2021: cosa è successo nell’Est Europa

Scritto da in data Dicembre 29, 2021

Gli eventi che hanno segnato il 2021 in Ucraina, Russia e Bielorussia: una rassegna selezionata per voi da Radio Bullets.

  • Ucraina 2021: truppe russe al confine, donne al servizio militare, l’ex-presidente sospettato di tradimento.
  • Russia 2021: l’oppositore Navalny in prigione, i media indipendenti diventano “agenti stranieri” e Dmitry Muratov vince il premio Nobel per la Pace.
  • Bielorussia 2021: repressioni e crisi migratoria al confine con la Polonia, mentre i bielorussi in massa lasciano il paese.

Ucraina

La minaccia di invasione

L’Ucraina chiude il 2021 con la minaccia di un’invasione su vasta scala dell’esercito russo, uno degli argomenti principali di tutto l’anno nel paese. Il Cremlino aveva dislocato attivamente truppe militari al confine ucraino in primavera. La seconda “ondata” ha avuto luogo questo autunno: si parla di circa 122.000 militari russi al confine ucraino-russo. 

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky banna tre reti televisive filo-russe con l’accusa di aver trasmesso propaganda finanziata direttamente dal Cremlino. L’Unione Europa rimprovera tale mossa di Zelensky, mentre gli Stati Uniti sostengono la decisione del presidente ucraino. In molti sostengono che il vero proprietario dei media bannati sia Viktor Medvedchuk, l’oligarca leader della maggiore forza filorussa ucraina, molto vicino a Putin. Nei suoi confronti ha fatto seguito l’accusa di alto tradimento e gli arresti domiciliari, finiti poi con il rilascio su sua stessa garanzia.

Un’altra figura politica di rilievo è finita sotto accusa per alto tradimento nel 2021. Petro Poroshenko, il quinto presidente del paese, è sospettato di fare parte di un’organizzazione che produceva forniture illegali di carbone proveniente dalle aree controllate dai separatisti sostenuti dalla Russia nel Donbas, che, a loro volta, beneficiavano dalla vendita del combustibile. Attualmente Poroshenko si trova all’estero e dovrebbe tornare in Ucraina con l’anno nuovo.

I pubblici ministeri olandesi chiedono l’ergastolo per quattro sospettati – tre russi e un ucraino − accusati di omicidio per l’abbattimento del volo MH17 sull’Ucraina orientale, nel 2014. Secondo l’inchiesta, l’aereo è stato abbattuto da un missile terra-aria Buk appartenente alla 53° Brigata missilistica antiaerea russa, trasportato in precedenza dalla Russia. I tre separatisti russi in questione sarebbero ex componenti dei servizi di sicurezza del Cremlino. Uno di loro, Igor Girkin, all’epoca era il ministro della Difesa della cosiddetta “Repubblica Popolare di Donetsk”. Quel giorno tutti i 283 passeggeri, perlopiù olandesi, e i membri dell’equipaggio rimasero uccisi.

Donne e forze armate

A dicembre il governo ha ampliato notevolmente il numero delle categorie professionali per le donne ucraine che devono registrarsi per l’iscrizione obbligatoria alle forze armate. Tra le professioniste aggiunte ci sono commercialiste, professioniste museali, giornaliste, musiciste, psicologhe, cuoche, dipendenti di alberghi e ristoranti, solo per citarne alcune. L’elenco copre tutti i settori in cui lavorano le donne, che potrebbero così essere richiamate nel caso di guerra. 

L’Ucraina continua la lotta al coronavirus

Inizia la vaccinazione della popolazione. Secondo i dati ufficiali, solo il  32,58% della popolazione ha riceverà due dosi di vaccino entro la fine del 2021. 

Russia

La politica

Il 2021 in Russia sarà ricordato soprattutto per gli eventi politici. Prima di tutto l’anno è iniziato con l’arresto dell’oppositore russo Alexei Navalny direttamente all’aeroporto dal suo ritorno dalla Germania, dove si stava curando dall’avvelenamento con una sostanza del gruppo Novichok. A gennaio in tante città russe scoppiano le proteste per Navalny, poi brutalmente disperse. Successivamente il fondo anticorruzione dell’oppositore, FBK, viene riconosciuto come “estremista” e bandito, sono stati aperti procedimenti penali contro i suoi sostenitori e i loro parenti, tanto che in molti sono stati costretti a lasciare la Russia. 

Nelle elezioni parlamentari di settembre vince il partito di Putin, nonostante siano state segnalate numerose violazioni. L’opposizione non sistemica finisce fuori gioco, tra le firme degli elettori non validate e le costrizioni ad Apple e Google perché rimuovessero l’app di “Smart Voting” creata dai sostenitori di Navalny. Al voto vengono portati in massa i residenti delle cosiddette “repubbliche autoproclamate” nel Donbas, in Ucraina orientale, ai quali alla vigilia delle elezioni la Russia rilascia la propria cittadinanza. 

La stampa e la società civile

Un altro fatto per cui verrà ricordato il 2021 è la velocità con cui il Cremlino inserisce media e giornalisti indipendenti, nonché attivisti e difensori dei diritti umani, nell’elenco dei cosiddetti “agenti stranieri”. Ora il registro conta già 103 voci e viene aggiornato solitamente il venerdì. Tra i media che ne fanno parte: la TV russa Dozd, Radio Liberty, Meduza, Voice of America, nonché giornalisti-persone fisiche. La legge sugli “agenti stranieri” esiste dal 2012, però è proprio nel 2021 il governo russo l’ha usata per reprimere le voci del dissenso. 

Dmitry Muratov, giornalista investigativo e caporedattore del giornale d’inchiesta russo Novaya Gazeta, ottiene il premio Nobel per la Pace 2021. Al termine del suo discorso, Muratov ha chiesto un minuto di silenzio per i giornalisti morti, tra cui anche i suoi colleghi di Novaya Gazeta: Anna Politkovskaya, Anastasia Baburova, Natalia Estemirova, Viktor Popkov e altri. «Voglio che i giornalisti muoiano vecchi», conclude così il suo discorso. E definisce il 2021 un «anno da incubo» per i giornalisti russi.

Uno degli eventi con cui termina il 2021 in Russia è la chiusura dell’International Memorial, il più antico gruppo russo per i diritti umani. La liquidazione avviene per ordinanza della Corte Suprema del paese, formalmente per violazione delle regole per contrassegnare il proprio status di “agente straniero”. Memorial ha lavorato per recuperare la memoria di milioni di innocenti giustiziati in era sovietica. Il pubblico ministero in tribunale ha etichettato Memorial come una “minaccia pubblica”, accusando il gruppo di essere al soldo dell’Occidente per concentrare l’attenzione sui crimini sovietici invece di evidenziarne un “glorioso passato”, scrive Sarah Rainsford della BBC.

La lotta al virus

La pandemia di coronavirus non molla la sua presa nemmeno nel 2021. Il tasso di mortalità in Russia nell’ultimo anno diventa record dopo la Seconda Guerra Mondiale. Secondo i dati di Vedomosti, nel periodo da dicembre 2020 a novembre 2021 il tasso di mortalità nel paese ha superato i 2,4 milioni di persone e il calo della popolazione si è avvicinato a 1 milione. 

Bielorussia

Cosa fa Lukashenko

Il paese vive da un anno e mezzo una crisi interna, iniziata nell’agosto 2021 dopo le elezioni presidenziali che tante prove mostrano di fossero state falsificate. Anche quest’anno il mondo assiste alle repressioni interne. I bielorussi stanno lasciando il paese in massa, il che crea un fenomeno migratorio quasi nuovo per la regione. Le destinazioni preferite sono i Paesi baltici, la Polonia e l’Ucraina. 

In Bielorussia nel 2021 Lukashenko ha continuato a reprimere e arrestare coloro che sono in dissenso con le sue politiche. Gli attacchi alla stampa indipendente nel paese sono iniziati già nel 2020, subito dopo le elezioni, e si sono inaspriti ogni giorno di più anche quest’anno. Dopo l’incidente del dirottamento aereo per arrestare il giornalista Protasevich, Lukashenko ha firmato emendamenti che, tra l’altro, vietano ai giornalisti di trasmettere in diretta proteste e manifestazioni non autorizzate. Continuano a deteriorarsi anche le relazioni con la vicina Ucraina, soprattutto sullo sfondo delle recenti dichiarazioni sulla Crimea illegalmente annessa dalla Russia: Lukashenko ora afferma che la penisola è legalmente russa, nonostante la maggior parte del mondo e la legge internazionale riconosca il territorio come ucraino.

La crisi migratoria

Il 2021 si è anche contraddistinto per la crisi migratoria, con diverse migliaia di migranti, provenienti perlopiù dal Medio Oriente, bloccati lungo il confine tra Polonia e Bielorussia. In tanti sostengono che la crisi sia stata provocata direttamente da Lukashenko in risposta alle sanzioni imposte dall’Europa. Ne è seguita la completa distruzione delle relazioni con l’Occidente e un ulteriore riavvicinamento con la Russia, l’unico alleato rimasto di Lukashenko dal quale è sempre più dipendente.

Foto in evidenza: Alexey Navalny: di Mitya Aleshkovskiy sotto licenza CC BY-SA 3.0 / Volodymyr Zelensky: di Mykhaylo Markiv / The Presidential Administration of Ukraine sotto licenza CC BY 4.0 / Vladimir Putin: di World Economic Forum sotto licenza CC BY-NC-SA 2.0 / Ryanair: di wicho sotto licenza CC BY-NC-SA 2.0

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