9 febbraio 2026 – Notiziario Mondo

Scritto da in data Febbraio 9, 2026

  • L’Iran condanna la premio Nobel e attivista Narges Mohammadi ad altri 7 anni di carcere.
  • Gaza: Solo 180 palestinesi hanno lasciato la striscia attraverso il valico di Rafah dalla riapertura.
  • Ghana: addio al musicista Ebo Taylor.
  • Giappone: la prima ministra giapponese Sanae Takaichi vince con la maggioranza qualificata alle elezioni.
  • Portogallo: Il candidato di centrosinistra António José Seguro sconfigge il rivale di estrema destra nella corsa alle presidenziali.
  • Il Venezuela libera l’importante figura dell’opposizione Juan Pablo Guanipa

Introduzione:  la fine dell’era del controllo degli armamenti
Questo e molto altro nel notiziario di Radio Bullets a cura di Barbara Schiavulli

Palestina e Israele

Circa 180 palestinesi hanno lasciato Gaza nell’ultima settimana, dopo la riapertura limitata del valico di Rafah con l’Egitto. È l’unica uscita dalla Striscia che non passa da Israele, riaperta il 2 febbraio dopo quasi due anni di chiusura seguiti all’occupazione israeliana del valico.

Secondo le autorità locali, tra lunedì e giovedì sono passate 135 persone, quasi tutte pazienti e accompagnatori. Domenica se ne sono aggiunte altre 44, tra cui 19 malati, conferma l’ospedale al-Shifa Hospital.

Numeri minimi, a fronte di decine di migliaia di persone che necessitano evacuazioni mediche. Il valico, inoltre, è rimasto chiuso venerdì e sabato.

Traduzione pratica: Rafah è tecnicamente aperto. Ma solo quel tanto che basta per dire che non è chiuso.

■ GAZA: Il Consiglio per la Pace del presidente degli Stati Uniti Trump dovrebbe riunirsi a Washington, DC, 19 febbraio, ha riferito ad Haaretz una fonte di uno degli stati membri del Consiglio. Netanyahu avrebbe dovuto essere a Washington quella settimana, ma la sua visita è stata posticipata a mercoledì.

Le IDF hanno dichiarato di aver ucciso tre palestinesi che avevano attraversato la Linea Gialla e che rappresentavano “una minaccia imminente” per la sicurezza delle forze israeliane nelle ultime 24 ore

■ ISRAELE: Netanyahu incontrerà mercoledì il presidente degli Stati Uniti Trump alla Casa Bianca per discutere degli sviluppi in Iran , ha dichiarato sabato l’ufficio del primo ministro , aggiungendo che Netanyahu ritiene che “qualsiasi negoziato debba includere la limitazione dei missili balistici e la fine del sostegno all’asse iraniano”.

L’ex ministro della Difesa Yoav Gallant, che ha ricoperto l’incarico per più di un anno dopo il massacro del 7 ottobre, ha dichiarato al canale israeliano Channel 12 News che il primo ministro Netanyahu è un “bugiardo” che ha “pugnalato alle spalle i responsabili della sicurezza israeliana” durante la guerra di Gaza, lasciando che i suoi ministri incitassero contro di loro.

L’ex capo della Difesa ha dichiarato: “Il 7 ottobre alle 9 del mattino ho terminato la valutazione della situazione con le IDF. Netanyahu non era ancora arrivato” al quartier generale del Ministero della Difesa a Tel Aviv, aggiungendo che, sebbene Netanyahu affermi di prendere “decisioni alle 8 o alle 9 del mattino, lui non era lì”.

Sabato sera migliaia di persone in tutto Israele si sono unite alle manifestazioni antigovernative guidate dal Consiglio di ottobre, un gruppo che rappresenta gli israeliani i cui familiari sono stati uccisi il 7 ottobre o in seguito e che chiede una commissione d’inchiesta statale sulle mancanze che hanno portato al massacro.

Decine di coloni israeliani hanno fatto irruzione nel complesso della Moschea di Al-Aqsa a Gerusalemme Est, entrando nei cortili e compiendo rituali talmudici sotto la protezione della polizia israeliana, mentre l’accesso dei fedeli musulmani veniva limitato.

Un’altra provocazione in un luogo sacro che resta al centro di tensioni settarie e di un conflitto che continua senza soluzione

■ CISGIORDANIA: Il ministro delle finanze di estrema destra Smotrich ha affermato che il gabinetto di sicurezza ha approvato l’espansione delle misure di controllo e di applicazione nelle aree della Cisgiordania controllate dai palestinesi, una decisione che è in contrasto con gli accordi di Oslo , in base ai quali Israele non ha alcuna autorità sulle questioni civili in Cisgiordania.

La decisione include anche il trasferimento delle licenze edilizie nella città di Hebron dal comune palestinese locale all’Amministrazione Civile, il ramo dell’IDF che sovrintende alla zonizzazione, alla pianificazione e ai permessi di costruzione in Cisgiordania.

Secondo Smotrich, che ha affermato “continueremo a uccidere l’idea di uno Stato palestinese”, la decisione introdurrà anche misure per facilitare la vendita di terreni palestinesi agli ebrei.

Le forze israeliane hanno demolito la casa di una famiglia palestinese a Beit Awwa, a ovest di Hebron, perché priva di permesso edilizio. L’area è stata chiusa, con quartieri sigillati e movimenti limitati.

Intanto Hamas condanna nuove decisioni del governo israeliano che rafforzano il controllo sugli insediamenti in Cisgiordania: più poteri su terra e costruzioni, anche in zone sotto amministrazione palestinese secondo gli Accordi di Oslo.

Nel 2025 si contano oltre 500 demolizioni. Per l’ONU gli insediamenti sono illegali.
Sul terreno, però, la legge che conta è sempre la stessa: quella del più forte.

Libano

Sale a nove morti il bilancio del crollo di un edificio residenziale a Tripoli, nel quartiere Bab al-Tabbaneh. Il palazzo di cinque piani è collassato improvvisamente.

La Protezione civile ha estratto 15 persone dalle macerie, sei vive. I soccorritori cercano ancora circa otto dispersi.

Un’altra tragedia annunciata in una città dove degrado e povertà fanno più vittime del caso.

Siria

Una delegazione del governo siriano è arrivata all’aeroporto di Qamishli per avviare il trasferimento del controllo dello scalo dalle Syrian Democratic Forces a Damasco. È uno dei primi passi concreti dell’accordo di cessate il fuoco e integrazione siglato a gennaio.

L’intesa prevede il ritorno sotto controllo statale di infrastrutture strategiche, compresi aeroporto e giacimenti petroliferi, e punta a chiudere la frammentazione amministrativa nel nord del Paese.

Il presidente Ahmad al-Sharaa parla di riunificazione nazionale e ha riconosciuto ufficialmente i curdi come parte integrante della Siria.

Sul terreno, però, l’accordo nasce dopo operazioni militari e resta fragile: soprattutto per Türkiye, che guarda con sospetto a ogni mossa legata all’asse SDF–YPG.

Iran

L’Iran ha condannato la Nobel per la Pace Narges Mohammadi a oltre sette nuovi anni di carcere, dopo l’avvio di uno sciopero della fame. Sei anni per “collusione”, un anno e mezzo per propaganda, più esilio interno e divieto di espatrio. La sentenza è arrivata da un tribunale rivoluzionario: rapido, opaco, definitivo.

Mohammadi, già gravemente malata, è un simbolo delle proteste nate dopo la morte di Mahsa Amini. Per Teheran, un problema da silenziare.

Il tempismo non è casuale. Mentre si reprime il dissenso interno, l’Iran tratta con Washington sul nucleare, cercando di evitare un’escalation con il presidente USA Donald Trump. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi parla di “forza nel saper dire no alle grandi potenze” e usa persino la metafora della bomba atomica.

 fuori diplomazia, dentro pugno duro. E come spesso accade, il prezzo lo paga chi chiede diritti.

Sempre in Iran, le forze di sicurezza iraniane hanno arrestato Azar Mansouri, leader del Fronte Riformista, insieme a Ebrahim Asgharzadeh e Mohsen Aminzadeh.

Le accuse: “agire contro la Costituzione” e “coordinamento con la propaganda nemica”. Una formula ampia, molto elastica, spesso usata per colpire il dissenso politico.

Il Reform Front ha confermato gli arresti. Mansouri guidava la coalizione dal 2023, dopo il passo indietro dello storico riformista Behzad Nabavi.

Mentre Teheran parla di dialogo all’estero, in casa continua la stretta.
Il messaggio ai riformisti è chiaro: riformare sì, ma solo finché non dà fastidio.

Ghana

È morto a 90 anni Ebo Taylor, il musicista ghanese che ha fatto del highlife qualcosa di più di un genere: un ponte tra Africa e mondo.
Chitarrista, compositore, band leader, ha mescolato ritmi ghanesi con jazz, funk e soul molto prima che diventasse di moda chiamarla contaminazione.

Negli anni Sessanta studiò a Londra e lavorò con Fela Kuti: da lì nasce anche l’Afrobeat. Altri facevano proclami, loro facevano musica.
Influenzato da James Brown, Taylor ha portato il funk in Ghana senza perdere identità.

Riscoperto dal grande pubblico solo dopo i 70 anni, è stato campionato da Usher, Black Eyed Peas e altri: la prova che il mondo arriva sempre tardi, ma arriva.
Ebo Taylor lascia un’eredità che ancora suona. E suona meglio di molte novità.

Marocco

Quattro persone, tra cui un bambino di due anni, sono morte travolte dalle alluvioni nel nord del Marocco. È successo vicino a Tétouan, dove un’auto è stata trascinata via da una piena improvvisa lungo una strada vicina a un fiume.

Le vittime sono una ragazza di 14 anni, un bambino di 12, un uomo sulla trentina e il piccolo di due anni. Una quinta persona risulta dispersa.

Le autorità avevano finora evitato di parlare di vittime, ma confermano oltre 150 mila evacuati dall’inizio dell’emergenza. Le piogge continuano a colpire il nord-ovest del Paese e il meteo avverte: il peggio potrebbe non essere finito.

Portogallo

Vittoria netta del centrosinistra alle presidenziali portoghesi. António José Seguro ha battuto al ballottaggio il leader dell’estrema destra André Ventura, con circa il 70% dei voti contro il 30, secondo gli exit poll.

Un risultato che frena l’ascesa di Chega, il partito populista diventato seconda forza in Parlamento, e mette alla prova la deriva a destra che attraversa l’Europa. Seguro, socialista moderato, ha promesso cooperazione istituzionale e ha respinto la retorica anti-immigrati di Ventura, fatta di slogan come “Il Portogallo è nostro”.

Il presidente in Portogallo ha pochi poteri esecutivi, ma un ruolo politico cruciale: può porre il veto alle leggi e, se serve, sciogliere il Parlamento. In un Paese reduce da tre elezioni in tre anni, il messaggio delle urne è chiaro: stabilità prima degli slogan.

Ventura ha cambiato il linguaggio politico. Ma, per ora, non ha cambiato il finale.

Regno Unito

Morgan McSweeney si è dimesso da capo di gabinetto del premier Keir Starmer. Il motivo: aver consigliato la nomina di Peter Mandelson come ambasciatore negli Stati Uniti.
Una scelta che lui stesso definisce “sbagliata” e “l’unica via onorevole”.

Il caso ruota intorno ai legami di Mandelson con Jeffrey Epstein, mantenuti anche dopo la condanna del 2008. Documenti emersi indicano contatti, trasferimenti di denaro e possibili scambi di informazioni sensibili.

Il governo ha ritirato immediatamente Mandelson dall’incarico. Lui ha lasciato il Labour il primo febbraio.
Morale: il problema non è solo chi nomini, ma quanto controlli. E qui i controlli non hanno controllato.

Russia e Ucraina

l governatore dell’Oblast di Odessa, Oleh Kiper, ha riferito che un attacco di droni russi sulla città di Odessa ha causato danni alle “infrastrutture residenziali”, aggiungendo che sono stati osservati incendi in città, secondo quanto riportato da The Kyiv Indipendent.

Haiti

Il presidente del Consiglio presidenziale di transizione, Laurent Saint-Cyr, ha ceduto il mandato al primo ministro Alix Didier Fils-Aimé. Da ieri il Consiglio si scioglie senza aver centrato l’obiettivo: elezioni, ora rinviate ad agosto.

Haiti non vota dal 2016 ed è senza presidente dall’uccisione di Jovenel Moïse. Intanto, secondo l’ONU, le gang controllano il 90% di Port-au-Prince e nel 2025 hanno causato circa 6.000 morti.

Il Paese più povero delle Americhe resta senza bussola. Cambiano i nomi, non l’emergenza.

Venezuela

Juan Pablo Guanipa, importante alleato di María Corina Machado, è stato liberato dopo oltre otto mesi di detenzione politica in Venezuela. Lo riportano agenzie internazionali: Guanipa è uscito domenica da una struttura carceraria di Caracas insieme ad altri membri dell’opposizione, parte di un’ondata di rilasci sotto crescente pressione internazionale.

Dirigenti di diritti umani confermano che forse 383 prigionieri politici sono stati rilasciati dall’inizio di una nuova fase di scarcerazioni all’inizio di febbraio, mentre il parlamento discute una legge di amnistia più ampia.

Guanipa era stato arrestato nel maggio 2025 con accuse ampiamente considerate politiche e negati dai suoi sostenitori. La sua liberazione arriva mentre il governo ad interim guidato da Delcy Rodríguez affronta pressioni esterne per moderare la repressione contro i critici.

Resta però un monito: molte centinaia di oppositori sono ancora dietro le sbarre.

Thailandia

Il partito del premier Anutin Charnvirakul è nettamente in testa alle elezioni anticipate in Thailandia. Con quasi l’80% dei seggi scrutinati, Bhumjaithai guida la corsa e si prepara a formare una coalizione, riducendo – almeno sulla carta – il rischio di nuova instabilità politica.

Anutin ha convocato il voto dopo appena cento giorni al potere, nel pieno delle tensioni di confine con la Cambogia: una mossa letta dagli analisti come un calcolo per capitalizzare il nazionalismo. E i numeri, per ora, gli danno ragione.

Seconda forza il partito progressista People’s Party, che però rifiuta di entrare in un governo guidato da Bhumjaithai. Terzo il Pheu Thai, il partito populista estromesso dal potere pochi mesi fa.

Ma il vero segnale arriva dal referendum: gli elettori hanno votato a favore di una nuova Costituzione, superando quella del 2017 scritta sotto l’ombrello dei militari. In un Paese con venti costituzioni in meno di un secolo, il messaggio è chiaro: cambiare sì. Resta da capire quanto e chi deciderà come.

Taiwan

Il parlamento taiwanese, controllato dall’opposizione, continua a bloccare la proposta del presidente Lai Ching-te per un bilancio speciale per la difesa da 40 miliardi di dollari. I legislatori hanno invece votato per un bilancio alternativo per la difesa, presentato dal Partito Popolare di Taiwan (TPP) all’opposizione – che detiene la maggioranza dei seggi insieme al suo partner di coalizione più grande, il KMT – che limiterebbe la spesa militare aggiuntiva a 12,7 miliardi di dollari, il 68% in meno rispetto a quanto richiesto dal Consiglio dei Ministri.

Hong Kong

Un tribunale di Hong Kong ha condannato Jimmy Lai a 20 anni di carcere. È la pena più dura mai inflitta per un reato di sicurezza nazionale nella città.

Lai, 78 anni, è stato giudicato colpevole di “collusione con forze straniere” e di cospirazione per la pubblicazione di materiale sedizioso attraverso Apple Daily, il giornale pro-democrazia da lui fondato e poi chiuso.

Per Cina è la chiusura di un conto aperto da anni contro una delle voci simbolo del movimento democratico.
Lai ha sorriso e salutato il pubblico in aula. La libertà di stampa, invece, non ha più nessuno a cui fare ciao.

Giappone

La premier Sanae Takaichi ha trasformato le elezioni anticipate in un plebiscito: il suo Partito Liberal Democratico (LDP) ha ottenuto una maggioranza di due terzi alla Camera bassa del Parlamento giapponese, con oltre 310 seggi sui 465 totali. Questo risultato le dà potere di spingere riforme costituzionali e leggi chiave senza ostacoli significativi.

Takaichi, prima donna a guidare il Paese e già nota per il suo nazionalismo e il legame stretto con Donald Trump, l’aveva chiamata come un referendum personale: verifica del consenso o crisi di governo. Il voto ha risposto con un “sì” così forte che ora potrà governare saldamente fino al 2028.

Critici temono una svolta autoritaria in politica interna e una postura più dura verso Cina e Taiwan; sostenitori vedono un Giappone più deciso e centralizzato.

Nuova Zelanda

Brenton Tarrant, autore della strage nelle moschee di Christchurch, ha presentato ricorso contro la condanna all’ergastolo.
Il suprematista bianco che nel 2019 uccise 51 persone sostiene che le condizioni di detenzione durante il processo fossero “disumane” e lo abbiano spinto a dichiararsi colpevole senza lucidità.

Secondo i suoi legali, la confessione sarebbe stata resa sotto costrizione.
Un tentativo di riscrivere la storia, dopo averla trasmessa in diretta streaming.

La giustizia neozelandese ora esaminerà il ricorso.
Ma i fatti restano: l’odio è documentato, le vittime anche.

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