10 agosto 2020 – Notiziario
Scritto da Radio Bullets in data Agosto 10, 2020
Libano: si dimettono due ministri. E arrivano i soldi per la ricostruzione di Beirut. Chi li gestirà? L’Afghanistan libera 400 talebani, gli Stati Uniti riducono ancora il loro contingente. Bielorussia: vince Lukashenko, l’eterno ultimo dittatore d’Europa. Scontri tra manifestanti e polizia a Minsk. In Sudan altre 20 vittime a causa delle inondazioni. Mauritius: rischia di spezzarsi in due l’imbarcazione con quattromila tonnellate di petrolio a bordo.
Barbara Schiavulli da Beirut, Libano, e Julia Kalashnyk da Kiev, Ucraina.
Bielorussia
Появилось видео наезда автозака на протестующих pic.twitter.com/dfgAUXOcaI
— МБХ Медиа (@MBKhMedia) August 9, 2020
Le elezioni in Bielorussia sono finite, e gli exit-poll confermano il sesto mandato al presidente attuale Lukashenko con l’80%. La giornata del 9 agosto è passata tra numerosi brogli elettorali denunciati sui social, giornalisti e circa 60 persone arrestate, internet che funzionava a singhiozzi e colonne di mezzi militari per le strade di Minsk da ieri sera.
https://twitter.com/ventdeInde/status/1292564044264554496?s=20
Жесткие стычки с ОМОНом в центре Минска. Люди толпой пытаются отбиваться от силовиков. pic.twitter.com/iLmjNwJGhi
— TUT.BY (@tutby) August 9, 2020
Svetlana Tikhanovskaya, la sfidante principale di Lukashenko e nuovo volto dell’opposizione, si sarebbe fermata al 6,8%. Nella serata di ieri, nella capitale Minsk e in altre città, sono scoppiati scontri tra le forze dell’ordine e coloro che non hanno accettato i risultati degli exit-poll. Subito dopo le autorità hanno cominciato a usare granate stordenti e proiettili di gomma per disperdere i manifestanti, riporta la BBC.
Красивое фото из Минска pic.twitter.com/VzgLH2j1dw
— Alexey Navalny (@navalny) August 9, 2020
Come hanno riportato alcuni media, una macchina della polizia, per trasportare gli arrestati, è entrata di proposito (intenzionalmente) tra la folla, alle spalle dei manifestanti. Una persona senza coscienza è stata portata dall’ambulanza. Ciò che sta accadendo indica che in Bielorussia sarà una notte molto calda.
Libano

RadioBullets/Barbara Schiavulli | Beirut
Giornata intensa quella di ieri perché due ministri, quella dell’Informazione e quello dell’Ambiente, si sono dimessi sull’onda delle proteste antigoverative, seguite all’esplosione di venerdì che ha distrutto tre quartieri di Beirut. Ha chiesto scusa ai libanesi la ministra dell’Informazione, dicendo che ormai “siamo a un punto di non ritorno”, mentre il ministro dell’Ambiente dice di aver perso degli amici nell’esplosione e non si sente più in grado di fare il suo lavoro. Anche altri 6 parlamentari hanno fatto un passo indietro. Intanto, per il secondo giorno consecutivo, la gente è scesa in piazza, una manifestazione più piccola rispetto a quella di due giorni fa repressa con forza e violenza dalle forze di sicurezza, dopo che tre edifici ministeriali erano stati assaltati. Oggi il premier Diab dovrebbe proporre al governo elezioni anticipate e una delle alternative, qualora non accadesse, è che un gruppo di ministri insieme potrebbero dimettersi. Tuttavia dall’altra parte del mondo, leader internazionali si sono riuniti online per decidere sui soldi da destinare al Libano per aiutarlo a superare la crisi e qualora cadesse il governo si porrebbe il problema a chi dare in maniera rapida il denaro, anche se i libanesi in modo compatto temono che questa leadership corrotta non farà altro che rubarli. Il presidente Trump intanto ha esortato a un’indagine trasparente sull’incidente di martedì, l’esplosione di un silos al porto che conteneva 2.700 tonnellate di nitrato di ammonio, materiale pericoloso sequestrato anni fa e mai messo in sicurezza. Quasi 200 morti, tra cui la moglie dell’ambasciatore olandese, 5.000 feriti, 300 mila persone sfollate, oltre a un danno per la capitale.
Afghanistan
Sentenza della Loya Girga, la grande assemblea afghana convocata dal presidente Ghani per decidere della liberazione degli ultimi 400 talebani previsti nell’accordo siglato tra i talebani e gli americani. Gli afghani avrebbero dovuto rilasciare 5.000 detenuti talebani prima di cominciare i colloqui intrafghani, ma gli ultimi 400 erano un osso duro da ingoiare, visto che rappresentano militanti coinvolti in azioni particolarmente cruente, come l’omicidio di un’operatrice delle Nazioni Unite nel 2003 o 5 responsabili dell’attacco all’Intercontinental Hotel nel 2018 dove morirono 40 persone tra cui 19 stranieri. Era un bel dilemma per il presidente afghano che ha deciso di invocare la Loya Girga (anziani tribali e altri rappresentanti) che, dopo aver discusso per ore, ha approvato la liberazione dei talebani.
Sudan
Almeno 20 persone sono state uccise e altre 13 ferite domenica a causa di piogge torrenziali e inondazioni: sono le ultime vittime delle giornate di inondazioni che si sono susseguite in Sudan, ha detto la Protezione civile. Le piogge generalmente colpiscono il Sudan tra giugno e ottobre di ogni anno e questa settimana il paese è stato duramente colpito dagli acquazzoni. “20 persone sono morte e 13 sono rimaste ferite, mentre 345 case sono state distrutte o gravemente danneggiate” in tutto il paese domenica, ha detto la Protezione civile. L’ultimo bilancio porta a 35 il numero delle persone uccise dalla fine di luglio e a più di settemila il numero delle case distrutte o danneggiate a seguito di forti piogge e inondazioni. L’ONU ha dichiarato mercoledì che più di cinquantamila persone sono state colpite dalle inondazioni. La Protezione civile ha anche riferito domenica di aver inviato elicotteri e rifornimenti nel Sudan orientale, dove un gruppo di minatori è bloccato a causa dell’innalzamento delle acque.
Mauritius
Volunteers in Mauritius are scrambling to create cordons to keep leaking oil away from the island after a tanker ran aground on a coral reefhttps://t.co/GrmfLi0vPo pic.twitter.com/BIEW8NPBQx
— BBC News (World) (@BBCWorld) August 9, 2020
L’imbarcazione incagliata nelle acque cristalline di Mauritius, nell’Oceano indiano, con quattromila tonnellate di petrolio a bordo, minaccia di spezzarsi in due. E crescono le paure per un disastro ecologico ancora più grave di quanto previsto in questo arcipelago incontaminato. La piccola nazione si prepara al peggio. Le squadre di intervento sono riuscite temporaneamente a bloccare la fuoriuscita di petrolio in atto da diversi giorni. Ma cresce il rischio che la nave portarinfuse si spezzi in due. “Le crepe si sono allargate. La situazione è anche peggiore”, ha detto ai giornalisti il primo ministro mauriziano, Pravind Jugnauth. Il Wakashio, di proprietà di una compagnia giapponese ma battente bandiera panamense, trasportava 3.800 tonnellate di petrolio pesante e 200 tonnellate di gasolio quando si è incagliato su una barriera corallina a Pointe d’Esny, il 25 luglio. Più di mille delle quattromila tonnellate di carburante trasportate dalla Wakashio sono state già sversate in mare, ha affermato Akihiko Ono, vicepresidente della Mitsui OSK Lines, la compagnia che gestiva la nave.
In copertina RadioBullets/Barbara Schiavulli | Beirut
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