Liberi di offendere, la nuova frontiera della libertà di espressione?

Scritto da in data Ottobre 29, 2020

Più di una persona mi ha chiesto cosa pensassi della questione vignette Charlie Hebdo-libertà di espressione. Il discorso è un po’ complesso e forse varrebbe la pena farne uno più lungo. In ogni caso partendo dalla premessa che non ucciderei nessuno, neanche quelli che hanno commesso crimini efferati, penso che nessuno meriti di morire per quello che dice, scrive o pensa. Neanche il suprematista bianco o il nazista. Detto questo, penso anche che offendere una comunità religiosa, un’etnia, una disabilità non sia satira ma bullismo in una forma più sofisticata.
Credo anche che alla Francia non importi niente della libertà perché quando imponi la cancellazione del velo a una persona, che magari sceglie di metterlo, per una tua idea di suprema laicità, per me è sempre un’imposizione, allo stesso modo in cui l’Iran costringe me a metterlo. Costringere qualcuno a mettere o levare qualcosa per me sono la stessa cosa: stai comunque imponendo e questa non è la mia idea di libertà. Costringermi ad ascoltare qualsiasi sciocchezza non è neanche lontanamente la mia idea di libertà di espressione.
Tornando alle vignette, così come non mi piacciono le barzellette razziste non trovo divertente la presa in giro di qualcosa che offende qualcun altro, a maggior ragione se non ci credo. Se i musulmani facessero satira su loro stessi (e c’è chi la fa), forse potrei comprenderla meglio, ma la gratuità dell’offesa non mi fa né sorridere né riflettere, cosa che invece mi aspetto da chi fa satira.
Mentre potrei tollerare un autistico che prende in giro un altro autistico mi fa un po’ pena un normocognitivo che lo faccia. Ci sono favolosi autori di satira e vignettisti che ti lasciano il ghigno sulla faccia e quella idea alla quale non avevi pensato. Capaci di condensare in una vignetta un intero pensiero. La satira è un fulmine, non una buccia di banana dove far scivolare gli altri.
Quindi essendo una brutta persona penso alla malafede. Diciamoci la verità, qualcuno conosceva Charlie Hebdo prima delle famose vignette che provocarono l’attentato? E con questo non dico che se lo siano meritati, ma che non potevano non sapere che ci sarebbe stata una reazione; sicuramente non credevano sarebbe stata così devastante, ma chiunque con un po’ di lungimiranza poteva prevedere che ci sarebbe stata, esattamente come oggi sta avvenendo di nuovo. E come sempre accade, mentre i politici si insultano invece di placare gli animi, qualche mentecatto impugna un’arma.
Ora, anche se penso che la maggior parte della gente sia di buon cuore, so che se lascio la porta di casa aperta, qualcuno prima poi entra e mi deruba. Allo stesso modo, se so che una cosa innesca una risposta violenta, forse un po’ mi sforzo per evitarlo. Secondo me la libertà di espressione non esime dall’avere un po’ di buon senso.
Poi, se siamo paladini della libertà di espressione, non sbatto in primo piano le palle di un profeta, ma magari faccio un lavoro con gli imam, gli educatori, le famiglie, la scuola.
E ora passo ai musulmani, perché è vero che se si insultano gli ebrei, a meno che tu non sia in una colonia israeliana e tu sia musulmano, difficilmente ti ammazzano: magari si comprano il tuo giornale e poi ti rovinano. Il loro approccio alle conseguenze è sicuramente finanziario e legale.
Se si insulta la Madonna o Cristo sicuramente qualcuno si storce, ma anche qui nessuno ti ammazza, e non è che i cristiani siano più buoni, ma non c’è lo stesso tipo di pregresso. Sarebbe lungo da spiegare, ma la umma musulmana è tutta la comunità di fedeli e se fai un torto grande − come è offendere il profeta − è come un’onda che si muove insieme.
Parliamo di un gruppo di persone nel quale, secondo gli studi, per quanto possano essere irritati, solo lo 0,8% ha una reazione fisica e violenta. Lo 0,8% su un miliardo di persone non sono poche.
Le persone che compiono questi atti hanno un profilo piuttosto preciso (che ora non sto a dire, ma rientra nella seconda o terza generazione: criminali, giovani, poveri, non integrati), così come gli attentatori suicidi.
Hanno una storia alle spalle fatta di generazioni di soprusi che si arriva a non controllare più e che ti fan tagliare la testa a qualcuno pensando di fare una cosa gloriosa. E con questo non li giustifico, ma non si risolve un problema senza cercare almeno di capirlo.
Ed è qui che la comunità musulmana sta cercando d’intervenire, perché anche se nessuno si prende mai la briga di raccontarlo, ci sono molte persone che lavorano sulla de-radicalizzazione, su programmi di aiuti ai ragazzi. Ma allo stesso modo in cui Macron continua a manifestare una mentalità colonialista nella quale si erge a paladino, si continua a buttare benzina sul fuoco.
E Charlie Hebdo, di cui difendo il diritto di dire le minchiate che dice, per me non sono questi grandi autori di satira, come ritengo pessimi giornalisti quelli che lavorano a Libero, perché per me chiunque istighi non fa né satira né giornalismo.
Ci sono però dei barlumi d’intelligenza. Penso a Jacinta Arden, la prima ministra della Nuova Zelanda, e al sindaco di Londra in passato, su situazioni di estrema violenza, hanno avuto reazioni e fatto commenti talmente intelligenti da aver disinnescato la violenza e coinvolto tutta la loro comunità a dispetto delle differenze, e questo secondo me fanno i buoni politici.
Tanto altro ci sarebbe da dire, e io volevo scrivere solo due righe. Chiudo dicendo che se satira è poter insultare una comunità, beh siete veramente a corto di battute.

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Opinioni dei Lettori
  1. Nadia Addezio   On   Ottobre 29, 2020 at 3:35 pm

    Buonasera Barbara, ho affrontato questo dibattito di recente col mio insegnante di Storia e Istituzioni dei Paesi Afroasiatici e la sua posizione era pressapoco la Sua. Io sostenevo che l’atto di uno non potesse essere considerato come l’atto di un’intera comunità (la quale ha sempre preso le distanze da fatti ed eventi simili) e che, anzi, qualora si fosse effettivamente registrato un fastidio insopportabile da parte di quest’ultima verso le vignette di Charlie Hebdo, avrebbe potuto manifestare il proprio dissenso mediante proteste, appelli alla redazione, appelli alle istituzioni, denunce. Ora, posto che io non sia al corrente di provvedimenti simili e posto che di fatto non approvo l’offesa celata da humor satirico, credo che a tracciare il limite oltre il quale non andare sia sempre l’offeso e non chi offende, perché quest’ultimo non è detto che abbia il da Lei già citato buon senso o semplicemente sensibilità a capire il peso delle proprie azioni. Chiaramente questo discorso è applicato alla questione “libertà d’espressione”. Spero di esser stata chiara nell’esprimere il mio pensiero,
    Un saluto.
    Nadia Addezio

    • Radio Bullets   On   Ottobre 29, 2020 at 6:26 pm

      Nessuno giustifica un atto di violenza. Né accollo un atto criminale di uno ad un’intera comunità. E penso che la maggior parte dei musulmani siano solidali con le vittime di un attentato a prescindere dalla nazionalità o dalla ragione visto che loro stessi sono le prime vittime del terrorismo. Detto questo in un mondo che non è perfetto credo che certe cose che si sa possono istigare a reazioni inconsulte, debbano essere pensate. Se io sapessi che una mia azione può provocare la morte di qualcuno, non so se avrei il pelo sullo stomaco per farla. Mio dovere è tutelare e gli altri prima e poi fare quello che mi pare. Ma è solo la mia opinione per quel che vale. (Barbara Schiavulli)

    • Anna da Vietri sul Mare   On   Ottobre 30, 2020 at 11:13 am

      Buongiorno Nadia , chiedo a te ed al tuo professore, perché chi e’ offeso deve essere civile e chi offende no ? Chi essere bipede applica il ” porgo l’altra guancia ” ? A me e’ stato insegnato RISPETTA SE VUOI ESSERE RISPETTATO .

      • Radio Bullets   On   Ottobre 30, 2020 at 12:18 pm

        Io cerco di rispettare a prescindere, non mi piace abbassarmi al livello di chi offende. Ovviamente se poi mi aggredisce rispondo con tutte le armi legali possibili. (Barbara Schiavulli)

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