21 luglio 2020 – Notiziario in genere

Scritto da in data Luglio 21, 2020

ONU: adottata una risoluzione sulle mutilazioni genitali femminili. E più di 200 milioni di persone avranno bisogno di aiuti umanitari entro il 2022.  E “preoccupa” la situazione delle donne, già discriminate. Bielorussia: tre donne contro Lukashenko. Tanzania: il governatore anti-gay correrà per un seggio al Parlamento.

Nazioni Unite

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Il Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, riunito in sessione a Ginevra, ha approvato all’unanimità questa settimana una nuova Risoluzione sull’eliminazione delle mutilazioni genitali femminili.

Il testo, promosso dai paesi del Gruppo Africano, esprime la forte condanna della comunità internazionale per la pratica che costituisce “una forma di tortura o maltrattamento” e una “minaccia al pieno esercizio di diritti e libertà fondamentali di donne e ragazze”. Secondo dati UNFPA, il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione, sono coinvolte ancora oggi circa 200 milioni di ragazze in tutto il mondo.

“Preoccupa” la situazione delle donne, già discriminate

Più di 200 milioni di persone avranno bisogno di aiuti umanitari per sopravvivere da qui al 2022, a causa degli effetti delle catastrofi naturali dovute ai cambiamenti climatici, oltre ai conflitti che permangono nel mondo e alla pandemia da coronavirus. A dirlo è l’Alta Commissaria aggiunta per i diritti dell’uomo, Nada Al-Nashif. A preoccupare l’Onu è la situazione delle donne, “già vittime di una discriminazione generalizzata” che non potrà che peggiorare. Le crisi in tutto il mondo sono diventate sempre più lunghe e complesse, sia per gli attori umanitari che per chi ne è coinvolto.

“L’anno scorso, l’UNFPA, Agenzia delle Nazioni Unite per la salute sessuale e riproduttiva, ha stimato che 35 milioni di donne e ragazze di età compresa tra i 15 e i 49 anni avevano bisogno di assistenza umanitaria per motivi legati a conflitti e disastri naturali e sappiamo che questo numero è destinato ad aumentare”, dice la diplomatica. Insicurezza e sfollamenti alimentano la violenza sessuale, di genere e altre violazioni dei diritti umani: “Il matrimonio infantile e forzato o la negazione dell’accesso ai servizi di salute sessuale e riproduttiva”. Ora la pandemia di Covid-19 sta creando “ulteriori difficoltà per le donne e le ragazze”, dice Nada Al-Nashif. E “la disintegrazione dei sistemi giudiziari, la corruzione, la discriminazione nei confronti degli sfollati, il timore di rappresaglie e lo stigma spesso associato alle violazioni di genere” sono tutti fattori che impediscono alle donne e alle ragazze di cercare protezione, giustizia e riparazione. Infine, quando i meccanismi di responsabilità funzionano ancora, si concentrano sulla punizione degli autori di crimini, “senza invece prevenire il continuum delle violazioni dei diritti umani subiti da donne e ragazze”.

Bielorussia

La Bielorussia va al voto il prossimo 9 agosto, elezioni presidenziali. Sarà la volta di una presidente, una donna? Il presidente che governa il paese dal 1994, Alexander Lukashenko, 65 anni, cercherà di ottenere un sesto mandato. La Bielorussia è spesso definita “l’ultima dittatura d’Europa”, ricostruisce il Post, “ma stavolta la situazione sembra essere più movimentata. La gestione del coronavirus da parte del presidente ha contribuito a logorare la fiducia della popolazione nei suoi confronti, e nelle ultime settimane ci sono state manifestazioni di protesta molto partecipate ed estese a cui sono seguite, però, pesanti repressioni”.

E in questo nuovo scenario sbucano tre donne, apparentemente unite contro il presidente. La foto ha fatto subito il giro del web. C’è lei, l’oppositrice Svetlana Tikhanovskaya, responsabile della campagna elettorale del dissidente Viktor Babariko, e ci sono Maria Kolesnikova, e Veronika Tsepkalo, moglie di un altro oppositore, Valery Tsepkalo. I principali rivali di Lukashenko, infatti – Valery Tsepkalo e Viktor Babariko – si sono visti impedire la partecipazione alla competizione elettorale: Svetlana Tikhanovskaya resta quindi la sfidante principale. Scesa da poco in politica, corre ora alle presidenziali dopo che suo marito, il celebre blogger Serghiei Tikhanovsky, si è visto respingere la candidatura ed è stato arrestato: è in carcere dallo scorso maggio con l’accusa di aver aggredito un agente di polizia.

Nei giorni scorsi cinquemila persone hanno manifestato, scrive Euronews, per sostenere Tikhanovskaya. Sono almeno un migliaio le persone che negli ultimi due mesi  sono state arrestate in Bielorussia per aver preso parte alle proteste. Viktor Babariko, cioè colui che viene definito il suo principale rivale, è finito in carcere con accuse di riciclaggio di denaro, evasione fiscale e corruzione. Accuse che molti osservatori ritengono di matrice politica.

Dopo 26 anni di potere di Lukashenko, scrive ancora Euronews, “il malcontento per i problemi economici del Paese e l’esclusione delle candidature degli oppositori continuano a far proliferare proteste nella capitale Minsk”. “Anche se la regolarità delle elezioni è compromessa, sappiamo che le persone lasceranno il divano per far valere i propri voti”, dice la candidata Svetlana Tikhanovskaya, 37 anni, che afferma anche di aver subito svariate minacce. Vuole battersi per la liberazione di tutti i prigionieri politici.

I tre dissidenti stanno quindi facendo fronte comune. Nella fotografia, Svetlana Tikhanovskaya tiene un pugno chiuso in segno di sfida, Veronika Tsepkalo disegna una “V” di vittoria con le dita e Kolesnikova unisce le mani a formare un cuore. “Abbiamo deciso di unirci e di mostrare cos’è la solidarietà femminile”, annuncia Veronika Tsepkalo. “Non siamo persone di seconda classe, siamo uguali agli uomini e crediamo che vinceremo”. Una nuova sfida a Lukashenko, che a maggio aveva dichiarato che la società bielorussa “non è ancora maturata abbastanza per votare per una donna”.

Tanzania

Il governatore della Tanzania, Paul Makonda, è celebre perché due anni fa ha creato una squadra di sorveglianza con lo scopo di dare la caccia ai gay. Ora Makonda si è dimesso dal suo incarico di capo amministrativo della città di Dar es Salaam perché a ottobre prenderà parte alle elezioni generali. Ne ha dato notizia lui stesso attraverso il suo account Twitter. Makonda si candiderà con il partito di governo per un seggio parlamentare in rappresentanza del sobborgo della città di Kigamboni.

In questi anni di attività come commissario di Dar es Salaam, Makonda ha fatto parlare di sé sulla stampa locale, ma non solo, per il suo attivismo contro i gay: in Tanzania gli atti omosessuali sono fuori legge. L’anno scorso, per esempio, voleva creare e pubblicare un database nazionale di uomini sposati con l’obiettivo di evitare alle donne il “cuore spezzato”: idea che, diceva, gli sarebbe venuta dopo aver ricevuto lamentele di donne abbandonate dai propri amanti. Campagne che hanno portato a febbraio scorso a sanzioni – da parte degli Stati Uniti – contro di lui e la sua famiglia. Il Segretario di Stato americano Mike Pompeo ha parlato di un suo coinvolgimento in “gravi violazioni dei diritti umani”.

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