Stupri di guerra in Sud Sudan: il dossier scomparso

Scritto da in data Aprile 7, 2021

A cura di Loretta Bondì.

Intervista con la sopravvissuta e cooperante italiana Sabrina Prioli.

Oggi parliamo di stupri di guerra in Sud Sudan, una vicenda che ci riguarda molto più da vicino di quanto non si possa pensare. Lo facciamo con Sabrina Prioli, cooperante italiana, che è sopravvissuta a tali stupri. In sole tre settimane, dall’8 al 25 luglio del 2016, truppe governative sud sudanesi hanno stuprato e commesso atti di violenza sessuale contro 217 donne. Sabrina era tra loro. A meno di due chilometri di distanza c’era anche la missione dell’ONU, che in Sud Sudan può contare su 1.800 militari. Nessuno di questi soldati  è stato mobilitato per proteggere le donne dalla violenza che Sabrina ci racconta.

Sabrina ricostruisce come l’11 luglio del 2016, nel corso di scontri armati tra truppe governative a ribelli, cinque soldati governativi erano penetrati nel complesso in cui lavorava e l’hanno stuprata, torturata e, infine, tentato di ucciderla con il Ddt. Sabrina è sopravvissuta e da allora si batte per ottenere giustizia.

Ha chiesto, e ottenuto, di portare la sua testimonianza davanti alla corte marziale che il governo del Sud Sudan è stato costretto a convocare grazie alle pressioni della stampa internazionale e di alcuni governi, non di quello italiano. La corte militare sud sudanese le ha riconosciuto solo 4.000 dollari «forfettari», un risarcimento assolutamente inadeguato a fronte di un crimine di guerra tanto efferato.

Quando Sabrina ha cercato di ricorrere in appello non le è stato consentito perché il governo le ha fatto sapere che il suo fascicolo era sparito dagli archivi dell’ufficio della presidenza e da quello del tribunale. Rivittimizzata dal contesto della sua deposizione, da avvocati rapaci, dall’inerzia del governo italiano e dalla quasi totale indifferenza della nostra stampa, Sabrina si è rivolta all’ex sottosegretaria Del Reche, la quale si è mobilitata per ottenere risposte dal governo del Sudan, senza esito.

Il tenace attivismo di Sabrina e le interrogazioni parlamentari continuano a tenere aperta la vicenda, a cui però le autorità del Sud Sudan non hanno mai reagito. Sabrina esige giustizia per sé e per le altre sopravvissute e vittime, e ha bisogno di solidarietà affinché il procedimento di riparazione che chiede abbia luogo.

In copertina : foto di Sabrina Prioli

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