Balcani a rischio virus

Scritto da in data Marzo 19, 2020

“In termini di contagi siamo ancora nella parte piatta della curva di diffusione di COVID19” spiega Francesco Martino giornalista di Osservatorio Balcani e Caucaso che vive da anni in Bulgaria, aprendo una panoramica sulla diffusione del virus nei Balcani occidentali.

“Parliamo di alcune decine di casi in 10 paesi e alcune centinaia nei paesi più grandi tipo Romania e Grecia. Quindi dal punto vista dei contagi accertati siamo ancora indietro ma abbiamo visto in italia quanto sia rapida la diffusione e ci si aspetta anche qui – continua Martino parlando a Conversazioni Balcaniche di Radio Bullets – C’è tra l’altro da dire che il numero dei tamponi effettuati non è altissimo quindi in parte i numeri bassi saranno dovuti in parte anche a questo fattore”.

Come hanno reagito i paesi dei Balcani occidentali all’emergenza corona virus?

I paesi balcanici hanno preso misure molto rigide simili a quelle italiane in anticipo anche proprio grazie a quello che è successo in Italia.

  • scuole chiuse
  • chiusura esercizi commerciali non essenziali
  • invito a stare a casa
  • divieto di assembramento
  • in Albania c’è un coprifuoco che impedisce alle persone di uscire dopo le 18
  • quarantena per chi rientra dall’estero
  • parziale chiusura dei confini

Limitare le libertà è una mossa delicata in paesi est comunisti

Dal punto di vista politico, l’arrivo del corona virus ha portato alla decisione da parte di molti paesi di instaurare uno stato d’eccezione o stato d’emergenza. La storia democratica dei paesi dell’area è più breve e meno radicata quindi sono decisioni che pesano molto sulla percezione della decisione politica generale.

In pratica sono state rimandate a data da destinarsi le elezioni politiche anticipate in Macedonia e in Serbia.

Mancanza di medici e di dispositivi per la protezione individuale.

In tutti i paesi balcanici esiste un grosso problema di emigrazione di professionale specializzato. In particolare per le professioni mediche e paramediche c’è stata una grossa fuga in europa occidentale. Quindi più che per la mancanza di strutture la preoccupazione è per la mancanza di personale specializzato. Ma anche quando c’è non si sente tutelato: a Sofia ci sono state dimissioni di massa di operatori sanitari proprio dal nuovo ospedale approntato per l’emergenza corona virus proprio perché i medici e i sanitari denunciano di non avere le forniture minime per tutelare la propria salute.

La Cina è vicina

La Cina è presente nei Balcani da molti anni con investimenti importanti soprattutto nelle infrastrutture. In questo momento si sta muovendo con una sorta di diplomazia del corona virus, una sorta di soft power per consolidare la propria posizione in quest’area d’Europa. Ha fatto molto discutere lo stesso presidente serbo, il nazionalista Aleksander Vucic che ha rivolto un appello alla Cina chiedendo aiuto visto che i paesi europei hanno deciso di bloccare gran parte delle esportazioni sanitarie. Pechino ha dimostrato molta disponibilità verso la Serbia così come verso la Macedonia dove ha donato 200 respiratori.

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