“Bianco intorno”, tradurre un fumetto

Scritto da in data Ottobre 1, 2021

Quando è cominciato l’odio razziale? Siamo nel 1832 a Canterbury, in Connecticut (Stati Uniti), trent’anni prima dell’abolizione della schiavitù. Valentina Barile su Radio Bullets con Stefano Andrea Cresti, traduttore, tra l’altro, di “Bianco intorno” – graphic novel pubblicata in Italia da Tunué edizioni – dal titolo originale Blanc autour di Wilfrid Lupano e Stéphane Fert.

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Come si traduce un fumetto?

Tradurre – dal latino traducĕre, letteralmente “trasportare, trasferire” – vuol dire andare oltre. Raccontare una storia in una lingua diversa dall’originale, far viaggiare le storie. Stefano Andrea Cresti su Radio Bullets: «In linea generale, il lavoro con gli autori non è previsto per quanto riguarda la traduzione di fumetto. In questo caso specifico, però, con Stéphane, Stéphane Fert, che è il disegnatore di “Bianco intorno”, siamo diventati amici dopo esserci conosciuti in seguito alla pubblicazione di “Morgana” – che era il suo primo lavoro pubblicato sempre con la Tunué – e poi con “Pelle di mille bestie”. Con lui ci confrontiamo, spesso e volentieri, anche per telefono, in videochiamata, perché lui, nonostante in questo caso sia il disegnatore e non lo sceneggiatore, anche per i suoi lavori d’autore completi tiene molto al rigore, a una precisione filologica, diciamo, del testo e quindi mi aiuta spesso a risolvere qualche dubbio o precisa alcune sfumature importanti. Per cui, nel caso di “Bianco intorno” questo non è successo in maniera così puntuale come per “Pelle di mille bestie” ma lui è uno degli autori con cui mi trovo a collaborare, benché sia una cosa piuttosto rara nel campo della traduzione di fumetti».

Il diritto all’istruzione

«Incredibile. La signorina Crandall è sotto processo a Brooklyn, c’è il rischio che la scuola chiuda, e lei è contenta perché andiamo a fare un pic-nic al lago. In questi giorni il nostro futuro è in ballo, Maggie. Be’, non vedo il problema di godersela un po’… Non vedi il problema? Dei vecchi, anzi… decrepiti uomini bianchi stanno dibattendo tra di loro, chissà dove, per decidere se noi giovani donne nere abbiamo il diritto di studiare in quella scuola. E ovviamente nessuno ci chiede niente. A mio modo di vedere, un problema c’è eccome». – da “Bianco intorno” (Tunué edizioni).

Stefano Andrea Cresti – ©Melissa Mucciarone

Stefano Andrea Cresti: «Dal punto di vista storiografico, non c’è stato un approccio particolarmente arduo o innovativo: si tratta sostanzialmente di reperire le terminologie del lessico adeguate alla trasposizione in italiano di un libro, tra l’altro, in lingua sorgente vicina a quella di arrivo perché il francese ovviamente è una lingua molto vicina all’italiano; per cui il lavoro di ricerca, sì rigoroso, ma devo dire niente di trascendentale, nel senso che gli eventi narrati si svolgono in un periodo storicamente non così distante da noi, le tematiche affrontate sono di piena attualità e di conseguenza si trattava solo di fare attenzione alla correttezza del lessico impiegato, ma non c’è stato un lavoro oneroso come in altri casi».

Cosa tradurre?

Dove comincia il mestiere del tradurre? Fin dove il traduttore può spingersi per restituire i sensi? Quanto costa in termini di autenticità linguistica avvicinarsi quanto più possibile alla parola utilizzata dall’autore nella sua lingua madre? Stefano Andrea Cresti conclude su Radio Bullets: «Continuamente, quando si traduce, ci si trova di fronte alla voce di altre persone. Spesso e volentieri, per motivi ovvi o per quello che è poi il percorso personale di ognuno di noi, ci si trova a tradurre libri e testi che ci sono vicini anche dal punto di vista ideologico, per cui è raro che io senta la necessità di veicolare qualcosa di personale attraverso la traduzione; dal punto di vista poi puramente di mestiere, tutto il discorso e la tematica dell’addomesticamento o della modifica, o del rispetto del testo sono discorsi che sono stati fatti e rifatti, sono attuali, e di essi si continua a discutere; non è irrefrenabile la sensazione di voler tradire un po’ il testo per trovarvi un senso più vicino, però ammetto che – questo non succede molto nel fumetto ma in qualche romanzo è successo – di tanto in tanto tendo a inserire dei termini feticcio, che non svelerò, e che sono semplicemente sinonimi di quelli che avrei potuto scegliere o che un altro traduttore avrebbe potuto scegliere al posto mio, sempre però mantenendo fortissimo il cap del rispetto dell’autore; se mi accorgo che un testo, un autore mi sono particolarmente indigesti o contrari dal punto di vista ideologico… mi è capitato di rifiutare il lavoro proprio perché non corrispondeva a quella che era la mia visione del mondo».

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