Ali Dia – Il genio della truffa

Scritto da in data Giugno 23, 2019

Per un’esperienza più coinvolgente, invece di leggere ascolta il podcast 

Una truffa in Premier League

Sai perché gli Yankees vincono sempre? Perché gli avversari non riescono a staccare gli occhi dalle righine delle loro divise.

Questa frase, tratta dal favoloso film “Prova a prendermi”, sintetizza il concetto che spesso l’abito fa il monaco e apparire, più che essere, può fare la differenza, soprattutto se si vuole passare per qualcosa o qualcuno che non si è veramente. Stando alla definizione di Rambaldo Melandri, il personaggio di amici miei, magistralmente interpretato da Gastone Moschin, il protagonista di oggi è un genio.

Cos’è il Genio? È fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità d’esecuzione

La Fantasia

La fantasia non manca di certo ad Ali Dia che, nato in Senegal, si trasferisce in Francia con l’obiettivo di giocare a calcio; fare il professionista è il suo sogno ma non è bravo abbastanza e deve accontentarsi di giocare per qualche squadra dilettantistica francese. Nonostante il verdetto del campo suggerisca ad Ali Dia di cambiare strada, lui continua a sognare: vuole giocare in serie A ed è disposto a tutto pur di riuscirci: dove non arriva con le capacità, poche, e il talento, pochissimo, se non inesistente, vuole arrivare con la fantasia, fantasia che piano piano prende forma e si trasforma in intuizione.

L’intuizione

L’intuizione di Ali Dia nasce da una leggera somiglianza con uno dei più forti giocatori di calcio di quegli anni: George Weah, primo ed unico calciatore africano a vincere il pallone d’oro. Ali Dia riesce tramite delle conoscenze a reperire i contatti di alcuni manager di squadre della Premier League. Il piano è semplice: telefonare fingendosi Weah e raccomandare un fantomatico cugino dal nome Ali Dia, che ha giocato con lui al Paris Saint Germain e viene dalla serie B tedesca. Il primo tentativo, però, è un buco nell’acqua visto che il manager del West Ham, Harry Redknapp mangia la foglia e attacca il telefono dopo pochi minuti di conversazione; non crede possibile che Weah possa avere un cugino da raccomandare. Per giunta senegalese e non liberiano come lui. Ali Dia, però, non si arrende, capisce che deve aggiustare il tiro e allora ecco che il colpo d’occhio e la velocità d’esecuzione si aggiungono alla fantasia e all’intuizione.

Colpo d’occhio e velocità d’esecuzione

Esaminando le rose delle squadre della Premier League, Ali Dia si accorge che il Southampton ha problemi di infortuni, soprattutto in attacco, dove gioca lui; quale migliore occasione proporsi ad una squadra che ha effettivamente bisogno di ingaggiare qualche nuovo giocatore? Ecco allora che il finto George Weah alza la cornetta per chiamare Souness, manager dei saints, per raccomandare il fantomatico cugino. E Souness abbocca: si convince della veridicità delle parole di Weah e senza nemmeno verificare le informazioni, forse proprio per l’esigenza impellente di tesserare un nuovo attaccante, mette sotto contratto Ali Dia e dichiara alla stampa:

“Ha giocato con Weah al PSG e l’anno scorso ha militato nella seconda divisione tedesca. Gli abbiamo detto, vieni al campo e allenati con noi per qualche settimana e vediamo come ti trovi. Quando qualcuno così importante (Wheah ndr) ti raccomanda qualcuno tendi a sederti e ascoltarlo”.

Nemici a confronto

L’esordio in Premier League

L’occasione per valutare Ali Dia in una partita ufficiale si presenta pochi giorni dopo il suo ingaggio: i saints devono vedersela contro i gunners dell’Arsenal ma un abbondante acquazzone impedisce alle due squadre di scendere in campo. Poco male visto che il sabato successivo è in programma la sfida tra Southampton e Leeds. Dia viene convocato ma siede in panchina, Souness preferisce puntare su Le Tissier che sembra aver recuperato dopo l’infortunio. È proprio Le Tissier che in un’intervista di qualche anno dopo ricorda quella partita:

“Fui veramente sorpreso di vederlo entrare in campo. Si era allenato con noi qualche giorno prima e pensavamo fosse lì per qualche premio, visto che non era molto bravo. Poi il sabato ci trovammo tutti nello spogliatoio e lui era lì, seduto in mezzo a noi”.

Per il Southampton non è un buon momento: dopo la sconfitta per 7-1 rimediata contro l’Everton la settimana precedente, la squadra di Souness è in cerca di riscatto e la partita contro il Leeds sembra essere l’occasione giusta. La gara è equilibrata e nessuna delle due squadre sembra riuscire a prendere in mano il pallino del gioco; almeno fino a quando Matt Le Tissier non si ferma e chiede di essere sostituito, evidentemente il problema avuto in settimana non era del tutto risolto. Souness è costretto al cambio e, senza nessuna esitazione, si gira e chiama Ali Dia che veste la maglia numero 33. Il genio senegalese sta per vedere il suo sogno realizzarsi: sta per giocare in Premier League. I tifosi applaudono e Dia fa in suo ingresso in campo.

Dopo neanche due minuti ha già l’occasione per entrare nella storia: Eyal Berkovic raccoglie palla sulla trequarti campo e si invola verso la porta avversaria, la difesa si stringe e il centrocampista israeliano scarica il pallone sulla destra per l’accorrente Dia che ha immediatamente l’occasione per timbrare il cartellino ma il suo piatto destro viene respinto in calcio d’angolo dal portiere Martyn. La partita è ancora lunga ma quello è, forse, l’unico pallone che Ali Dia toccherà durante tutto l’incontro prima di essere sostituito, per disperazione, dall’allenatore che, nonostante fosse sotto di due gol, decide di farlo uscire per inserire un difensore.

“Correva dove non c’era il pallone. Credo avesse intenzione di evitarlo: forse pensava che se non avesse toccato la palla nessuno si sarebbe reso conto di quanto fosse imbranato. Sembrava il cerbiatto Bambi spaventato che corre sul ghiaccio.”

Ricorda Le Tissier a cui fa eco il suo allenatore Souness:

“Quando lo vedemmo in allenamento, ci rendemmo conto che non era abbastanza bravo ma, nella stessa seduta, Le Tissier ebbe un problema, e avevamo altri tre attaccanti indisponibili. In caso di necessità lo avremmo dovuto mandare in campo. Infatti venti minuti dopo il calcio d’inizio siamo stati costretti a farlo. È stato incredibile perché è andato avanti per un’ora e mezza senza toccare palla. Non avevo mai visto una cosa del genere”.

Quei 53 minuti saranno gli unici che Ali Dia giocherà in Premier League, il contratto viene prontamente rescisso dal Southampton che dell’attaccante senegalese non vuole più sapere niente. Dopo quell’esperienza e dopo una breve parentesi con i dilettanti del Gateshead, di Ali Dia si perdono le tracce e a tutt’oggi non si sa che fine abbia fatto il genio senegalese. Alcune fonti non accreditate riferiscono che si è iscritto alla Northumbria University, laureandosi in economia aziendale nel 2001, di certo c’è soltanto che ancora oggi viene ricordato come il peggior calciatore ad aver mai giocato in Premier League.

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Il capitano coraggioso

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