Diario di viaggio – Le Terre mutate
Altre due tappe e una (parziale) sconfitta

Scritto da in data Giugno 26, 2020

Quando mi sveglio (qui le puntate precedenti) al rifugio Mezzi Litri nei pressi di Arquata la decisione è presa, il dado è tratto, neanche questa volta arriverò a L’Aquila, “la nostra Santiago” (per citare l’autore della guida Il Cammino nelle terre mutate, Enrico Sgarella). Ho deciso che tornerò un giorno prima a casa, fermandomi ad Amatrice e dividendo in due la tappa spezza-gambe-e-schiena da circa 40km.

Il primo tratto, quello che percorro di domenica, mi porta ad Accumoli. Lì non c’è molto per pernottare, mi devo affidare ad amici di amici per trovare un posticino alla mia tenda. La sorte vuole che debba sostare, da vegetariana, nei pressi di una macelleria, quella di Alta Montagna Bio.

La macelleria

Intanto cammino, il sentiero da Arquata inizia su asfalto, per poi inoltrarsi nel bosco dopo la località Tufo (ancora Zona Rossa per la quale serve il permesso del sindaco di Arquata). Non incontro nessuno, cammino piano, mi gusto le pause. Oggi faccio il minor numero di chilometri in assoluto: appena 17, posso prendermi il mio tempo. I passi, prima di Accumoli, incontrano i volti delle persone morte nel terremoto, in quello che era un parco-giochi ed è diventato una sorta di memoriale fatto di striscioni e magliette.

Proseguo ancora e quando arrivo alla macelleria, mi accoglie una famiglia allargata allegra e piena di energie. Monto la tenda, provo a leggere ma sono travolta dai racconti di viaggio di chi mi circonda, impossibile non ascoltare le incredibili avventure di Katia e della sua famiglia, tra racconti su registi canadesi, vacche anziane, orti, formaggi… Qui tutto racconta qualcosa, che racconta qualcos’altro e poi altro ancora, portando il discorso a toccare storie di lavoro e parti del mondo diverse. Fa freddissimo, il ritorno a Roma sarà uno shock, ma in tenda dormo bene e il materassino mi salva dai sassetti. Insomma tutto a posto! Eccetto il mio vegetarianesimo che è oggetto di lunghe dissertazioni, le stesse lunghe dissertazioni che sento da circa 15 anni, da quando ho iniziato ad esserlo… D’altra parte sempre di macelleria si tratta.

Verso Amatrice

L’ultimo giorno, per Amatrice, parto con i tempi contati per non arrivare troppo tardi a Roma (i pullman che posso prendere sono alle 14.14 e alle 17, quello delle 17 però arriverebbe alle 21 alla stazione Tiburtina). Pochi chilometri, ma fatti in velocità! Riesco a raggiungere con uno scatto finale il bus dell’ora di pranzo che mi porta a Rieti senza quasi essermi guardata intorno, dopo aver attraversato sentieri boscosi e asfalto, aver temuto cani che poi non si sono palesati, aver seguito un torrente ed essermi addentrata in strade quasi coperte dalla vegetazione.

A tenermi compagnia, un altro camminatore, Francesco, che si accolla anche lo scatto finale con grande spirito di solidarietà. I racconti che mi fa, anche qui, spaziano dalla Patagonia all’Africa, dalle montagne del Nepal ai Pirenei. Un grande escursionista e viaggiatore, che ha molte storie da narrare e di cui mi pento di non avere il contatto. Ad Amatrice non riesco a vedere molto, ma mi sembra tutto come l’ho lasciato durante la scorsa Pasqua quando, ancora una volta, ero lì per lavoro. Mi assale il magone, mi domando se ormai alla terza volta che percorro il Cammino, senza mai averlo percorso del tutto, sarò diventata partigiana delle Terre Mutate, non ho voglia di tornare a casa.

Ma la Salaria scorre, e arrivo a Roma.

Un po’ di dati e consigli

Il Cammino nelle Terre Mutate è lungo circa 250km. In una settimana ne ho percorsi 191, con 7.530 metri di dislivello positivo e poco meno di 7mila di dislivello negativo. Comunque è consigliabile seguire la divisione suggerita da chi ha costruito il Cammino stesso, considerando comunque che alcune tappe non sono considerabili semplici né per il tipo di terreno (mai complicatissimo, ma gli scarponcini servono, soprattutto quando il fondo è roccioso o l’erba molto alta), né per l’orientamento, né, banalmente, per la fatica.

Insomma, in solitudine si possono fare, ma con una grande attenzione e consiglio vivamente l’uso delle tracce gps. Non ci sono molte strutture per alloggiare lungo il percorso, ma molte di quelle aperte sono disponibili a dare passaggi in macchina a chi debba raggiungerle.

Per chi volesse approfondire, il sito del Cammino è sempre in aggiornamento e la guida su citata un validissimo strumento di orientamento e narrazione.

Ringrazio della mia esperienza e delle esperienze collettive fatte negli scorsi anni: Movimento Tellurico, FederTrek e APE Roma, che hanno reso possibile il Cammino. Dell’attenzione mostratami in questi giorni Francesco Senatore e Peter Lerner (il secondo soprattutto per avermi tranquillizzata sui possibili incontri canini lungo il percorso, ma anche per avermi ricordato di chiedere l’autorizzazione per passare dalle zone rosse attraversate).

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