Il ristorante dell’amore ritrovato, di Ito Ogawa

Scritto da in data Gennaio 21, 2021

A cura di Federica Paoli

La storia di Ringo-chan comincia con un vuoto, un appartamento dal quale è sparito tutto: il televisore, la lavatrice, il frigorifero, le tende, lo zerbino e persino le plafoniere. Il suo nido d’amore è irrimediabilmente vuoto, il suo fidanzato se ne è andato e ha portato via tutto, assolutamente tutto.

L’unica cosa rimasta, in un recipiente di terracotta messo nel vano del gas dove ci sono la giusta temperatura e la giusta umidità, è il nukado, una pasta fermentata. Per lo choc Ringo-chan perde anche la voce e non le resta che tornare a casa dalla madre, quella stessa madre dalla quale è fuggita dieci anni prima quando era poco più che una ragazzina.

Ringo-chan torna a casa ed è tutto da ricostruire. Ma lei decide di non lasciarsi andare in frantumi, di non abbandonarsi alla delusione e di ricostruire con lenta determinazione un luogo di amore e cura, dove cucinare e ritrovare, attraverso l’esattezza di piccoli gesti, una nuova forma di felicità. Potremmo essere di fronte a una storia carica di cliché e invece è il punto di avvio di un romanzo fatto di piccoli gesti esatti, di una costante approssimazione a sé stessi e alla propria realizzazione.

Questa realizzazione avviene attraverso l’ascolto dei desideri degli altri e il tentativo di trasformali in un piatto in grado di appagare e riconciliare perché fatto con consapevolezza e dedizione assolute.
«Ci sono cose che non possono assolutamente tornare. Ma che al tempo stesso, pur non potendo tornare, restano eternamente presenti. E ci sono poi moltissime cose, dormienti da qualche parte in questo mondo, che basta cercarle pazientemente per trovarle».

In copertina: Foto di Shotarrow Sakamoto da Pixabay

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