Francia, diritto all’aborto in Costituzione

Scritto da in data Marzo 5, 2024

“La Francia è diventata il primo Paese al mondo a sancire esplicitamente il diritto all’aborto nella Costituzione”.

Dagli Stati Uniti alla Spagna, dalla Germania all’Argentina, molti media di tutto il mondo hanno usato parole analoghe, definendo “storico” il voto del parlamento riunito al Congresso di Versailles che lunedì 4 marzo ha modificato la Costituzione inserendo la tutela della libertà di ricorrere all’interruzione volontaria della gravidanza.

L’aborto, insomma. Lo ricostruisce Le Monde.

L’aborto nella costituzione francese e i media internazionali

“Una cerimonia solenne e commovente nella cornice augusta dell’emiciclo dell’ala sud della Reggia di Versailles, simbolo del potere assoluto di Luigi XIV, il Re Sole, e della grandezza francese”, scrive il quotidiano spagnolo El Pais, descrivendo la “forte carica emotiva che ha raggiunto il pubblico e le tribuna stampa”.

Dalla Place du Trocadéro, a Parigi, dove i dibattiti sono stati trasmessi su un grande schermo, il Washington Post ha raccontato dell’esplosione di gioia seguita all’adozione della modifica della Costituzione: “La folla è esplosa di gioia. La Torre Eiffel era illuminata da luci scintillanti. Madri e figlie si sono abbracciate. La piazza si è immediatamente trasformata in una grande festa di strada, e la gente cantava una canzone di Beyoncé: Run the World (Girls)

Il segnale

Per El Pais, mentre la Francia “nel recente passato ha adottato i diritti sociali più tardi rispetto ad altri paesi”, facendo l’esempio del matrimonio omosessuale, legalizzato nel 2013, un decennio dopo la Spagna, “oggi, questo paese che manifesta i suoi valori universali, può vantarsi di essere stato un pioniere”.

“È un segnale forte che la Francia invia al mondo”, ha affermato il quotidiano tedesco Die Welt, che accoglie con favore “una determinazione che la Germania può seguire come esempio”.

Tanto più, spiega Le Monde, che al di là del Reno l’aborto è disciplinato dall’articolo 218 del codice penale il quale prevede che l’aborto è un reato di per sé ma può essere depenalizzato a più condizioni: se viene effettuato prima della dodicesima settimana di gravidanza, se la donna incinta ha consultato un consultorio, oppure se la gravidanza è conseguenza di uno stupro o se mette in pericolo la vita della donna.

“L’aborto “senza punizione” trasforma ogni donna tedesca che pone fine ad una gravidanza indesiderata in una criminale, per la quale viene chiuso un occhio mentre con l’altro viene condannata moralmente”, lamenta Die Welt, invitando la commissione istituita dalla coalizione di governo a chiarire la legge sull’aborto “per seguire la determinazione francese”.

“Discorsi appassionati”

Numerosi media hanno riportato il contenuto degli interventi dei deputati e deputate, di senatori e senatrici intervenuti sul podio della sala dei Congressi.

Per il New York Times, i e le parlamentari francesi che hanno espresso la posizione del loro gruppo lunedì pomeriggio “hanno tenuto discorsi appassionati sui diritti delle donne in tutto il mondo per rendere omaggio alle coraggiose donne francesi che hanno lottato per il diritto all’aborto quando era illegale”.

“Durante questa sessione, hanno reso omaggio a Simone Veil [all’origine della legge che autorizza l’aborto nel 1975], così come a Gisèle Halimi, l’ex avvocata la cui difesa di una studentessa di 16 anni che aveva subito un aborto dopo essere stata violentata l’ha portata all’assoluzione nel 1972″, continua il quotidiano americano, ricordando l’evoluzione del diritto all’aborto nella legislazione francese.

“L’emendamento alla Costituzione non cambia il contenuto della legislazione così come esiste oggi”, precisa il Washington Post, che spiega che sarà tuttavia “più difficile per un nuovo governo vietare l’aborto in meno di quindici settimane o addirittura decidere che l’aborto non è più coperto dalla previdenza sociale”.

In Argentina, Clarin ha notato in particolare il “riferimento al [loro] Paese” dell’outfit, tutto verde, indossato dalla presidente del gruppo “ribelle” dell’Assemblea Nazionale, Mathilde Panot. Si trattava, infatti, di un omaggio alle attiviste argentine pro-aborto che da anni manifestano con questo colore.

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