The Crown 4: la recensione in anteprima

Scritto da in data Novembre 10, 2020

Quest’oggi vi parleremo della 4° stagione di The Crown, che debutterà su Netflix il 15 novembre. Come nel caso delle precedenti, anche l’ultima fatica della sontuosa serie creata da Peter Morgan (già autore e produttore di The Queen con protagonista Helen Mirren), sarà composta di 10 episodi, della durata di circa un’ora ciascuno, confermandosi uno dei prodotti più costosi e sicuramente anche meglio riusciti del colosso americano dello streaming.

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La recensione in anteprima

La 4° stagione comincia alla fine degli anni Settanta con l’inizio della frenetica ricerca per una moglie degna del futuro Re d’Inghilterra, il Principe Carlo (interpretato da Josh O’Connor), un trentenne ancora celibe e tormentato dal suo amore impossibile per la già sposata Camilla Parker Bowles.

Negli stessi anni diventa Primo Ministro, Margaret Thatcher, la prima donna a ricoprire tale carica nel Paese, interpretata da una quasi irriconoscibile Gillian Anderson. Il rapporto tra la Elisabetta II di Olivia Colman e la Lady di Ferro della Anderson sarà uno dei punti focali della stagione, che metterà a dura prova il carattere della Regina e il suo giuramento di non intromettersi nella politica, soprattutto quando le scelte del coriaceo Primo Ministro porteranno le classi meno abbienti sull’orlo della disperazione, o trascineranno il Paese in una disputa di confine con l’Argentina che condurrà alla guerra delle Falkland.

Uno degli aspetti più interessanti e forse più attesi di questa serie resta il casting, nonché la cura quasi maniacale con cui i diversi attori sono riusciti a entrare nei personaggi che rappresentano, compito reso spesso più arduo dalla difficile sfida di dover interpretare nomi non solo tanto noti ma anche persone che sono ancora (per lo più) in vita e che – come tali − sono ben presenti nella mente degli spettatori.
Uno degli interpreti che ha affrontato questo compito con particolare maestria è, a nostro avviso, proprio la ex star di The X-Files che, sia nella gestualità che nel tono di voce, riesce a essere così diversa da sé stessa da far dimenticare di essere Gillian Anderson che interpreta un ruolo, un’osservazione che potrebbe sembrare banale, ma che in realtà non lo è per un’attrice con un volto e una personalità riconoscibili come le sue.

Come accennavamo, il rapporto tra le la Regina e la Thatcher sarà molto importante. Entrambe sono donne forti, quasi della stessa età, profondamente influenzate dai propri padri e completamente dedite al loro lavoro, in una maniera tale da sacrificare anche il loro ruolo di madri, altro aspetto di questi due personaggi che verrà affrontato nella stagione e dal quale entrambe non usciranno esattamente vincitrici.
Il loro sarà, in qualche inaspettata occasione, persino un vero e proprio scontro di volontà tra due donne abituate a essere compiaciute, se non proprio a vincere, ma anche profondamente legate al loro Paese e disposte a tutto per esso.

Ma quella di The Crown non è una stagione prettamente al femminile solo per il modo in cui affronta il rapporto tra queste due donne, ma anche per il debutto di Emma Corrin nell’attesissimo ruolo di Diana Spencer, la futura moglie del Principe Carlo.

Sappiamo così tanto di questa famiglia, senza davvero conoscere fino in fondo la verità, che è difficile guardare uno show come The Crown senza avere la sensazione di essere quasi degli esperti in materia. Il bombardamento mediatico a cui la famiglia reale inglese è costantemente sottoposta è tale che è impossibile non essersi formati un’opinione sulla Regina Elisabetta e il suo proverbiale aplomb, se non proprio la sua freddezza, o sul matrimonio di Carlo e Diana e il suo triste epilogo.

Questa 4° stagione, in particolare, si svolge in un arco di tempo che la maggior parte degli spettatori ricorderà, il che crea un’esperienza di visione davvero peculiare nel suo genere, come se il ruolo passivo di chi guarda si trasformasse improvvisamente in qualcosa di nuovo nel momento in cui entrano in gioco i nostri ricordi o le sensazioni che molti di noi hanno provato, per esempio, apprendendo la notizia di uno squilibrato riuscito a introdursi a Buckingham Palace, fin nelle stanze della Regina (evento a cui la serie dedica un intero episodio); oppure vedendo il matrimonio da sogno di Carlo e Diana in TV e osservandolo precipitare verso il fallimento, mentre la timida e dolce Diana si trasformava in una donna sempre più bella e sicura di sé, tanto da lasciare un segno indelebile nelle persone anche dopo anni dalla sua tragica morte.

In questo senso, pur non essendo sempre stata storicamente accurata, questa serie non cerca di cambiare il sentimento generale di fronte a certe vicende, ma tenta semplicemente di creare un contesto credibile spiegando perché siano state prese certe decisioni e che effetto esse abbiano avuto su coloro che ne sono stati investiti, dando a una vicenda da rivista patinata un aspetto più umano e, molto spesso, anche più fragile senza tuttavia riscrivere la storia.

Una narrazione lineare

Pur essendo caratterizzata da una narrazione piuttosto lineare, questa stagione (che come le precedenti racconta circa una decade di storia) è intervallata da due episodi a sé stanti incentrati su alcune vicende che si discostano dalla trama orizzontale, entrambi particolarmente godibili: il 5° intitolato “Fagan” e il 7° “Il principio ereditario”. Quest’ultimo, nello specifico, è incentrato sul personaggio della Principessa Margaret, interpretata da Helena Bonham Carter, che risulta purtroppo, ma anche comprensibilmente, essere relegato un po’ in secondo piano rispetto alle stagioni precedenti, ma al quale verrà affidato un messaggio sociale particolarmente importante e che forse narra una vicenda legata alla famiglia reale di cui non tutti sono necessariamente a conoscenza.

Un’altra intrigante caratteristica di questa serie è il modo in cui, nella sua ormai ben nota grandeur, ama indugiare in piccoli dettagli quasi insignificanti, che diventano spesso un gioco o un piacere da scovare per chi li coglie… un topolino che attraversa di corsa una stanza di Buckingham Palace, un cuscino nella camera della Principessa Margaret con ricamata la frase “Non è facile essere una principessa”, piccole chicche che contribuiscono a rendere più umani personaggi quasi mitologici, colti persino nell’atto di fare qualcosa di così prosaico e scandaloso come la pipì, proprio come noi comunissimi mortali.

La forza di questo show, come è stato fin dal suo debutto, resta infatti il modo in cui permette di spiare nei sentimenti di personaggi la vita pubblica dei quali è sotto gli occhi di tutti, ma di cui nemmeno gli autori della serie conoscono il cuore.
E il modo in cui pubblico e privato riescano perfettamente a interfacciarsi tra loro in The Crown, trasformando un’opera di fantasia che ha le sue radici nella storia moderna, in un prodotto estremamente realistico e godibile, è qualcosa che non è facile trovare in TV e che spiega sicuramente il successo di questo show.

Se sapere cosa queste persone stessero facendo in un dato momento della loro vita è quasi sempre materiale di pubblico dominio, comprenderne le ragioni personali o capire come possa essere vivere dei rapporti familiari e umani “normali” all’interno di un’istituzione imprigionata in un’antiquata gabbia dorata, è sicuramente una sfida ed è anche ciò che rende questa serie così speciale.

Nell’augurarvi una buona visione di The Crown, anche questo episodio di Terevisione è giunto al termine. Come sempre, se avete domande o commenti sul mondo della serialità vi invitiamo a contattare Radio Bullets sui social e noi vi risponderemo.

We are who we are – La recensione

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