Elezioni Israele 2026: l’estrema destra e il potere dei coloni Ep.2

Scritto da in data Ottobre 24, 2026

Il 2022 segna un punto di svolta nella politica israeliana. Il governo di Benjamin Netanyahu diventa il più a destra nella Storia del Paese, alleandosi con chi, fino ad allora, è considerato un “impresentabile”.

Per la prima volta, la destra estrema, il nazionalismo più intransigente e quello religioso, sono al potere e occupano posti chiave, facendo avanzare a grandi passi il sogno, che per la Palestina è un incubo, di un Israele sempre più grande, radendo al suolo Gaza, espandendo gli insediamenti in Cisgiordania e lasciando che la violenza dei coloni aumenti, impunita.

Sono gli anni della più feroce retorica incendiaria contro i palestinesi, gli anni di Itamar Ben-Gvir a capo degli apparati di polizia, l’uomo con la spilletta a forma di cappio che vuole la pena di morte per chi viene definito terrorista. Gli anni di Bezalel Smotrich, ministro delle finanze, uno dei principali artefici dell’espansione degli insediamenti.

Netanyahu ha bisogno di loro per non soccombere. E ne ha bisogno ancora oggi, per restare alla guida del Paese, mentre il suo consenso scende e quello degli estremisti sale. A meno che non trovi altre sponde.

Nelle elezioni del 27 ottobre, Ben-Gvir e Smotrich si presentano separati, vogliono consolidare ciascuno la propria base e sperano così di diventare più forti.

Una corsa, quella di Smotrich e Ben-Gvir che potrebbe avere il sapore di una sfida o di un gioco al rilancio con il sovrano Netanyahu. L’appoggio incondizionato ad un suo nuovo gabinetto non sembra affatto scontato e certamente non indolore.

A complicare il quadro, la nascita di un nuovo partito, Amcha Yisrael, Popolo di Israele, lanciato dall’ex generale di brigata Ofer Winter, che potrebbe sottrarre voti al blocco conservatore.

Punta tutto sulla “sicurezza”, potrebbe sostenere un altro gabinetto Netanyahu, a patto che gli garantisca la coscrizione obbligatoria per gli ebrei ultraortodossi. Anche lui si oppone alla creazione di uno Stato palestinese e vuole l’emigrazione volontaria degli abitanti dalla Striscia di Gaza.

Proviamo a raccontarvi chi sono Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich, ma anche dove sta andando la destra di Avigdor Lieberman, e che cos’è il “centro” in Israele.

Il Grande Israele di Itamar Ben-Gvir

“Penso che a Gaza si dovrebbero compiere omicidi mirati, eliminandone dai 30 ai 40 ogni notte, non solo coloro che rappresentano una minaccia immediata. Ci sono persone lì che non sono degne di vivere. Non dovrebbero vivere. Non sono nemmeno persone”.

“Uccideteli uno a uno …”,

“Dobbiamo smettere di procrastinare e aprire le porte dell’Inferno… occupare l’intero territorio della Striscia di Gaza e incoraggiare la migrazione dei residenti di Gaza verso Paesi in tutto il mondo”.

“Il diritto mio, di mia moglie e dei miei figli di viaggiare sulle strade della Giudea e della Samaria è più importante del diritto alla libertà di movimento degli arabi”,

“Tutto il Libano deve bruciare. Per ogni lacrima di una madre israeliana, mille madri libanesi dovrebbero piangere… In Medio Oriente non si vince con risposte misurate e contenimento: bisogna impazzire. Cancellare. Sconfiggere il terrorismo”.

È tutta qui, nelle sue parole, la politica e la visione di Itamar Ben-Gvir, il ministro della Sicurezza nazionale, l’uomo con la kippah sempre in testa, quel simbolo che ricorda agli ebrei il timore di Dio, un monito a fuggire l’arroganza e l’onnipotenza.  Si fa Dio, invece, Ben-Gvir quando vuole lo sterminio, che arriva come un diluvio a spazzare l’umanità che non è la sua.

È un sionista, un ortodosso, anche se viene da una famiglia laica di origine irachena. È un kahanista: l’ideologia nata negli Stati Uniti dal rabbino Meir Kahane, che sosteneva che “la presenza di non ebrei contaminava la Terra Santa e ostacolava la redenzione”, come ricorda l’ISPI.

Ben-Gvir lo ha preso alla lettera. Vive in un insediamento nella Cisgiordania occupata, a Kiryat Arba. Sogna il Grande Israele, la sovranità sulla Cisgiordania, la legge ebraica nel sistema giudiziario, giudici di nomina politica, la pena di morte per quelli che definisce «terroristi» e l’espulsione dei nemici dello Stato.

E rivendica la sovranità ebraica sulla Spianata delle Moschee di Gerusalemme. Uno dei ministri, espressione del uo movimento, Amihai Eliyahu, ha evocato l’uso delle armi nucleari su Gaza.

Il suo partito si chiama Otzma Yehudit, Potere ebraico.

Ben-Gvir è stato a lungo ai margini della politica, considerato troppo estremista, con una fedina penale sporcata da moltissime condanne, tra cui quelle per incitamento al razzismo e sostegno al terrorismo.

È sottoposto a sanzioni in diversi Paesi e lo ricordiamo per le sue visite feroci agli attivisti arrestati della Global Sumud Flotilla, per le sue parole di scherno.

È questo, però, uno degli uomini da cui dipende il futuro del governo israeliano e che è destinato a continuare a giocare un ruolo di primo piano nella politica della prossima legislatura e, soprattutto, nel futuro di quelle terre occupate di Palestina che la destra vuole annettere ad Israele. s

Il potere dei coloni, Bezalel Smotrich

Le rappresaglie energiche, dice Bezalel Smotrich, sono “la risposta sionista appropriata ai terroristi e al terrorismo, nonché ai tentativi di indebolire il nostro controllo sulla nostra terra”. E prosegue: “La rivoluzione degli insediamenti è la rivoluzione della sicurezza di Israele”.

Anche l’agenda del Partito Sionista Religioso è ancora una volta tutta nelle parole del suo leader. Smotrich è l’espressione dei coloni, della loro ideologia, di quegli uomini e quelle donne che vogliono abitare illegalmente sulla terra dei palestinesi.

Anche lui, come Ben-Gvir, vuole il Grande Israele e, da ministro delle Finanze, ha fatto di tutto perché cadessero quei pochi limiti imposti dalla legge all’espansione degli insediamenti.

Vuole la fine degli accordi di Oslo e dell’Autorità palestinese, vuole che venga rafforzata l’identità ebraica del Paese, l’applicazione della legge ebraica, halakhah, e il ridimensionamento del ruolo della Corte suprema.

Nel 2022, disse che l’abbondanza sarebbe venuta dal seguire le leggi della Torah: questo è stato il fondamento della sua politica di governo.

Si dice orgoglioso di essere omofobo.

“Nei suoi primi anni di carriera politica, quando era ancora una figura marginale, pubblicò quello che definì il suo “Piano Decisivo””, ha spiegato ad Al Jazeera Orly Noy, giornalista e direttrice della rivista israeliana in lingua ebraica Local Call, illustrando la strategia pubblicata da Smotrich nel 2017.

Secondo Smotrich, ai palestinesi della Cisgiordania sarebbero state lasciate tre opzioni essenziali: andarsene, accettare il dominio israeliano o affrontare l’annientamento. “Persino gli esponenti della destra hanno riso di questa affermazione e l’hanno liquidata come una sciocchezza”, ha detto Noy, facendo una pausa. “Non avrebbero dovuto”, ha aggiunto”.

Quando, a giugno, migliaia di persone hanno marciato per verso Gaza con l’obiettivo di insediarvisi, Smotrich ha detto che questa, d’insediarsi a Gaza, rappresentava un’opportunità storica. Su Smotrich, come su Ben-Gvir, la Corte penale internazionale punta il dito per crimini di guerra e crimini contro l’umanità.

La sua figura di riferimento è il rabbino Zvi Yehuda Kook, esponente di un’ideologia suprematista e colonialista, che indica nella volontà di Dio l’insediamento ebraico in Palestina. Come Ben-Gvir, ha una storia di attivismo violento e un passato di arresti.

C’è chi dice che Smotrich sia ancora più a destra, anche lui con il capo coperto da quello straordinario simbolo che, nella cultura ebraica, invita all’umiltà, all’apertura all’altro, alla dimenticanza di sé, di quella fede che riconosce solo a Dio il potere di dare la vita e la morte.

In realtà, si tratta solo di personalità molto diverse, con Smotrich che fa riferimento ad una base più religiosa di quella di Ben-Gvir. “Smotrich vuole l’ordine. Ha una visione per il futuro; Ben-Gvir non è interessato a nulla di tutto questo, a lui interessano l’odio, il razzismo e un forte desiderio di distruggere tutto”, secondo l’analista politico Ori Goldberg, di cui Al Jazeera riporta le parole.

Entrambi, in ogni caso, rappresentano una fetta consistente dell’elettorato israeliano. E anche lui, in ascesa, potrebbe giocare un ruolo chiave nella sopravvivenza politica di Netanyahu.

Naftali Bennett e Yair Lapid

Naftali Bennett e Yair Lapid sono stati entrambi primi ministri. Uomo di destra il primo, di sinistra il secondo, hanno deciso di presentarsi uniti, con una lista congiunta, B’Yachad, Insieme.

Destra e sinistra che sfumano l’una nell’altra e rischiano di scomparire, di fondersi, soprattutto quando si tratta della Palestina.

Bennett e Lapid avevano già sperimentato questo strano matrimonio nel 2022, quando entrambi ricoprirono la massima carica del governo, ma la loro relazione data circa un decennio prima. Entrambi membri del governo di Netanyahu nel 2013, Lapid era ministro delle Finanze, poi destituito.

Il primo è stato a capo del Consiglio Yesha, l’organizzazione che rappresenta e difende i coloni israeliani nei loro rapporti con lo Stato, ed è ricchissimo; il secondo  un giornalista. Due persone con storie personali e politiche profondamente diverse, unite dalla determinazione a battere il Likud, e per questo disposti ad allargare lo spettro delle alleanza.

Quanto alla Palestina, Bennett si è sempre opposto a uno Stato palestinese; la soluzione dei due Stati sembra, invece, ormai una chimera anche nella visione di Lapid. In effetti, la Palestina non sembra proprio essere tra le loro priorità. Piuttosto è  la contrarietà all’esenzione dal servizio militare per gli ultraortodossi e la richiesta di una commissione d’inchiesta sul 7 ottobre.

“Il partito propone una combinazione tra una linea di destra in materia di sicurezza e posizioni più liberali su questioni riguardanti religione e Stato, oltre a riforme volte a ridurre il costo della vita e a intervenire sul sistema educativo del Paese”, scrive The Jerusalem Post.

A giugno hanno presentato il loro programma, fatto di interventi economici a favore della classe media, diritti per le coppie LGBTQ+ con un impianto decisamente più duro sul fronte della sicurezza. Bennett ha detto  di volere il disarmo di Hamas e il mantenimento di una zona di sicurezza in Libano, a Gaza e in Siria.

È lui, l’uomo del partito a essere il candidato ad un’eventuale guida del governo.

Avigdor Lieberman, destra d’opposizione

Quando, a fine settembre, il fronte dell’opposizione a Benjamin Netanyahu si è incontrato a casa di Yair Lapid, c’erano tutti: Eisenkot, Golan e anche Avigdor Lieberman, leader del partito Yisrael Beiteinu,

La nostra casa, che nell’ultima legislatura ha ottenuto sei seggi. Il partito, fondato nel 1998, conta su una forte base di cittadini israeliani di origine e lingua russa, lui nato nell’allora Unione Sovietica.

“Nonostante le divergenze ideologiche tra noi, la formazione di un governo sionista, di stampo statista e dedito alla riparazione e alla ricostruzione, è il nostro obiettivo primario condiviso”, hanno detto quegli uomini così diversi, come racconta Al Jazeera.

A ottobre, Lieberman ha dichiarato poi che, per formare un governo, ha una condizione su tutte: vuole la coscrizione obbligatoria per tutti i cittadini israeliani, nessuno escluso, che sia ervizio militare o servizio civile compresi gli haredim (ultraortodossi), gli arabi, i cristiani e i circassi. E vuole una Costituzione.

“La scelta in queste elezioni è tra la coscrizione obbligatoria e l’evasione dalla leva. Questa è la scelta. Dobbiamo vincere, perché altrimenti non avremo uno Stato liberale, ma uno Stato governato interamente dalla legge religiosa ebraica, con tutto ciò che ne consegue”, ha affermato durante una conferenza per gli studenti dei corsi preparatori pre-militari, come riporta The Jerusalem Post.

È stato alleato di Netanyahu, ma poi la loro relazione si è rotta e non si è più ricucita. Lieberman contesta che le critiche al governo riguardino il fatto che sia un governo di destra.

“Il problema di questo governo non è di destra o di sinistra. Per loro, rimanere al potere viene prima di tutto. Questo è il governo più (divisivo) di sempre, un governo che distrugge e divide il Paese… La sicurezza non è nemmeno una considerazione: qui c’è solo il potere”, sono le parole di fuoco rivolte al vecchio alleato.

Eppure, non sono pochi i punti di contatto con quel mondo da cui prende le distanze. La sua storia politica è costellata di indagini, accuse e condanne. Nel 2017 fu tra i sostenitori del progetto di legge per la pena di morte per i “terroristi”.

Quanto alla Cisgiordania, Avigdor Lieberman avrebbe proposto quella che ha definito una «confederazione israelo-giordana»: la Giordania dovrebbe avere il controllo delle aree A e B, mentre la C dovrebbe restare nelle mani israeliane. “Controllo assoluto”.

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