22 luglio 2026 – Notiziario Mondo
Scritto da Barbara Schiavulli in data Luglio 22, 2026
- Stati Uniti-Iran, undicesima notte di bombardamenti mentre la guerra si allarga al Mar Rosso.
- Libano, Trump promette sostegno a Beirut mentre nel sud continuano i bombardamenti.
- Asia, alluvioni devastanti tra Afghanistan e India.
- Regno Unito, Burnham debutta al governo tra taglio delle bollette e record di donne ministre.
- Trump sogna Infantino all’ONU. Nicaragua: cancellate le elezioni.
- Fame nel mondo, l’Africa resta l’epicentro della crisi.
- Sri Lanka, droni militari contro l’epidemia di dengue.
- India, continua la protesta dei giovani contro il governo Modi.
Questo e molto altro nel notiziario di Radio Bullets a cura di Barbara Schiavulli
Stati Uniti contro Iran
Nella notte Washington ha bombardato il Paese per l’undicesimo giorno consecutivo. Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha dichiarato di aver colpito hangar militari e depositi di droni, annunciando un’ulteriore intensificazione delle operazioni dopo che il presidente Donald Trump aveva anticipato un inasprimento della campagna aerea.
Mentre gli attacchi continuano, la diplomazia appare sempre più in difficoltà. Il ministro dell’Interno iraniano Eskandar Momeni si è recato in Pakistan, uno dei principali mediatori regionali, nel tentativo di rilanciare i negoziati dopo il fallimento del cessate il fuoco.
Dalla Casa Bianca, però, Trump ha raffreddato ogni prospettiva di dialogo, dichiarando che gli Stati Uniti “non hanno alcun interesse a incontrare” la controparte e lasciando intendere che potrebbero essere colpiti anche obiettivi vicini ai principali siti iraniani di arricchimento dell’uranio.
Sul terreno, la guerra continua a ruotare attorno allo Stretto di Hormuz, attraverso il quale prima del conflitto transitava circa un quinto del petrolio e del gas naturale commerciati via mare nel mondo.
Washington sostiene che gli attacchi servano a garantire la sicurezza della navigazione, ma Teheran continua a mantenere una forte capacità di interdizione nella zona.
Nelle ultime ore una petroliera è stata colpita nello Stretto costringendo l’equipaggio ad abbandonare la nave, mentre nuovi allarmi missilistici sono scattati in Bahrein e Kuwait.
Anche il bilancio umano continua a peggiorare. Secondo un funzionario statunitense citato dall’Associated Press, i militari americani feriti dall’inizio del conflitto sarebbero ormai oltre cinquecento, un dato superiore alle cifre ufficiali del Pentagono, che continua ad aggiornare il conteggio con ritardo.
La crisi si sta inoltre estendendo al Mar Rosso. Gli Houthi yemeniti, sostenuti dall’Iran, hanno annunciato un blocco navale nei confronti dell’Arabia Saudita e avvertito le compagnie di navigazione di evitare anche lo stretto di Bab el-Mandeb, il passaggio che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden.
Secondo i ribelli, diverse navi avrebbero già modificato la propria rotta, un’affermazione che al momento non è stata confermata da fonti indipendenti.
L’escalation continua ad avere ripercussioni sui mercati energetici: il prezzo del petrolio ha superato i 91 dollari al barile, mentre negli Stati Uniti aumenta anche il costo della benzina, alimentando il malcontento interno in vista delle elezioni di medio termine.
Intanto da Israele arriva un segnale di prudenza: il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha ribadito che il governo israeliano non ha interesse a entrare direttamente nella guerra contro l’Iran, pur affermando che il Paese resta pronto a ogni eventualità.
Libano
Il presidente statunitense Donald Trump ha ricevuto alla Casa Bianca il presidente libanese Joseph Aoun, assicurando un maggiore sostegno politico e militare a Beirut e promettendo di contribuire a risolvere “molti dei problemi” che affliggono il Paese.
Trump ha definito Aoun un leader destinato a diventare “una delle figure più importanti del Medio Oriente” e ha affermato che il Libano “è stato trattato male troppo a lungo” e merita finalmente rispetto.
Ha inoltre dichiarato che, se il presidente libanese lo riterrà opportuno, sarebbe disposto perfino ad aprire un dialogo con Hezbollah.
Al centro dell’incontro c’è stato il piano sostenuto da Washington per rafforzare il controllo dell’esercito libanese nel sud del Paese, estendendone la presenza nei villaggi che Hezbollah dovrebbe progressivamente abbandonare nell’ambito del meccanismo trilaterale tra Stati Uniti, Libano e Israele.
Trump ha aggiunto che anche il presidente ad interim siriano Ahmad al-Sharaa sarebbe interessato a contribuire agli sforzi per contenere Hezbollah.
Da parte sua, Joseph Aoun ha ribadito che l’obiettivo finale resta porre definitivamente fine allo stato di ostilità tra Libano e Israele, chiedendo agli Stati Uniti un forte sostegno politico per rafforzare le istituzioni statali e l’esercito.
Nei giorni scorsi anche il segretario di Stato Marco Rubio aveva confermato l’appoggio americano all’accordo trilaterale, elogiando gli sforzi di Beirut per ristabilire la sovranità dello Stato e procedere al disarmo di Hezbollah.
Sul terreno, però, la situazione resta estremamente tesa. Nonostante il cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti, Israele continua le operazioni militari nel Libano meridionale. Nelle ultime ore l’artiglieria ha colpito le alture di Ali al-Taher, nei pressi di Nabatieh, mentre l’esercito israeliano ha effettuato nuove demolizioni a Majdal Zoun e Mays al-Jabal.
Esplosioni sono state segnalate anche nelle aree di Beit Yahoun, Kounine e Kfar Tebnit, dopo una giornata di bombardamenti e distruzione di abitazioni e infrastrutture.
Parallelamente è iniziata l’attuazione delle cosiddette zone pilota, previste dall’accordo trilaterale. L’esercito libanese ha avviato il dispiegamento delle proprie forze a Zawtar al-Gharbiyeh, ma ha denunciato che soldati israeliani hanno aperto il fuoco durante l’operazione, un episodio che Beirut considera un serio rischio per l’attuazione dell’intesa.
Il piano prevede il graduale passaggio del controllo delle aree di confine all’esercito libanese, il disarmo delle infrastrutture militari di Hezbollah e, in cambio, il ritiro delle forze israeliane dal Libano meridionale.
Tuttavia Israele continua a mantenere la propria presenza nella cosiddetta “zona di sicurezza” e, finora, non ha assunto impegni concreti sui tempi del ritiro, alimentando i dubbi sulla reale tenuta del processo diplomatico.
وصول رئيس الجمهورية العماد جوزاف عون إلى البيت الأبيض للقاء الرئيس الأميركي دونالد ترامب pic.twitter.com/7xmcuPUXZt
— Lebanese Presidency (@LBpresidency) July 21, 2026
Palestina e Israele
A Gaza continuano i bombardamenti israeliani. Secondo il ministero della Salute della Striscia, nelle ultime ventiquattro ore sono stati uccisi dieci palestinesi, uno dei quali è morto per le ferite riportate nei giorni precedenti, mentre quarantadue persone sono rimaste ferite. Dall’inizio della guerra il bilancio è salito a 73.293 morti e 173.906 feriti.
Dal cessate il fuoco entrato in vigore l’11 ottobre, le autorità sanitarie di Gaza riferiscono che almeno 1.168 palestinesi sono stati uccisi e 3.798 feriti, mentre oltre ottocento corpi sono stati recuperati dalle macerie.
Tra gli attacchi più gravi delle ultime ore, un’intera famiglia di sei persone, tra cui tre bambini, è morta nel bombardamento della propria abitazione a Gaza City.
Un altro attacco ha colpito un rifugio improvvisato all’interno di un edificio ospedaliero, dove, secondo i testimoni, i bambini stavano giocando a calcio pochi istanti prima dell’esplosione.
L’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha dichiarato che tra il 13 e il 20 luglio sono stati uccisi almeno 57 palestinesi, tra cui sei bambini e otto donne.
Siria
Due bambini siriani sono rimasti feriti dopo essere stati colpiti dal fuoco dell’esercito israeliano durante un’incursione nel villaggio di Jamla, nel sud della Siria.
Lo riferisce l’agenzia di stampa statale siriana SANA, senza fornire ulteriori dettagli sulle loro condizioni.
Jamla si trova nel bacino dello Yarmouk, un’area di confine dove Israele ha ampliato la propria presenza militare dopo la caduta del governo di Bashar al-Assad nel 2024. Damasco sostiene che queste operazioni violino l’accordo di disimpegno del 1974, che Israele considera decaduto dopo il cambio di governo siriano.
Arabia Saudita
Sale la tensione nello Yemen dopo che Ansarallah, il movimento Houthi, ha annunciato un blocco navale nei confronti dell’Arabia Saudita. La coalizione militare guidata da Riad ha dichiarato che rafforzerà la protezione delle navi nel Mar Rosso e ha promesso una risposta “decisa e forte” a qualsiasi minaccia.
Nel frattempo il governo yemenita sostenuto dall’Arabia Saudita ha annunciato la ripresa delle esportazioni di petrolio, sospese dalla fine del 2022 dopo gli attacchi Houthi ai terminal nel sud del Paese.
Il ministro della Difesa ha inoltre affermato che le forze governative sono pronte a intensificare le operazioni militari contro Ansarallah, definendo il conflitto una “guerra per la libertà”.
Restiamo in Arabia Saudita, Donald Trump ha approvato un accordo trentennale di cooperazione nucleare civile con l’Arabia Saudita, che sarà ora sottoposto all’esame del Congresso.
Secondo diverse fonti statunitensi, l’intesa potrebbe consentire a Riad di sviluppare capacità di arricchimento dell’uranio, una prospettiva che preoccupa esperti e parlamentari per i possibili rischi di proliferazione nucleare in Medio Oriente.
L’amministrazione Trump sostiene che l’accordo rafforzerà la presenza industriale americana nel programma nucleare saudita e contribuirà a contenere l’influenza di Russia e Cina nella regione.
I critici, invece, evidenziano l’assenza di alcune delle tradizionali garanzie di non proliferazione richieste dagli Stati Uniti negli accordi di questo tipo, mentre resta alta la tensione regionale per il conflitto tra Stati Uniti e Iran.
Mali
Almeno cinquanta soldati maliani sono stati uccisi e più di venti sono stati catturati dopo un’imboscata contro un convoglio militare nella regione settentrionale di Gao.
L’attacco è stato rivendicato dal gruppo jihadista JNIM, affiliato ad al-Qaeda, insieme al Fronte di Liberazione dell’Azawad, movimento separatista tuareg, che hanno descritto l’operazione come un’azione congiunta.
Secondo l’esercito maliano sono stati colpiti anche i suoi alleati sul terreno, un riferimento che diversi osservatori attribuiscono ai mercenari russi dell’Africa Corps. L’episodio conferma il deterioramento della sicurezza nel nord del Mali, dove gruppi jihadisti e ribelli continuano a sfidare il controllo dello Stato.
Fame
La fame nel mondo è diminuita per il terzo anno consecutivo, ma i progressi restano fragili. È quanto emerge dal nuovo rapporto delle agenzie delle Nazioni Unite, secondo cui nel 2025 circa 645 milioni di persone hanno sofferto la fame, pari al 7,8% della popolazione mondiale.
Il dato migliora rispetto agli anni precedenti, ma l’Africa resta il continente più colpito, con 309 milioni di persone che non hanno accesso a un’alimentazione sufficiente, superando anche l’Asia. Due africani su tre, inoltre, non possono permettersi una dieta sana.
Le Nazioni Unite avvertono che guerre, eventi climatici estremi e i tagli agli aiuti internazionali rischiano di compromettere i progressi raggiunti, rendendo sempre più difficile centrare l’obiettivo di eliminare la fame nel mondo entro il 2030.
Francia
La Francia diventa il primo Paese dell’Unione europea a vietare l’accesso ai social network ai minori di 15 anni. Il Parlamento ha approvato la legge, che ora attende la firma del presidente Emmanuel Macron e dovrebbe entrare in vigore prima dell’inizio del nuovo anno scolastico.
Dal primo settembre gli under 15 non potranno aprire nuovi account e le piattaforme avranno quattro mesi di tempo per rimuovere quelli già esistenti, introducendo sistemi di verifica dell’età.
La legge vieta inoltre la pubblicità dei social rivolta ai minori.
Macron ha definito il provvedimento una misura necessaria per proteggere la salute mentale e lo sviluppo dei ragazzi, mentre resta aperto il nodo su come far rispettare concretamente il divieto senza compromettere la privacy degli utenti.
Regno Unito
Il nuovo primo ministro britannico Andy Burnham ha presieduto il suo primo Consiglio dei ministri promettendo un governo concentrato sul costo della vita.
Tra i primi provvedimenti annunciati c’è l’abolizione dell’IVA sulle bollette elettriche a partire dal primo ottobre, una misura che, secondo Downing Street, ridurrà le spese per le famiglie, ma che ha già suscitato dubbi sulle coperture finanziarie da parte dell’opposizione e di alcuni esponenti laburisti.
Il nuovo esecutivo segna anche un primato storico: per la prima volta nel Regno Unito il governo è composto da più donne che uomini. Su 23 membri del gabinetto, compreso il premier, 12 sono donne e 11 uomini, confermando una presenza femminile senza precedenti ai vertici dell’esecutivo britannico.
Ucraina
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha rimosso il comandante in capo delle Forze armate, il generale Oleksandr Syrskyi, nominando al suo posto il maggiore generale Mykhailo Drapatyi.
Si tratta del più importante riassetto ai vertici militari dall’inizio della guerra con la Russia.
La decisione arriva dopo settimane di proteste e di crescenti critiche nei confronti della leadership militare, accusata da parte dell’opinione pubblica e di alcuni esponenti politici di utilizzare strategie troppo costose in termini di vite umane e di rallentare le riforme dell’esercito.
Zelensky ha spiegato che il nuovo comando dovrà accelerare la modernizzazione delle forze armate e rafforzare la capacità di difesa del Paese.
Russia
Il direttore dell’FBI, Kash Patel, starebbe pianificando una visita in Russia a metà ottobre. Se confermata, sarebbe la prima missione di un capo dell’FBI nel Paese dal 2013. Secondo Politico, il viaggio dovrebbe includere tappe a Mosca e San Pietroburgo e sarebbe organizzato dall’FSB, i servizi di sicurezza russi.
L’iniziativa arriva in un momento di forti tensioni tra Washington e Mosca per la guerra in Ucraina e mentre al Congresso americano cresce la pressione per imporre nuove sanzioni contro la Russia.
Non è ancora chiaro se Patel incontrerà il presidente Vladimir Putin o altri esponenti del governo russo, né quali saranno i temi dei colloqui. Al momento né l’FBI né il Dipartimento di Giustizia hanno commentato la notizia.
Canada
Donald Trump ha annunciato nuovi dazi del 50% su circa 20 miliardi di dollari di prodotti canadesi, accusando Ottawa di penalizzare le esportazioni statunitensi di automobili, alcolici e prodotti lattiero-caseari.
Le tariffe entreranno in vigore il 19 agosto e riguarderanno un’ampia gamma di beni, dal vino alle mazze da hockey fino al cemento, inclusi prodotti finora esclusi grazie all’accordo commerciale tra Stati Uniti, Canada e Messico. Restano invece esenti le importazioni di energia, potassa e minerali strategici.
Trump ha motivato la decisione ricorrendo a una disposizione del Tariff Act del 1930, una norma raramente utilizzata e destinata a riaccendere il confronto commerciale tra i due Paesi.
Stati Uniti
Emergono nuovi dettagli sulla morte di Juan Jairo Coronilla Duran, il cittadino messicano di 28 anni investito da un camion mentre cercava di sfuggire a un controllo dell’agenzia federale per l’immigrazione, l’ICE, in Florida.
La moglie ha raccontato all’emittente Spectrum News che l’uomo si trovava regolarmente negli Stati Uniti con un visto turistico valido ed era arrivato soltanto tre settimane prima. Avrebbe dovuto rientrare in Messico pochi giorni dopo l’incidente.
Intanto Donald Trump ha dichiarato che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu non verrà arrestato negli Stati Uniti, rispondendo alle parole del sindaco di New York, Zohran Mamdani, che aveva lasciato aperta la possibilità di dare seguito al mandato della Corte penale internazionale.
La Corte dell’Aia ha emesso un mandato d’arresto contro Netanyahu nel novembre 2024 con accuse di crimini di guerra, tra cui l’uso della fame come metodo di guerra e attacchi intenzionali contro civili.
Donald Trump ha annunciato che i farmaci generici importati negli Stati Uniti resteranno esenti da dazi per i prossimi due anni. Dal 2028 scatterà però una tariffa del 100% per un anno, destinata a salire al 200% successivamente.
Secondo Trump, la misura punta a riportare la produzione di farmaci generici negli Stati Uniti, penalizzando le aziende che non investiranno in nuovi stabilimenti sul territorio americano.
I farmaci coperti da brevetto non saranno invece interessati dal provvedimento. Negli Stati Uniti oltre il 90% dei medicinali venduti è costituito da farmaci generici.
La guerra contro l’Iran continua a pesare sui conti del Pentagono. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha chiesto al Senato di approvare un finanziamento straordinario da 87,6 miliardi di dollari richiesto dall’amministrazione Trump, destinato in larga parte a sostenere e ricostituire le capacità militari statunitensi dopo mesi di operazioni nel Golfo.
Durante l’audizione, più volte interrotta dalle proteste, Hegseth ha aggiornato il costo del conflitto, stimandolo in 37,5 miliardi di dollari, una cifra superiore alle valutazioni precedenti.
La richiesta arriva mentre, secondo il Washington Post, il Pentagono rischia di esaurire nel giro di poche settimane le risorse destinate alle operazioni militari, tanto da aver già iniziato a ridurre addestramento, manutenzione e programmi di armamento per mantenere attive le missioni.
E ora una notizia che se non fosse vera, rideremmo da qui a domani, Donald Trump avrebbe un nuovo candidato per la guida delle Nazioni Unite: il presidente della FIFA, Gianni Infantino.
Secondo indiscrezioni rilanciate dai media americani, Trump considera il dirigente italo-svizzero la persona giusta per guidare l’ONU, sostenendo che abbia dimostrato di saper mettere intorno a un tavolo Paesi molto diversi tra loro. O forse, più semplicemente, a organizzare grandi eventi mondiali.
Per ora non esiste alcuna candidatura ufficiale né un commento di Infantino. Resta il fatto che, se la proposta prendesse davvero forma, il passaggio dal calcio alla diplomazia internazionale sarebbe uno dei trasferimenti più sorprendenti degli ultimi anni.
Del resto, in tempi come questi, anche il Palazzo di Vetro sembra sempre più assomigliare a un campo di gioco.
Venezuela
Il Venezuela ha confermato tre decessi causati dall’hantavirus nello Stato orientale di Anzoátegui, precisando che non esistono prove di trasmissione da persona a persona.
Altri due casi sospetti, che hanno coinvolto operatori sanitari nello Stato di Barinas, sono ancora in fase di accertamento e, secondo il ministero della Salute, non sono collegati ai tre decessi già confermati.
Le autorità definiscono gli episodi isolati e senza rischio per la popolazione, ma hanno annunciato l’invio di squadre sanitarie nelle aree colpite.
L’hantavirus è una malattia trasmessa principalmente dai roditori e, sebbene il contagio tra esseri umani sia molto raro, nelle forme più gravi può provocare infezioni polmonari o insufficienza renale potenzialmente letali.
Guyana
Continua ad aggravarsi il bilancio del naufragio del traghetto MV Barima in Guyana. Il primo ministro Mark Phillips ha confermato che i morti sono saliti a 53, mentre 77 persone sono state tratte in salvo e proseguono le ricerche dei dispersi.
Sommozzatori locali e francesi stanno operando sul relitto, mentre l’area delle ricerche è stata ampliata fino alla foce del fiume Barima, vicino al confine con il Venezuela. Dopo il disastro, il governo ha proclamato tre giorni di lutto nazionale. Le autorità hanno inoltre rivisto il numero delle persone a bordo: non erano 133, come inizialmente comunicato, ma almeno 177.
Nicaragua
Il presidente del Nicaragua, Daniel Ortega, ha annunciato che il Paese non terrà più elezioni, sostenendo che la decisione sia necessaria per impedire a un’opposizione, che definisce sostenuta dagli Stati Uniti, di conquistare il potere. L’annuncio riguarda le elezioni previste per novembre del prossimo anno.
Ortega e la moglie Rosario Murillo guidano il Nicaragua, alternandosi ai vertici dello Stato dal 1979 e ininterrottamente dal 2007.
Negli ultimi anni hanno progressivamente rafforzato il controllo sulle istituzioni, fino alla riforma costituzionale del gennaio 2026 che ha ampliato i loro poteri sull’intero apparato statale.
La decisione ha provocato l’immediata reazione di Washington. Il segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato che gli Stati Uniti “non resteranno a guardare”, accusando quella che ha definito la “dittatura Murillo-Ortega” di intensificare la repressione interna e di creare un’instabilità che minaccia la sicurezza nazionale americana.
Il governo di Managua continua inoltre a essere accusato dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite di arresti arbitrari, torture, esecuzioni extragiudiziali e persecuzione della società civile e dei media.
Le ultime elezioni si erano svolte nel 2021, con la riconferma di Ortega e Rosario Murillo alla guida del Paese.
Afghanistan e India
Il maltempo continua a provocare vittime in Asia. Nell’Afghanistan orientale almeno venti persone sono morte e ottanta sono rimaste ferite per le improvvise inondazioni che hanno colpito la provincia di Nuristan.
Oltre cento persone risultano ancora disperse, tra cui il sindaco della città di Parun e diversi funzionari locali. Le autorità temono che il bilancio sia destinato ad aggravarsi.
Anche il nord dell’India è stato investito da piogge monsoniche torrenziali. Frane e alluvioni hanno causato almeno venticinque morti tra il Kashmir amministrato dall’India e lo Stato di Nagaland, mentre continuano le ricerche dei dispersi.
Le autorità hanno sospeso due importanti pellegrinaggi religiosi e il servizio meteorologico indiano avverte che le piogge intense proseguiranno ancora per diverse settimane.
India
Non si ferma a Nuova Delhi la protesta del movimento giovanile “Cockroach”, nato appena due mesi fa e diventato il simbolo della contestazione contro il sistema degli esami pubblici, la disoccupazione e la richiesta di maggiore responsabilità da parte del governo.
Dopo che la polizia ha disperso con lacrimogeni e manganelli migliaia di manifestanti diretti al Parlamento, centinaia di studenti restano accampati nel sito autorizzato di Jantar Mantar, chiedendo le dimissioni del ministro dell’Istruzione.
Alle proteste si è unita anche l’opposizione guidata da Rahul Gandhi, che ha accusato il governo di aver represso con la forza una manifestazione pacifica.
Amnesty International ha denunciato l’intervento della polizia come un segnale della crescente repressione del dissenso in India, mentre i promotori del movimento assicurano che continueranno la mobilitazione finché le loro richieste non saranno accolte.
Sri Lanka
Lo Sri Lanka ha schierato droni dell’aeronautica militare nella lotta contro la dengue, mentre il Paese affronta la peggiore epidemia degli ultimi nove anni. Dall’inizio dell’anno sono stati registrati oltre 77 mila contagi e almeno 56 morti, con la capitale Colombo tra le aree più colpite.
I droni vengono utilizzati per individuare ristagni d’acqua sui tetti e altri focolai dove proliferano le zanzare, mentre polizia e operatori sanitari stanno ispezionando abitazioni, scuole e cantieri.
Le autorità attribuiscono l’impennata dei casi a un ceppo più aggressivo del virus e ai danni provocati dal ciclone che ha colpito l’isola nei mesi scorsi.
Intanto gli ospedali hanno ampliato i reparti e aumentato il personale per far fronte all’afflusso di pazienti.
Malesia
I ministri degli Esteri dell’Asean, riuniti a Kuala Lumpur, hanno espresso forte preoccupazione per la ripresa delle ostilità in Medio Oriente e per il rischio che il conflitto si allarghi ulteriormente.
In una dichiarazione congiunta, i Paesi del Sud-est asiatico hanno chiesto a tutte le parti la massima moderazione e il ritorno alla diplomazia, ribadendo che il rispetto del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite resta l’unica strada possibile.
L’Asean ha inoltre avvertito che l’escalation minaccia il commercio marittimo, i transiti energetici e le catene globali di approvvigionamento, con conseguenze dirette anche per le economie asiatiche.
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