#freenadima

Scritto da in data Marzo 7, 2022

Quando la vidi la prima volta, il giugno scorso a un pranzo tra amici poco fuori Kabul, pensai che fosse una delle donne più affascinanti ed eleganti che avessi mai incontrato. Il sorriso le faceva il giro del volto e catturava chiunque le fosse intorno. Con lei riuscivi a essere seria cinque minuti e poi venivi contagiata dalla sua fragorosa risata. Gettava la testa indietro ridendo, piegando il turbante colorato che indossava. Non portava il velo come tutte le donne afghane, ma già nel vestire mostrava la discrepanza con il mondo talebano che sarebbe arrivato. Nadima parlava di amore e lo trasmetteva come se fossimo in una spa e non nel paese che di lì a poco sarebbe precipitato in uno dei periodi più bui della sua storia.

Nadima è una commediante afghana tra le più note, 38 anni, cresciuta in Canada da quando i suoi avevano lasciato l’Afghanistan negli anni Novanta e i talebani erano al potere.

Nadima, conosciuta da tutti come Patingara Kakai, risulta scomparsa da 25 giorni.

Guardo il mio cellulare e vedo che il suo ultimo accesso su whatsapp è stato il 13 febbraio alle 14.38. Da quel momento in poi di lei non se ne sa più niente. Una fonte di Radio Bullets ci dice che è stata accusata di spionaggio e varie altre cose. Lo spionaggio è la tipica accusa usata contro gli afghani con passaporto straniero per incastrarli.
Un suo parente, che ha dato l’allarme, ha detto che è stata presa dai talebani e che sarebbe detenuta da qualche parte. I talebani come al solito non hanno commentato, ma Amnesty International ha detto a Tolo News: «Continuano le sparizioni e le detenzioni di critici, giornalisti e attivisti. Nadima è stata presa dai talebani e non ci sono informazioni su dove sia. Questo è un gruppo di dittatori e repressori che non dovranno mai essere riconosciuti e sostenuti», ha affermato Samira Hamidi di Amnesty International.

Era tornata in Afghanistan dal Canada nel 2019, lavorava per un’organizzazione che si occupava di bambini, giocava con loro, li faceva sorridere e, nel frattempo, postava in Internet, Facebook (270.000 followers), Youtube, Tiktok, Instagram (18.400 followers) e sulla sua piattaforma e ong che ha contribuito a fondare Teshadewaday i suoi video ironici che facevano sorridere migliaia di persone, soprattutto donne che la seguivano. Doveva stare tre mesi in Afghanistan, ma poi aveva scelto di restare, inchiodata da quella terra che chi ha conosciuto, sa quanto possa essere difficile lasciare.

A settembre ci siamo incontrate nel mio albergo a Kabul, tutto era cambiato in Afghanistan, i talebani erano arrivati, la musica, i pranzi, i progetti e i sogni erano scomparsi e la maggior parte delle donne attive nella società civile o erano fuggite all’estero o erano chiuse a casa. Aveva un passaporto canadese, avrebbe potuto andarsene, invece era rimasta. «Non posso andarmene, non posso tradire le persone che sono qua, scappare non è la soluzione, dobbiamo essere parte di quello che sta accadendo», mi ha confidato davanti alla mia sorpresa per non essersene andata. Pensava che in qualche modo bisognasse parlare con i talebani, che attraverso l’amore in cui lei crede si potesse raggiungere un compromesso tra la gestione dello Stato e i diritti delle donne in cui credeva profondamente.

Invece ora Nadima è scomparsa. Non si sa dove sia, se sia viva o morta. In un Afghanistan dove, spenti i riflettori e sorpassati dalla guerra successiva, il mondo si dimentica delle persone che ogni giorno lottano, rischiano e sono rimaste per cercare di fare la differenza. Mentre i talebani vanno in giro a chiedere soldi, le voci delle donne continuano a essere spente nella totale indifferenza di chi non sa o finge di non vedere.

Domani è anche l’8 marzo, la Giornata Internazionale delle Donne, magari proviamo a far sì che il sorriso di Nadima e la sua risata scrosciante non si spenga. Facciamolo in ogni modo possibile: diffondendo la sua storia, facendo pressione sui nostri governi, sostenendo Amnesty International. Facciamo rumore. Mobilitando i social. #freenadima

 

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