No DAD? A scuola per posta

Scritto da in data Giugno 30, 2020

Mai più lezioni on line, chiedono a gran voce milioni di genitori in tutta Italia; alcuni di loro giovedì scorso sono scesi pure in piazza per chiederlo. Perché l’alternativa c’è, e ci deve essere, dicono, riferendosi come esempio a quelle parti del mondo dove fare lezione in aula è stato possibile anche durante la pandemia. Ma nel pianeta ci sono posti dove le alternative scelte sono state altre: la radio o la tv, i compiti per corrispondenza. O in certi casi, niente.

Invece di leggere prova ad ascoltare: la musica e la narrazione renderanno l’esperienza più coinvolgente

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E’ la percentuale di bambini e ragazzi in età prescolare e scolare che il coronavirus ha tenuto forzatamente lontani da scuola, nei mesi scorsi. Si tratta di poco meno di 1 miliardo e 200  milioni di minori. La stima arriva dall’Unesco, e non tutti tra loro sono stati in grado di collegarsi con i docenti via internet: anzi. In molti paesi, il digital divide ha escluso ben più di quel 14 per cento di famiglie italiane che secondo l’Istat erano sprovviste di dispositivi per la connessione. In Africa centrale, o in India, ¾ dei bambini sono sostanzialmente off line, e allora trovare un’alternativa è stato indispensabile, o almeno provarci.

73

E’ la percentuale di nazioni che hanno fatto ricorso alla televisione per sostituire le lezioni in presenza nei mesi scorsi. Si, il piccolo schermo: più che i device digitali, usati nel 73 per cento dei paesi. C”è il Marocco, o l’Uzbekistan ad esempio, che si sono appoggiati a canali televisivi locali per coinvolgere nelle lezioni anche bambini con difficoltà di udito, Oppure il Laos e il Madagascar, dove l’uso dei canali analogici era stato sperimentato già in occasione di precedenti crisi epidemiche.

La tv non è l’unica alternativa sperimentata nel mondo. In Giordania, la sola via per tentare un minimo di continuità educativa negli accampamenti di rifugiati sono state le lezioni per corrispondenza, ovvero il recapito sul posto di kit di insegnamento; una soluzione sperimentata anche in Giamaica. Altrove, per tenere in vita il percorso scolastico ci si è appoggiati alle compagnie di telecomunicazioni, che in Ruanda o Sudafrica hanno azzerato i costi quando i ragazzi dovevano collegarsi con i docenti, oppure in Burundi, Macedonia del Nord o Kirghizstan hanno distribuito sim low cost o precaricate con contenuti  audio.

A proposito di audio: in circa 80 nazioni sono stati proprio i canali radiofonici a dare ospitalità agli insegnanti durante la pandemia, permettendo loro di raggiungere almeno in una direzione alunni sparsi per lo più in aree rurali, altrimenti impossibili da raggiungere a distanza. E’ proprio in queste zone che, assemblando i dati, l’Unicef raccomanda ora di investire per colmare il gap, talvolta davvero abissale, rispetto al grado medio di connettività dei paesi più sviluppati. Tenendo conto che per i minori di quelle aree, non andare a scuola – e quindi a mensa – significa anche accontentarsi di un pranzo molto più scarno.

Dopo aver raccolto questi dati, l’Unesco ha elaborato nove idee per migliorare la scuola nel mondo. Tra queste c’è anche un maggior coinvolgimento degli insegnanti: in Malesia uno specifico corso on line è stato dedicato proprio a loro, per renderli più abili nell’usare questa stessa tecnologia rivolgendosi ai ragazzi.

Se si guarda un po’ più in là delle nostre case o delle nostre piazze, ci si ricorda che il mondo è vario è spesso anche messo peggio di noi. Ma non di meno, può darci buone idee.

Foto di copertina: Photo by Andy Falconer on Unsplash

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