Appunti per me stessa

Scritto da in data Maggio 21, 2021

Quante volte abbiamo lasciato i nostri appunti su fogli di diario che ha portato via il vento? Se lo chiede anche Emile Pine – drammaturga, docente dell’Università di Dublino – nel suo primo libro “Appunti per me stessa”, tradotto in Italia da Ada Arduini per Rizzoli. Valentina Barile ne parla su Radio Bullets con Betzabeth Ortega Luján, storica, consulente culturale e artistica di Lima.

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Donna vuol dire lotta…

«La mia nuova vita non si esauriva nelle discoteche. Andavo ai festival rock e approfittavo della mancanza di regole. Andai a un festival dove non fece che piovere ed era tutto immerso nel fango. L’ultimo giorno, quando un tizio scarmigliato mi disse che poteva farmi arrivare nel backstage a conoscere i Nirvana, abbandonai la tenda e il sacco a pelo che avevo chiesto in prestito, i miei vestiti e tutto quello che mi ero portata dietro. Non salutai nemmeno le amiche con cui ero arrivata. Non m’importava. Mi misi vicino a Kurt Cobain al bar. Stava bevendo un gin tonic e fumava delle sigarette light. Pensai che era uno sfigato e me ne andai. Dopotutto io bevevo vodka liscia e fumavo soltanto sigarette senza filtro. Seguii il tizio scarmigliato fino a un albergo di lusso, dove ci scatenammo insieme a un gruppo di promoter, spaccammo dei mobili e facemmo schizzare alle stelle il conto del bar. Rallentammo solo per radere le sopracciglia a tutti quelli che avevano perso i sensi. Poi ci buttarono fuori a calci». – da “Appunti per me stessa”, Emile Pine (Rizzoli).

Betzabeth Ortega Luján su Radio Bullets: «Penso che da quando nasciamo, ci troviamo in una lotta costante. Per me, lotta vuol dire difficoltà, sfida, apprendimento, esperienza: forme diverse di prova che richiedono uno sforzo. A questo punto, voglio definire il tema della comunicazione: di base, le maniere differenti che abbiamo per esprimerci, comunicare, rappresentano una lotta. In tempi come questo che viviamo, in cui tutto, a volte, sembra così oscuro, o in tempi in cui si incontrano più ostacoli che porte aperte alle opportunità, penso che lottare voglia dire affrontare la vita, un modo di fare che è già parte di noi. Per questo, la parola “lotta” mi sembra sia più un’azione che una semplice parola. Molte volte, intendiamo questa parola come qualcosa di nuovo, quando invece è già dentro al nostro essere e al nostro agire all’interno di una società che spesso, come nel caso della donna, non rispetta i diritti e non si apre al dialogo».

… e libertà!

Emile Pine con “Appunti per me stessa” si aggiudica l’Irish Book Award, il maggiore riconoscimento letterario irlandese. Dice di scrivere per spezzare il silenzio, per essere presente nella sua vita. Scrivere significa esistere, incidere, scalfire, lasciare dunque un segno.

Betzabeth Ortega Luján

Betzabeth Ortega Luján: «Credo che quando le donne cominciano a conquistare la propria libertà, senza rendersene conto ognuna sviluppa le proprie abilità alimentando la propria aspettativa di vita per quanto riguarda le decisioni. Siamo libere quando prendiamo una decisione, soprattutto rispetto alle nostre attitudini nella vita quotidiana. La libertà parte da un’intenzione di cercare sempre la possibilità di arrivare alla meta, di raggiungere i nostri obiettivi, di tracciare un’idea che possiamo sviluppare anche da sole. E in qualsiasi campo, sia nella vita domestica di ogni giorno sia in contesti lavorativi, la creatività è una possibilità per liberare le nostre capacità e dimostrare le nostre intenzioni al mondo. Ritengo che conquistare la libertà non dovrebbe essere l’azione per ottenere qualcosa, ma prendere parte di qualcosa che è già stabilito e che noi abbiamo la missione di completare».

Libertas in latino, eleuthería in greco derivano dalla radice indoeuropea leudhero-, vale a dire colui o colei che ha il diritto di appartenere a un popolo. E la libertà è aria che respiriamo fin dalla nascita, opposta alla condizione di schiavitù. Betzabeth Ortega Luján conclude su Radio Bullets: «Credo che gli appunti degli scrittori, delle scrittrici richiedano una enorme responsabilità. La possibilità di poter utilizzare mezzi differenti per veicolare un messaggio. Fare rumore non vuol dire alzare la voce, ma avere uno sguardo critico sulla realtà che ci circonda. Oggi la donna ha raggiunto diverse ambizioni, ricopre ruoli professionali differenti nella società e scala gradini che prima erano impossibili. E questo credo sia importante da dire, da far sapere e da considerare. Questa è una sfida che non riguarda solo gli scrittori, gli speaker e tutti noi che lavoriamo nella comunicazione, ma credo che avere i mezzi e gli strumenti adatti per portare questo messaggio in altri ambiti sia fondamentale per far comprendere gli obiettivi che ha conquistato la donna fino a oggi».

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