La collina esiliata

Scritto da in data Febbraio 24, 2021

A cura di Loretta Bondì e Silvia Vaccaro.

Le uccisioni dell’ambasciatore italiano Luca Attanasio, di Vittorio Iacovacci, il carabiniere della sua scorta, e del loro autista nella Repubblica Democratica del Congo, mettono ancora una volta tragicamente in evidenza la violenza e l’instabilità della regione dei Grandi Laghi africani.

Questa settimana ne parla anche Onda Lunga con un’intervista, registrata la settimana scorsa, che ha come focus non il Congo ma un’altra polveriera della regione: il Burundi, un paese piccolo e poverissimo in cui un conflitto interno a bassa intensità è in atto da decenni con rari spazi di tregua. Parliamo anche di Marguerite Barankitse, una persona eccezionale che, sono in molti a scommettere, prima o poi vincerà il premio Nobel per la pace. Ci assiste in questa ricognizione Giorgia Cadenazzi, rappresentante in Italia della neo costituita fondazione Marguerite Barankitse.

Cadenazzi ripercorre gli eventi che, dalla guerra civile in Burundi del 1993 costata centinaia di migliaia di morti, unitamente alla tragedia del genocidio in Ruanda nel 1994 e la combustione armata in Congo, tormentano la vasta e bellissima regione dei Grandi Laghi. Marguerite Barankitse, Maggie  per tutti quelli che le vogliono bene e che ammirano il suo generoso attivismo, ha fondato nel 1993 Maison Shalom in Burundi, una casa famiglia che ha accolto oltre 10.000 bambini tra orfani, bambini soldato e malati di AIDS, costruito scuole e un ospedale.

Il governo non le è stato riconoscente: dal 2015 Maggie è costretta a vivere in esilio in Ruanda perché accusata falsamente di aver preso parte a un tentativo di colpo di Stato. In realtà aveva denunciato pubblicamente il governo e le milizie per eccidi e violazioni dei diritti umani. Una sentenza, passata in giudicato di recente, condanna lei e altri 11 tra attivisti e giornalisti all’ergastolo, alla confisca dei beni e all’interdizione professionale.

Maggie è venuta in visita a Roma cinque anni fa su invito del Vaticano. Aveva appena ricevuto il prestigioso premio umanitario Aurora dalle mani del famoso attore e attivista George Clooney. Maggie venne a trovare anche la Casa Internazionale delle Donne per parlarci della repressione e delle violazioni dei diritti umani nel suo paese.

Queste atrocità non sono cessate, tanto che all’inizio di febbraio 43 parlamentari europei hanno scritto una lettera a Josep Borrell, Alto rappresentante dell’UE per gli affari esteri, richiamando la sua attenzione sulla situazione in Burundi ed esortando l’Unione Europea a non capovolgere la decisione del 2016. Quella decisione sospendeva il sostegno finanziario al Burundi a fronte di violazioni gravi e sistematiche dei diritti umani e dei principi democratici. I parlamentari chiedono, inoltre, che l’Unione eserciti la sua influenza affinché i mandati di arresto del governo burundese contro attivisti per i diritti umani e i giornalisti siano ritirati.

Cadenazzi sostiene che l’Unione Europea debba accogliere l’appello dei parlamentari ed esamina le condizioni e le situazioni che lo hanno sollecitato. Ci racconta come Maggie e Maison Shalom stiano continuando le attività di formazione ed empowerment con i profughi burundesi in Ruanda. Conclude descrivendo un’impresa innovativa che ha messo al centro la capacità e l’industriosità delle donne.

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