16 novembre 2021 – Notiziario in genere

Scritto da in data Novembre 16, 2021

375: è il numero delle persone trans e gender non conforming uccise nell’ultimo anno nel mondo. Cop26, si è chiuso il vertice sul clima. Le donne sono tra le categorie più danneggiate dai cambiamenti climatici. Spagna: cinque politiche lanciano un progetto per un paese femminista. Premio Aachen per la pace a un gruppo di donne nigeriane. Sport: la federazione italiana pallavolo riconosce la maternità alle atlete.

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Violenza di genere

Secondo dati divulgati dal MIT – Movimento Identità Trans, sono 375 le persone trans e gender non conforming (ovvero non aderenti ai generi socialmente riconosciuti, in particolare maschile e femminile) uccise nel mondo nel 2021, è il dato più alto da quando l’associazione ha iniziato a raccogliere dati in merito, con un aumento del 7% rispetto all’anno precedente. Nel 96% dei casi erano persone che si identificavano con una identità femminile e per poco più della metà dei casi la loro occupazione nota era quella nel lavoro sessuale, mentre poco meno della metà di quelle uccise in Europa erano migranti. L’89% delle persone uccise negli Stati Uniti (che ha visto raddoppiare i casi dallo scorso anno) erano razzializzate. Il Brasile resta il paese che ha riportato la maggior parte degli omicidi (125), seguito dal Messico (65) e dagli Stati Uniti (53). Per la prima volta sono stati segnalati episodi in Grecia, Kazakistan e Malawi. Il 70% dei casi è avvenuto in Centro e Sud America, un terzo nel solo Brasile. Aveva solo 13 anni la vittima più giovane, 68 la più anziana. Come sottolineato dal MIT «i dati indicano una tendenza preoccupante quando si tratta di incroci tra misoginia, razzismo, xenofobia e puttanofobia, con la maggior parte delle vittime donne razializzate trans migranti, nere e sexworker trans». Inoltre viene sottolineato come questi numeri siano solo una parte di un fenomeno purtroppo più ampio, essendo stati raccolti principalmente da organizzazioni trans e LGBTIQA+ in maniera non sistematica.

Cop26

Chiara Soletti, attivista di Italian Climate Network, a Glasgow durante i lavori della Cop26, ha riferito all’agenzia di stampa Ansa la posizione delle donne nella crisi climatica, che spesso, avendo meno libertà e meno mezzi vengono danneggiate maggiormente dal cambiamento climatico in corso, soprattutto nei paesi meno sviluppati, spesso i più colpiti dalla crisi ambientale in atto. In particolare l’attivista ha sottolineato come non avendo accesso al credito e avendo difficoltà lavorative, in caso di mancati raccolti hanno più possibilità di diventare dipendenti da uomini, anche al di fuori della cerchia familiare. Al tempo stesso, le donne coinvolte nella lotta alla crisi climatica hanno maggiore incisività: spesso relegate alla gestione alimentare e alla cura domestica, conoscono le necessità comunitarie, le risorse e gli ecosistemi in cui vivono. Per questi due motivi, spiega Soletti, «serve una lente di genere nelle politiche climatiche, serve tenere conto di come le donne sono inserite nella società di ciascun paese».

Spagna

Flickr | Ada Colau

Si sono riunite in cinque in un teatro a Valencia per proporre un progetto di paese femminista basato sull’ascolto della società. Sono Yolanda Diaz, vicepremier e ministra del Lavoro, la sindaca di Barcellona Ada Colau, la vicepresidente della regione di Valencia Monica Oltra, la leader dell’opposizione nella regione di Madrid Mónica García e la consigliera comunale della città autonoma di Ceuta Fatima H. Hossain. Tra le proposte più educazione e sanità pubblica, necessità di misure per frenare la crisi climatica, lotta alle disuguaglianze sociali e alla precarietà sul lavoro nel tentativo di cavalcare lo “tsunami femminista” che ha recentemente attraversato la penisola iberica. L’evento pubblico, che da un lato ha visto proprio Yolanda Diaz accolta dalle parole «Presidente, Presidente» da chi spera in una sua prossima candidatura, dall’altro ha visto le leader accolte dalla protesta di esponenti del settore degli autotrasporti.

Nigeria

Le attiviste del Women’s Interfaith Council, che rappresenta donne musulmane e cristiane dello Stato nigeriano di Kaduna, hanno vinto il premio Aachen per la Pace di quest’anno. Il premio della città tedesca viene assegnato ogni anno a persone che si spendano per l’assistenza e la comprensione tra persone diverse, che vedano il mondo dalla prospettiva di chi ha meno privilegi. L’organizzazione del Women’s Interfaith Council opera dal 2010 per contrastare la violenza tra gruppi religiosi, e lo fa visitando le vittime degli attacchi, dando supporto effettivo ed educando donne e giovani. L’organizzazione offre anche supporto attraverso una comunità in cui sono presenti differenti fedi, per esempio festeggiando insieme le ricorrenze più importanti di ciascuna. Le attiviste non dimenticano comunque di coinvolgere anche uomini e leader religiosi nella loro opera, perché ritengono che sia uno dei modi per arrivare alle comunità.

Sport

Campagna dell’associazione Assist per la maternità delle atlete

Come si legge in una nota sul sito della Federazione Italiana Pallavolo, dal primo gennaio 2022 sarà istituito un fondo a favore delle mamme atlete, nominato “La maternità è di tutti”. L’iniziativa, nata dal caso di Lara Lugli, “licenziata” dalla sua squadra proprio per essere rimasta incinta, vuole però sensibilizzare anche le altre società sportive su tale problematica. Intanto il fondo stanziato il prossimo anno avrà la finalità, nel limite delle risorse individuate, di integrare il “contributo” già assegnato dall’Ufficio Sport presso la Presidenza del Consiglio, al fine di assicurare all’atleta la continuità retributiva durante il periodo di gravidanza e in quello immediatamente successivo alla nascita dei figli. Il Consiglio Federale ha poi voluto allargare il suo raggio d’azione istituendo la Commissione Pari Opportunità, il cui scopo sarà quello di proporre, elaborare e porre alla attenzione del CF interventi e progetti per superare ogni tipo di ostacolo d’ordine economico, sociale, culturale che costituisca qualsiasi forma di discriminazione diretta o indiretta sia per la parità di genere, sia nei confronti delle persone.

Il tema del rapporto tra atlete e maternità è oggetto di dibattito in tutto il mondo e negli scorsi anni sono state soprattutto le atlete statunitensi, che vedevano i propri compensi negati dalla Nike, a sollevarlo (in particolare, quando una pubblicità della stessa marca con protagonista Serena Williams pareva incoraggiare il binomio madre – atleta). Dal 2019 la Nike ha poi deciso di riconoscere i propri compensi anche alle atlete in maternità e, almeno ad alto livello, molto sta cambiando in tal senso. Rimane il fatto che essere madri e sportive sia molto complicato, specie per chi non si rimetta in campo subito (o non ci resti fino all’ottavo mese, come la terza calciatrice più pagata al mondo, Alex Morgan).


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