Cosa possiamo essere? Tutto

Scritto da in data Settembre 25, 2020

Multiculturalità, intercultura. Nel mondo si cercano infiniti modi per la convivenza e la preservazione delle culture. Spesso, diventa più complicato spiegarlo che viverlo. Valentina Barile ne parla su Radio Bullets con Francesca Ceci, autrice del graphic novel Possiamo essere tutto edito da Tunué, e Flavia Citton, responsabile delle risorse educative sui diritti umani in Amnesty International Italia.

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Possiamo essere tutto?

Francesca Ceci ai microfoni di Radio Bullets: «Insieme a Tunué ho trovato, quindi, in Amnesty International l’interlocutore ideale con cui condividere temi importanti per entrambi, come il tema della multiculturalità, la difficoltà nella definizione della propria identità, il bisogno di libertà e di autodeterminazione dei ragazzi e delle donne, in particolare. Ognuno di questi temi è poi diventato protagonista del libro attraverso i personaggi della famiglia Fares, che a livello grafico sono stati realizzati da Alessia Puleo, con cui, nonostante i settecento chilometri di distanza, abbiamo lavorato ogni giorno, fianco a fianco, per diversi mesi».

Possiamo essere tutto è in libreria da ieri, pubblicato da Tunué. Un fumetto che parla della storia di una famiglia marocchina, i cui genitori sono in Italia da molti anni, andati via dal proprio Paese quando erano giovani. In Italia hanno un lavoro, una vita normale. La famiglia Fares è composta da cinque persone. Tre figli, di cui uno nato in Italia, ognuno con sogni e caratteri diversi. Francesca Ceci racconta: «Le sorelle protagoniste del libro, Raya e Amal, sono molto diverse, ma allo stesso tempo molto simili e vicine tra loro. Hanno le stesse esigenze di libertà, di autoaffermazione, ma le affrontano differentemente e tentano di realizzarle con mezzi diversi. Raya vorrebbe aprire una libreria tutta sua, dove poter scegliere e proporre solo libri che vorrebbe davvero la gente leggesse. Per lei, infatti, la rivoluzione passa anche dalle parole, in particolare, da quelle di alcune autrici che lei considera punti di riferimento come Tony Morrison, Annie Ernaux, Chimamanda Ngozi Adichie. Amal, invece, ha deciso liberamente e consapevolmente di indossare il velo perché sente anche l’aspetto religioso come parte della propria identità. E si scontra per questo con la società che la circonda, per esempio, la scuola, dove molti compagni di fronte al suo aspetto si limitano a battute e luoghi comuni, ma dove c’è anche l’occasione per far conoscere loro una realtà diversa da quella superficiale e stereotipata che hanno in mente, o il mondo del lavoro dove una scelta come la sua rischia di avere conseguenze discriminatorie, ma che comunque diventa l’occasione per ribadire e rafforzare le proprie convinzioni».

Un progetto costruito insieme ad Amnesty International. Flavia Citton su Radio Bullets: «Amnesty International promuove da anni una cultura dei diritti umani attraverso attività e strumenti di educazione ai diritti umani, con l’obiettivo di facilitare la conoscenza e la comprensione dei principi e dei valori relativi ai diritti e di fornire alle persone gli strumenti necessari per goderne ed esercitarli, ma anche per rispettare e difendere quelli degli altri. In questo modo, le persone hanno la possibilità di sviluppare le proprie competenze e di mettere in pratica comportamenti che promuovano l’uguaglianza, la dignità, il rispetto all’interno delle comunità, della società e anche a livello globale. Il graphic novel Possiamo essere tutto si inserisce proprio in questo contesto come strumento rivolto alle ragazze e ai ragazzi, per aumentare la loro comprensione del mondo che li circonda e renderli più attenti e più attivi, agenti di cambiamento per una società davvero più inclusiva e rispettosa dei diritti di ognuno a prescindere dalla provenienza, dal colore della pelle e dalla religione».

Multiculturalità e intercultura

La convivenza tra esseri umani della stessa cultura è, di base, complicata. Se la si considera tra persone appartenenti a sistemi culturali differenti, la complicazione può, a volte, aumentare di spessore senza il parametro fondamentale del rispetto della persona. Al di sopra di ogni cultura c’è il rispetto per la dignità umana; gli sguardi, le distanze tra corpi, la gestualità, la mimica facciale che prevedono un’unica e una sola lingua, quella dei diritti e dei doveri dell’uomo. Le culture diverse implicano azioni, maniere, iter di relazione diversi, ma tutto ciò che le muove è il fondamento di cui si parla. Flavia Citton ai microfoni di Radio Bullets: «La multiculturalità presuppone la convivenza di più culture nello stesso luogo sociale, che, nonostante le possibilità di scambio, scelgono di mantenere la propria identità. L’intercultura, invece, è il luogo dello scambio reale di pratiche e di esperienze, è il luogo dell’integrazione e della contaminazione, in cui le varie culture possono tradursi anche in una nuova cultura. Nel nostro Paese sono presenti entrambe, e se sicuramente in ambito educativo molte sono le esperienze che negli ultimi anni hanno lavorato con professionalità e tenacia per rendere la nostra società davvero più interculturale, molto c’è ancora da fare e resta forte la dimensione della multiculturalità».

Possiamo essere tutto distrugge quelli che sono i luoghi comuni che si costruiscono attorno alle abitudini, alle culture, solo per paura di aprirsi all’altro. Per la totale incapacità di entrare in relazione con l’altro. Le tavole disegnate da Alessia Puleo e la sceneggiatura scritta da Francesca Ceci dicono, invece, quanto sia del tutto normale ciò che accade nella famiglia Fares, una delle miliardesime famiglie esistenti al mondo, con i suoi problemi da risolvere, i suoi progetti per migliorare e le diverse esigenze. Francesca Ceci: «La multiculturalità che raccontiamo nel libro è, di fatto, una realtà che fa già parte della nostra società e della nostra quotidianità. I protagonisti di Possiamo essere tutto non sono personaggi reali, ma sono comunque persone possibili, che si trovano nel pieno del proprio percorso identitario e di crescita, come nel caso dei fratelli Raja, Amal e Hadi. O che sono arrivati a un punto della propria vita, in cui si trovano a fare i conti con il passato e con le conseguenze delle scelte fatte, come nel caso dei genitori, Salim e Nur, che anni prima sono partiti dal Marocco verso l’Italia nella convinzione e nella speranza di fare la cosa giusta per sé e per i propri figli. Alcuni singoli episodi, che nel libro sono stati raccontati all’interno di una tavola unica, sono invece eventi realmente accaduti. Sono piccoli gesti, a volte forse anche inconsapevoli da parte di chi li commette, ma che assumono un significato grave, inaccettabile, per chi invece li riceve».

La strada per la multiculturalità è ancora lunga. L’intercultura rappresenta un mezzo attraverso cui rendere il tragitto meno complicato, più consapevole. Più umano. Amnesty International esiste per questa ragione. Un canale educativo, formativo, che può aiutare nei modi più semplici possibili a far coesistere due o più realtà in un clima sereno, cercando di puntare alla diversità per la costruzione di una coscienza sociale profonda, autentica, ricca. Flavia Citton conclude su Radio Bullets: «Secondo alcune indagini dell’Agenzia dell’Unione Europea per i Diritti fondamentali del 2017, in Europa, una persona di religione mussulmana su tre denuncia di essere discriminata quando è alla ricerca di un impiego. Sempre una su tre riferisce di aver subito discriminazioni, intimidazioni o di essere stata fermata dalle forze dell’ordine a causa di simboli o abiti religiosi. E, infine, che scegliere di indossare quei simboli fa percepire salari nettamente inferiori rispetto a chi sceglie di non farlo. Amnesty International Italia ha voluto partecipare e ha creduto fin da subito al progetto Possiamo essere tutto proprio perché volevamo che fosse pubblicato in Italia uno strumento che, con le parole e le immagini care al mondo dei ragazzi, potesse raggiungerli con questi temi, parlando il loro linguaggio riuscisse a toccare i loro cuori, ma soprattutto riuscisse a renderli più consapevoli di situazioni discriminatorie vissute dai loro coetanei, coetanei nati e cresciuti in Italia. E, infine – ce lo auguriamo –, potesse far nascere in loro la voglia di attivarsi, di cambiare le cose».

I consigli del libraio

Questa settimana sul canale di Radio Bullets abbiamo Savino Ciciolla della Feltrinelli Point Altamura Via Vittorio Veneto, 69, 70022 Altamura (BA)

I libri consigliati sono:

– La pelle in cui abito, Kader Diabate con Giancarlo Visitilli (Laterza)
– Possiamo essere tutto, Francesca Ceci, Alessia Puleo (Tunué)

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