La sconfitta di Trump in America Latina

Scritto da in data Novembre 5, 2026

La conquista del Congresso da parte dei democratici apre una nuova fase nei rapporti tra Stati Uniti e America Latina. Venezuela, Cuba, Colombia e il progetto dello Scudo delle Americhe sono tra i dossier che potrebbero risentire del nuovo equilibrio politico. Ma il controllo democratico delle Camere non significa automaticamente un cambio di rotta nella politica estera statunitense.

La vittoria democratica alle elezioni di Midterm del 3 novembre cambia gli equilibri politici a Washington e apre nuovi interrogativi anche per l’America Latina. I democratici hanno conquistato sia la Camera dei Rappresentanti sia il Senato, sottraendo a Donald Trump il controllo del Congresso e infliggendo alla sua amministrazione una pesante battuta d’arresto politica.

Per i paesi latinoamericani, le conseguenze potrebbero essere significative, non tanto perché il risultato elettorale determinerà automaticamente un cambiamento nella politica estera statunitense, quanto perché limiterà la capacità di Trump di portare avanti senza ostacoli la propria agenda nella regione.

Su RPP Noticias, A spiegare quali scenari si aprono è Alejandro Mejía, politologo peruviano e professore all’Università Nazionale Mayor de San Marcos, esperto di relazioni tra Stati Uniti e America Latina.

Secondo Mejía, uno dei primi effetti della sconfitta repubblicana sarà la necessità per Trump di concentrarsi maggiormente sulle questioni interne. Il presidente dovrà fare i conti con un Congresso a maggioranza democratica, che potrà esercitare un controllo più incisivo sulle sue decisioni, avviare indagini sull’operato dell’amministrazione e condizionare l’approvazione di leggi e stanziamenti di bilancio.

Una dinamica che rischia di ridurre lo spazio politico a disposizione della Casa Bianca anche sul fronte latinoamericano.

Venezuela e Cuba: il nodo dell’interventismo

Tra i dossier più delicati c’è quello venezuelano. Negli ultimi mesi Trump ha mantenuto una linea particolarmente aggressiva nei confronti di Caracas, arrivando a ipotizzare persino che il Venezuela possa diventare il 51° Stato degli Stati Uniti.

Mejía richiama l’attenzione sull’interventismo statunitense nelle questioni interne della regione e sulla necessità di verificare il ruolo delle istituzioni di controllo. Una Camera a maggioranza democratica potrebbe infatti chiedere conto delle decisioni assunte dall’amministrazione Trump, comprese quelle relative al Venezuela.

Anche Cuba rimane un punto interrogativo. Un Congresso ostile potrebbe rendere più difficile portare avanti eventuali iniziative di intervento o di pressione nei confronti dell’Avana.

Non si tratta necessariamente di un’inversione della strategia statunitense, ma di un possibile aumento dei vincoli politici e istituzionali sulle decisioni della Casa Bianca.

Lo Scudo delle Americhe e gli equilibri regionali

Un altro terreno sul quale potrebbero emergere conseguenze concrete è quello dello Scudo delle Americhe, l’iniziativa di cooperazione regionale promossa dall’amministrazione Trump, soprattutto sul fronte della sicurezza, dell’intelligence e della lotta alla criminalità organizzata.

Diversi governi latinoamericani hanno guardato con interesse al progetto, mentre altri hanno preferito mantenere una posizione più prudente. Il Perù, osserva Mejía, si è sostanzialmente allineato all’iniziativa.

La perdita della maggioranza parlamentare potrebbe però rallentare l’attuazione degli impegni statunitensi, soprattutto quelli che richiedono risorse finanziarie e approvazioni legislative.

Un esempio è la Colombia, che guarda al sostegno di Washington nella lotta al narcotraffico. Eventuali difficoltà nell’approvazione dei finanziamenti o nella definizione delle priorità di bilancio potrebbero incidere anche sulla cooperazione con Bogotá.

Per i governi della regione diventa quindi fondamentale osservare come si evolveranno i rapporti tra Casa Bianca e Congresso: gli impegni assunti da Trump potrebbero non tradursi automaticamente in risorse e interventi concreti.

La questione climatica, una priorità trascurata

C’è poi un’altra dimensione, spesso marginale nel dibattito sulla politica statunitense verso l’America Latina: quella ambientale.

Mejía sottolinea come l’attenzione di Washington si sia concentrata soprattutto sulle questioni di sicurezza e sul contrasto alla criminalità, lasciando in secondo piano la cooperazione ambientale e la prevenzione degli effetti del cambiamento climatico.

Una scelta particolarmente problematica per una regione esposta a fenomeni climatici estremi e alle conseguenze di El Niño, che colpiscono in modo significativo diversi Paesi sudamericani.

Secondo il politologo, lo Scudo delle Americhe avrebbe potuto rappresentare un’occasione per sviluppare una cooperazione più ampia, includendo non soltanto intelligence e sicurezza, ma anche prevenzione e sostegno ai Paesi più vulnerabili.

Un’agenda che potrebbe trovare maggiore ascolto tra i democratici, tradizionalmente più attenti alle politiche ambientali e alla cooperazione multilaterale.

Un nuovo equilibrio, non necessariamente una nuova politica

La vittoria democratica apre dunque una fase di maggiore incertezza per la politica statunitense in America Latina. Il Congresso potrà esercitare un controllo più incisivo sull’amministrazione, soprattutto attraverso le commissioni parlamentari, le indagini e il potere di bilancio.

Ma sarebbe un errore interpretare il risultato elettorale come la fine dell’interventismo statunitense nella regione. La politica estera rimane in larga misura una prerogativa dell’esecutivo e Trump conserva il potere di veto sulle leggi approvate dal Congresso.

Il cambiamento più immediato potrebbe riguardare quindi i margini di manovra del presidente, più che gli obiettivi strategici di Washington.

Per i governi latinoamericani, la partita si riapre: chi si è avvicinato alla Casa Bianca dovrà misurarsi con un Congresso che potrebbe avere priorità differenti, mentre chi ha mantenuto una posizione più cauta potrebbe trovare nuovi interlocutori a Washington.

La questione, in definitiva, non è soltanto quanto Trump riuscirà ancora a imporre la propria agenda, ma quanto gli Stati Uniti saranno disposti a investire in una relazione con l’America Latina che non sia ridotta esclusivamente alla sicurezza, al controllo delle migrazioni e alla lotta al narcotraffico.

 

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