26 agosto – Notiziario in Genere

Scritto da in data Agosto 26, 2019

Un terribile femminicidio scuote la Turchia di Erdogan. Migranti: Halima Aden, ambasciatrice Unicef, incontra in Italia 8 giovani ragazze (in copertina). Un video racconta la spirale della violenza e diventa virale. Pugilato: Europei donne; due azzurre nei quarti. E in Svizzera è allarme violenza di genere.

Tutto questo nel webnotiziario in Genere del Lunedì a cura di Lena Maggiaro e con Barbara Schiavulli al microfono

Soundtrack: Preghisha Roudel Ft. Shristi Khada – Don’t kill me / Imagine – Unicef Version / Fiorella Mannoia – Combattenti

Turchia

In Turchia il partito di maggioranza ha promesso di far fronte al tema della violenza contro donne e bambine dopo l’uccisione brutale di una donna di fronte alla figlia di 10 anni: un femminicidio che ha sconvolto il paese, scrive l’Associated Press.

Emine Bulut, 38 anni, è stata pugnalata al collo dal suo ex marito in un ristorante a Kirikkale, nella Turchia centrale, il 18 agosto scorso. Un video pubblicato sui social la mostra in lacrime. “Non voglio morire”, dice, mentre sua figlia grida: “Mamma, per favore, non morire”. Quelle parole, le ultime di Bulut – “Non voglio morire” – sono diventate trending sui social, con gli utenti chiedevano misure più severe per affrontare la violenza domestica.

Omer Celik, portavoce del partito al potere del presidente Recep Tayyip Erdogan, ha dichiarato dopo una riunione del partito venerdì: per fermare la violenza sulle donne “dobbiamo scuotere la terra”.

Halima Aden in Italia

La Goodwill Ambassador dell’Unicef Halima Aden si è recentemente recata con UNICEF USA in Italia, dove ha incontrato adolescenti migranti e rifugiati e alcune famiglie. Aden, ex rifugiata, ha condiviso la sua storia con le ragazze e i ragazzi che ha incontrato e ha parlato con loro del fatto che sia importante che siano loro i primi a farsi portavoce dei loro diritti.

A Palermo, Aden ha incontrato otto giovani donne in un centro di accoglienza supportato dall’UNICEF che hanno compiuto il duro viaggio dalla Libia attraverso il Mediterraneo. Dal 2014, più di 70mila minori non accompagnati sono arrivati in Italia, l’85% dei quali di età compresa tra i 16 e i 17 anni. “Queste giovani donne hanno cambiato la mia vita”, spiega secondo quanto riporta l’Ansa. “Hanno vissuto così tante esperienze che nessuno dovrebbe mai fare, ma sognano
di cambiare il mondo”. “È nostra responsabilità parlare a nome dei minori e delle famiglie che si allontanano dal loro Paese d’origine, assicurarci che siano protetti e che abbiano l’opportunità di realizzare le loro ambizioni”.

Aden ha visitato un insediamento informale alla periferia di Roma dove l’UNICEF e i suoi partner lavorano a sostegno di minorenni migranti e rifugiati e a fianco delle donne per favorire relazioni familiari positive e migliorarne il benessere psicologico. Lì ha giocato con i bambini e ha parlato con le madri delle misure adottate per proteggere i loro figli.

“Mia madre è fuggita dalla Somalia durante la guerra civile per dare ai miei fratelli e a me la possibilità di un futuro migliore”, ha detto Aden. “Ascoltare queste donne che si sono sacrificate così tanto per proteggere i loro figli mi ha commossa. L’amore di una madre non conosce limiti e sono stata onorata di incontrare queste incredibili donne che farebbero di tutto per i loro bambini”.

La spirale della violenza

Jenan Moussa, classe 1984, libanese, inviata della TV di Dubai al-Aan e collaboratrice di Foreign Policy, ha condiviso su Twitter un video diventato virale in pochissimo tempo: racconta le fasi della violenza domestica su una donna. Lo racconta India Today.

La sequenza temporale mostra le tappe che una donna deve affrontare, la spirale della violenza domestica. “Che clip potente per sensibilizzare sugli abusi domestici”, scrive la giornalista su Twitter. All’inizio del video, la donna riceve fiori, è felice, indossa un anello.

È qui, non appena si impegna con il partner, che inizia la violenza e quell’alternarsi di fasi: ti picchio, poi ti chiedo scusa. Ti umilio, poi ti regalo un mazzo di fiori. Ti prendo a pugni, poi magari mi metto in ginocchio da te chiedendoti perdono, promettendoti che cambierò, che non accadrà mai più, e magari ti regalo un altro mazzo dii fiori. La clip mostra la donna contusa e racconta come, costretta a rimanere nel matrimonio, deve nascondere la violenza commessa contro di lei con il trucco.

Il video termina con la donna gravemente contusa e in lacrime.

Con la condivisione online del video, molte utenti su Twitter hanno parlato di violenza domestica e di come le donne debbano soffrire perché la società spesso non consente loro di abbandonare facilmente un matrimonio violento.

https://twitter.com/jenanmoussa/status/1165193517951569921

Cosa succede in Svizzera

Il numero di donne che muoiono a causa della violenza domestica è più elevato in Svizzera che in molti altri paesi europei, afferma Le Matin Dimanche, che riporta i dati diffusi da Eurostat.

Nel 2017,  si legge su SwissInfo, ci sono stati 0,40 femminicidi per 100.000 donne, rispetto a 0,13 in Grecia, 0,27 in Spagna, 0,31 nella vicina Italia e 0,35 per il Regno Unito, secondo Eurostat. Gli altri paesi vicini alla Svizzera hanno mostrato un tasso più elevato: Francia a 0,50 e Germania a 0,55.

Nora Markwalder, professoressa associata di criminologia all’Università di San Gallo, ha spiegato al giornale che in generale il tasso di omicidi in Svizzera è diminuito considerevolmente rispetto agli anni ’80 e ’90, ma la flessione è stata inferiore negli ambienti domestici e quindi per i femminicidi. Lorella Bertani, avvocata specializzata nell’aiutare le vittime di violenza domestica, ritiene che “in termini di statistiche, secondo la fascia d’età, la violenza domestica uccide più donne del fumo, dell’alcool e della guida”. I femminicidi si verificano perché alcuni uomini considerano le donne come proprietà, ha detto. Sono necessari ulteriori interventi di prevenzione, ha aggiunto Bertani, anche nell’insegnamento del rispetto per i ragazzi.

A luglio il governo ha annunciato misure per proteggere di più le vittime di violenza domestica e stalking. Ciò include anche il fatto di rendere il procedimento penale attivabile non solo dalla donna: un caso che si applica soprattutto se la donna è sotto pressione per non farla andare avanti nel procedimento penale. Le misure dovrebbero entrare in vigore a partire da luglio 2020.

Secondo l’Ufficio federale di statistica, in media in Svizzera ogni due settimane una persona muore a causa della violenza domestica (25 persone all’anno, nel periodo 2009-2018).

Pugilato

Bilancio positivo per le due pugili azzurre che ieri sono salite sul ring del ‘Pabellon Amaya Valdemoro’ di Madrid per gli Europei donne Elite. La piemontese Giulia Lamagna conquista l’accesso ai quarti di finale, nella categoria dei 54 kg, battendo ai punti per 4-0 la bielorussa Khunja. Vittoria, per 5-0, e passaggio ai quarti di finale anche per Francesca Amato nei 64 kg contro la bulgara Eliseeva.

“Molto bene” – queste le parole di Coach Renzini – “LaMagna a tratti, perchè a volte si prende qualche pausa di troppo. È uscita alla grande nella terza ripresa, in cui ha boxato come lei sa fare. Contento anche della prestazione di Francesca (Amato), che è stata solo un po’ disordinata in alcune azioni. Soddisfatto dei risultati delle ragazze fino a questo  momento” Mercoledì prossimo la fighter di origini campane se la vedrà con la britannica Reid in un match che varrà l’entrata in zona medaglie. Prossima rivale della Lamagna sarà invece la romena Perijoc.

Foto di copertina Halima Aden/Wikipedia

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