Africa, proteste antigovernative: Zimbabwe, Algeria e Somalia
Scritto da Alice Corte in data Agosto 15, 2020
In Zimbabwe una stretta sugli arresti dell’opposizione antigovernativa sembrerebbe sottolineare un ritorno a un passato di diritti negati. In Algeria arrestato giornalista che aveva raccontato le proteste del movimento “pro-democrazia” Hirak. In Somalia attiviste e attivisti denunciano una proposta di legge che permetterebbe matrimoni forzati e di minori.
Africa
Arresti in Zimbabwe: a rischio una fragile democrazia
In seguito a proteste antigovernative, in Zimbabwe sarebbe in corso una stretta sugli arresti degli attivisti che stanno denunciando la corruzione del paese, come riportato da Al Jazeera, mentre il governo negherebbe tali accuse. Tra gli attivisti, il giornalista investigativo Hopewell Chin’ono, arrestato il 20 giugno per aver sottolineato come gli appalti riguardanti forniture per contrastare la diffusione del Coronavirus siano stati assegnati con modalità non limpide. A Chin’ono, in prima fila anche nella denuncia di altri episodi di corruzione e di come il governo non stia contrastando la crisi economica, è stata inoltre negata l’uscita su cauzione il 6 agosto. L’ambasciata dell’Unione Europea in Zimbabwe ha anche sottolineato come l’arresto sia avvenuto in contemporanea con quello di Jacob Ngarivhume, attivista che aveva chiamato i suoi concittadini a scendere in piazza contro il governo.
La manifestazione anti-governativa pianificata per il 31 luglio era stata denunciata dal presidente Mnangagwa come “un’insurrezione per deporre un governo democraticamente eletto” e la polizia, utilizzando le norme per il contenimento di Covid-19, l’aveva proibita. In molti sono però scesi in piazza e sono stati arrestati, tra questi la scrittrice di film, libri e opere teatrali Tsitsi Dangarembga, poi rilasciata su cauzione.

Tsitsi Dangarembga/Wikimedia
Secondo Human Rights Watch, queste azioni rappresentano una forte limitazione del diritto di manifestare in Zimbabwe. In seguito alla stretta in piazza e agli arresti casa per casa, molti attivisti hanno deciso di nascondersi. La preoccupazione di molti è che la situazione, per quanto riguarda i diritti individuali, possa diventare peggiore di quella sotto il presidente Robert Mugabe (in carica dal 1990 e rimosso nel 2017 dall’attuale presidente, Emmerson Mnangagwa). Mugabe, che inizialmente aveva contribuito alla liberazione del paese dal giogo coloniale, era stato poi duramente criticato per alcune politiche che violavano apertamente i diritti umani e gli sgomberi forzati delle baraccopoli nei pressi delle grandi città, operazione che aveva coinvolto 700mila persone (lasciandole senza casa) e denominata Murambatsvina, “butta via l’immondizia” in lingua shona. Mnangagwa, pur facendo parte dello stesso partito di Mugabe, l’Unione Nazionale Africana di Zwimbabwe – Fronte Patriottico, lo ha destituito con un colpo di Stato. Mnangagwa e il suo governo negano ogni accusa di stretta sugli arresti, di corruzione e di inadeguatezza rispetto alla gestione prima della crisi economica (in corso già da due anni) e della pandemia poi, che al momento riguarda 4.450 contagi accertati e 102 morti legate al Covid.
Arrestato giornalista in Algeria per aver riportato le proteste antigovernative
Accusato di aver messo in pericolo l’unità nazionale e incitato un raduno disarmato, Khaled Crareni, giornalista algerino del Casbah Tribune e corrispondente di TV5 Monde, nonché attivista per il diritto all’informazione, è stato condannato a tre anni di prigione, secondo quanto riportato da Al Jazeera. Drareni, che si è sempre detto innocente e ha affermato di aver semplicemente fatto il suo lavoro, era già in prigione da marzo ed è stato condannato anche a pagare una multa di cinquantamila dinari (circa 330 euro). Le proteste per le quali è stato accusato sono quelle legate al movimento Hirak, che cercherebbe un cambiamento profondo in un paese in cui le forze politiche sono sempre state legate all’esercito, sin dall’indipendenza nel 1962. Le proteste sono scoppiate nel febbraio del 2019, dopo le elezioni di dicembre 2018, e sono andate avanti fino al marzo di quest’anno, quando le autorità le hanno proibite per evitare la diffusione del Coronavirus.
Oltre a Crareni, almeno un altro giornalista è detenuto in attesa di processo in Algeria, paese al momento al 146° posto su 180 per quanto riguarda la libertà di informazione. La classifica dell’indice di libertà di stampa viene redatta ogni anno dall’organizzazione non governativa Reporter senza frontiere. L’indice intende riflettere il grado di libertà che giornalisti, organizzazioni e animatori della rete hanno nei rispettivi paesi, oltre agli sforzi compiuti dalle autorità per rispettare tale libertà.
Somalia: proteste contro una nuova legge che potrebbe autorizzare i matrimoni forzati
Attiviste e attivisti somali per i diritti sociali, tra cui Adam Matan, hanno denunciato la proposta di legge sulle “relazioni” che il governo somalo avrebbe approvato in questi giorni. Secondo i critici favorirebbe infatti matrimoni forzati e di minori, modificando pesantemente una legge contro gli abusi sessuali passata dal governo al parlamento nel 2018. e mai ratificata dopo aver consultato esponenti delle maggiori rappresentanze religiose. Per diffondere l’importanza della protesta e ricordare come una legge effettivamente contro gli abusi sessuali sia necessaria in Somalia è stata creata anche una petizione online.
Federal Parliament of Somalia: Stop the "Intercourse Bill" and pass the "Sexual Offence Bill 2018" – Sign the Petition! https://t.co/eJIeqJv0Gd. Mudeey you will not determine the future of Somali girls and women.
— Adam Matan OBE (@adammatan) August 9, 2020
Secondo quanto riportato dalla BBC, l’ambasciatore britannico in Somalia, Ben Fender, ha denunciato come la bozza autorizzi i matrimoni già dalla pubertà e permetterebbe matrimoni autorizzati dalla famiglia e non dalla persona. Anche le Nazioni Unite hanno criticato il testo, definendolo estremamente carente.
In copertina Foto Pixabay
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