Due chiacchiere con l’imam

Scritto da in data Gennaio 21, 2023

KABUL − È tempo di neve, le temperature si sono un po’ alzate, il cielo è diventato bianco e tutti prevedono che presto la capitale si coprirà di un mantello che la farà sembrare più tranquilla del solito. Nel quartiere di Bagrami, tra strade sterrate e case non troppo benestanti, c’è una piccola moschea dove però predica un famoso imam della città, insegna anche studi islamici all’università di Kabul.

Abdul Rahman Chakari è un esperto di Islam e figura di riferimento per molti musulmani. Ci accoglie nel suo studio con una stufetta accesa che ci piazza il più vicino possibile, e si scusa perché non ha molto tempo, una persona è morta all’improvviso e prima del tramonto deve celebrare il funerale. Va dunque dritto al sodo e ci spiega l’unica cosa che sembra confusa in questo paese sempre più radicale, dove nel giro di un anno si è piombati, nonostante le promesse che non sarebbe accaduto, nel secondo medioevo della storia recente dell’Afghanistan.

«Mettiamola nel modo più semplice possibile: nell’Islam ci sono principi che non possono essere cambiati, per esempio chi uccide deve essere ucciso a sua volta. Ci sono anche regole che, però, possono subire cambiamenti nel tempo. Per quanto riguarda l’istruzione delle donne, posso tranquillamente affermare che una società istruita è una società migliore e questa sospensione imposta dai nostri governanti è sbagliata, per le nostre figlie e per l’Islam. Nessuno può sinceramente affermare che l’Islam sia contro l’istruzione delle donne. Lo dico a voi, lo dico ai miei fedeli nelle prediche, lo dico ai talebani ogni volta che mi invitano in televisione». Anche il mondo musulmano non è stato proprio silenzioso, tutti i 57 paesi dell’Organizzazione per la Cooperazione islamica hanno manifestato il loro dissenso.

Secondo Chachari, le donne sono diventate una specie di “tira e molla” tra la comunità internazionale e i talebani che vogliono essere riconosciuti come stato, una sorta di merce di scambio per ottenere qualcosa. «Che le donne non vadano a scuola o non lavorino, è una perdita per tutta la società afghana. Prima o poi cederanno perché lo hanno promesso, anche perché questo paese non è più quello di una volta. Nella mia famiglia sono stato il primo figlio a laurearsi, ora invece le mie figlie hanno studiato tutte. Con una famiglia istruita si vive meglio, si hanno meno preoccupazioni, so che sapranno cavarsela anche da sole», ci spiega dicendo che ha cinque figlie femmine e tre maschi: il primo – anche lui imam – gli siede accanto e annuisce a tutto quello che dice il padre.

Non teme che, per quello che dice, che qualcuno potrebbe farle del male? «Come essere umano ho paura quando parlo, ma credo nella verità della mia religione e quindi non farò un passo indietro su quello in cui credo. Siamo pronti al sacrificio se necessario. È accaduto nel passato, di teologi che sono stati torturati, uccisi. Questo non rende il nostro lavoro facile, ma lo rende importante. E non fraintendetemi, non mi dispiace che ora i mullah siano al potere. Molti di loro sono istruiti, ma una parte non è affatto preparata a quello che dice e insegna l’Islam. C’è molto lavoro da fare».

Molto lavoro e poco tempo, come si fa ad andare avanti con metà della popolazione depressa e infelice? «Non è solo metà della società che è triste, lo siamo tutti. Quello che vedete ora non è l’applicazione del vero Islam, solo una copia. Vedi, nell’Islam è molto forte il concetto di giustizia: se non vale per uno, non vale per nessuno. L’Islam vuole che la gente sia felice: vedo gente tutti i giorni, mi chiedono consiglio, aiuto, si lamentano. Come posso essere felice io, o chiunque altro, se tante persone non lo sono?».

Eppure, sembra una società che si ripiega su stessa, appesantita da tutto quello che deve o non deve fare, come se una persona non potesse scegliere se essere un buon musulmano ma fosse costretta a esserlo. «Un buon musulmano segue le regole, per esempio va a pregare e prova soddisfazione a sottomettersi a quello che l’Islam dice e insegna, ma c’è differenza tra uno che prega perché ci crede e chi va solo per far vedere che lo fa, senza esserne convinto, in quel caso non è una brava persona come l’altro, è solo passare il tempo. Ma questo dovrebbe essere qualcun altro a giudicarlo», mormora alzando gli occhi al cielo.

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