Bielorussia: ancora proteste nonostante le violenze. Ecco la marcia delle donne

Scritto da in data Agosto 13, 2020

Quinto giorno di proteste in Bielorussia contro i risultati delle elezioni presidenziali: secondo i dati ufficiali avrebbe vinto nuovamente Alexander Lukashenko, al potere da 26 anni e chiamato “l’ultimo dittatore d’Europa”. Dura repressione da parte della polizia, ma le donne marciano per le strade di Minsk con fiori bianchi. E ancora: sciopero nazionale e giornalisti che si licenziano dalle emittenti statali. Un punto di Radio Bullets. 

Le proteste

Oggi è il quinto giorno dopo le elezioni in Bielorussia, e sembra che i manifestanti non abbiano alcuna intenzione di mollare, nonostante l’inasprimento della risposta punitiva delle forze dell’ordine. Numerose le denunce di torture da parte di quelli che sono stati arrestati durante le proteste, ma non solo: oramai la polizia antisommossa carica tutti, senza eccezioni. Il numero di detenuti è salito quasi a settemila (6.700). Tra loro anche 67 giornalisti. E ci sono almeno due morti.

Nel tweet che segue, abitanti di Minsk si recano vicino al centro di detenzione dove le persone arrestate vengono tenute in custodia, nella speranza di trovare i loro parenti arrestati durante le manifestazioni. Cercano di supportare i detenuti urlando “Resistete”, si sentono le urla delle persone che vengono picchiate. Almeno 12 persone arrestate sono state portate in ospedale, in tanti sospettano trattamenti feroci da parte della polizia.

La marcia delle donne

A Minsk tante bielorusse escono per le strade oramai da due giorni, con l’intento di esprimere il proprio disaccordo nei confronti della repressione e della violenza delle forze dell’ordine. Le donne creano delle “catene viventi” tenendo in mano dei fiori bianchi.

Il popolo contro le violenze

Non è solo il disaccordo con i risultati delle elezioni a mobilitare i cittadini e le cittadine bielorusse, ma soprattutto la violenza della polizia. Alle proteste si sono uniti anche i medici locali, che hanno condannato le torture e chiesto di fermare i maltrattamenti feroci dei propri concittadini.

All’appello pacifico si sono uniti giornalisti di calibro delle emittenti governative, sdegnati da ciò che sta accadendo nel loro Paese, tra cui anche il capo del pool presidenziale di giornalisti del canale ONT, Dmitry Semchenko. Ma c’è chi sui social interpreta queste prese di posizione come una fuga prima che la nave affondi, data la linea propagandistica che i giornalisti hanno seguito da sempre. Alcune fonti locali riportano anche la notizia di numerosi licenziamenti nelle forze dell’ordine.

Lo sciopero nazionale

I dipendenti di una delle più grandi imprese in Bielorussia – lo stabilimento automobilistico BelAZ – si sono uniti allo sciopero nazionale contro la violenza governativa e il risultato delle elezioni, anche se per il momento in maniera abbastanza episodica. 

Inoltre sono entrati in sciopero anche gli impiegati della Fabbrica di Trattori di Minsk, dove Lukashenko, durante una visita prima delle elezioni, aveva ribadito che il suo Paese non era pronto a votare una donna.

A Grodno, i lavoratori di Grodno Azot, la fabbrica statale che produce composti azotati e fertilizzanti, sono scesi per le strade.

Secondo i media locali, circa quattro altre imprese sono in sciopero. 

La risposta delle autorità

Lukashenko durante una recente riunione sulla tutela dell’ordine costituzionale, ha sostenuto che la base di manifestanti è costituita da persone con precedenti penali e disoccupati. Qualche giorno prima aveva definito i manifestanti “Fumati, ubriachi, drogati”. 

In copertina Tut.by/Vadim Zamirovsky

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