Competizione e cooperazione: USA e Cina a confronto

Scritto da in data Aprile 21, 2021

A cura di Loretta Bondì.

“Onda Lunga” di questa settimana ripropone il dibattito che si è tenuto online sul tema “Da Ovest a Est: Stati Uniti e Cina”, nel contesto della maratona (16-18 aprile 2021) “La Lezione del 2020: spunti per il futuro. Quasi un festival.”

Bianca Pomeranzi, Andrew Spannaus, Francesco Vignarca e Lorenzo Zamponi, insieme a Loretta Bondì, affrontano i temi: il tramonto del multilateralismo e l’emergenza di un nuovo concetto di “sfere d’influenza”; il potere e i costi del “soft power” e della cooperazione; la questione dei cosiddetti cortili di casa instabili, e per finire quella dei diritti umani.

Iniziamo constatando che nella metà degli anni Novanta, con il progressivo declino della Russia, è stato possibile concepire una visione del mondo in senso multilaterale. Da traino hanno fatto le iniziative di potenze di media grandezza, soprattutto in Africa, Europa e America Latina, coalizzate in iniziative ad hoc che rispondevano ad alcune campagne sostenute dalle organizzazioni della società civile, soprattutto nel campo del disarmo e dei diritti umani. Queste campagne hanno portato, per esempio, al trattato sulle mine anti-uomo e alla creazione della Corte Penale Internazionale, e avevano come quadro di riferimento le Nazioni Unite. Le grandi potenze − USA, Russia e Cina − si sono auto-escluse da questi sviluppi.

Il panorama è oggi radicalmente cambiato per una pluralità di fattori, incluse la crisi economico-finanziaria della fine degli anni Duemila, l’emergenza di forme violente di radicalismo islamico e, soprattutto, l’affermazione della Cina come trattore dell’economia globale. Si assiste a qualcosa che ricorda, ma non assomiglia, alle “sfere di influenza” della Guerra Fredda su tutto lo scacchiere mondiale. Ricorda le “le sfere di influenza” perchè la competizione è tra due super potenze, gli USA e la Cina. Non assomiglia loro perchè la competizione è più politico-economico-culturale che militare, e anche perché le linee di demarcazione anche geografiche sono opache, nel senso che USA e Cina a volte competono e agiscono simultaneamente per gli stessi clientes sugli stessi terreni.

Con Andrew Spannaus e Francesco Vignarca esploriamo questi temi anche in termini di spesa militare. Bianca Pomeranzi ci parla degli obbiettivi e costi del soft power cinese e in particolare della cooperazione allo sviluppo, soprattutto su istituzioni democratiche nascenti e società civile nei paesi beneficiari dell’iniziativa “Belt and Road”. La diplomazia dei vaccini è un ulteriore argomento su cui Spannaus si sofferma.

Restringendo il focus dagli scenari globali ai cosiddetti “cortili di casa”, le due superpotenze hanno entrambe gatte da pelare considerevoli: la migrazione dall’America Latina e la questione del Venezuela e di Cuba nell’emisfero occidentale, mentre le proteste a Hong Kong, il golpe in Myanmar e la Corea del Nord rimangono una spina nel fianco della potenza orientale. Ci descrivono questi scenari Pomeranzi e Vignarca. Proseguiamo parlando con Pomeranzi e Zamponi di diritti umani e del rischio che questi rimangano pedine nello scacchiere globale. Concludiamo con un tour de table su come la pandemia abbia messo in luce la necessità dell’intervento dello stato, nel senso dell’azione esecutiva dei governi. Ci chiediamo se le due grandi potenze, con i loro modelli opposti di pubblico e privato e i loro modelli di globalizzazione, possano essere considerate esempi di riferimento e indirizzo politico. E come il femminismo globale possa offrire modelli trasformativi.

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