Imbavagliati: #StandWithBelarus

Scritto da in data Agosto 11, 2021

A un anno esatto dalle elezioni presidenziali in Bielorussia parte da Napoli lo spot di sensibilizzazione per i prigionieri politici bielorussi Marisa Laurito, Sergio Rubini, Fabrizio Gifuni, Giorgia Cardaci, Francesco Bolo Rossini e Stefano Scherini leggono insieme l’accorata e significativa lettera del prigioniero politico bielorusso Siarhei Verashchahin.

A un anno esatto dalle elezioni presidenziali in Bielorussia, parte oggi (lunedì 9 agosto) da Napoli una straordinaria staffetta solidale: Marisa Laurito, Sergio Rubini, Fabrizio Gifuni, Giorgia Cardaci, Francesco Bolo Rossini e Stefano Scherini, leggono insieme l’accorata e significativa lettera del prigioniero politico bielorusso Siarhei Verashchahin in risposta all’attivista Ilya Mironov nello spot “Imbavagliati per #StandWithBelarus”. Un intenso filmato, ideato e diretto dalla giornalista e portavoce di Articolo21 Campania, Désirée Klain, visibile in anteprima sul sito www.Imbavagliati.it., con testimonianze e foto di denuncia dal campo, per sensibilizzare i governi sulla situazione drammatica in Bielorussia, che promuove l’omonima campagna internazionale voluta dalla FIDU e l’Associazione dei bielorussi in Italia “Supolka”, per l’adozione dei prigionieri politici bielorussi attraverso l’invio di missive di sostegno in carcere e il racconto delle loro storie sui propri social.

Imbavagliati e l’impegno civile

“Imbavagliati per #StandWithBelarus”, prodotto da “Imbavagliati − Festival Internazionale di Giornalismo Civile” e con il montaggio e il contributo creativo di Matteo Antonelli, realizzato insieme con l’Associazione “Supolka” e con l’apporto della Federazione italiana per i diritti umani, della Federazione Nazionale della Stampa, dell’Usigrai, di Articolo21 e di  U.N.I.T.A. − Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo − si avvale delle testimonianze di Giuseppe Giulietti (presidente della FNSI), Mirella La Magna (cofondatrice del GRIDAS), Kathryn Weir (direttrice del Museo Madre), Fatou Diaku (presidente di Hamef e Articolo21 Campania) e le giovani Francesca Toscano e Martina Orefice. Il sito, attualmente di supporto al Festival Internazionale di Giornalismo Civile per la direzione artistica della Klain, da settembre diventerà un vero e proprio magazine, che come la manifestazione, darà voce a quei giornalisti che nei loro paesi hanno sperimentato il bavaglio della censura e la persecuzione di regimi dittatoriali, ma nonostante questo hanno messo in pericolo la loro vita per poter parlare, raccontare, denunciare. La Mehari di Giancarlo Siani, il giornalista napoletano assassinato dalla camorra nel 1985 con lo slogan “Chi dimentica diventa il colpevole”, sono i simboli del progetto per la libertà di stampa, che si svolge dal 2015 al Palazzo delle Arti di Napoli (Pan), lì dove la macchina/simbolo è custodita ne “La stanza della Memoria”, in onore di tutte le vittime della criminalità.

«Un anno fa il popolo bielorusso – spiega Ekaterina Ziuziuk presidente di Articolo 21 del Trentino Alto Adige e di “Supolka” − voleva elezioni libere e trasparenti. Non la rivoluzione contro il primo, e per ora anche l’ultimo presidente, Aleksandr Lukashenko, al potere dal 1994. I bielorussi hanno soltanto chiesto un conteggio trasparente e super-partes dei voti espressi dal popolo nelle urne. Chiedevano solo la VERITÀ. Hanno incassato invece un’amara delusione trasformatasi in persecuzione. Oggi, a distanza di un anno, continuano a pagare un prezzo sproporzionato per la sola richiesta di democrazia nel Paese. Con la Federazione italiana per i diritti umani abbiamo lanciato la campagna di lettere ai prigionieri politici. A oggi sono 608, ma il numero è destinato a crescere. Per queste persone è estremamente importante sapere che non sono sole, che il loro sacrificio non è stato vano. Una lettera che arriva dall’estero dà forza e ispirazione. Le linee guida su come fare si trovano sul sito della FIDU. Potete anche contattarci attraverso la nostra pagina Facebook per maggiori informazioni».

«Grazie a Désirée Klain, ad Articolo 21 Campania e a “Imbavagliati” – dice il Presidente della FNSI, Giuseppe Giulietti − per questa nuova campagna civile contro i bavagli in Bielorussia. Quello che sta accadendo ci riguarda e dobbiamo dare voce a chi rivendica il diritto alla libertà di espressione contro un regime oppressivo, liberticida che sta violando trattati, convenzioni, dichiarazioni dei diritti delle persone. Spetta a ciascuno di noi dare voce a chi oggi è stato imbavagliato. Invitiamo tutte e tutti a diffondere questo video e a sostenere l’impegno del popolo bielorusso con grande forza e passione civile».

«Con “Imbavagliati” cerchiamo, attraverso un linguaggio cinematografico, di far diventare “popolari” importanti temi di emergenza umanitaria, con la realizzazione di spot dal grande impatto emotivo – racconta Désirée Klain, regista del filmato e direttore artistico di “Imbavagliati” – ringrazio gli artisti e i testimonial per la loro incredibile solidarietà e per aver creduto in questo progetto. Il Festival a settembre diventerà un giornale, che darà voce, sul sito www.imbavagliati.it, a quei coraggiosi reporter, attivisti minacciati o che vivono sotto scorta. Un progetto, che partendo da Napoli, cercherà di essere un punto di riferimento per la libertà di stampa e i diritti umani, raccontando difficili realtà dal punto di vista interno, con l’apporto della responsabile delle relazioni internazionali Eva Serio e il giornalista, esperto di censura, Marco Cesario». 

Il video vuole accendere una luce su quello che sta accadendo dal 9 agosto 2020 in Bielorussia, da quando le autorità bielorusse hanno annunciato che Aleksandr Lukashenko era stato rieletto presidente per il sesto mandato consecutivo. Dalle prime proteste pacifiche il bilancio a oggi è di 37.000 arresti, 4.600 casi di torture, oltre a 608 prigionieri politici, 3.000 procedimenti penali motivati politicamente e minimo quattro morti.

La lettera

In particolare, nello spot si racconta, attraverso la sua lettera, la storia di Siarhei Verashchahin. Un prigioniero politico condannato a cinque anni di reclusione per aver urlato dalla finestra della propria abitazione agli agenti delle forze dell’ordine, che stavano effettuando gli arresti, con l’uso della violenza, il 12 agosto 2020 a Homel. Per questo semplice gesto di protesta è stato brutalmente picchiato a sua volta: all’ospedale gli hanno diagnosticato un trauma cranico chiuso, ecchimosi del cervello, multipli ematomi e contusioni in varie parti del corpo, compreso il torace, la parte cervicale, toracica e lombare della colonna vertebrale e le tempie. Le sue condizioni di salute stanno peggiorando, ma le autorità non hanno provveduto all’assistenza medica adeguata, malgrado migliaia di firme sotto la petizione dei cittadini che le chiedevano.

I dati statistici indicati nel filmato sono leggermente inferiori a quelli del comunicato, perché la situazione, purtroppo, è in continua evoluzione. 

Foto di copertina: Mitchel Lensink on Unsplash

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