piedi ha cominciato a spellarsi. Ha speso circa trentamila rupie di tasca propria per attrezzi e cestini.
Qualcuno lo ha deriso, altri hanno sostenuto che le immagini del fiume ripulito fossero create con l’intelligenza artificiale. Poi i video sono diventati virali, i residenti hanno iniziato ad aiutarlo e il comune ha finalmente mandato i mezzi pesanti.
Ma Bittu lo ripete: raccogliere l’immondizia non basta. Cinque grandi scarichi continuano a riversare acque reflue nel fiume.
La sua è una storia straordinaria. Ma un ragazzo con le mani nude non può diventare il sistema fognario di una città.
Bangladesh
Migliaia di sostenitori dell’opposizione hanno lasciato Dacca per una lunga marcia diretta verso Chittagong: è la prima grande mobilitazione contro il governo di Tarique Rahman, insediato appena sei mesi fa.
La protesta nasce dalla grave carenza di gas da cucina, elettricità e fertilizzanti, aggravata dalla guerra in Medio Oriente e dalla dipendenza del Bangladesh dalle importazioni energetiche. Tradotto nella vita quotidiana significa famiglie che non riescono a cucinare, blackout che fermano attività e fabbriche, agricoltori senza i prodotti necessari per coltivare e prezzi che continuano a salire.
A rendere il clima ancora più teso è stato l’arresto di uno studente, accusato di aver insultato alcuni funzionari mentre protestava contro una bolletta elettrica troppo alta.
Il governo chiede tempo per risolvere la crisi. Ma il tempo, quando manca il gas e il conto aumenta, è un lusso che molte famiglie non possono permettersi.
Nepal
La sua famiglia aveva già cominciato a piangerla. Per Chandika Kumari Shrestha, 64 anni, erano iniziati gli undici giorni di lutto previsti dalla tradizione: dopo la piena, nessuno credeva più che potesse essere viva.
La sua casa di quattro piani era stata trascinata per circa cento metri e quasi interamente inghiottita dal fango di Betrawati. Dieci giorni dopo, alcuni soccorritori impegnati a liberare l’area hanno sentito una voce flebile provenire dall’ultimo piano: «Salvatemi».
Hanno scavato a mani nude, rotto una finestra e, dopo 45 minuti, l’hanno trovata viva, parzialmente sepolta ma protetta da una minuscola sacca d’aria. Le hanno dato acqua, l’hanno avvolta in una coperta e trasportata in elicottero in un ospedale militare di Kathmandu.
Le alluvioni provocate dal crollo di un ghiacciaio hanno ucciso oltre 1.300 persone; quasi cinquemila mancano ancora all’appello.
In mezzo a numeri che rischiano di cancellare i nomi, Chandika ha fatto il viaggio contrario: era già entrata nel lutto ed è tornata tra i vivi.
Indonesia
Il vulcano Anak Krakatau, nello stretto tra Giava e Sumatra, ha eruttato dopo due giorni di crescente attività, spingendo una colonna di cenere fino a circa quindici chilometri di altezza.
La nube ha costretto le autorità a sospendere le operazioni in otto aeroporti, compreso il principale scalo internazionale di Giacarta: oltre 1.500 voli e circa 170 mila passeggeri sono stati coinvolti.
Nelle zone raggiunte dalla cenere alcune scuole sono passate alle lezioni online, mentre pesca e attività all’aperto sono state sospese. Distribuite mascherine contro irritazioni agli occhi e problemi respiratori.
Non risultano vittime né evacuazioni e, al momento, non c’è un rischio imminente di tsunami. Resta vietato avvicinarsi entro tre chilometri dal cratere.
Sempre in Indonesia, quasi duemila persone, soprattutto studenti, sono rimaste intossicate in cinque province indonesiane dopo aver consumato i pasti gratuiti distribuiti dal governo. Nessuno è morto, ma dall’avvio del programma, nel gennaio 2025, i casi sono già 50.059, distribuiti in 560 diversi episodi.
Il progetto voluto dal presidente Prabowo Subianto dovrebbe combattere malnutrizione e ritardi nella crescita, raggiungendo quasi 90 milioni di studenti, bambini e donne incinte.
Ma secondo la stessa Agenzia nazionale per la nutrizione, tra l’80 e il 90% delle intossicazioni precedenti deriva dal mancato rispetto delle norme su conservazione, temperature e tempi di consumo.
Sono state chiuse 833 cucine e ora vengono controllati 27 mila centri. Nutrire i bambini è una promessa importante. Evitare di avvelenarli dovrebbe essere il requisito minimo.
Giappone
In Giappone i ventenni, a lungo affezionati all’affitto, stanno correndo a comprare casa. Secondo un’elaborazione del Sankei Shimbun sui dati ufficiali relativi ai nuclei con almeno due persone, nel 2025 la quota di proprietari tra le famiglie con capofamiglia fino a 29 anni ha raggiunto il record del 40,7%.
Non è improvvisa fiducia nel mattone: è paura di arrivare troppo tardi. Nell’area metropolitana di Tokyo, il prezzo medio di un appartamento nuovo ha superato i 100 milioni di yen, circa 550 mila euro, mentre aumentano anche i tassi.
Le banche hanno trovato la soluzione, almeno sulla carta: mutui lunghi fino a cinquant’anni. Rate mensili più leggere, certo, ma più interessi e debiti che possono accompagnare gli acquirenti fino alla pensione. La casa diventa accessibile: basta impegnarci quasi tutta la vita.
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