30 ottobre 2026 – Notiziario Mondo

Scritto da in data Ottobre 30, 2026

  • Israele, il voto e le accuse senza prove. Elena Pasquini in collegamento da Gerusalemme.
  • Pakistan, dieci anni di carcere per due avvocati dei diritti umani.
  • Congo, sanzioni americane contro il Ruanda.
  • Venezuela, Machado indica il 2027 per le elezioni.
  • Turchia, crolla un “camino delle fate” in Cappadocia.
  • Indonesia: l’inquinamento del fumo degli incendi ha ucciso più di 3000 persone a settembre.
  • Mali: scoperto meteorite di Marte di 4 miliardi di anni fa.

Questo e molto altro nel notiziario di Radio Bullets. A cura di Barbara Schiavulli

Palestina e Israele

A Gaza, un altro attacco contro un’auto. Secondo l’agenzia palestinese Wafa, un drone israeliano ha ucciso due persone e ferito altre vicino all’ingresso del campo profughi di al-Maghazi, nel centro della Striscia. Si continua a morire, anche dentro quello che viene chiamato cessate il fuoco.

E si muore aspettando di poter partire per curarsi. Il ministero della Salute di Gaza chiede di riaprire Rafah e aumentare le evacuazioni mediche: denuncia che chiusure improvvise e ritardi hanno aggravato le condizioni di migliaia di pazienti, provocando decessi durante l’attesa.

Drop Site News segnala inoltre l’incertezza sul coordinamento ONU dei rientri dall’Egitto. Le Nazioni Unite precisano che stanno riesaminando quelle operazioni, ma restano impegnate a sostenere le evacuazioni mediche. Sono due attività diverse: partire per curarsi e poter tornare a casa.

Nella Cisgiordania occupata, l’operazione israeliana a Hebron è arrivata al settimo giorno. Wafa riferisce di oltre 780 famiglie coinvolte e circa cinquemila persone costrette a lasciare casa oppure bloccate al suo interno, soprattutto nei quartieri di al-Jalda e Deir Bahha. Più di 115 gli arresti dall’inizio dell’operazione. Le restrizioni hanno interrotto le lezioni in presenza per circa ottantamila studenti nel governatorato.

A Tarqumiya, una casa demolita ha lasciato senza tetto sette persone. Altre tre abitazioni sono state abbattute a Deir Ballut e Bruqin, nell’area di Salfit. Wafa segnala anche demolizioni agricole vicino a Gerico e aggressioni dei coloni contro chi raccoglieva olive a Kafr Malik. Case, terra, raccolto: vengono colpite le condizioni stesse per poter restare.

A Umm al-Khair, coloni israeliani hanno aggredito i giornalisti Jasper Nathaniel, Andrey X e Adele Shoko. Il Comitato per la protezione dei giornalisti conferma l’aggressione e il successivo arresto di Nathaniel e Andrey.

Shoko racconta che Andrey ha perso conoscenza più volte e non è stato portato in ospedale. La polizia sostiene di essere intervenuta dopo segnalazioni di aggressioni e lanci di pietre e che il ferito è stato visitato. Il fatto documentato resta: due giornalisti aggrediti sono poi finiti in custodia.

Cinque attivisti italiani sono stati fermati giovedì vicino al villaggio di Al Lubban al-Gharbiyye, nella Cisgiordania occupata, mentre affiancavano contadini palestinesi impegnati nella raccolta delle olive.

La Farnesina ha chiesto il loro rilascio immediato. L’operazione avrebbe coinvolto anche altri cittadini stranieri.

L’ambasciata a Tel Aviv e il consolato a Gerusalemme sono intervenuti presso le autorità israeliane per chiarire le circostanze del fermo e garantire assistenza consolare.

Secondo l’ultima nota del ministero, i cinque si trovavano in una stazione di polizia. Il comunicato non precisa quali contestazioni siano state mosse nei loro confronti. Restano da chiarire le ragioni di un fermo avvenuto accanto a persone che raccoglievano olive.

Intanto, in Israele, il quadro dello scrutinio ormai finito indica 53 seggi al blocco Netanyahu, 48 a quello di Eisenkot e 19 ai partiti arabi. Per la maggioranza ne servono 61. Sommando opposizione e partiti arabi si arriva a 67: una possibilità numerica che richiede però un accordo politico. La pubblicazione ufficiale dei risultati è attesa il 4 novembre.

Il Likud denuncia elezioni «rubate» e parla di «islamizzazione» del Paese. Ma un’accusa non diventa una prova perché viene ripetuta. Lo Shin Bet indaga su sospetti finanziamenti stranieri; le autorità non hanno accertato una compromissione sistematica del voto. Il Qatar nega ogni coinvolgimento e l’intelligence precisa che l’inchiesta è circoscritta, non riguarda un’intera comunità che ha votato legalmente.

E mentre si alimentano i sospetti, centinaia di persone manifestano a Tel Aviv, Gerusalemme e Haifa, chiedendo un governo ebraico-arabo. Chiedono che quei voti diventino una possibilità di cambiamento.

Azza Street, il nome arabo di Gaza, dove al numero 35 c’è la residenza privata di Benjamin Netanyahu, ieri sembrava, come sempre, incurante del futuro, intenta a chiudere la giornata con un drink o un bicchiere di vino.

Gerusalemme attende che le trame della politica si tessano, cosa a cui è abituata. O che si torni a votare, scenario anche questo che conosce bene. Tra il 2019 e il 2022, ci sono state cinque tornate elettorali per l’instabilità della sua politica e per le troppe fratture.

Secondo alcune fonti, i partiti arabi che hanno ottenuto un risultato storico e un numero di seggi mai raggiunto prima – 19 –  starebbero dialogando con l’opposizione per capire in che modo poter sostenere un governo d’opposizione.

Alcuni manifestanti si sono radunati davanti alla casa di Eisenkot, il leader della coalizione d’opposizione, per chiedere che quest’alleanza si faccia. Il futuro è davvero incerto.

Netanyahu potrebbe cercare di spaccare l’opposizione e convincere alcuni tra gli eletti a sostenere il suo governo, considerando la feroce contrarietà di molti dei movimenti nel blocco degli sfidanti a un qualunque accordo con gli arabi. Arabi, che potrebbero davvero sostenere un governo sionista guidato dall’ex capo maggiore Eisenkot? E come?

Ma sono altre due le questioni che occupano lo spazio mediatico e quello delle conversazioni private, delle chiacchiere nei caffè e alle fermate degli autobus: le teorie del complotto e la guerra all’Iran.

Lo Shin Bet, il servizio interno di intelligence, ha detto che sta conducendo un’indagine su possibili interferenze nel voto. Netanyahu grida al voto “rubato” degli arabi grazie all’aiuto di potenze straniere.

Qui, tutti puntano il dito sul Qatar, accusato di avere stretti legami con Hamas. Scenario che i partiti arabi respingono con veemenza: quella di Netanyahu sarebbe l’ennesima forma di delegittimazione.

Intanto, la notizia che aerei da guerra americani sarebbero atterrati nelle basi del Negev con materiali e attrezzature per un nuovo conflitto, che un nuovo sistema antimissili abbia raggiunto Israele, sembra essere accolta con rassegnazione.

L’Iran è il nemico esistenziale. “L’Iran ci vuole distruggere”, ripetono incessantemente le persone con cui abbiamo parlato. Eppure, una nuova guerra è una prospettiva che sembra, per le voci che abbiamo ascoltato e che non sono probabilmente rappresentative di tutto il Paese, che in tanti non vogliano neppure immaginare. “Siamo stanchi”, mi hanno detto in molti, “di guerra”. Elena Pasquini

Libano

«Un’espressione di sconfitta»: così il leader di Hezbollah, Naim Qassem, definisce il risultato delle elezioni israeliane. È la sua lettura politica. Il messaggio al prossimo governo è questo: chiunque guidi Israele deve ritirarsi dal territorio libanese.

Qassem esclude qualsiasi discussione sul disarmo finché continueranno occupazione e attacchi israeliani. E definisce «nullo» l’accordo quadro firmato a giugno da Libano e Israele sotto mediazione americana. Quell’intesa lega il disarmo di Hezbollah al progressivo ritiro israeliano e al dispiegamento dell’esercito libanese. Il nodo resta quindi irrisolto: chi deve fare il primo passo?

Qassem sostiene inoltre che l’intesa tra Stati Uniti e Iran abbia contribuito a ridurre gli attacchi sul Libano.

Iran

Una lettera per riaprire i negoziati, mentre si prepara la possibilità di nuovi bombardamenti. Il vicepresidente americano JD Vance ha scritto al capo del Consiglio supremo di sicurezza iraniano, Mohsen Rezaei. Secondo la stampa americana, il messaggio è arrivato domenica attraverso mediatori qatarioti. Si ipotizzano colloqui già la prossima settimana, in Qatar o Turchia, con Vance alla guida della delegazione.

Il nodo resta: Washington vuole affrontare subito il programma nucleare; Teheran chiede prima sollievo economico. Trump riconosce il contatto, ma lo presenta come un’iniziativa per far arrivare medicinali. Secondo l’agenzia iraniana Tasnim, la lettera è stata ricevuta, ma non ha ancora avuto risposta.

Intanto, l’Associated Press riferisce che gli Stati Uniti hanno avvertito gli alleati regionali: preparatevi a possibili attacchi contro l’Iran dopo le elezioni americane del 3 novembre. Due diplomatici parlano di operazioni previste per diversi giorni e del rischio di rappresaglie iraniane contro impianti energetici e infrastrutture. Trump, precisano, non ha preso una decisione definitiva. E una guerra annunciata come breve può comunque sfuggire di mano.

A Hormuz, i Guardiani della rivoluzione sostengono che tre petroliere abbiano urtato mine. Il comando americano contesta le notizie di navi colpite. Un bollettino marittimo segnala una nave in fiamme vicino all’Oman, ma questo non conferma né le mine né i tre episodi. Restano sconosciute le condizioni dell’equipaggio.

Teheran rivendica anche la cattura di un drone americano e l’abbattimento di un altro: non abbiamo conferme indipendenti. Washington smentisce esplicitamente la cattura.

E al Pentagono Hegseth rimuove il generale Brett Sylvia, responsabile della pianificazione strategica. Il dipartimento lo accusa di fughe di informazioni riservate: accuse ancora da dimostrare. Un cambio ai vertici proprio mentre si valuta un’altra offensiva.

Yemen

In Yemen, da agosto, almeno 1.677 persone sono state uccise e quasi 7.400 ferite: è il bilancio dell’Organizzazione mondiale della sanità. Per l’ONU, oltre 281mila persone sono fuggite dalle proprie case. Gli aiuti devono passare su strette strade di montagna, dopo i danni a un collegamento essenziale con Taiz.

Intanto, Ansarallah denuncia 101 attacchi aerei e missilistici sauditi in ventiquattr’ore: un dato che non abbiamo potuto verificare indipendentemente.

A Taiz, Human Rights Watch accusa gli stessi Houthi di bloccare cibo, acqua e medicine, mettendo in pericolo centinaia di migliaia di civili. Il gruppo respinge l’accusa e attribuisce le chiusure alle forze governative. In mezzo restano le persone: devono sopravvivere ai bombardamenti, poi trovare qualcosa da mangiare e qualcuno che possa curarle.

Turchia

Donald Trump ha telefonato a Recep Tayyip Erdoğan durante la cena per la festa della Repubblica turca. Secondo Ankara, hanno parlato del vertice dell’Organizzazione degli Stati turchi e Trump ha augurato successo ai partecipanti.

Il gruppo riunisce Turchia, Azerbaigian, Kazakhstan, Uzbekistan e Kirghizistan, Paesi legati da radici linguistiche e culturali. Ma l’agenda va oltre l’identità: commercio, energia, collegamenti tra Asia ed Europa e cooperazione politica.

La riunione dei leader è prevista oggi ad Ankara, dove la Turchia assume la presidenza di turno. L’obiettivo dichiarato è trasformare quei legami in una collaborazione economica e politica più concreta.

Restiamo in Turchia, almeno tre persone sono morte e cinque sono rimaste ferite nel crollo di una formazione rocciosa in Cappadocia, in Turchia. Il cedimento è avvenuto giovedì vicino al museo all’aperto di Göreme, nei pressi di un parcheggio.

Si tratta di uno dei cosiddetti “camini delle fate”: pinnacoli di roccia vulcanica modellati dall’erosione, simbolo di questa regione patrimonio dell’UNESCO. Secondo il governatore locale, le forti piogge degli ultimi giorni potrebbero aver favorito il crollo. È una prima valutazione: sulle cause è stata aperta un’indagine.

Soccorritori e squadre mediche stanno cercando eventuali altre persone sotto i massi. Il bilancio resta provvisorio. L’incidente è avvenuto durante la festa nazionale della Repubblica, una giornata di vacanza anche per i visitatori turchi.

Congo

Gli Stati Uniti sanzionano il ministero della Difesa ruandese e l’istituto finanziario Zigama. Secondo il Tesoro americano, il ministero ha diretto l’invio di migliaia di soldati nell’est della Repubblica democratica del Congo, a sostegno dei ribelli dell’M23.

Zigama avrebbe facilitato pagamenti per acquistare armi e il trasferimento in Ruanda di oro proveniente dai territori controllati dai ribelli. Armi in entrata, oro in uscita: è anche questa la macchina della guerra descritta da Washington.

Gli Stati Uniti chiedono il ritiro delle truppe ruandesi. Kigali nega di sostenere l’M23; il governo congolese accoglie con favore le sanzioni.

Mali

Una roccia trovata in Mali racconta Marte com’era oltre quattro miliardi di anni fa. Si chiama Teghaza 001, pesa circa ottocento grammi ed è tra i meteoriti marziani più antichi mai scoperti sulla Terra.

Uno studio finanziato dalla NASA e pubblicato su Science mostra che l’acqua aveva modificato la roccia già 4,1 miliardi di anni fa: la sua formazione sarebbe quindi ancora precedente.

I minerali conservano indizi su come il magma si raffreddò e interagì con l’acqua nel sottosuolo marziano. Un impatto la strappò poi al pianeta, spedendola nello spazio. Ha finito il viaggio nel Sahara, portando con sé un pezzo della storia di Marte.

Bosnia

Un elicottero italiano CH-47 della missione europea EUFOR Althea è precipitato giovedì pomeriggio vicino a Brčko, nel nord della Bosnia-Erzegovina. Le cause sono ancora da accertare.

Il centro sanitario locale riferisce di almeno tre morti e dodici feriti: un bilancio ancora provvisorio. Una persona è in condizioni critiche. EUFOR ha aperto un’indagine. La Difesa italiana attende informazioni più precise sul personale coinvolto. La missione, attualmente a comando italiano, contribuisce alla sicurezza del Paese dopo la guerra degli anni Novanta.

Spagna

Sale ad almeno 69 morti il bilancio dello scontro tra due treni ad alta velocità a Urda, nella provincia spagnola di Toledo. Oltre cento i feriti. Mercoledì mattina un convoglio Renfe ha tamponato un treno Iryo fermo sui binari: entrambi viaggiavano da Madrid verso Siviglia.

Secondo il ministro dei Trasporti, un guasto al sistema di segnalamento aveva bloccato diversi treni. Il Renfe sarebbe stato poi autorizzato a ripartire a velocità normale, mentre l’altro convoglio era ancora fermo. È questa sequenza che gli investigatori devono chiarire: le responsabilità restano da accertare.

I soccorritori continuano a cercare tra le carrozze distrutte. Il governo ha proclamato tre giorni di lutto nazionale. I macchinisti chiedono maggiori garanzie di sicurezza: arrivare a destinazione dovrebbe essere la certezza di ogni viaggio.

Francia

La Francia si prepara a un altro sabato di mobilitazione. Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez annuncia settantamila agenti per il 31 ottobre, giornata che coincide con Halloween. Parla di rischio «molto elevato» e promette una risposta «estremamente ferma». Secondo il ministro, gruppi radicali stanno chiamando sui social a raduni violenti, soprattutto dopo le otto di sera.

Ma le ragioni della protesta sono precise: salari, costo della vita e servizi pubblici. Sindacati e studenti chiedono nuove manifestazioni e uno sciopero nazionale il 5 novembre. Sabato scorso, secondo il ministero, erano scese in piazza 410mila persone. Una mobilitazione che ormai supera il movimento studentesco da cui era partita.

Europa e Banca Centrale

Christine Lagarde lascerà la presidenza della Banca centrale europea il 7 febbraio 2027, quasi nove mesi prima della fine del mandato. La procedura per scegliere il successore è già partita.

Lagarde spiega di volere più libertà per intervenire su questioni che vanno oltre la politica monetaria, senza i vincoli di neutralità dell’incarico. L’uscita anticipata permette ai leader europei di scegliere il nuovo presidente prima delle elezioni francesi.

La posta in gioco riguarda anche le nostre tasche: la BCE decide i tassi d’interesse, che influenzano il costo dei mutui e dei prestiti alle imprese. La successione sarà decisa dai governi europei.

Europa e Canada

Ursula von der Leyen rilancia l’idea del Canada come primo «membro associato» dell’Unione europea. Lo fa al vertice di Montréal con il premier Mark Carney: sul tavolo una cooperazione più stretta su commercio, difesa, energia e intelligenza artificiale.

Ma diversi governi europei, guidati dalla Germania, hanno fatto togliere quella definizione dalla bozza della dichiarazione comune. Lo status resta da definire: la formula condivisa è «Alleanza per il futuro».

L’obiettivo è rafforzare l’autonomia delle due sponde dell’Atlantico, anche di fronte all’imprevedibilità di Trump. Carney taglia corto: contano i risultati, non il nome. A Bruxelles, intanto, si discute anche dell’etichetta.

Ucraina e Russia

Almeno venti persone sono state uccise negli attacchi russi di giovedì in Ucraina, secondo le autorità locali.

A Dnipro, un drone ha colpito una banchina affollata accanto a un treno: quattordici morti e altrettanti feriti, sei gravi, compreso un bambino di undici anni. Stavano prendendo un treno.

Due adolescenti sono state uccise a Chernihiv, tre persone a Kremenchuk. In tarda serata, un attacco missilistico ha ucciso un’altra persona a Kyiv.

Intanto, una tregua di sei giorni mediata dagli Stati Uniti apre la strada agli aiuti per Oleshky, occupata dai russi. Riguarda soltanto la regione di Kherson. Altrove, le bombe continuano a cadere.

Stati Uniti

Negli Stati Uniti finiscono online i dati di oltre 41mila dipendenti e collaboratori della Sicurezza interna, con riferimenti anche ad agenti sotto copertura dell’ICE, la polizia dell’immigrazione. L’archivio si chiama Icepick. Esposto proprio l’apparato incaricato di proteggere.

Due candidati con lo stesso nome, una corsa al Senato e un’inchiesta federale. In Alaska, il repubblicano Dan Sullivan affronta la democratica Mary Peltola, ma sulla scheda compare anche un ex insegnante suo omonimo.

Secondo il New York Times, persone legate alla campagna di Peltola avrebbero favorito quella candidatura per sottrarre voti al senatore. Trump parla di frode e vuole Peltola fuori dalla corsa. Il dipartimento di Giustizia ha accelerato l’indagine.

Peltola nega ogni coinvolgimento. Nessuno è stato incriminato e la Corte suprema dell’Alaska aveva già ammesso l’altro Sullivan al voto. L’omonimia è un fatto; la frode resta da dimostrare.

 Reuters documenta oltre cento richieste giudiziarie di dati elettorali in almeno tredici Stati. Obiettivo dichiarato: individuare votanti senza cittadinanza. Secondo gli esperti interpellati, quei dati potrebbero servire a contestare risultati sul filo.

Infine, il Southern Poverty Law Center, organizzazione per i diritti civili, denuncia che un suo ex informatore è passato a collaborare con gli investigatori, contribuendo all’accusa contro l’organizzazione. È la versione della difesa nel processo per frode: le responsabilità restano da accertare.

Venezuela

María Corina Machado, rientrata domenica in Venezuela, indica il 2027 come orizzonte per le elezioni presidenziali. Secondo la leader dell’opposizione, è la proposta sostenuta dagli Stati Uniti. Una data precisa, però, non è stata fissata.

Prima del voto, chiede nuove autorità elettorali e garanzie perché possano partecipare tutti gli aventi diritto, anche all’estero. Nel 2024 era stata esclusa dalla corsa: l’opposizione aveva pubblicato verbali che attribuivano la vittoria al suo candidato, Edmundo González, mentre le istituzioni avevano confermato Maduro.

Machado ringrazia Trump e Rubio per la rimozione di Maduro, catturato dagli americani a gennaio. Ma evita di rispondere quando le chiedono della proposta di Trump di trasformare il Venezuela nel cinquantunesimo Stato americano. Il futuro del Paese resta tutto da decidere.

Colombia

Il presidente colombiano Abelardo de la Espriella ha ordinato la militarizzazione temporanea di Cúcuta, al confine con il Venezuela.

La decisione segue due giorni di violenza: il 26 ottobre l’uccisione di Miguel Castellanos, ex segretario comunale e aspirante sindaco; il giorno dopo, un attentato vicino al ponte internazionale Francisco de Paula Santander, con almeno sei feriti, tra cui poliziotti.

I primi militari stanno già raggiungendo la frontiera. Dal 3 novembre partiranno nuove operazioni congiunte con la polizia. Il governo promette di colpire le organizzazioni criminali e ristabilire il controllo del territorio. La durata del dispiegamento dipenderà, secondo il presidente, dalla stabilizzazione dell’ordine pubblico.

Pakistan

Dieci anni di carcere ciascuno. In Pakistan, un tribunale antiterrorismo ha condannato gli avvocati Imaan Mazari e suo marito Hadi Ali Chattha. Secondo l’accusa, nel 2024 avevano rimosso barriere stradali, mettendo a rischio la sicurezza della nazionale inglese di cricket. Loro negano e denunciano una persecuzione per il lavoro in difesa dei diritti umani. I loro legali denunciano anche ostacoli all’accesso ai clienti e agli atti.

La Corte suprema aveva già sospeso una precedente condanna per alcuni post sui social. Ma erano stati subito riarrestati. Per Amnesty International, l’antiterrorismo viene usato per punire chi difende i diritti.

Sri Lanka

Combattere la criminalità organizzata, dando però alla polizia poteri che possono favorire arresti arbitrari e tortura. È l’allarme di Human Rights Watch sulla proposta di legge presentata in Sri Lanka, ancora all’esame del Parlamento.

Secondo l’organizzazione, il testo consentirebbe detenzioni amministrative rinnovabili fino a un anno, con controlli giudiziari insufficienti. Renderebbe inoltre utilizzabili in tribunale le confessioni raccolte dalla polizia: una disposizione che, avverte HRW, rischia di incentivare coercizione e torture.

Per valutare l’appartenenza a un gruppo criminale potrebbero contare anche abbigliamento, tatuaggi e frequentazioni. Il rischio denunciato è che il sospetto su chi conosci o su come appari prenda il posto delle prove su ciò che hai fatto.

Il presidente Dissanayake aveva promesso di abolire le leggi repressive. HRW chiede di ritirare il testo. Anche la principale Camera di commercio invita a rivederlo: il rispetto dei diritti è legato alle agevolazioni doganali europee del programma GSP+. In gioco ci sono libertà e rapporti economici.

Indonesia

In Indonesia, il fumo degli incendi avrebbe causato circa 3.560 morti nel solo mese di settembre: più del doppio rispetto ad agosto. È la stima del Centro di ricerca sull’energia e l’aria pulita, CREA, che ha analizzato gli effetti dell’esposizione alle polveri sottili PM2,5. Si tratta di stime statistiche dei decessi associati all’inquinamento nei giorni immediatamente successivi all’esposizione.

Nel momento peggiore del mese, quasi 58 milioni di persone respiravano aria classificata da insalubre a pericolosa.

Agli incendi si aggiungono traffico, industria e altre emissioni: altri 1.750 decessi stimati, per un totale di 5.310. Il peso del fumo è particolarmente grave nel Borneo indonesiano e a Sumatra; a Giava prevalgono le fonti urbane e industriali. Per milioni di persone, anche respirare è diventato un rischio.

Corea del Sud

In Corea del Sud, l’accusa torna a chiedere la pena di morte per l’ex presidente Yoon Suk-yeol. La richiesta arriva nel processo d’appello: a febbraio era stato condannato all’ergastolo per insurrezione. Al centro, la legge marziale del dicembre 2024 e i militari inviati in Parlamento. Il tentativo fu bloccato dai deputati nel giro di poche ore.

Il Paese non esegue condanne capitali dal 1997. Per i procuratori, però, questo non deve impedire una sentenza di morte. La difesa nega che Yoon volesse instaurare un regime autoritario. La decisione sull’appello deve ancora arrivare.

Ti potrebbe interessare anche:

Elezioni Israele: ad Abu Ghosh il voto contro la paura


Opinioni dei Lettori

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.I campi con * sono obbligatori



[There are no radio stations in the database]