Luca Pisapia: “Il calcio è potere”

Scritto da in data Luglio 4, 2026

Non è senza un certo gusto che si legge Il calcio è potere, proprio mentre si svolgono i mondiali di calcio maschile tra Stati Uniti e Messico.

Senza nemmeno il rumore di fondo della partecipazione della nazionale italiana.

L’autore Luca Pisapia ci accompagna in un racconto lungo esattamente un secolo, dal primo mondiale disputato in Uruguay nel 1930 a quello che inizierà proprio tra Montevideo, Buenos Aires e Assunzione tra quattro anni, per poi svolgersi tra Portogallo, Marocco e Spagna.

Calcio e potere

Ricordandoci che, non meno di altri dispositivi, ma spesso anche meglio, il calcio è stato asservito al capitale, alle dittature e alla espressione del potere politico, anche fuori dal gioco democratico.

D’altra parte, è stato lo stesso allora Segretario Generale della Fifa Jerome Valcke a pronunciarsi in tal senso nel 2013, tra il naif e lo sfrontato.

Con le seguenti parole:

Dirò una cosa che può sembrare folle, ma a volte meno democrazia è meglio per organizzare una Coppa del Mondo […]. Quando hai un capo di Stato molto forte che può decidere, come Putin può fare nel 2018 […] è piú facile per noi organizzatori che in altri Paesi […] dove devi negoziare a diversi livelli

Innocenza?

Il calcio che viene raccontato nel libro perde un manto di innocenza mai avuto.

Tra giocatori servi delle peggiori dittature, ma nato dallo snobismo dei club inglesi (gli inventori del calcio troppo altezzosi per prendere parte ai primi tornei mondiali e così bravi da non vincerne nemmeno uno in seguito).

Tra elastici delle mutande mai rotti (ma presunti tali pur di creare una mitopoiesi che ammali il popolo) e dèi venuti dai bassifondi dei campi popolari, assurti a Dionisi o Apolli, a volte fino a dimenticare il colore della propria pelle.

E ancora, il racconto della costruzione degli stadi, come ultimo atto coloniale contro le popolazioni indigene, perpetrato anche da presidenti di sinistra.

Stadi trasformati poi in luoghi di tortura, morte e contenimento del dissendo politico durante le dittature più becere.

Spoiler: non è certo la Russia di Putin delle parole di cui sopra il peggior paese in cui si siano disputati i mondiali, o che vi abbia preso parte.

Rimane insanabile la vergogna della partita “fantasma” del 1973 disputata dalla sola squadra del Cile di Pinochet contro l’URSS che si rifiutò di prendere parte alle qualificazioni sul terreno di gioco del feroce dittatore.

Su tutto questo brulicare di vita, di relazioni, giochi di potere in campo e fuori, si erge poi il manto della FIFA, organizzazione svizzera non a fini di lucro, che col tempo ha potuto costruire un impero fatto di corruzione, favori, intrighi.

Diritti umani

Fino a Donald Trump, che proprio ora ospita (insieme al Messico) a suon di ICE l’ultimo mondiale.

Un mondiale in cui le vessazioni  contro i giocatori di alcune nazioni tramite, tra gli altri, il sistema dei visti lascerà non poca amarezza nei sostenitori dei diritti umani.

Insomma, un libro per chi non ama il calcio?

Piuttosto un libro per capirne i meccanismi, oltre lo spettacolo sportivo, ad oggi intervallato, ad ogni pausa “idratazione” dal “piccolo spazio pubblicità” (cit.) pagato sempre più a caro prezzo.

E anche un libro per scoprire storie e aneddoti che vi faranno fare bella figura a tavola con gli amici e le amiche.

Quelli che ne capiscono di pallone e quelli che no.

Unica pecca: il libro si addice a un pubblico militante.

Ed è un peccato, perché forse snellendone il fronte filosofico-politico, che pure non dispiace, potrebbe essere di più larga fruizione e servire meglio a chi si interroga sulla scuola calcio cui portare i figli e le figlie.

Il calcio femminile

Ed è proprio su questo, che, vista la pubblicazione a ridosso dei mondiali di calcio maschili di questo libro, aspettiamo per il prossimo anno il sequel su come il calcio abbia colonizzato, quando bene quando male, anche il fronte femminile.

Non scevro di nuove, intriganti questioni, come il dibattito sulla transessualità.

Nell’attesa, ci chiediamo a che tipo di dea dell’Olimpo calcistico si possa accostare Megan Rapinoe che ci ha incantate qualche anno fa, anche scagliandosi contro Trump.

Ma che è stata poi oggetto di numerose critiche per le sue uscite infelici nei confronti della comunità asiatica e transessuale.

Rimaniamo fiduciose, mentre ricordiamo che se Il calcio è potere è il saggio, Uccidi Paul Breitner è lo svolgimento in narrativa, che ci sentiamo di consigliare in questa afosa estate di mondiali e cambiamento climatico.

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