Tunisia: oggi si vota il presidente

Scritto da in data Settembre 14, 2019

Più o meno un mese fa, il presidente tunisino Beji Caid Essebsi è deceduto all’età di 92 anni. Il suo successore – il presidente ad interim Mohamed Ennaceur – avrebbe potuto rimanere in carica fino a 90 giorni secondo la Costituzione, ma la Tunisia ha deciso di anticipare le elezioni previste all’inizio di ottobre a oggi. Saranno le seconde elezioni liberi della storia del paese.

Il presidente della Tunisia controlla la politica estera e quella della difesa e può bloccare le leggi approvate dal parlamento. I candidati dovranno assicurarsi il 50 per cento dei voti di oggi, ma se nessuno ottiene la maggioranza, i due candidati con il maggior numeri dei voti andranno al ballottaggio il mese prossimo.

Ventisei candidati, tra i quali due donne, si contendono la presidenza. Tra questi c’è Nabil Karoui in testa ai sondaggi, un candidato considerato populista. Tra le varie circostanze senza precedenti, le elezioni presidenziali anticiperanno quelle parlamentari che si svolgeranno il mese prossimo. Il perché è dovuto ad un caso eccezionale: la morte del primo presidente tunisino eletto democraticamente.

Nabil Karoui, 56 anni, corre da detenuto: due settimane fa è stato arrestato in modo plateale mentre viaggiava sull’autostrada e successivamente incarcerato per evasione fiscale e riciclaggio di denaro. E questo potrebbe aiutare il fondatore della più grande emittente televisiva privata della Tunisia, la Nessma,  a raggiungere la presidenza.

Karoui: l’anti-politico

Il ricco uomo d’affari incarna è il tipo di anti-politico che di questi tempi piace in diverse parti del mondo, ha detto Henrik Meyer su DW, dirige l’ufficio di Tunisi della Fondazione Friedrich-Ebert. Dice a DW che “si presenta per quello che è a differenza di altri politici che si sforzano tanto di apparire rispettabili”. Meyer dice che Karoui neanche ci prova, si definisce invece, uno che ha poco in comune con l’élite politica.

L’arresto di Karoui ha fatto notizia, spiega Meyer. Molti tunisini pensano che non è stato arrestato per caso in questo momento. Mayer ammette che “si può certamente avere l’impressione che i tempi siano politicamente motivati”. Ma, aggiunge, è difficile dire se Karoui ne trarrà profitto.

Stratega della comunicazione, Karoui ha usato la sua piattaforma televisiva per attrarre elettorato femminile con le sue soap opera turche. Ha anche rafforzato il suo ruolo tra le classi sociali meno abbienti mandando programmi che mostrano il lavoro dell’organizzazione benefica instituita a nome del figlio morto, Yarham Khalil.

Nabil Karoui

Secondo nei sondaggi, un altro populista anti élite, Kais Saied, 61 anni detto anche “Robocop”, per il suo modo brusco di parlare, è un professore universitario di Diritto Costituzionale, che propone la fine del sistema elettorale basato sui partiti e politiche piuttosto conservative.

Kais Saied

Il sostegno reazionario verso candidati populisti può far percepire una governance che ha fallito. E’ facile, visto gli esempi collegare l’élite politica con la corruzione, il che allarga il divario tra gli elettori e il processo elettorale. I recente governo di coalizione aveva riunito diverse fazioni dei due partiti vincitori delle elezioni del 2014, il partito secolare Nidaa Tounes e gli islamisti di Ennhada. Ma questa coalizione non è riuscita a fare quello che aveva promesso e molti tunisini cercano un nuovo approccio. Gli slogan populisti alimentano questo sentimento.

L’idea di un populismo tunisino non è esattamente nuova e segue una tendenza che sembra universale in questo periodo. Nella Tunisia post rivoluzione, scrive il Washinton Post, le aspettative degli elettori erano alte e chiedevano grandi riforme, l’offerta populista esiste fin dalle prime elezioni libere del 2011. Condivide aspetti di ciò che troviamo nel populismo in tutto il mondo, come l’uso dei media e del calcio come strumento per propagandare un discorso antielitario.

Inoltre Karoui ha un legame diretto con alcune figure internazionali ritenute populisti, è partner commerciale di Silvio Berlusconi, per fare un esempio. Poi con la sua organizzazione benefica seduce gli elettori, si fa vedere come il finanziere ricco ma anche buono.

Saed segue un modello opposto, senza soldi o festi, ha condotto una campagna marciando per le strade, parlando alle persone con poche apparizioni sui media tradizionali.

Mourou: un islamista moderato

Abdelfattah Mourou, 71 anni del partito islamista moderato Ennahdha, è un altro candidato alla presidenza. Dal 2014, Ennahdha fa parte della coalizione di governo e sostiene un’agenda politica conservatrice e pragmatica, che riflette l’attuale stato d’animo in Tunisia.

Le questioni religiose svolgono un ruolo molto più piccolo nella campagna elettorale dell’anno, rispetto al periodo precedente nelle elezioni del 2014. Al giorno d’oggi, la maggior parte degli elettori è molto più preoccupata per questioni urgenti come l’occupazione, la povertà e il futuro delle giovani generazioni della Tunisia. Pertanto, Mourou ha promesso che se eletto farà tutto il possibile per affrontare la disoccupazione dilagante nel sud del paese.

 

Campagna sul web

Questa volta, i partiti non stanno solo facendo una campagna per le strade e le piazze della Tunisia, ma anche sui social media. E gli elettori sembrano essere presenti sulle varie piattaforme politiche proposte. “I candidati si concentrano su come comunicare con l’elettorato su Internet, hanno capito che il regno digitale ha un impatto sulla sfera politica”, spiega la politologa tunisina Jamaa al-Qassimi. I politici vengono sempre più giudicati da ciò che promettono agli elettori.

L’analista politico Mansour Ayouni sostiene che gli elettori tunisini stanno prestando molta attenzione alla fiducia che emanano politici. Dice che questo è diventato un fattore chiave nel periodo precedente alle elezioni.

Il grande escluso

Mounir Baatour, il leader del gruppo tunisino per i diritti LGBT + Shams , non è più nella competizione. Aveva sperato di lottare per i diritti degli omosessuali e delle persone transgender come presidente tunisino, anche se le probabilità che fosse eletto, erano incredibilmente ridotte, vista l’opinione dei tunisini riguardo l’omosessualità.
Secondo sondaggi, solo il 7% della popolazione ritiene accettabile l’omosessualità. La sua candidatura è stata respinta e Baatour si è lamentato su Twitter dicendo che non gli è stata data una spiegazione chiara del perché.

Mounir Baatour

La Tunisia è stata a lungo un paese incentrato sul consenso politico e sociale, nel 2015, i rappresentanti della società civile tunisina hanno ricevuto il premio Nobel per la Pace per un modello di consenso politico accettato da gran parte della società tunisina. E mai come ora in queste elezioni, i tunisini sono consapevoli del fatto che domani dovranno affrontare una grande responsabilità per loro e per il paese.

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