Sguardo liquido

Scritto da in data Luglio 8, 2020

Una sostanza acquosa e delle nanoparticelle capaci di reagire alla luce. È questo il segreto della prima retina liquida. Figlia della collaborazione tra medici dell’IRCCS di Negrar e gli scienziati dell’IIT, la nuova protesi oculistica è la versione avanzata di un precedente modello di retina sviluppato nel 2017 e ha tutte le caratteristiche per essere rivoluzionaria.
Musica: “The Mission” Ennio Morricone
Photo credits: v2osk da Unsplash

Invece di leggere prova ad ascoltare: la musica e la narrazione renderanno l’esperienza più coinvolgente!

Uno sguardo liquido… non è una confusione nei termini, bensì la caratteristica di una recente scoperta scientifica che riguarda l’oculistica. Una scoperta frutto di anni di studi e di una fitta collaborazione tra medici e ricercatori: la prima retina liquida.

Una super squadra al lavoro

Una protesi artificiale, un modello ancora sperimentale per il momento ma che promette di diventare una soluzione di domani per le lesioni alla retina.
Il modello nasce da una collaborazione made in Italy, tra l’Unità operativa di Oculistica dell‘IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, in provincia di Verona, e dell’IIT (Istituto Italiano di Tecnologia). Alla ricerca hanno poi lavorato anche l’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino di Genova e il CNR di Bologna, oltre a diverse fondazioni che hanno fornito il proprio contributo.

I signori dell’occhio

Hanno lavorato al progetto:

  • IIT di Genova, Center for Synaptic Neuroscience and Technology, coordinato da Fabio Benfenati.
  • IIT di Milano, Center for Nano Science and Technology, coordinato da Guglielmo Lanzani.
  • IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, Unità operativa di Oculistica, diretta dalla dottoressa Grazia Pertile.

L’idea di protesi fotovoltaiche

Grazia Pertile, direttrice dell’Unità Operativa di Oculistica – IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria – Negrar (VR)

Una ricerca quindi congiunta e trasversale, che ha messo in campo diverse competenze e che nasce dal passato. Perché il team vi lavora da anni, tanto che il modello elaborato oggi trova le proprie radici in quello del 2017 costituito da una retina dalla forma piana.
Il danneggiamento della retina può essere causato da diversi fattori. Molto spesso è dovuto all’avanzare dell’età o a malattie che portano alla degenerazione dei fotorecettori della retina, spesso malattie genetiche come la retinite pigmentosa (RP). Danneggiamenti che, nei casi più gravi, possono portare persino alla cecità.
Il modello sviluppato tre anni fa consiste in una protesi formata da un piccolissimo foglio che, una volta impiantato nell’occhio, permette di sostituire nelle sue funzioni la retina danneggiata. Questo è possibile grazie allo speciale polimero che lo ricopre e che ha la proprietà di reagire alla luce. Una volta colpito dal fascio luminoso il foglio è in grado di attivare l’impulso elettrico al cervello che permette la creazione delle immagini.

Retina liquida: piccoli gomitoli come celle fv

Il principio del nuovo modello è il medesimo, la differenza però sta nella sua conformazione liquida.
È costituto principalmente da una soluzione acquosa in cui restano in sospensione le nanoparticelle polimeriche fotoattive, che hanno il compito di stimolare i neuroni ancora sani presenti nella retina. Gli scienziati le descrivono come una sorta di piccolissimi gomitoli che si aggregano nel momento in cui sono iniettati nella retina e che sono in grado di comportarsi proprio come celle fotovoltaiche.
In pratica vanno a sostituire le parti della retina danneggiate e garantiscono, per di più, una visione a elevata risoluzione e con un campo visivo ampio.
Hanno nano dimensioni, i ricercatori dell’IIT che le hanno realizzate appositamente per questo studio parlano di una grandezza pari a circa la centesima parte del diametro di un capello.
Inoltre, trattandosi di protesi poste all’interno dei tessuti del corpo umano, queste nanoparticelle hanno anche un’altra caratteristica molto importante: sono biocompatibili, la loro conformazione di base è fatta, non a caso, da carbonio e idrogeno.

Nanotecnologia a minimo impatto

Un ulteriore vantaggio che questa nuova generazione di protesi retinica presenta è data proprio dall’essere a stato liquido. A differenza del primo modello di retina che, essendo un foglio, deve essere impiantato al di sotto della retina, questa nuova protesi può essere iniettata direttamente in loco. Il risultato è un minore impatto sul paziente. Il trauma è inferiore e l’intervento, essendo meno invasivo, permette tempi di recupero più rapidi. Non solo, è un tipo di intervento che, all’occorrenza, potrebbe anche essere replicato.
In definitiva l’uso di nanoparticelle fotosensibili non solo è rivoluzionario in campo oculistico, ma permette tutto un nuovo e ampio campo applicativo della nanotecnologia nella medicina in generale.

Lo studio della protesi liquida subretinale è stato pubblicato su Nature Nanotechnology.

 

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