10 aprile 2021 – Notiziario Africa

Scritto da in data Aprile 10, 2021

  • RD Congo: una coalizione di milizie conquista interi villaggi e assalta una base dell’esercito nel Nord Kivu, mentre la gente in strada da giorni chiede il ritiro dei caschi blu
  • Mozambico: rinvenuti dodici corpi all’hotel Amarula di Palma, in corso di identificazione
  • Nigeria: undici soldati uccisi in un’imboscata
  • Rep. Centrafricana: Mosca “pronta a collaborare” su eventuali violazioni dei mercenari russi
  • Gibuti: col 98,58%, Guelleh rieletto presidente per la quinta volta
  • Ciad e Benin al voto, fra tensioni e arresti arbitrari

Questo e molto altro nel notiziario Africa di Radio Bullets, a cura di Giusy Baioni. Musiche di Walter Sguazzin

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 RD Congo

La città di Mweso, nel territorio di Masisi, provincia del Nord Kivu, sarebbe, dal pomeriggio di ieri, nelle mani dei ribelli APCLS-Nyatura dell’autoproclamato generale Janvier Karahiri. Dall’inizio della settimana, nel territorio di Masisi si registrano violenti scontri tra l’esercito regolare (FARDC) e questi ribelli, che secondo alcune fonti si sarebbero coalizzati con altri gruppi armati della zona. Secondo la società civile di Mweso, gli scontri sono durati tutto il giorno di ieri e i residenti sono fuggiti. Difficile avere riscontri, per ora.

I miliziani stanno attaccando le postazioni delle forze armate con armi pesanti e si sentono pesanti colpi di avvertimento in diversi villaggi del Masisi, continuano le stesse fonti. La popolazione sarebbe in fuga e diversi sarebbero i villaggi sotto il controllo delle milizie.

L’improvvisa nuova vampata di violenza avviene a poca distanza dal confinante territorio di Nyiragongo dove il 22 febbraio scorso è stato ucciso l’ambasciatore italiano Luca Attanasio, con Vittorio Iacovacci e Mustapha Milambo.

Da due giorni sono in corso manifgestazioni di piazza in tutto il Nord Kivu per chiedere che i caschi blu della Monusco lascino il paese: l’esasperazione della popolazione è dovuta a loro dire all’inefficienza dei militari onusiani, incapaci di fermare le continue stragi di civili. La polizia ha reagito alle manifestazioni usando proiettili veri, provocando almeno un ferito grave.

E proprio ieri è giunta la nomina del nuovo comandante delle truppe Onu: il Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha affidato il mandato al gen. brasiliano  Marcos De Sá Affonso Da Costa

Intanto, in un messaggio reso noto giovedì nella capitale Kinshasa, i vescovi cattolici congolesi riuniti nella Conferenza episcopale nazionale del Congo (Cenco) hanno affermato che più di 6.000 persone sono state uccise nella regione di Beni dal 2013 e più 2.000 nella vicina provincia dell’Ituri nel 2020. Per i prelati l’attuale configurazione dell’esercito pone un problema. E la soluzione alla crisi dovrebbe considerare operazioni militari sotto il coordinamento internazionale. Nel loro messaggio (ultimo di una lunga serie di interventi diretti dei vescovi congolesi sui temi della sicurezza e della pace) i vescovi accusano senza mezzi termini alcuni ufficiali dell’esercito, ma anche la catena di intelligence e comando, diversi anelli della quale farebbero parte del problema: «è urgente e necessario – scrivono – spostare tutti gli ufficiali dell’esercito provenienti dalle varie ribellioni o da gruppi armati e togliere dalla catena di comando coloro che sono considerati agenti di collegamento con eserciti stranieri».

Mozambico

Dodici corpi decapitati sono stati scoperti vicino all’hotel Amarula di Palma, oltre due settimane dopo il sanguinoso attacco jihadista che ha provocato decine di morti. I jihadisti avevano attaccato il 24 marzo la città nella provincia di Cabo Delgado, nel nord del Paese.

Il comandante delle operazioni militari a Palma, Chongo Vidigal, ha dichiarato alla televisione pubblica che un team di scienziati forensi era sulla scena per identificare i corpi, in stato di decomposizione.

Il 24 marzo gruppi armati avevano lanciato un raid preparato con cura nella città portuale di 75mila abitanti, a pochi chilometri dal megaprogetto per l’estrazione del gas del gruppo francese Total.

Circa 180 persone, anche straniere, si erano rifugiate presso l’Amarula Hotel, uno dei principali della città, sulla strada per l’aeroporto. Assaliti dai ribelli, che circondavano l’albergo, sono rimasti intrappolati per più di 48 ore. Dopo il fallimento dei tentativi di evacuazione in elicottero, sotto il pesante fuoco dei ribelli, il 26 marzo un’evacuazione con un convoglio di auto si è trasformata in tragedia. Appena usciti dall’hotel, il convoglio è caduto in un’imboscata: solo sette pick-up su 17 sono riusciti a uscire dalla zona di combattimento. Almeno sette persone sono state uccise, più di sessanta risultano disperse.

Intanto giovedì, la SADC, l’organizzazione regionale dell’Africa Australe, ha presentato le conclusioni del vertice straordinario organizzato d’urgenza sulla crisi a Cabo Delgado: cinque leader della regione si sono riuniti a Maputo insieme al presidente del Mozambico Filipe Nyusi, ma senza alcun progresso importante: solo l’annuncio di una missione tecnica e due nuove date fissate per gli incontri. Un summit che ha deluso molti, a fronte della gravità della situazione.

Il Mozambico, che attualmente presiede la SADC, si sarebbe opposto a qualsiasi tipo di intervento. L’unico annuncio concreto è l’immediato dispiegamento, si legge nel comunicato di una “missione tecnica” in Mozambico, senza altri dettagli. Non si sa nemmeno se si tratterà di civili o militari.

Nigeria

Secondo RFI,  undici soldati nigeriani, fra cui un ufficiale, sono stati uccisi giovedì da uomini armati non identificati nello stato di Benue. “I soldati erano in missione di routine quando sono stati attaccati”, ha dichiarato in un comunicato il portavoce dell’esercito nigeriano Mohammed Yerima, senza ulteriori dettagli.

Le truppe pattugliano la regione, detta Middle Belt, a causa degli scontri tra agricoltori e pastori nomadi che negli ultimi anni hanno ucciso migliaia di persone e ne hanno sfollato mezzo milione, secondo le stime di Medecins Sans Frontieres.

L’episodio avviene dopo che lunedì, nel sud-est della Nigeria, uomini pesantemente armati avevano assaltato una prigione liberando oltre 1.800 detenuti. Gli aggressori hanno usato esplosivi per penetrare nella prigione di Owerri, nello stato di Imo, prima di iniziare uno scontro a fuoco con le guardie carcerarie. Contemporaneamente, anche altri edifici governativi nella città di Owerri venivano attaccati. Nessun gruppo si è finora assunto la responsabilità dell’attacco, ma la regione è nota per essere sede di numerose organizzazioni separatiste.

Il presidente Muhammadu Buhari ha descritto l’attacco come “un atto di terrorismo” e ha invitato le forze di sicurezza a portare in custodia sia gli aggressori che i detenuti fuggiti.

Rep. Centrafricana

Mosca accetta di cooperare con le Nazioni Unite per scoprire se i paramilitari russi hanno commesso abusi negli ultimi mesi nella Repubblica Centrafricana. È quanto annuncia il Rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite nella Repubblica Centrafricana. Il 31 marzo, un gruppo di esperti Onu aveva espresso preoccupazione per possibili abusi da parte di mercenari russi nella Repubblica Centrafricana. Il 5 aprile Mankeur Ndiaye, rappresentante speciale delle Nazioni Unite e capo della Minusca, si è recato a Mosca per discutere della questione.

Intanto, per quattro deputati è stata richiesta la revoca dell’immunità parlamentare: fra loro, tre erano candidati alla presidenza nelle elezioni di dicembre. La richiesta è legata al procedimento giudiziario contro l’ex presidente Bozizé, ora coordinatore della ribellione della coalizione di gruppi armati PCC.

Il procedimento aperto a gennaio contro François Bozizé e i “i suoi coautori e complici” è collegato al tentato colpo di stato di cui le autorità lo accusano. I quattro parlamentari dalla fine di marzo hanno il divieto di lasciare il territorio nazionale.

Gibuti

Ismaël Omar Guelleh è stato rieletto ieri presidente di Gibuti con il 98,58% dei voti, secondo i dati ufficiali

Omar Guelleh al voto

provvisori, come presidente di Gibuti, piccolo paese strategico del Corno d’Africa che guida con il pugno di ferro da 22 anni. “IOG”, 73 anni, era in corsa per un quinto e, teoricamente, ultimo mandato contro Zakaria Ismail Farah, un uomo d’affari di 56 anni che era entrato da poco in politica e le cui possibilità di vittoria sembravano scarse.

“Il presidente Ismaël Omar Guelleh ottiene 167.535 voti, ovvero il 98,58%” ha annunciato nella notte tra ieri e oggi il ministro dell’Interno, aggiungendo che il rivale Farah ha ottenuto meno di 5.000 voti.

Ieri sera il primo ministro Abdoulkader Kamil Mohamed aveva annunciato che l’affluenza avrebbe superato il 77%, contro il 68% nel 2016. gli elettori registrati sono circa 215.000 su una popolazione totale di 990.000 persone.

Diversi altri partiti hanno boicottato il voto, parlando di “mascherata elettorale”.

Ciad

In Ciad, il ministero dell’Interno ha annunciato l’arresto di diversi leader di partito e attivisti che si sarebbero preparati a interrompere le elezioni presidenziali di domani. In un comunicato diffuso giovedì sera, il ministero della Pubblica Sicurezza annuncia lo smantellamento di una “rete terroristica”. In realtà, sono almeno cinque i leader di partiti politici arrestati.

Secondo il comunicato del Ministero della Pubblica Sicurezza, le persone arrestate si stavano preparando ad attaccare la Ceni (Commissione Elettorale), i seggi elettorali e addirittura progettavano di assassinare, in maniera mirata, i leader dell’opposizione per addossare la colpa al governo.

Il coordinamento dei cittadini si sta mobilitando su un altro fronte, quello del boicottaggio.

Benin

Dall’inizio della settimana si sono moltiplicate le manifestazioni in tutto il Paese per sfidare il presidente uscente, Patrice Talon, contro altri due candidati considerati insignificanti. A Savè, cittadina al centro del Paese, giovedì i soldati sono intervenuti per sgombrare le barricate, sparando proiettili veri contro i manifestanti uccidendone due.

Ieri, nuovi scontri hanno opposto la polizia ai manifestanti sullo stesso asse stradale. I manifestanti anti-Talon hanno bloccato i due assi principali che portano al nord, il percorso dei camion verso i paesi vicini, ma anche il percorso dei veicoli della Commissione Elettorale, che porterà il materiale elettorale nel nord del Paese.

La tensione è aumentata notevolmente in Benin dopo la morte dei due manifestanti: un contesto che fa temere il taglio di internet, come era già avvenuto durante le elezioni legislative del 2019.

Somalia

Un altro round di colloqui per risolvere la situazione di stallo elettorale della Somalia si è concluso senza un accordo mercoledì a Mogadiscio. Il ministro dell’Informazione somalo Osman Dubbe ha incolpato i leader dei governi regionali del Puntland e dello Jubbaland per il fallimento dei colloqui.

I negoziati sono falliti quando la comunità internazionale ha fatto pressioni sul presidente somalo Mohammed Abdullahi Farmaajo e sui leader degli stati federali per raggiungere un accordo. Le questioni controverse includono la formazione della commissione elettorale, la selezione dei membri della commissione per la regione separatista del Somaliland e la crisi nella regione di confine tra Somalia e Kenya di Gedo. I critici accusano Farmaajo, che sta cercando un secondo mandato, di ritardare le elezioni per estendere il suo attuale mandato, ufficialmente scaduto a febbraio. L’impasse elettorale ha gettato la Somalia in una crisi politica. Si teme che il gruppo terroristico Al Shabab possa sfruttare il disaccordo per minare ulteriormente la già fragile sicurezza del Corno d’Africa.

Senegal

Una commissione d’inchiesta “indipendente e imparziale” sarà istituita dopo le proteste che hanno scosso il paese all’inizio di marzo. Il governo ha dato l’annuncio giovedì 8 aprile e ha presentato il suo rapporto sugli eventi. In un memorandum di 24 pagine, riporta 13 morti durante i disordini.

“Ripristinare la verità e individuare le responsabilità” sono gli obiettivi dichiarati della commissione d’inchiesta, che il governo ha annunciato nello spirito di un desiderio di “pacificazione”.

“È una commissione aperta e membri dell’opposizione e della società civile potranno essere presenti”, ha affermato il ministro delle forze armate Sidiki Kaba, “in modo che questa commissione possa lavorare in completa indipendenza”.

Da parte sua, il Movimento per la difesa della democrazia (M2D) “prende atto” della decisione, che era una delle richieste della coalizione di partiti di opposizione e organizzazioni della società civile, ma sottolinea di rimanere “vigile” sui metodi di costituzione della commissione e mostra “scetticismo” sulla sua imparzialità.

Togo

A poco più di un anno dalla sua rielezione per il quarto mandato, il presidente togolese Faure Gnassingbé è in Francia da mercoledì per una visita di lavoro, che ha incluso un incontro all’Elysee Palace con Emmanuel Macron, avvenuto ieri. Questa visita è la prima in Francia del Capo dello Stato togolese dall’inizio del suo nuovo mandato e ha suscitato le proteste della società civile togolese, che era in prima linea contro la rielezione di Gnassingbé nel marzo 2020.

Kenya-Somalia

L’Alta Corte del Kenya ha temporaneamente sospeso la decisione del governo di chiudere i campi profughi di Dadaab e Kakuma, che ospitano quasi 500mila persone. Il tribunale ha emesso un ordine di sospensione giovedì a seguito di una petizione presentata all’alta corte che contestava una decisione del ministero dell’Interno che chiedeva all’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati di formulare un piano per chiudere i campi il prima possibile. La maggior parte dei rifugiati sono somali.

Il 24 marzo il Kenya aveva dato all’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati un ultimatum di 14 giorni per formulare un piano per chiudere i campi. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) ha prontamente risposto e avvertito di una catastrofe se i rifugiati vengono espulsi dai campi di Dadaab e Kakuma che hanno una popolazione di 218.873 e 196.666, rispettivamente.

Il Kenya ha affermato che i terroristi affiliati ad al-Qaeda ad al-Shabaab che hanno attaccato l’Università di Garissa, uccidendo più di 140 studenti nel 2015, erano stati facilitati dai simpatizzanti del campo, citandolo come motivo principale della chiusura.

Etiopia

Non solo Tigray: un’altra crisi interna minaccia l’Etiopia e il processo che deve condurre alle elezioni. Gli scontri che hanno coinvolto i due maggiori gruppi etnici dell’Etiopia hanno ucciso più di 300 persone il mese scorso, ha detto venerdì un funzionario federale, in quello che è l’ultimo segno di instabilità in vista delle elezioni previste a giugno.

La violenza è iniziata il 19 marzo e si è svolta in due zone della regione di Amhara, regione dominata dal gruppo etnico Amhara – il secondo più grande dell’Etiopia – ma una delle zone colpite è popolata principalmente da Oromo, il gruppo più numeroso.

I morti sono stati per lo più uccisi da colpi di arma da fuoco e includevano civili e membri delle forze di sicurezza.

Jemal Hassen Mohammed, amministratore capo dell’area di Jile-Temuga nella zona speciale di Oromo, ha detto all’Afp che le violenze sono iniziate il 19 marzo dopo che un imam di etnia oromo è stato ucciso a colpi di arma da fuoco fuori da una moschea, provocando scontri tra le forze di sicurezza di Amhara e civili di etnia Oromo.

Il giorno seguente, quando i feriti oromo hanno cercato di ottenere cure mediche, sono stati attaccati da una folla che ha ucciso 10 persone usando “una combinazione di armi contundenti tra cui machete, coltelli, blocchi di cemento, bastoni e pietre”, ha detto Jemal.

Un totale di 68 persone sono state uccise e 114 ferite nella zona speciale di Oromo, mentre 40mila persone sono state sfollate.

Non è stato possibile verificare in modo indipendente le notizie, precisa Afp.

Intanto, il fallimento della tre giorni di colloqui a Kinshasa sulla mega diga idroelettrica etiope costruita su un affluente del Nilo, appesantisce il clima nella regione. Con l’avvicinarsi della seconda fase di riempimento del serbatoio, le posizioni sembrano più distanti che mai.

I negoziatori sudanesi hanno lasciato Kinshasa molto arrabbiati. Niente, secondo loro, ha potuto piegare i delegati etiopi: il loro rifiuto di “ mediatori ” o “ facilitatori ” fuori dall’Unione africana è stato totale. Nessuna proposta è stata accettata: né il coinvolgimento dell’ONU, né quello degli Stati Uniti o dell’Unione europea, né la possibilità per l’UA di ricorrere a una terza parte se necessario.

I funzionari del governo etiope sono rimasti sulla loro linea: l’UA, con sede ad Addis Abeba, deve rimanere l’unica terza parte nei colloqui, in nome del principio delle “soluzioni africane ai problemi africani”.

Trovare un accordo è urgente: la stagione delle piogge in Etiopia inizia a giugno e il governo ha annunciato che coglierebbe l’occasione per catturare i 13,5 miliardi di metri cubi d’acqua necessari al bacino della diga, qualunque cosa accada. e nonostante tutte le minacce.

Il Sudan sta ora valutando di portare la questione al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Tuttavia, alcuni temono che questa disputa politica possa degenerare in conflitto armato. Perché il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi ha avvertito: “Nessuno può portare una goccia d’acqua dall’Egitto. È una linea rossa”, ha detto alla stampa mercoledì 7 aprile, dopo il fallimento delle discussioni di Kinshasa.

Coronavirus

Anche l’unione Africana abbandona Astra Zeneca: considerato finora il vaccino più adatto per il continente, sia per il basso costo che per la modalità di conservazione non particolarmente elaborata, ora però anche l’Unione Africana ha annunciato di aver abbandonato i progetti di acquisto con il Serum Institute indiano e di voler discutere invece con gli Stati Uniti per acquistare Johnson & Johnson.

John Nkengasong, capo dell’African Disease Control Centers, ha attribuito la decisione alle scorte che Astra Zeneca non era in grado di fornire e non ai rari casi di morti probabilmente legate al vaccino anglo-svedese. Spiegando che le dosi di Astra Zeneca continueranno a esser distruiibuite in Africa attraverso il programma Covax.

Egitto

l Ministero delle Antichità egiziano ha annunciato il ritrovamento dei resti di un’antica città nel deserto fuori Luxor, che gli archeologi dicono sia la “più grande” mai trovata in Egitto e risale all’età dell’oro dei faraoni 3000 anni fa.

L’egittologo Zahi Hawass ha annunciato la scoperta della “città d’oro perduta”, dicendo che il sito è stato scoperto vicino a Luxor, sede della leggendaria Valle dei Re.

“La città ha 3000 anni, risale al regno di Amenhotep III e continuò ad essere usata da Tutankhamon e Ay.” Il team ha definito la scoperta “la più grande” città antica mai scoperta in Egitto e Betsy Bryan, professore di arte e archeologia egizia presso la Johns Hopkins University, ha affermato che il ritrovamento è “la seconda scoperta archeologica più importante dalla tomba di Tutankhamon” quasi un secolo fa.

 

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