4 novembre 2026 – Notiziario Mondo
Scritto da Barbara Schiavulli in data Novembre 4, 2026
- Stati Uniti: gli elettori scatenano un’onda ai democratici il Senato e conquistano Congresso, bocciato Trump.
- Iran, le bombe dietro le trattative. Trump annuncia il taglio degli aiuti annuali a Israele.
- Somalia, i civili sotto il fuoco di Al-Shabaab.
- Europa, hacker contro i frigoriferi dei supermercati.
- Groenlandia, via libera a una maggiore presenza militare americana
- Colombia, Ecopetrol e le vittime del conflitto.
- Afghanistan: i talebani alla COP31
Questo e molto altro nel notiziario di Radio Bullets. A cura di Barbara Schiavulli
Stati Uniti
I democratici hanno ottenuto una serie di vittorie schiaccianti nelle elezioni di metà mandato, gli elettori hanno espresso il loro profondo disappunto nei confronti del presidente Trump estromettendo i repubblicani che lo avevano sostenuto.
Sebbene non tutti i risultati siano ancora definitivi, secondo le proiezioni del New York Times i Democratici hanno conquistato il controllo del Senato degli Stati Uniti e hanno oltre il 95% di probabilità di vincere anche la Camera dei Rappresentanti.
I candidati democratici hanno vinto le elezioni per il Senato in diverse roccaforti repubblicane, tra cui Texas, Carolina del Sud, Ohio, Iowa e (per la prima volta in oltre 90 anni) Kansas.
In quella che è forse la sfida più importante delle elezioni di metà mandato, per un seggio al Senato del Texas, James Talarico, un legislatore statale di 37 anni, ha sconfitto Ken Paxton, un procuratore generale repubblicano coinvolto in scandali, che aveva ottenuto l’appoggio cruciale di Trump. I democratici hanno anche vinto la corsa a governatore del Texas per la prima volta in oltre 30 anni, con una vittoria a sorpresa clamorosa.
Elon Musk, che ha contribuito con quasi mezzo miliardo di dollari ai repubblicani e ai loro alleati nelle elezioni di medio termine, ha finanziato oltre 150 milioni di dollari in spot pubblicitari contro Talarico.
Alla Camera, i candidati democratici hanno ottenuto importanti successi in territori tradizionalmente repubblicani, conquistando tra l’altro un seggio in Kentucky, e si avviavano a ottenere una solida maggioranza.
“Con vittorie schiaccianti e decisive”, ha affermato il senatore Jon Ossoff della Georgia, democratico rieletto, “il popolo americano ha condannato la depravazione, la corruzione e l’incompetenza del fallimentare presidente Donald J. Trump”.
I candidati democratici hanno attribuito a Trump e alla guerra da lui iniziata in Iran la responsabilità delle difficoltà economiche che affliggono il Paese. I repubblicani, dal canto loro, hanno dipinto i loro avversari democratici come estremisti su questioni sociali, difendendosi in Stati tradizionalmente repubblicani.
Trump, dal canto suo, aveva ripetutamente esortato i suoi sostenitori ad agire come se fosse candidato alle elezioni di metà mandato. Martedì sera, mentre le vittorie democratiche cominciavano ad arrivare, ha dichiarato sui social media: “Non ero candidato e se lo fossi stato, avremmo vinto a valanga!”.
In un’intervista al New York Times, Trump ha dichiarato di essere “assolutamente disposto ad accettare quei risultati” e di essere pronto a collaborare con i Democratici.
L’attesa è palpabile. I risultati definitivi potrebbero non essere noti per giorni o anche più a lungo , ma è chiaro che gli elettori erano ansiosi di esprimere il proprio voto: l’affluenza alle urne è apparsa elevata in tutto il Paese .
Primati storici: in Georgia, Keisha Lance Bottoms, ex sindaca di Atlanta, è diventata la prima donna nera a essere eletta governatrice nella storia degli Stati Uniti. Nel New Hampshire, la vittoria di Chris Pappas lo renderà il primo senatore statunitense apertamente gay . E nel Nuovo Messico, Deb Haaland diventerà la prima governatrice nativa americana del Paese .
Anche per la Camera arriva una proiezione più netta: ABC News assegna ai democratici il controllo dell’aula. Lo scrutinio continua e la consistenza definitiva della maggioranza resta da stabilire. Per il Senato, l’Associated Press ha già annunciato il passaggio ai democratici.
La vittoria in Texas ha ora un nome: Gina Hinojosa ha sconfitto Greg Abbott, diventando la prima governatrice latina dello Stato. Tra i seggi strappati ai repubblicani c’è anche quello della Carolina del Nord, vinto dall’ex governatore Roy Cooper.
In Michigan, Abdul al Sayed primo musulmano al Senato. In Iowa ha vinto Josh Turek, due volte campione paralimpico di basket in carrozzina. La sua campagna ha parlato di prezzi, sanità e difficoltà degli agricoltori: una politica che torna a misurarsi con la vita quotidiana.
Quando si spengono i palchi e si ripiegano le bandiere, restano le vite che hanno attraversato questa notte. Chi conta i soldi prima di fare la spesa. Chi aspetta una cura. Chi si domanda quale futuro lasciare ai figli. Ora quei voti chiedono di diventare risposte.
Una vittoria apre una porta. Attraversarla richiede molto più coraggio che festeggiare sulla soglia. Serviranno diritti difesi anche quando costa, promesse mantenute anche quando i riflettori saranno altrove, pace cercata con la stessa ostinazione con cui si prepara la guerra.
Le schede continuano a essere contate. Ma la vita, fuori dai seggi, non aspetta. Toccherà alla politica dimostrare di aver ascoltato.
Iran
Trump dice che gli Stati Uniti non combattono in Iran da mesi. Ma il Wall Street Journal racconta altro: raid americani sull’isola di Qeshm, all’ingresso dello stretto di Hormuz, lunedì 2 novembre. Funzionari statunitensi li descrivono come risposte a missili iraniani contro un caccia e il traffico commerciale.
Attacchi tenuti deliberatamente sotto silenzio per non segnalare una ripresa delle grandi operazioni. Insomma, si continua a colpire, purché non sembri una guerra.
Intanto il Qatar prova a tenere aperta la diplomazia. Secondo una fonte iraniana citata da Reuters, l’accordo resta lontano. Teheran lega la riapertura di Hormuz alla fine del blocco navale americano, all’allentamento delle sanzioni petrolifere e allo sblocco dei fondi congelati. Doha conferma che entrambe le parti stanno esaminando le proposte. Ma Trump continua ad affiancare alle aperture negoziali nuove minacce militari.
Sul mare, i Guardiani della rivoluzione sostengono che tre petroliere abbiano urtato mine e preso fuoco. Rivendicano anche l’abbattimento di due droni americani: non possiamo confermare indipendentemente queste ricostruzioni. Separatamente, Nuova Delhi conferma un marinaio indiano ucciso nell’attacco a una nave al largo dell’Oman; altri tredici sono stati salvati. La responsabilità resta sconosciuta.
Il ministro iraniano Araghchi mantiene aperto anche il dialogo con Riyadh, proponendo una sicurezza regionale senza forze straniere. I canali diplomatici restano aperti. Anche quelli del fuoco.
Palestina e Israele
A Gaza la tregua continua a contare morti. A Khan Younis, secondo WAFA, un drone israeliano ha ucciso tre palestinesi. Il ministero dell’Interno segnala un ufficiale tra le vittime. Un altro uomo è morto per ferite precedenti.
Il bollettino sanitario del 3 novembre registra sei morti e 27 feriti nelle ultime ventiquattr’ore: il totale sale a 74.615 morti e 175.899 feriti dall’ottobre 2023. Dall’inizio del cessate il fuoco, i palestinesi uccisi sono 1.599.
E mentre arriva l’inverno, Drop Site riferisce, citando una fonte palestinese coinvolta nei negoziati, che Israele ha ordinato la chiusura completa del passaggio degli aiuti attraverso Rafah: bloccati anche cibo, carburante e gas dalla rotta egiziana. Secondo il ministero della Salute, sono esauriti il 42 per cento dei farmaci essenziali e metà dei materiali sanitari. Sopravvivere alle bombe, dunque, non garantisce di poter essere curati.
In Cisgiordania, nuovi sequestri di terreni per strade militari e collegamenti tra insediamenti. Vicino a Hebron, demoliti cinque negozi; a Dura, fermato anche il giornalista di Al Jazeera Muntaser Nassar. Coloni hanno incendiato proprietà palestinesi e aggredito raccoglitori di olive.
Sul fronte elezioni in Israele, Il presidente israeliano Herzog apre oggi le consultazioni per affidare l’incarico di formare il governo. Quattro partiti hanno concordato di indicare Gadi Eisenkot, promettendo un «governo di emergenza nazionale» per sostituire Netanyahu.
Ma dispongono di 48 seggi: per raggiungere la maggioranza di 61 serve il sostegno dei partiti arabi, che ne hanno 19. Le loro raccomandazioni restano da definire. E Liberman continua a escludere un governo sostenuto dall’esterno dagli arabi.
Intanto, il presidente della commissione elettorale ha respinto la richiesta del Likud di rinviare la certificazione del voto, prevista oggi.
I numeri per cambiare governo esistono. Manca ancora l’accordo politico per usarli.
Trump, intanto, annuncia lo stop agli aiuti annuali a Israele entro fine anno, continuando però a vendere armi. Non chiarisce come attuerà la decisione, con l’accordo attuale valido fino al 2028.
Sull’Iran, il New York Times riferisce di informazioni israeliane su un possibile ricorso iraniano ad armi chimiche. Alcuni funzionari americani sospettano una pressione di Netanyahu per riaprire la guerra. La fondatezza dell’accusa resta da verificare.
E Trump scherza su Fox: se gli americani si stancassero di lui, andrebbe in Israele a fare il premier. Tra governi da formare e guerre da fermare, mancava giusto un’altra candidatura.
Libano
Nel sud del Libano il cessate il fuoco resta sulla carta. Secondo l’agenzia nazionale libanese, le forze israeliane hanno bombardato i dintorni di Bra’shit e Kfartabnit, incendiato abitazioni a Zawtar e provocato esplosioni a Qantara, accompagnate da raffiche di mitragliatrice.
Intanto, in Francia, due giudici indagheranno per un possibile crimine di guerra: il bombardamento israeliano del 26 novembre 2024 a Beirut. Morirono sette civili, compresi i genitori dell’artista franco-libanese Ali Cherri, che ha presentato denuncia insieme alla Federazione internazionale per i diritti umani.
Per i limiti della giurisdizione francese, l’inchiesta riguarda la distruzione del suo appartamento, non le morti delle vittime, che non erano francesi.
Si apre uno spazio per accertare le responsabilità. Perché l’impunità non può diventare il paesaggio normale della guerra.
Somalia
In Somalia, un’inchiesta di Drop Site, basata su testimonianze di funzionari della sicurezza, riferisce di sei civili uccisi in due episodi distinti.
Quattro sono morti il 27 ottobre a Galgala, nel Puntland, sotto i mortai di Al-Shabaab.
Altri due sarebbero stati uccisi da raid turchi nel sud del Paese. Gli aerei cercavano mezzi militari sottratti dai miliziani all’esercito somalo. A Jameeco è morto Ibrahim, 28 anni, che lavorava nei campi. A Burhakaba, Mohamed, 23 anni, stava girando un video TikTok vicino a un mezzo abbandonato. I raid hanno provocato proteste contro Ankara.
Si inseguono obiettivi militari. A morire sono anche persone impegnate a vivere.
Etiopia
Nel nord dell’Etiopia si muore sotto gli attacchi e si rischia di non trovare più chi possa curare i feriti. È l’allarme dell’Organizzazione mondiale della sanità: gli ospedali sono vicini al collasso, mancano personale, farmaci e attrezzature. Le ambulanze funzionano a fatica e l’insicurezza ostacola le consegne.
Il direttore Tedros Adhanom Ghebreyesus segnala vittime civili in Amhara e Tigray: bambini in un campo sfollati, persone che cercavano cibo a Rama. Non attribuisce la responsabilità degli attacchi.
L’OMS e le altre agenzie ONU cercano di portare rifornimenti e chiedono protezione per civili e sanitari. Perché ogni servizio medico che si ferma allarga le conseguenze della guerra.
Spagna
Il ministro dei Trasporti spagnolo Óscar Puente ha annunciato le dimissioni, sei giorni dopo lo scontro ferroviario che ha ucciso 69 persone vicino a Urda, nella provincia di Toledo.
Il 28 ottobre un treno ad alta velocità Renfe ha urtato un convoglio Iryo fermo sui binari. È il secondo disastro sulla linea Madrid-Siviglia quest’anno: a gennaio erano morte 46 persone.
Puente ha rinunciato anche alla candidatura alle elezioni del 29 novembre. Ha spiegato che un ministro non può restare dopo due incidenti di questa gravità.
Ora, oltre alla responsabilità politica, servono risposte sulle cause e garanzie concrete per chi sale su un treno.
Francia
Le vacanze sono finite, la protesta no. In Francia riprendono i blocchi di licei e università: il governo conta 48 licei bloccati e 51 istituti superiori perturbati; il sindacato studentesco USL parla invece di 500 istituti bloccati.
Gli studenti chiedono edifici sicuri, classi meno affollate, più posti all’università e dieci miliardi di investimenti. Denunciano anche una presenza intimidatoria della polizia davanti alle scuole.
Il governo ha annunciato nuovi posti e una riforma dell’accesso universitario, oltre a prestiti alle regioni per ristrutturare gli edifici. Macron sostiene che i giovani siano stati ascoltati. Per le organizzazioni studentesche, le risposte restano insufficienti.
Il prossimo appuntamento è lo sciopero nazionale del 5 novembre. Perché ascoltare una generazione significa anche mettere risorse sul suo futuro.
Europa e voli
Sette voli e una nave da crociera: una giornata di minacce di bomba in Europa, senza ordigni trovati nei controlli finora effettuati.
Coinvolti aerei diretti a Varsavia, Sofia, Roma e Murcia. A Fiumicino sono stati ispezionati due voli Ryanair provenienti da Lisbona e Dublino; quello da Dublino è stato scortato dai caccia italiani. A Modlin, vicino a Varsavia, lo scalo è stato temporaneamente chiuso.
In Grecia, sull’isola di Syros, controllata anche la Crown Iris, diretta a Haifa: nessun esplosivo nelle prime verifiche, con ulteriori ispezioni previste.
Nessuna rivendicazione, nessuna responsabilità attribuita dalle autorità. Per gli esperti, potrebbe trattarsi di un’azione per creare disagi. Perché basta annunciare una bomba per fermare aerei, mobilitare militari e seminare paura.
Europa e Supermercati
Un attacco informatico può colpire anche il banco dei surgelati. In diversi Paesi europei, Italia compresa, hacker hanno manipolato a distanza frigoriferi e congelatori di supermercati e negozi alimentari. In Svezia, un punto vendita ha segnalato temperature impostate a cinquanta gradi: prodotti deteriorati e cibo da buttare.
È la seconda ondata dopo gli attacchi di ottobre. Ora le catene corrono a proteggere gli impianti. L’agenzia francese per la cybersicurezza segnala centraline di controllo esposte su internet e raccomanda aggiornamenti e sostituzione delle password predefinite.
Responsabili e movente restano sconosciuti. Non ci sono prove che sia stata usata intelligenza artificiale. La lezione è concreta: colleghiamo tutto alla rete, ma troppo spesso dimentichiamo di proteggere ciò da cui dipende la vita quotidiana.
Corte penale internazionale
Sanzioni, procedimenti penali contro i suoi funzionari, disinformazione. La Corte penale internazionale è sotto attacco e l’obiettivo è «isolarla e paralizzarla». È l’allarme dell’Alto commissario ONU per i diritti umani, Volker Türk, intervenuto all’Aia.
Türk denuncia pressioni senza precedenti e richiama anche gli Stati che hanno aderito alla Corte, ma non eseguono i mandati d’arresto e non collaborano in determinati casi.
Il punto è semplice: le regole devono valere anche quando sul banco degli imputati rischiano di finire gli amici. «Non può esserci uno standard per gli alleati e un altro per i nemici», avverte.
Indebolire la giustizia internazionale, aggiunge, significa lasciare alle prossime generazioni meno difese contro gli abusi di potere.
Polonia
La Polonia rafforza la sicurezza al confine con Kaliningrad, il territorio russo sul Baltico tra Polonia e Lituania. Secondo il premier Donald Tusk, i servizi polacchi e alleati hanno segnalato possibili sabotaggi e incursioni di persone armate nella prima metà di novembre.
Varsavia ha inviato rinforzi della polizia, unità antiterrorismo e guardie di frontiera.
Nella notte del 3 novembre sono state avvistate persone con torce vicino alla frontiera. Secondo la ricostruzione riportata da United24, nessuno ha attraversato il confine.
Tusk sostiene che l’intervento possa aver sventato una provocazione, ma ammette che l’intenzione non è accertata. L’allerta è concreta; la natura dell’episodio resta da chiarire. E su una frontiera così tesa, distinguere un sospetto da un fatto è essenziale.
Russia e Ucraina
È salito ad almeno 33 morti il bilancio dei bombardamenti russi del 2 novembre su Komyshuvakha, nella regione di Zaporizhzhia. Lo ha annunciato Zelensky da Berlino, aggiungendo che oltre cinquanta persone potrebbero essere ancora sotto le macerie.
Colpita una scuola utilizzata per distribuire aiuti umanitari. Secondo il presidente ucraino, dopo i primi attacchi altre bombe hanno centrato il rifugio dove la gente aveva cercato protezione.
Tra i morti ci sono due soccorritori e quattro poliziotti. Le ricerche continuano; la regione ha proclamato tre giorni di lutto.
Erano andati a prendere gli aiuti per sopravvivere. Poi hanno cercato riparo. Le bombe li hanno raggiunti anche lì.
Groenlandia
Il Parlamento groenlandese ha approvato l’accordo di sicurezza con Danimarca e Stati Uniti: sedici voti favorevoli, nessun contrario e sette astensioni. L’intesa apre la strada a due nuove basi americane sull’isola, dopo mesi di pressioni di Trump per prenderne il controllo.
Il testo riafferma la sovranità danese e il diritto dei groenlandesi all’autodeterminazione. Resterebbe valido anche se l’isola diventasse indipendente.
Manca ancora il passaggio parlamentare a Copenaghen, con il voto previsto il 19 novembre. Washington ottiene dunque più spazio militare nell’Artico. E la Groenlandia conserva formalmente il diritto di scegliere il proprio futuro: un diritto che le pressioni delle grandi potenze hanno reso necessario ribadire.
Canada
A Vancouver, la giornalista di Iran International Negar Mojtahedi ha ricevuto il Bill Good Award 2026 per le sue inchieste su guerra, violenza di Stato e violazioni dei diritti umani in Iran, spesso a rischio della propria sicurezza.
Ha dedicato il premio agli iraniani, soprattutto a chi è morto chiedendo libertà. Nel suo intervento ha ricordato Zahra Kazemi, la fotoreporter morta dopo l’arresto nel 2003, e le giornaliste incarcerate per aver raccontato il caso di Mahsa Jina Amini.
Poi un richiamo ai colleghi: «La nostra libertà di informare significa ben poco se non la usiamo per dare voce a chi è stato messo a tacere».
Colombia
In Colombia, la giustizia di pace chiama in causa anche il mondo del petrolio. La JEP, il tribunale che indaga sui crimini del conflitto, ha formulato imputazioni per crimini di guerra e contro l’umanità contro undici ex militari e poliziotti e un ex funzionario della sicurezza di Ecopetrol.
Il procedimento riguarda l’alleanza con i paramilitari nella presa di Barrancabermeja, tra il 1998 e il 2000: massacri, omicidi e sparizioni forzate.
Il 14 ottobre, esperti ONU hanno accolto positivamente la decisione, riconoscendo la collaborazione dell’azienda e chiedendole azioni concrete di riparazione.
Le vittime, insistono, devono partecipare alle decisioni. Perché la responsabilità delle imprese comprende anche riparare i danni che hanno causato o contribuito a provocare.
Una scossa di magnitudo 5,6 ha colpito la Colombia alle 4:13 del mattino del 3 novembre. Il Servizio geologico colombiano localizza l’epicentro a Chaparral, nel dipartimento del Tolima, a circa diciannove chilometri di profondità.
Il bilancio preliminare della protezione civile segnala due persone ferite e dieci abitazioni danneggiate nel Tolima.
La scossa è stata avvertita anche a Bogotá, dove le autorità non segnalano danni. Proseguono le verifiche sugli edifici e il monitoraggio delle repliche.
Perù
Il Perù ha dichiarato per sessanta giorni lo stato d’emergenza in 1.380 distretti, per il rischio di piogge intense legate a El Niño.
Il riscaldamento anomalo del Pacifico aumenta il pericolo di inondazioni e colate di fango e detriti. Nel nord, a Tumbes, si registrano già allagamenti e persone costrette a lasciare casa.
Il provvedimento permette interventi urgenti del governo nazionale a sostegno delle autorità locali, la cui capacità di risposta è stata giudicata insufficiente ad affrontare il rischio.
Brasile
Il Senato brasiliano ha approvato definitivamente la riforma costituzionale della sicurezza pubblica proposta dal governo Lula: 75 voti favorevoli, nessuno contrario.
Il testo rafforza il coordinamento tra governo federale, Stati e Comuni per contrastare il crimine organizzato.
Sono state invece separate dalla riforma le proposte per abbassare la maggiore età penale: saranno esaminate autonomamente.
Ora si passa alla promulgazione da parte del Congresso, senza necessità della firma presidenziale. La prova concreta sarà trasformare il consenso parlamentare in maggiore sicurezza per la popolazione.
Afghanistan
I talebani sono stati invitati come osservatori alla COP31, il vertice ONU sul clima che si apre il 9 novembre ad Antalya, in Turchia. È la seconda partecipazione dopo Baku, nel 2024. Potranno assistere agli incontri, senza un ruolo formale nei negoziati.
L’Afghanistan affronta siccità, scarsità d’acqua e alluvioni che distruggono raccolti e costringono le famiglie a spostarsi. Le organizzazioni locali chiedono finanziamenti climatici per la popolazione.
Resta però il problema della rappresentanza. L’ex deputata Fawzia Koofi aveva già contestato la presenza dei talebani a Baku: come possono parlare per un Paese escludendo le donne dalla vita pubblica e le ragazze dall’istruzione?
Anche l’informazione viene soffocata: nell’indice 2026 di Reporters sans frontières, l’Afghanistan è al centosettantacinquesimo posto su centottanta, tra arresti arbitrari e repressione dei giornalisti.
Gli afghani hanno diritto agli aiuti. E hanno diritto a far sentire la propria voce, donne comprese.
Indonesia
In Indonesia, il presidente Prabowo Subianto ha destituito il suo capo di gabinetto, arrestato insieme ad altri due generali della polizia per presunte intercettazioni illegali.
Il generale Listyo Sigit Prabowo era stato fino al mese scorso il capo della polizia nazionale.
Secondo gli investigatori, tra il 2025 e il 2026 i tre avrebbero utilizzato il sistema delle intercettazioni della polizia per sorvegliare il presidente, esponenti politici, giornalisti, attivisti e imprenditori, senza collegamenti con indagini autorizzate. Avrebbero poi ordinato di cancellare i dati per nascondere le tracce.
Il movente resta da accertare. Il caso investe il cuore dello Stato: gli strumenti destinati alla sicurezza sarebbero diventati mezzi di sorveglianza clandestina.
Nepal
Un turista indiano è morto e tre persone sono rimaste ferite nello scontro tra due elicotteri a Pheriche, in Nepal, lungo il percorso verso il campo base dell’Everest.
La vittima è Vasanth Kumar Balaramudu, 47 anni. Secondo gli aggiornamenti della polizia, sono rimasti feriti anche un passeggero neozelandese e i due piloti.
Gli elicotteri, delle compagnie Fishtail Air e Air Dynasty, stavano atterrando quando si sono urtati. Uno trasportava passeggeri, l’altro merci. L’incidente è avvenuto a oltre quattromila metri di quota.
L’autorità dell’aviazione civile ha aperto un’indagine per accertare le cause. In questa regione gli elicotteri sono essenziali anche per evacuare chi si sente male in montagna: la sicurezza dei voli riguarda turisti, equipaggi e soccorsi.
Corea del Sud e Turchia
«Fratelli di sangue»: così il presidente sudcoreano Lee Jae Myung ha accolto Erdoğan a Seul, ricordando i soldati turchi che combatterono nella guerra di Corea.
Ora quel legame si traduce in nuove intese strategiche: cooperazione finanziaria per favorire la partecipazione sudcoreana ai progetti nucleari turchi, più produzione congiunta di armamenti e collaborazione tecnologica, a partire dal carro armato Altay.
L’obiettivo comprende anche vendere insieme sui mercati di altri Paesi. Si allarga inoltre la cooperazione su intelligenza artificiale, energia e minerali critici.
I due presidenti promettono coordinamento per la pace nella penisola coreana. Sul tavolo, insieme alla diplomazia, ci sono industria e affari.
Cina e Russia
Un’azienda cinese, Jiangxi Guangbo, offre sul mercato russo bobine di fibra ottica lunghe fino a cento chilometri, utilizzabili per guidare droni. Lo riferisce Militarnyi, riprendendo un’inchiesta di The Insider.
Il funzionamento è semplice: durante il volo il drone srotola un cavo che lo collega all’operatore. I comandi passano attraverso quel filo, rendendo il collegamento resistente ai disturbi radio usati per fermarlo.
Più cavo potrebbe consentire attacchi a distanze maggiori. Ma attenzione: cento chilometri di fibra non significano automaticamente cento chilometri di autonomia. La bobina pesa e può ridurre velocità, manovrabilità e carico trasportabile. È un’offerta commerciale, non una capacità già dimostrata sul campo.
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