Emanuela Evangelista, allarme dall’Amazzonia  

Scritto da in data Novembre 30, 2022

Emanuela Evangelista − biologa italiana, presidente di Amazônia Onlus e Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana dal 2019 – comunica i risultati raggiunti con la sua rete di organizzazioni per la difesa dell’Amazzonia. Valentina Barile ne parla su Radio Bullets.

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(Foto in copertina ©Emiliano Mancuso)

Elezioni politiche

Le recenti elezioni politiche in Brasile hanno visto il ritorno di Luiz Inácio Lula da Silva, eletto per la terza volta presidente, dopo il governo Bolsonaro in carica dal primo gennaio 2019. Quanto Lula vorrà cambiare ciò che è stato fatto dal suo predecessore e quanto costerà in termini economici? Emanuela Evangelista su Radio Bullets: «L’elezione di Lula rappresenta una nuova speranza per l’Amazzonia, perché ci aspettiamo che mantenga le promesse fatte in campagna elettorale sulle politiche ambientali, sulla conservazione dell’Amazzonia, ovvero la promessa di azzerare la deforestazione, di combattere l’estrazione mineraria illegale, l’occupazione indebita di terra e, ovviamente, allo stesso tempo  promuovere lo sviluppo sostenibile delle comunità che vivono nell’Amazzonia, quindi dei popoli della foresta, perché è necessario dimostrare che è davvero possibile generare ricchezza senza distruggere l’ambiente; ora, questo non sarà semplice, anche perché Lula parte da un tasso annuale di deforestazione molto più alto di quello che lasciò nel 2011, quindi avrà bisogno sicuramente di rafforzare il ruolo delle agenzie ambientali, delle istituzioni di monitoraggio, d’ispezione, e poi avrà bisogno di riaprire il dialogo. Ci aspettiamo che riapra il dialogo con i paesi industrializzati per attirare aiuti internazionali, perché partecipare a questa sfida − grande sfida − che è salvare la foresta amazzonica è una responsabilità collettiva, globale. Non possiamo continuare a pensare che la difesa di questo bioma ricada soltanto sulle spalle e sulle tasche del Brasile. Non sarà facile, anche perché Lula dovrà affrontare, esattamente come ha dovuto fare Bolsonaro − anche a modo suo −, la triste realtà per cui la deforestazione, oggi, crea posti di lavoro. In Brasile, vivono in Amazzonia più di trenta milioni di persone, più della metà nei centri urbani, più della metà sotto la soglia di povertà, esiste dunque un’esigenza di sviluppo economico. È importante capire che la distruzione nata in Amazzonia non è mai responsabilità di una sola persona, è responsabilità di un sistema globale di mercato al quale partecipiamo tutti, e partecipiamo anche come Europa, partecipiamo anche come Italia. L’Italia importa dal Brasile diversi prodotti che sono a rischio di deforestazione: la carne, il pellame, la soia, il legname. La soia arriva direttamente sulla nostra tavola, anche in maniera nascosta; nascosta nella carne, nel latte, nelle uova perché viene utilizzata come mangime per allevamenti. Il Brasile da quattro anni, ormai, è diventato il maggior produttore mondiale di soia, è quindi importante capire quali prodotti favoriscono la deforestazione, è importante impegnarsi come cittadini per ridurre i consumi consumando in maniera più responsabile, per investire in maniera più responsabile perché anche i nostri investimenti possono, anche senza volerlo, andare a finanziare in qualche modo la distruzione che è in atto».

Brasile, Stato di Roraima – Villaggio di Xixuaú, Emanuela Evangelista con le donne della comunità durante l’attività di artigianato – ©Mauricio De Paiva

Emergenza climatica

António Guterres, il segretario generale delle Nazioni Unite, ha inviato un messaggio per l’apertura dei lavori della Cop27 di Sharm el-Sheik, dicendo: «L’umanità ha imboccato l’autostrada per l’inferno». Si tratta di parole forti, usate probabilmente con l’obiettivo di scuotere le coscienze dell’umanità. Quali notizie arrivano dall’Amazzonia? Emanuela Evangelista: «Il cambiamento climatico produce degli effetti immediati sulla foresta, alcuni anche molto preoccupanti: negli ultimi anni stiamo registrando segnali di una foresta che sta scomparendo, sono segnali preoccupanti del raggiungimento di quello che gli specialisti definiscono punto di non ritorno, cioè un momento in cui si raggiunge una soglia oltre la quale è prevista la trasformazione della foresta pluviale in un ecosistema più arido, molto più simile a una savana, composto da arbusti, meno alberi, molto più povero di biodiversità. Questa trasformazione viene già registrata in alcune regioni dell’Amazzonia in cui le temperature sono aumentate, le piogge sono diminuite, e quindi lo stress termico e idrico a cui gli alberi sono sottoposti li fa morire. Sono regioni in cui la mortalità degli alberi è aumentata del 20/30%,  e la foresta è diventata molto più vulnerabile agli incendi che, infatti, sono molto numerosi in queste regioni. Contemporaneamente, si registrano anche altri estremi climatici, eventi estremi come gli allagamenti. L’intensità delle inondazioni stagionali, che sono un fenomeno normale, è aumentata e negli ultimi due anni, per esempio, solo per dare un dato, il Rio Negro, uno dei principali affluenti del Rio delle Amazzoni, ha raggiunto e superato per ben due anni consecutivi il suo livello record di trenta metri. Questo ha messo in ginocchio le popolazioni locali, ovviamente, creando enormi disagi: hanno dovuto abbandonare i propri villaggi, hanno perso raccolti e questo ha creato un problema di sicurezza alimentare importante. Quindi, siccità e inondazioni sono eventi estremi già in atto e sono registrati localmente, ma si registrano anche delle conseguenze non propriamente locali. Se si conosce il fenomeno per il quale la foresta amazzonica genera le piogge, genera un flusso di vapore acqueo, è importante… che poi arrivi fino al sud del Brasile, nelle regioni di San Paolo che, appunto, non sono desertiche proprio per l’apporto di acqua e di umidità della foresta amazzonica mentre, invece, recentemente stanno soffrendo di episodi di società importanti dimostrando come quelli che vengono chiamati fiumi volanti, cioè fiumi di vapore acqueo − ripeto, che scendono dall’Amazzonia fino al sud del Brasile −, sono già compromessi».

Brasile, Stato di Roraima – Villaggio di Xixuaú, Emanuela Evangelista con un bambino della comunità – ©Alberto Giuliani

Attivismo

Amazônia Onlus esiste da circa vent’anni e continua a lavorare nelle aree ancora incontaminate della foresta per prevenire quegli effetti catastrofici visibili in molti territori ormai distrutti e adibiti ad altro. Emanuela Evangelista conclude su Radio Bullets: «Amazônia Onlus ha come obiettivo principale quello della protezione della foresta amazzonica, e lo persegue lavorando in regioni remote, regioni ancora lontane dalla deforestazione, quelle in cui la foresta è primaria, è ancora intatta e il lavoro che fa è fondamentalmente quello di cercare di mantenerle esattamente così come sono, quindi mantenere la foresta, la biodiversità, la cultura, la tradizione delle popolazioni che abitano questa foresta perché, appunto, non si dimentichi che la foresta è abitata dai popoli della foresta, popolazioni che hanno una straordinaria conoscenza tradizionale, alla quale noi cerchiamo di dare valore, risalto, conciliandola quando possibile con la nostra tecnologia, con la nostra scienza, cercando di trovare insieme delle soluzioni alternative alla deforestazione, alternative alla distruzione, al degrado dell’ambiente circostante, quindi alternative al bracconaggio, alla pesca di frodo, alla caccia di frodo, al taglio di legname pregiato. Quest’anno, Amazônia Onlus ha lavorato molto con l’educazione ambientale nelle scuole, per esempio, perché comunque è importante portare una coscienza ecologica, nel senso della nuova capacità di gestione dei rifiuti, dell’inquinamento, fattori che la modernità sta portando anche nelle regioni più remote dell’Amazzonia; ed è importante prepararsi ma, soprattutto, diciamo che ha accompagnato queste comunità al ritorno all’attività normale dopo due anni di pandemia e due anni di inondazioni che le hanno provate in maniera importante, quindi, per esempio, li abbiamo accompagnati nella riapertura delle attività turistiche − di ecoturismo di base comunitaria − oppure nelle attività di ricerca, essa pure una fonte importante di reddito da lavoro per queste comunità».

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