3 novembre 2026 – Notiziario in genere

Scritto da in data Novembre 3, 2026

Una donna indigena detenuta sarebbe stata tenuta in catene durante il parto, in Australia.

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Australia

Una donna indigena detenuta sarebbe stata tenuta in catene durante un ricovero ospedaliero, avvenuto alcuni giorni fa nel Queensland (Australia), per partorire tramite taglio cesareo.

Lo denuncia Human Rights Watch.

Il servizio penitenziario del Queensland (Queensland Corrective Services) ha promesso un’indagine interna, senza tuttavia confermare l’episodio dell’incatenamento.

Sottoporre una donna a restrizioni fisiche durante il parto viola gli standard internazionali in materia di diritti umani.

L’episodio si è verificato pochi giorni prima che, il 14 ottobre, i due principali partiti politici australiani bloccassero in Parlamento il voto su un disegno di legge volto a vietare l’uso di catene o restrizioni sulle detenute durante il parto.

Gli esperti e le esperte delle Nazioni Unite per i diritti umani hanno criticato la mancata votazione del provvedimento da parte del Parlamento australiano.

Carcere e diritti

Wikimedia Commons

Le persone detenute o private della libertà non perdono il diritto alla salute, né quello di essere trattate in modo umano e dignitoso.

L’uso di restrizioni su una donna durante il parto solleva gravi preoccupazioni.

Su trattamenti degradanti, dice HRW, e interferenze con l’assistenza sanitaria, configurandosi come violenza ostetrica.

Per violenza ostetrica si intende l’abuso fisico ed emotivo subito da persone in gravidanza che accedono a servizi o informazioni in ambito di salute sessuale e riproduttiva, inclusa la salute materna.

Si tratta di una forma di violenza di genere e di una violazione dei diritti umani fondamentali.

Le regole di Bangkok

In quanto Stato che fa parte delle Nazioni Unite, l’Australia ha aderito alle “Regole di Bangkok“, una risoluzione ONU che stabilisce gli standard minimi per il trattamento delle donne in carcere.

La risoluzione vieta esplicitamente l’uso di mezzi di contenzione sulle donne durante il travaglio, il parto o nell’immediato post-parto.

Il benessere della madre e le esigenze del neonato devono avere la priorità rispetto a qualsiasi pratica punitiva.

Le autorità australiane dovrebbero accertare chi abbia autorizzato l’incatenamento, se il personale sanitario abbia sollevato obiezioni e come tali obiezioni siano state gestite.

È necessario garantire che vi sia responsabilità per eventuali illeciti e che la donna possa accedere a un rimedio efficace, dice Human Rights Watch.

La donna dovrebbe poter contare su consulenza legale e supporto indipendenti, senza subire pressioni affinché riveli pubblicamente la propria esperienza o la propria identità.

Il governo australiano dovrebbe inoltre adottare tempestivamente tutele nazionali coerenti, vietando la pratica di incatenare le detenute durante il travaglio.

È necessario introdurre riforme che definiscano protocolli ospedalieri e penitenziari adeguati per le donne in gravidanza.

Prevedere la formazione del personale, procedure di intervento rapido per gli operatori sanitari e meccanismi di monitoraggio indipendente.

Una pena detentiva non può mai giustificare che una donna partorisca in condizioni prive di dignità.

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