L’isola

Scritto da in data Gennaio 15, 2021

Ci sono isole geografiche e isole interiori. Isole da visitare e isole su cui approdare. Isole che rappresentano la libertà e altre che sono il rifugio di chi non ha più un posto dove stare, vivere. Valentina Barile su Radio Bullets con Claudio Fava – politico, giornalista e scrittore – e Michele Gambino – giornalista, reporter, scrittore – parla de L’isola, il loro ultimo libro (Fandango).

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Isole e isole…

Isole di parole e isole di carta, isole di sabbia e isole di dolore, solitudine. Michele Gambino, ai microfoni di Radio Bullets: «L’Isola è un romanzo distopico che mette in scena una situazione del tutto inventata ma, in teoria, possibile. Che cosa accadrebbe se un giorno invece del solito barchino pieno di migranti, in un’isola come Lampedusa, sbarcassero seicento terroristi dell’Isis armati di mitra e granate? E che cosa succede alla gente dell’isola che si trova intrappolata e che deve decidere se sottomettersi o combattere. È un grande romanzo d’azione, o almeno nelle nostre intenzioni è un grande romanzo d’azione, che mette in scena l’eterna lotta tra il bene e il male e racconta persone comuni calate dentro una vicenda eccezionale. Poi, naturalmente, si può vedere come una metafora del male che ci coglie alle spalle, che è la situazione che tutti stiamo vivendo. Può anche essere vista come il racconto di una invasione vera, concreta, terrificante, opposta alla famosa invasione dei migranti che nella realtà non è mai esistita e che qualche politico agita come spauracchio per raccogliere voti. In ogni caso, è soprattutto un romanzo divertente, d’intrattenimento, che si inscrive in una tradizione molto poco italiana, direi».

Lampedusa e il suo valore sono eterni nel Mediterraneo, ci sono azioni perpetue sotto la luce del sole che, per distrazione o deliberata ignoranza, finiscono tra le onde del mare e, nel peggiore dei casi, negli abissi. Proviamo a dare a L’isola il suo senso metaforico insieme a Claudio Fava: «Cos’è l’isola? È l’isola che sta dentro di noi o quella in cui vorremmo rifugiarci. Un luogo chiuso, quieto, protetto dentro il quale ciascuno può tornare a essere fino in fondo sé stesso. E la fuga è la patria ritrovata, è la fine del viaggio di Ulisse. È il luogo da cui si scappa. L’isola è la geografia perfetta dal punto di vista narrativo – che sia Lampedusa o la Sicilia, un luogo sconosciuto, un’isola inesistente – perché raccoglie la storia, raccoglie la vita – la tiene stretta –, non lascia spazi di fuga, non lascia spazi, come dire, di ipocrisia. È l’isola, tutto accade lì, e tu dentro l’isola non puoi che essere te stesso fino in fondo».

 

Michele Gambino

Persone e personaggi

Osservare le persone per lavorare sulla psicologia dei personaggi, e riportarla su un foglio elettronico o di carta. Unire le emotività e le menti, gestirle, farlo in due, e poi riuscirci, diventa un capolavoro. Cosa vuol dire lavorare in due a una narrazione? Ne parliamo su Radio Bullets con Michele Gambino: «Scrivere a quattro mani è stato più divertente che complicato. Io e Claudio ci conosciamo da tanti anni, scriviamo insieme da tanti anni e quindi uniformare lo stile non è stato un problema. Per quanto riguarda poi la stesura della trama, ci siamo divisi i personaggi e ognuno ha sviluppato e curato i suoi, e quando le azioni e i personaggi si intersecavano tra loro ci siamo, come dire, periodicamente riuniti per sviluppare le linee d’azione. Tutto sommato, un lavoro – come dicevo all’inizio – più divertente che complicato».

Cosa vuole raccontare L’isola?

«“Se accetterete…”, era saltata ogni finzione, ormai parlava direttamente con loro, con i terroristi, “… fra quattro ore un elicottero mi porterà a Lampedusa. In quel momento i bambini dovranno essere già a bordo di una motovedetta della Capitaneria, al largo dell’isola, senza vostri uomini a bordo”. Tacque. Fissò l’obiettivo della telecamera e per una frazione di secondo gli sembrò di vederli, i Leoni del Jihad, che lo ascoltavano attenti e sorpresi. Ferraris alzò il mento, ritrovò perfino un barlume di fierezza nello sguardo: “Il capo del governo italiano in cambio dei bambini che tenete in ostaggio. Che il vostro dio vi illumini…”. Si alzò dalla scrivania e uscì dallo studio senza dire altro, prendendo di sorpresa tecnici e regia che per una manciata di secondi continuarono a inquadrare in diretta planetaria la sedia vuota del presidente Ferraris. Nello studio erano rimasti tutti immobili, come pietrificati. Tutti tranne uno: Martinetti. Scomparso anche lui». – da L’isola di Fava e Gambino (Fandango).

Claudio Fava

Claudio Fava conclude su Radio Bullets: «Questo romanzo non nasce da un’urgenza particolare, ma dal piacere di raccontare una storia, che sia una storia vera, quindi collettiva, con molti punti di vista, con molte linee che tra loro si incrociano, si perdono, si ritrovano perché la vita è così. È la vita! – come spesso ci viene raccontato nelle semplificazioni letterarie o cinematografiche: è un personaggio, un paio di contorno – il buono e il cattivo. La vita è cosa più complicata, e quando si invade Lampedusa, quando la jihad islamica fa un califfato nell’isola, ciascuno viene messo di fronte a sé stesso. E in questo modo di essere nudi di fronte alla realtà, ai fatti, alla propria anima, ciascuno tira fuori le proprie verità profonde. E raccontarle tutte con questa polifonia di suoni, di voci, di percorsi: la viltà, la fuga, l’eroismo, la rassegnazione, il fatalismo è un modo per stare dentro le cose della vita così come accadono davvero. E in questo senso, è stato più che una necessità, un esercizio utile e divertente. Una scrittura su Lampedusa, su quello che accadrebbe in questa isola, ma anche una scrittura su di noi».

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