Detenute e madri nel carcere di Pozzuoli

Scritto da in data Aprile 13, 2021

A cura di Sara Pollice.

Oggi “Pensieri radioattivi” incontra Paola Cisternas Navarro, psicologa, e Manuela Mascolo, avvocata, entrambe volontarie dello Sportello per i diritti di Antigone Campania nella casa circondariale di Pozzuoli. Questa è la prima di diverse puntate che “Pensieri radioattivi” dedicherà al carcere. Iniziamo da qui, prendendo spunto dal XVII Report di Antigone “Oltre il virus”, uscito l’11 marzo 2021, che contiene notizie e considerazioni riguardo alla detenzione in Italia soprattutto al tempo delle restrizioni Covid.

Paola e Manuela hanno scritto una parte di questo report concentrando l’attenzione sulla condizione delle detenute, una condizione di fragilità che si articola in una gara al ribasso nel senso delle tutele e dei diritti, se parliamo di detenute madri o di detenute migranti madri.

Nel carcere di Pozzuoli ci sono 181 detenute − molte di queste donne hanno perso la responsabilità genitoriale − le quali presentano una serie di disagi psicofisici specifici. Le operatrici asseriscono che

“Le detenute madri sembrano vivere con maggiore difficoltà il peso della detenzione, che è aggravato da un maggiore dolore per il distacco dai figli.
La detenzione comporta una completa dipendenza dall’istituzione; come conseguenza si manifestano spesso ansia da separazione, ansia reattiva da perdita e crisi di identità”

Nell’intervista Manuela ci parla anche dei gap legislativi presenti soprattutto, ma non solo, a livello di regolamento penitenziario, dove manca ancora un vero supporto alla presenza di attività condotte da esterni e una gestione chiara e a favore dell’educazione alla genitorialità e a modalità che favoriscano le madri nel poter stare insieme ai figli. Questo anche in un’ottica di tutela dei minori, partendo da una visione “riparativa” ed educativa e non invece punitiva delle detenute madri e delle detenute in genere.

In copertina: immagine tratta dal sito di Antigone

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