25 febbraio 2026 – Notiziario Mondo

Scritto da in data Febbraio 25, 2026

  • ONU: rischio pulizia etnica a Gaza e sistema dei diritti “in lotta per la sopravvivenza”.
  • Siria: il divieto di trucco riaccende i timori di svolta conservatrice
  • Somalia: 6 milioni di persone soffrono di fame acuta per la siccità.
  • Brasile: al via il processo per l’omicidio di Marielle Franco.
  • Messico: violenza e dubbi sul Mondiale a Guadalajara.
  • ONU: sì al cessate il fuoco in Ucraina, USA si astengono.

Introduzione:  Il mondo sull’orlo: equilibri fragili e poteri che oscillano
Questo e molto altro nel notiziario di Radio Bullets a cura di Barbara Schiavulli

Palestina, Israele, Libano e Iran

Israele ha inviato un messaggio chiaro al Libano: se Hezbollah entrerà in un eventuale confronto tra Stati Uniti e Iran, la risposta sarà devastante.

Secondo due alti funzionari libanesi citati da Reuters, Israele avrebbe avvertito che potrebbe colpire anche infrastrutture civili, incluso l’aeroporto di Beirut.

Il contesto è questo: nelle ultime ore si è intensificata la presenza militare americana nella regione. Fonti militari israeliane, citate da Haaretz, parlano di un rafforzamento di forze aeree e navali statunitensi che potrebbe indicare preparativi per un possibile attacco contro l’Iran. Ma gli stessi funzionari ammettono che potrebbe trattarsi anche di una mossa di pressione politica per dissuadere Teheran.

Secondo valutazioni dell’intelligence israeliana riportate dal Financial Times, gli Stati Uniti sarebbero in grado di sostenere solo quattro o cinque giorni di operazioni aeree intense contro l’Iran. Un dato che dice molto: non si tratterebbe di una guerra lunga, ma di un’azione mirata, limitata nel tempo, ad alto impatto.

Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha dichiarato che Israele risponderà con “forza inimmaginabile” a qualsiasi attacco iraniano. Ha parlato di un “asse iraniano indebolito ma ancora pericoloso”.

E qui sta il punto. Hezbollah è la variabile decisiva.

Se il movimento sciita libanese decidesse di intervenire, il fronte si allargherebbe immediatamente. E il Libano, già in crisi economica profonda, rischierebbe di diventare ancora una volta il campo di battaglia di uno scontro regionale.

Non è solo una questione militare. È un equilibrio politico fragilissimo.

Giovedì a Ginevra sono previsti colloqui tra funzionari statunitensi e iraniani. La finestra diplomatica è stretta. Le decisioni – secondo fonti della difesa israeliana – potrebbero arrivare nel giro di pochi giorni.

Il Medio Oriente è sospeso e Basta una scintilla.

Il Segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha lanciato un avvertimento durissimo: a Gaza c’è il rischio di pulizia etnica e l’intero sistema globale dei diritti umani è in pericolo.

Parlando al Consiglio per i Diritti Umani a Ginevra, Guterres ha detto che la sofferenza dei civili ha raggiunto livelli catastrofici non solo a Gaza, ma anche in Sudan e in Ucraina.

Secondo il capo dell’ONU, l’erosione del rispetto del diritto internazionale non è casuale, ma il risultato di scelte politiche deliberate. Ha denunciato tagli ai finanziamenti, attacchi contro esperti ONU e il progressivo disimpegno di grandi potenze dai meccanismi di responsabilità internazionale.

Il divario tra bisogni umanitari e risorse disponibili, ha avvertito, sta mettendo a rischio la capacità stessa delle Nazioni Unite di proteggere le vittime dei conflitti.

Nelle ultime 24 ore sette palestinesi sono rimasti feriti in attacchi israeliani nella Striscia di Gaza. Secondo il ministero della Salute palestinese, il bilancio complessivo dal 7 ottobre 2023 è salito a 72.073 morti e 171.756 feriti. Dall’11 ottobre, primo giorno del cosiddetto cessate il fuoco, sarebbero stati uccisi almeno 615 palestinesi e oltre 1.600 feriti, mentre più di 700 corpi sono stati recuperati sotto le macerie.

I raid proseguono nel nord e nel sud della Striscia: un palestinese è stato ucciso a Beit Lahiya, colpita anche Khan Younis, mentre l’artiglieria ha bombardato Rafah e l’area del campo profughi di Bureij.

Intanto forti piogge hanno allagato centinaia di tende per sfollati. Le strade di al-Mawasi sono finite sott’acqua e la protezione civile parla di richieste di soccorso urgenti. Secondo le autorità municipali, l’assedio israeliano impedisce l’ingresso di macchinari pesanti necessari per drenare l’acqua. L’UNRWA avverte che oltre un milione di sfollati è esposto a freddo e intemperie per la mancanza di materiali adeguati.

Sul piano politico ed economico, si discute di una possibile stablecoin ancorata al dollaro per Gaza, ipotesi che solleva dubbi per le carenze croniche di elettricità e rete mobile e per il rischio di separare ulteriormente l’economia della Striscia da quella della Cisgiordania.

In Cisgiordania intanto continuano tensioni e violenze: coloni hanno incendiato e vandalizzato una moschea vicino Nablus durante il Ramadan; nuovi dati indicano migliaia di demolizioni di strutture palestinesi negli ultimi anni a fronte dell’espansione degli insediamenti.

Israele ha inoltre iniziato a revocare autorizzazioni elettroniche di viaggio a cittadini stranieri diretti nei Territori occupati, nel tentativo di limitare l’ingresso di attivisti internazionali.

Il quadro resta quello di una crisi umanitaria e politica che, nonostante le parole “cessate il fuoco”, non si è mai realmente fermata.

Il primo ministro indiano Narendra Modi inizia oggi una visita di due giorni in Israele, dove incontrerà Benjamin Netanyahu e parlerà alla Knesset. Al centro dei colloqui: cooperazione strategica, difesa, tecnologia e intelligenza artificiale.

I rapporti tra i due Paesi, formalizzati solo nel 1992, si sono rafforzati negli ultimi anni, con l’India oggi tra i principali partner commerciali e militari di Israele in Asia.

La visita arriva in un momento delicato, tra guerra a Gaza e tensioni con l’Iran. Per molti analisti rappresenta un segnale politico forte: un consolidamento dell’asse tra Nuova Delhi e Tel Aviv in un Medio Oriente sempre più instabile.

Siria

In Siria, nella provincia di Latakia, un’ordinanza che vieta alle dipendenti pubbliche di indossare trucco durante l’orario di lavoro ha scatenato ironia sui social ma anche profonde preoccupazioni.

I meme non si sono fatti attendere: un’influencer ha scherzato dicendo che, tra blackout che impediscono di sistemarsi i capelli e divieti sul make-up, sembra un piano per spingere le donne a coprirsi sempre di più. “Il trucco è una linea rossa”, ha detto in un video diventato virale.

Dietro le battute, però, c’è inquietudine. Il governatore di Latakia, nominato dal governo centrale, ha previsto “responsabilità legali” per chi non rispetta il divieto. Nello stesso periodo, in un sobborgo di Damasco, è stato vietato agli uomini di lavorare nei negozi femminili, alimentando la percezione di un progressivo irrigidimento.

Molte donne temono che, con gli ex ribelli islamisti ora al potere a Damasco, il Paese possa scivolare verso norme più conservatrici. Per ora il divieto non risulta applicato in modo sistematico, ma riapre il dibattito su libertà personali, diritti delle donne e direzione politica della nuova Siria, ancora attraversata da profonde tensioni economiche e sociali.

Somalia

In Somalia circa 6 milioni e mezzo di persone stanno affrontando una fame acuta a causa della siccità, secondo il governo e le Nazioni Unite. L’emergenza arriva mentre il Programma Alimentare Mondiale ha avvertito che gli aiuti potrebbero fermarsi già ad aprile senza nuovi finanziamenti.

Oltre un terzo dei colpiti sono bambini. Anni di piogge mancate hanno devastato raccolti e allevamenti, fatto salire il prezzo dell’acqua e costretto decine di migliaia di persone a fuggire verso campi per sfollati a Mogadiscio e in altre città.

Secondo la classificazione internazionale IPC, milioni resteranno in condizioni di crisi anche nei prossimi mesi, con oltre un milione e mezzo in livello di emergenza. Senza fondi immediati, avverte l’ONU, la crisi rischia di aggravarsi ulteriormente.

Francia

Nuova tensione tra Parigi e Washington. La Francia ha convocato l’ambasciatore statunitense Charles Kushner, ma il diplomatico non si è presentato all’incontro richiesto dal ministero degli Esteri.

Il ministro francese Jean-Noël Barrot ha definito l’assenza “una sorpresa” e una violazione del protocollo diplomatico, aggiungendo che finché Kushner non risponderà alla convocazione non avrà accesso ai membri del governo francese.

La convocazione era legata a commenti dell’amministrazione Trump sulla morte in Francia di un attivista dell’estrema destra, con accuse rivolte alla “sinistra radicale violenta”. Parigi ha parlato di interferenza nel dibattito politico interno.

Il governo francese precisa che la frizione riguarda la responsabilità personale dell’ambasciatore e non compromette i rapporti tra Francia e Stati Uniti.

La direttrice del Louvre, Laurence des Cars, si è dimessa e il presidente Emmanuel Macron ha accettato le sue dimissioni, parlando di “atto di responsabilità” in un momento delicato per il museo più visitato al mondo.

Il Louvre è stato travolto negli ultimi mesi da una serie di scandali: dal clamoroso furto di gioielli da oltre 100 milioni di dollari, ancora non recuperati, a scioperi del personale che denunciano carenze di sicurezza e sovraffollamento.

A questo si aggiungono infiltrazioni d’acqua che hanno danneggiato opere e un’indagine su un sistema fraudolento di biglietti che avrebbe causato perdite milionarie.

Una crisi che mette in discussione sicurezza, gestione e futuro del simbolo culturale francese.

Regno Unito

Nel Regno Unito l’ex ambasciatore britannico a Washington è stato rilasciato su cauzione dopo essere stato arrestato con l’accusa di cattiva condotta legata ai suoi rapporti passati con Jeffrey Epstein.

La Metropolitan Police sta esaminando presunte informazioni secondo cui nel 2009 avrebbe condiviso dati sensibili del governo britannico con Epstein. Le accuse sono emerse dopo la pubblicazione da parte del Dipartimento di Giustizia statunitense di milioni di pagine di documenti legati al caso.

L’arresto arriva pochi giorni dopo il fermo del principe Andrew nell’ambito di un’indagine collegata. Le autorità britanniche parlano di indagini in corso.

Russia e Ucraina

A quattro anni dall’invasione su larga scala dell’Ucraina, il Cremlino ha dichiarato che la guerra continuerà. Mosca sostiene che il conflitto si sia trasformato in uno scontro più ampio con l’Occidente e ribadisce che gli obiettivi russi restano invariati.

Non c’è alcun segnale di arretramento, né apertura concreta a una conclusione nel breve periodo.

Dal canto suo, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha segnato l’anniversario con un messaggio netto: Vladimir Putin non ha vinto questa guerra. Secondo Zelensky, la Russia non è riuscita a spezzare lo Stato ucraino né a distruggere l’identità nazionale, nonostante anni di bombardamenti, occupazioni e migliaia di vittime.

Quella che nel febbraio 2022 doveva essere, nelle previsioni del Cremlino, un’operazione rapida si è trasformata in una guerra lunga, logorante, con linee del fronte ancora instabili e senza una vittoria decisiva per nessuna delle due parti.

Quattro anni dopo, il conflitto non è congelato. È diventato strutturale.

Intanto, la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola ha firmato un prestito da 90 miliardi di euro a sostegno dell’Ucraina.

Il pacchetto, previsto per il 2026–2027, servirà a finanziare servizi pubblici essenziali, difesa, infrastrutture ed energia. È un prestito a tasso agevolato, non una sovvenzione, e sarà erogato in tranche.

La decisione è stata adottata nonostante le resistenze dell’Ungheria e viene presentata come un segnale politico di unità europea a sostegno di Kiev nel quinto anno di guerra.

L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione che chiede un cessate il fuoco immediato, completo e incondizionato nella guerra in Ucraina. Il testo è passato con 107 voti favorevoli, 12 contrari e 51 astensioni, tra cui Stati Uniti e Cina.

Washington aveva tentato di eliminare dal documento i riferimenti espliciti all’aggressione russa, ma la proposta è stata respinta. Kiev ha definito “pericoloso” indebolire quel linguaggio.

Il voto segna un momento politico delicato: mentre l’Europa ribadisce il sostegno all’Ucraina, l’astensione americana conferma un progressivo distacco dell’amministrazione Trump dalla linea seguita finora dagli alleati occidentali.

Groenlandia

Donald Trump ha annunciato che invierà una nave ospedale militare in Groenlandia, sostenendo che “molte persone sono malate e non ricevono cure”. Peccato che entrambe le navi ospedale della Marina americana – la USNS Mercy e la USNS Comfort – siano attualmente in manutenzione in un cantiere navale in Alabama. E non risultano in partenza.

Il primo ministro groenlandese ha risposto difendendo il sistema sanitario locale, ricordando che le cure sono gratuite per cittadini e residenti permanenti. Un dettaglio non secondario, considerando che negli Stati Uniti vedere un medico spesso ha un costo.

In Groenlandia esistono difficoltà legate alle distanze e alla carenza di personale, ma non risultano epidemie o crisi sanitarie straordinarie.

Intanto, mentre si promettono ospedali galleggianti nell’Artico, molte aree rurali americane continuano a perdere strutture sanitarie e medici di base.

Stati Uniti

Durante il suo record storico di più lungo State of the Uniondurato circa 1 ora e 48 minuti, il più lungo nella storia degli indirizzi presidenziali al Congresso — il presidente Donald Trump ha usato il discorso come piattaforma politica per convincere l’elettorato che gli Stati Uniti stanno “vincendo così tanto” sotto la sua guida.

Trump ha difeso con forza il suo regime di tariffe commerciali protezionistiche, nonostante una recente sentenza della Corte Suprema che ha annullato la maggior parte delle tariffe imposte senza l’approvazione del Congresso. Ha promesso di cercare altri strumenti legali per mantenerle, presentandole come una fonte di forza economica e «salvataggio» per il Paese.

Il discorso ha sottolineato presunti successi economici — tra inflazione in calo, gas più economico e un’economia «che ruggisce» — e politiche dure su immigrazione e sicurezza. Trump ha cercato di trasformare l’indirizzo in una sorta di campagna elettorale anticipata, puntando a convincere gli americani — e rafforzare il suo partito — in vista delle elezioni di medio termine del 2026.

Mentre il presidente elogiava i risultati e attaccava i democratici e la Corte Suprema, molti critici hanno osservato che problemi come il costo della vita e le critiche bipartisan alle tariffe restano questioni sensibili per gli elettori.

In pratica, più che un resoconto istituzionale, è stato un tentativo strategico di rimodellare la narrazione politica americana da qui alle prossime elezioni

Repubblica Dominicana

La Repubblica Dominicana è rimasta al buio per circa 13 ore a causa di un massiccio blackout che ha colpito l’intero sistema elettrico nazionale. L’interruzione, avvenuta nelle prime ore del mattino, arriva a poco più di tre mesi da un altro blackout generale.

Nella capitale Santo Domingo la metropolitana è stata evacuata, i semafori si sono spenti e in alcuni quartieri sono scoppiate proteste.

Secondo esperti del settore, tra le cause ricorrenti ci sarebbero carenze di manutenzione, allacciamenti illegali e problemi finanziari nel sistema elettrico. Un colpo non da poco per un Paese che basa gran parte della sua economia sul turismo internazionale.

Messico

Il governo del Messico ha deciso di dislocare 2.000 soldati nello stato di Jalisco, uno degli epicentri della violenza legata ai cartelli della droga, nella speranza di ristabilire controllo e ordine dopo un’escalation di scontri e ritorsioni armate.

La mossa segue l’uccisione di Nemesio “El Mencho” Oseguera, il leader più ricercato del Cartello Jalisco Nuova Generazione (CJNG), durante un’operazione delle forze di sicurezza nazionali.

Secondo quanto riportato, dopo la sua morte si è registrata una ondata di violenza dei narcos in vari stati: strade bloccate, scontri armati con forze statali e incendi di mezzi. Questa reazione riflette il rischio di vuoto di potere e frammentazione interna alle organizzazioni criminali.

La presenza rafforzata dell’esercito punta a impedire l’espansione di sacche di violenza e ripristinare la sicurezza, in un contesto dove gruppi criminali hanno progressivamente acquisito capacità militari significative e controllo territoriale in alcune aree.

Resta da vedere se questa strategia di risposta militare potrà ridurre in maniera duratura il potere dei cartelli o se rischierà di innescare ulteriori cicli di escalation.

A Guadalajara, una delle città che ospiteranno i Mondiali 2026, la violenza dei cartelli riaccende i dubbi sulla sicurezza. Dopo l’uccisione del boss del cartello Jalisco Nuova Generazione, Nemesio “El Mencho” Oseguera, scontri armati e incendi di auto hanno provocato almeno 70 morti nello stato di Jalisco.

Il governo federale assicura “ogni garanzia” per lo svolgimento del torneo, co-organizzato da Messico, Stati Uniti e Canada, e la FIFA non ha intenzione di cambiare sede. Ma tra i residenti cresce lo scetticismo: c’è chi teme nuove lotte interne tra cartelli e chi dubita che i benefici economici del Mondiale arrivino ai quartieri popolari.

Il torneo promette miliardi di dollari, ma la domanda resta: sicurezza e stabilità sono davvero garantite?

Venezuela

Il procuratore generale del Venezuela, Tarek William Saab, ha annunciato che il Paese intende avviare una cooperazione “in ambito penale” con le autorità statunitensi nel contesto delle nuove relazioni tra Caracas e Washington dopo la cattura dell’ex presidente Nicolás Maduro il 3 gennaio scorso.

Saab ha spiegato che finora le conversazioni tra procure si sono svolte nei canali ufficiali tra governi, ma ha detto che “arriverà il momento” in cui ci sarà spazio per accordi formali in materia penale internazionale.

Ha ricordato che il Venezuela dispone di una Direzione generale di cooperazione penale internazionale, che secondo lui ha già lavorato con successo con altri Paesi.

Il procuratore ha colto l’occasione per chiedere la fine delle sanzioni unilaterali imposte dagli Stati Uniti, affermando che ciò dovrebbe avvenire dopo l’attuazione di una recente legge di amnistia approvata in Parlamento.

Questa dichiarazione arriva mentre le relazioni tra Caracas e Washington sono al centro di un riavvicinamento diplomatico dopo anni di tensioni.

Intanto, un tassista venezuelano arrestato l’8 gennaio per un messaggio privato su WhatsApp è stato scarcerato nella notte di lunedì a Caracas grazie alla applicazione della nuova legge di amnistia per la convivenza democratica.

José Vicente Romero Peña, 45 anni, era stato fermato mentre lavorava e accusato di tradimento alla patria e incitamento all’odio dopo che la polizia ha trovato sul suo cellulare un messaggio in cui si celebrava la cattura di Nicolás Maduro e di Diosdado Cabello in relazione all’operazione militare statunitense del 3 gennaio.

Nonostante fosse una conversazione privata, era rimasto in carcere per 47 giorni. Ieri notte ha ottenuto la libertà piena e ha potuto riabbracciare il figlio, accolto tra slogan per la libertà da familiari e vicini.

La scarcerazione rientra nel quadro più ampio dell’attuazione della legge di amnistia approvata di recente dal Parlamento per favorire rilasci e ridurre le tensioni politiche nel Paese.

Brasile

Nel sud-est del Brasile piogge torrenziali da record hanno provocato alluvioni e frane causando almeno 30 vittime e decine di dispersi, secondo quanto riportato dall’agenzia Anadolu.

Le precipitazioni hanno fatto esondare fiumi, travolto abitazioni e danneggiato infrastrutture, costringendo centinaia di famiglie a lasciare le proprie case. I soccorsi sono in corso, ma le operazioni sono rese difficili dal terreno instabile e dalle condizioni meteo ancora critiche.

È l’ennesimo episodio di eventi climatici estremi che colpiscono l’America Latina, con un impatto sempre più pesante su territori fragili e densamente popolati.

In Brasile fa discutere una sentenza della Corte di giustizia di Minas Gerais, che ha assolto un uomo di 35 anni dall’accusa di stupro di una ragazza di 12 anni, annullando una condanna di primo grado a oltre nove anni di carcere.

I giudici hanno sostenuto che tra i due ci fosse una relazione “affettiva e consensuale”, con il consenso della famiglia, e che non vi fossero violenza, coercizione o inganno. Assolta anche la madre della ragazza, ritenuta inizialmente complice.

Una decisione che contraddice il codice penale brasiliano, secondo cui ogni rapporto sessuale con minori di 14 anni è stupro di persona vulnerabile, indipendentemente dal consenso. Per questo il Consiglio nazionale di giustizia ha chiesto chiarimenti immediati al tribunale, dopo le rivelazioni di El País.

Il caso ha sollevato indignazione: l’uomo aveva ammesso i rapporti e la ragazza era finita in ospedale con sintomi compatibili con violenza sessuale. Nessuno, al momento, è stato arrestato.

È iniziato ieri a Brasilia il processo ai presunti mandanti dell’omicidio di Marielle Franco, la consigliera comunale di Rio e attivista per i diritti umani uccisa in un’imboscata nel marzo 2018.

Davanti alla Corte suprema sono imputati l’ex deputato Chiquinho Brazão, suo fratello Domingos Brazão e l’ex capo della Polizia civile di Rio, Rivaldo Barbosa. Coinvolti anche due poliziotti militari accusati di aver monitorato gli spostamenti della consigliera prima dell’agguato.

Gli autori materiali del delitto sono già stati condannati nel 2024 a pene fino a 78 anni di carcere. Ora il Brasile attende di sapere chi ordinò quell’omicidio politico.

Australia

Il primo ministro australiano Anthony Albanese è stato evacuato per alcune ore dalla sua residenza ufficiale a Canberra dopo una presunta minaccia di bomba.

La polizia ha poi chiarito che non è stato trovato nulla di sospetto e che non esiste alcuna minaccia in corso. Secondo l’emittente ABC, l’allarme sarebbe legato a un messaggio che citava lo spettacolo Shen Yun, compagnia di danza cinese vietata in Cina, minacciando esplosivi se lo show fosse andato in scena.

Albanese ha invitato ad “abbassare i toni”, ricordando che la sicurezza non può essere data per scontata.

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