Afghanistan: tra guerra e crisi umanitaria

Scritto da in data Marzo 3, 2026

L’Afghanistan  è oggi al centro di una catastrofe multipla: un conflitto in piena escalation con il vicino Pakistan e una crisi umanitaria che continua a peggiorare con effetti devastanti su civili e soprattutto bambini.

Escalation militare con il Pakistan

Dal 22 febbraio 2026, l’esercito pakistano ha condotto raid aerei in varie province afghane, tra cui Nangarhar e Paktika, dichiarando di colpire “campi di militanti”, inclusi gruppi affiliati al Tehreek-i-Taliban Pakistan e all’ISIS-K, uccidendo civili oltre ai presunti combattenti.

Gli scontri si sono rapidamente intensificati fino a coinvolgere colpi d’arma da fuoco lungo il confine e bombardamenti sulla capitale Kabul e altre città, facendo precipitare nuovamente i rapporti tra Islamabad e Kabul.

La tensione ha assunto la forma di un conflitto che entrambi i governi descrivono come “open war” (guerra aperta). I dati delle Nazioni Unite indicano che decine di civili afghani sono stati uccisi o feriti tra il 26 febbraio e il 2 marzo, con donne e bambini tra le vittime.

Civili tra bombe, confine e deportazioni

L’impatto sul popolazione civile è drammatico. Oltre alle vittime dirette dei bombardamenti e degli scontri, molte famiglie sono state costrette a fuggire dalle loro case, aumentando il numero degli sfollati interni.

Parallelamente, gli afghani residenti in Pakistan affrontano arresti, deportazioni e discriminazioni, con migliaia forzati a ritornare in un paese già in profonda crisi.

Crisi alimentare e umanitaria senza precedenti

Questa crisi si somma a un grave emergenza alimentare: milioni di persone soffrono di insicurezza alimentare acuta mentre l’assistenza internazionale diminuisce e l’economia locale collassa. Secondo analisi dell’Integrated Food Security Phase Classification, oltre metà della popolazione potrebbe necessitare di aiuti urgenti.

Nel 2026 le Nazioni Unite hanno inoltre avvertito che altri centinaia di migliaia di bambini afghani rischiano la malnutrizione acuta a causa di tagli ai finanziamenti, condizioni climatiche avverse e instabilità delle reti di assistenza.

Il messaggio di NOVE Caring Humans

In questo quadro, NOVE Caring Humans, una Ong italiana che lavora da anni in Afghanistan, ha lanciato un appello forte alla moderazione, al ripristino del dialogo e alla protezione dei civili. L’organizzazione, attraverso la sua direttrice  ricorda che la pace non è solo un’aspirazione, ma una responsabilità, e invita la comunità internazionale a intensificare gli sforzi diplomatici e umanitari per prevenire ulteriori tragedie.

Il loro messaggio sottolinea l’urgenza di rispettare il diritto internazionale umanitario, garantire accesso sicuro all’assistenza e dare priorità alla protezione delle infrastrutture civili e delle popolazioni vulnerabili.

L’Afghanistan del 2026 non è un paese in pace, è un territorio in cui la guerra con il Pakistan si intreccia con repressione interna, crisi alimentari e violazioni dei diritti umani, creando un mosaico di emergenze che richiedono risposte globali coordinate e immediate.

Foto di copertina: Stefano Rosselli

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