31 agosto 2021 – Notiziario in genere

Scritto da in data Agosto 31, 2021

Afghanistan: il Consiglio di Sicurezza Onu approva la risoluzione per chiedere la protezione dei civili. Ma senza “safe zone”. Nel frattempo i talebani vietano “voci di donne” nelle radio e tv a Kandahar. Nadia Murad incontra il Papa e parla di come difendere la popolazione femminile afghana. Venezia: Women in Cinema omaggia le donne afghane. Tanzania: la presidente sotto accusa per le sue parole sulle calciatrici che «hanno il seno piatto» e non sono attraenti per gli uomini. Haiti: l’appello di Human Rights Watch per il sisma: difendere i diritti delle donne e delle minoranze.

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Afghanistan

La risoluzione delle Nazioni Unite

Remi Jouan/Wikipedia | Il presidente francese Emmanuel Macron

13 voti a favore e due astenuti, quelli di Russia e Cina: così il Consiglio di Sicurezza Onu ha approvato una risoluzione sull’Afghanistan in cui si richiede la protezione dei civili e dell’aeroporto di Kabul. Nel testo manca però la creazione nella capitale di una “safe zone”, un’area sicura, per svolgere operazioni umanitarie dopo il ritiro delle truppe internazionali voluta da Francia e Gran Bretagna e di cui aveva parlato il presidente francese, Emmanuel Macron. Nella risoluzione viene invece riaffermata «l’importanza di sostenere i diritti umani, compresi quelli delle donne», con la richiesta di rafforzare gli sforzi per fornire assistenza umanitaria, di consentire un’uscita “sicura” dal paese e permettere un accesso sicuro e senza ostacoli alle Nazioni Unite. Insieme a un’altra richiesta: quella che il paese non diventi una base per il terrorismo.

Nel frattempo a Kandahar…

U.S. National Archives & DVIDS | Due donne afghane vestite con abiti da pellegrine arrivano al Kandahar Army Airfield, Afghanistan, durante l’Hajj, che fa parte del pellegrinaggio alla Mecca, un obbligo religioso principale dei musulmani adulti

I talebani, dal canto loro, vanno avanti nell’instaurare nel paese un regime retrogrado e punitivo nei confronti soprattutto delle donne. È di queste ore la notizia, riportata da India Today, per cui avrebbero vietato “voci femminili” nelle radio e televisioni di Kandahar. Nei giorni scorsi i fondamentalisti islamici hanno vietato la musica «perché proibita dall’Islam», hanno ucciso un popolare cantante folk e deciso per la separazione nei corsi universitari di uomini e donne.

Il Papa, Nadia Murad in Vaticano e le donne afghane

«Ringrazio papa Francesco per avermi accolta ancora una volta in Vaticano. Abbiamo discusso dell’importanza del sostegno agli #yazidi e ad altre comunità minoritarie in Iraq», scrive su Twitter Nadia Murad, l’attivista per i diritti umani irachena di religione yazida, Premio Nobel per la Pace nel 2018, ricevuta in udienza dal Pontefice in Vaticano. «Alla luce degli eventi strazianti in #Afghanistan, abbiamo scambiato idee su come difendere le donne e le sopravvissute alla violenza sessuale», conclude.

Women in Cinema Award a Shahrbanoo Sadat e a Zahara Ahamad

Wikimedia Commons | Shahrbanoo Sadat

Women in Cinema Award è il premio nato per valorizzare i talenti delle donne del cinema nazionale e internazionale. Quest’anno, al Festival di Venezia, il premio ha voluto omaggiare due donne afghane, Shahrbanoo Sadat e Zahara Ahamadi, proprio in ragione di quanto stanno vivendo in queste ore le professioniste, le attiviste, le cineaste e tutte le donne afghane. Shahrbanoo Sadat è nata a Teheran, in Iran, 31 anni fa, ricostruisce Ansa. Ha studiato all’Atelier Varan di Kabul e il suo primo lungometraggio Wolf and Sheep, sviluppato con la Cannes Cinéfondation e girato ad appena 20 anni, aveva vinto il premio principale alla Quinzaine des Réalisateurs di Cannes 2016: si trattava della regista più giovane mai selezionata. Il suo secondo lungometraggio, The Orphanage, è anche la seconda parte di una pentalogia, cinque film basati su un diario inedito di Anwar Hashimi, ed è stato a sua volta presentato a Cannes, nel 2019, sempre alla Quinzain. Ora Sadat sta sviluppando la terza parte chiamata Kabul Jan. Con l’aiuto del governo francese, la regista nei giorni scorsi è riuscita a lasciare l’Afghanistan e a Venezia, non potendo partecipare alla cerimonia, invierà un video messaggio. Zahara Ahamadi, attivista e imprenditrice, è invece fuggita in Italia, (la testimonianza del fratello è qui): a lei sarà consegnato il WiCA per il sociale. La cerimonia di premiazione si terrà al Lido di Venezia il 7 settembre.

Tanzania

Flickr/Paul Kagame | State Visit of President Samia Suluhu Hassan of United Republic of Tanzania | Kigali, 2 August 2021

La presidente della Tanzania, Samia Suluhu Hassan, nell’occhio del ciclone per aver descritto le calciatrici come donne «dal petto piatto» e poco attraenti per un matrimonio. Guardando «quelle atlete che hanno il petto piatto, si può facilmente pensare che siano uomini», ha detto Hassan durante un evento pubblico per celebrare la squadra maschile Under 23 della Tanzania nella città costiera di Dar-es-Salaam, secondo quanto ricostruisce il sito della Cnn. «È un peccato che non ci sia speranza di vita matrimoniale per alcune di queste atlete; il matrimonio è come un sogno per loro. Se uno di voi dovesse scegliere una delle atlete e portarla a casa come moglie per incontrare i propri genitori, sono sicura che vostra madre sarebbe sorpresa e incerta se sia una donna o un uomo». Samia Suluhu Hassan ha 61 anni ed è succeduta a marzo scorso al deceduto John Magufuli. Si tratta della prima donna capo di Stato della conservatrice Tanzania.

«Il commento della presidente sulle calciatrici è un’umiliazione per tutte le donne», scrive sui social l’ex deputata Catherine Ruge, capo della sezione femminile del partito di opposizione Chadema. Maria Sarungi Tsehai, attivista e fondatrice del movimento #ChangeTanzania, ha descritto le osservazioni della presidente Hassan come “body shaming” e «completamente inaccettabili e inaspettate da parte di una donna leader».

Haiti

HRW | Amanda Klasing

L’organizzazione umanitaria Human Rights Watch (Hrw) lancia un appello al governo di Haiti e ai paesi donatori: quello di ricordare le lezioni imparate dai fallimenti dei precedenti disastri nel paese per realizzare strategie con cui rispondere al terremoto del 14 agosto scorso. E soprattutto, dice Hrw, garantire che donne, ragazze e altri gruppi emarginati possano ottenere le cure di cui hanno bisogno. La risposta umanitaria «dovrebbe rispettare i principi e gli standard dei diritti umani, inclusi trasparenza, responsabilità, partecipazione e non discriminazione», si legge in una nota.

Due milioni sono le persone che sono state danneggiate dal disastro di due settimane fa. Il bilancio è di 2.000 vittime e 12.000 persone ferite. «Le necessità mediche di base sono così importanti», spiega Amanda Klasing, direttrice associata per i diritti delle donne di Hrw, «che c’è il rischio che il rispetto dei diritti umani venga visto come una opzione facoltativa e inaccessibile. Ma abbiamo già visto che un’analisi del genere ha lasciato in passato donne e ragazze esposte alla violenza, agli abusi e a morti che potevano essere evitate», avverte.

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