Israele costruisce un muro all’interno di Gaza
Scritto da Barbara Schiavulli in data Luglio 23, 2026
Le immagini satellitari raccontano una realtà che rischia di cambiare il volto della Striscia di Gaza ben oltre la guerra. Israele sta costruendo una vasta barriera di terra che attraversa il territorio per oltre 23 chilometri, separando l’area sotto il controllo dell’esercito israeliano dal resto dell’enclave palestinese.
Quella che, secondo gli accordi di cessate il fuoco dell’ottobre 2025 sostenuti dagli Stati Uniti, avrebbe dovuto essere una linea temporanea di ridispiegamento militare – la cosiddetta “Yellow Line” – sta assumendo sempre più i contorni di un confine permanente.
Mentre il paesaggio viene ridisegnato con bulldozer, trincee e basi militari, un’altra crisi cresce quasi nel silenzio: quella sanitaria. Con ospedali distrutti, medicine insufficienti e campi profughi sempre più sovraffollati, nella Striscia si stanno diffondendo nuove epidemie che colpiscono soprattutto i bambini.
Satellite imagery shows Israeli occupation forces building 23km-long barrier to permanently partition Gaza
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Israeli occupation forces are rapidly constructing a massive earthen barrier inside Gaza, further entrenching their division of the besieged enclave, according to… pic.twitter.com/xwUn3GLUKp— The Cradle (@TheCradleMedia) July 21, 2026
Un muro lungo 23 chilometri
Le fotografie satellitari analizzate dall’Associated Press e dal quotidiano israeliano Haaretz mostrano una barriera composta da terrapieni e fossati che attraversa Gaza da nord a sud. Secondo l’esercito israeliano, si tratta di una struttura destinata a impedire infiltrazioni e a proteggere le proprie truppe e le comunità israeliane vicine alla Striscia.
Ma le immagini raccontano anche altro. La costruzione procede rapidamente attraverso città ormai rase al suolo, terreni agricoli distrutti e nuove strade militari.
In poche settimane, alcuni tratti della barriera sono stati estesi di oltre due chilometri, mentre il sistema di fortificazioni continua ad avanzare verso sud.
Secondo l’Associated Press, Israele controlla ormai oltre metà della Striscia. Altre stime parlano addirittura del 65-70% del territorio sotto controllo militare israeliano.
IDF's Gaza earthen barrier crosses almost a mile beyond Yellow Line https://t.co/eZ6X3wPSIf
— Haaretz.com (@haaretzcom) July 22, 2026
La “Yellow Line” non è più soltanto una linea
Il punto più controverso riguarda proprio la cosiddetta Yellow Line, la linea prevista dall’accordo di cessate il fuoco come posizione temporanea di arretramento delle truppe israeliane.
Secondo Haaretz, in diverse aree la nuova barriera supera ampiamente quella linea. Nel sud della Striscia, nei pressi di Rafah, il terrapieno si estende in alcuni punti per circa 1.300 metri oltre il limite previsto.
Nell’area di Khan Younis la costruzione arriva fino alla Salah al-Din Road, la principale arteria che collega il nord e il sud della Striscia, spingendosi circa 400 metri oltre la linea concordata.
Per molti palestinesi il timore è che quella che doveva essere una misura temporanea stia diventando un nuovo confine di fatto, destinato a frammentare permanentemente Gaza.
L’esercito israeliano non ha indicato quale sarà l’estensione definitiva della barriera, limitandosi a confermare l’esistenza della struttura e della cosiddetta “zona di sicurezza” dotata di sistemi tecnologici e di intelligence.
Città cancellate dalle mappe
Le immagini satellitari mostrano anche la trasformazione radicale del territorio.
Intere comunità palestinesi risultano completamente demolite. Quartieri che fino al 2023 ospitavano decine di migliaia di persone sono oggi sostituiti da basi militari, strade di collegamento e vaste aree spianate.
Rafah, che prima della guerra contava oltre 250 mila abitanti, appare in gran parte distrutta. Lo stesso vale per numerosi centri nel nord della Striscia e nelle aree orientali.
Israele sostiene che le demolizioni siano necessarie per eliminare infrastrutture utilizzate da Hamas. Tuttavia, le immagini mostrano una trasformazione del territorio su una scala tale da alimentare il timore di una ridefinizione permanente della geografia di Gaza.
Un cessate il fuoco sempre più lontano
L’accordo dell’ottobre 2025 prevedeva un progressivo ritiro israeliano e il successivo dispiegamento di una forza internazionale lungo il confine della Striscia. Quel processo, però, è rimasto bloccato.
Israele lega ulteriori ritiri ai progressi sul disarmo di Hamas, mentre il movimento islamista e gran parte delle altre fazioni palestinesi continuano a rifiutare la consegna delle armi senza la prospettiva concreta della nascita di uno Stato palestinese indipendente.
Le trattative proseguono a rilento e la linea di separazione, anziché arretrare, continua a rafforzarsi.
Alla guerra si aggiunge un’epidemia
Mentre il territorio viene ridisegnato, la popolazione affronta una crisi sanitaria che continua a peggiorare.
Dall’inizio della guerra, decine di ospedali sono stati distrutti o gravemente danneggiati. Il sistema sanitario della Striscia è ormai ridotto al collasso e le carenze di medicinali, attrezzature e personale rendono sempre più difficile affrontare anche patologie normalmente curabili.
Negli ultimi giorni si è aggiunta una nuova emergenza: la diffusione della varicella nei campi per sfollati.
Secondo i medici che operano a Gaza, sono stati registrati quasi 10.000 casi in poche settimane, soprattutto tra i bambini. Il sovraffollamento, le alte temperature estive, la scarsità di acqua potabile e l’impossibilità di mantenere condizioni igieniche adeguate stanno favorendo la rapida propagazione del virus.
“La situazione richiede un intervento urgente. Farmaci, forniture mediche e servizi sanitari devono essere garantiti prima che la crisi peggiori ulteriormente“, ha dichiarato Mohammad Abu Afash, direttore di Medical Relief nella Striscia di Gaza.
La varicella si aggiunge ad altre malattie infettive già diffuse nella Striscia, tra cui scabbia, infezioni gastrointestinali e, nei mesi scorsi, anche casi sospetti di colera, tutte favorite dal collasso delle infrastrutture idriche e sanitarie.
Una geografia che cambia, una crisi che si approfondisce
Le immagini satellitari mostrano qualcosa che va oltre la cronaca quotidiana della guerra. Documentano la trasformazione fisica della Striscia di Gaza mentre il conflitto continua e mentre oltre due milioni di persone restano concentrate nella fascia costiera occidentale, dipendenti dagli aiuti umanitari e prive di un sistema sanitario funzionante.
Se la barriera dovesse consolidarsi lungo il suo attuale tracciato, non rappresenterebbe soltanto un’infrastruttura militare, ma un cambiamento strutturale destinato a incidere sul futuro politico e territoriale di Gaza.
E mentre il terreno viene diviso da fossati e terrapieni, la popolazione continua a fare i conti con una guerra che, oltre alle bombe, lascia in eredità epidemie, distruzione e un territorio sempre più difficile da ricostruire.
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