Coronavirus : 250 italiani bloccati in Portogallo

Scritto da in data Aprile 2, 2020

Mentre il numero di persone contagiate dal COVID-19 aumenta, il governo italiano cerca di aiutare a rimpatriare chi si trova temporaneamente all’estero. Il Portogallo ha dichiarato lo stato di emergenza lo scorso mercoledì 18 Marzo, chiudendo il confine con la Spagna e cancellando quasi tutti i voli. Nonostante la situazione in cui versa ora l’Italia, in molti hanno deciso di acquistare biglietti a prezzi elevati utilizzando tratte ad hoc che la Farnesina mette a disposizione da alcune compagnie aeree. Alcuni ragazzi si sono autorganizzati tramite un gruppo Facebook per raccogliere i dati di chi volesse tornare ed inviarli all’ambasciata di Lisbona. “Vi chiedo di aggiungere e invitare tutte le persone che conoscete che si trovano in questa situazione” chiede l’amministratrice nel primo post per raccogliere più nomi possibili. Sono circa 250 le persone iscritte al gruppo e un centinaio di queste prenderà il volo organizzato dal governo italiano a 260€ escluse le valige a spese del passeggero.

di Marco Lopetuso 

Chi resta e chi tenta vie alternative

Ci sono però  anche quelli che non possono pagare il biglietto e si affidano a triangolazioni che finiscono spesso per saltare, oppure attraversano il confine noleggiando un mezzo fino a Barcellona o Nizza. Prendono poi aerei, treni o pullman per destinazioni sul suolo italiano anche lontane dalla propria residenza. Cosa li spinge ad affrontare un viaggio simile in questo momento, rischiando il contagio per sé e per gli altri? Come si sono mosse le istituzioni al riguardo?

Dopo l’annuncio dello stato di emergenza da parte del governo portoghese, in centinaia di Italiani hanno scritto al Ministero degli Affari esteri. L’ambasciata di Lisbona comunica che sta organizzando un volo speciale di rientro il cui costo è a carico del viaggiatore. L’aereo è partito il 23 marzo da Lisbona ed è diretto a Roma e Milano.

Lo studente Erasmus

Giacomo viene da Cagliari, è uno studente di giurisprudenza in Erasmus a Porto, che come tanti altri voleva rimpatriare per essere più sereno, ma soprattutto perché era fiducioso di ricevere un aiuto concreto da parte del suo governo. “Ora sono al sicuro nella mia casa a Porto, in ottemperanza agli obblighi che ci vengono dati dal Ministero dell’Interno italiano e quello portoghese – racconta – ma credo che la Farnesina si sia mossa in maniera abbastanza confusionaria. I voli diretti per l’Italia che ci vengono messi a disposizione sono pochi, sono costosi e partono solo da Lisbona. Inoltre atterrano esclusivamente a Milano e Roma, costringendomi a passare una notte in aeroporto in zone fortemente colpite dal virus”. Dovrebbe quindi trovare un modo per raggiungere la capitale portoghese con i rischi di contagio che questo comporta. Lui può temporeggiare perché aveva già da prima una stanza in cui stare e qualche soldo della borsa di studio, quindi non partirà fino a quando non troverà un modo più sicuro ed economico per tornare in Italia.

Il turista

Differente la situazione di Roberto Cammarano di Benevento, che era a Lisbona come turista per una settimana. “Il 10 marzo mi è stato cancellato il volo di ritorno che era il giorno successivo e mi sono ritrovato a dovermi cercare un posto dove stare. Informandomi sul sito della Farnesina mi sono reso conto di quanto fosse difficile tornare in Italia, dato che le possibilità sono sostanzialmente quelle di fare triangolazioni aeree con altri Paesi. Ho pensato anche di andare tramite passaggi in auto, ma la chiusura delle frontiere ha fatto sì che tutte le compagnie di autobus cancellassero le tratte.” Roberto sperava di trovare voli meno costosi dopo quello del 23 marzo, per questo non ne ha approfittato immediatamente. “Per me che non lavoro e sono uno studente, €260 escluse le valigie sono un bel po’ di soldi.” E invece ora l’ambasciata di Lisbona si limita a rispondere alle mail suggerendo di consultare il loro sito dove si possono trovare tutti i voli in partenza per altre città d’Europa. Questo vuol dire però passare ore in aeroporti di scalo, senza la certezza di ripartire e con la paura di contrarre il virus, che intanto si sta diffondendo in tutta Europa.

I genitori venuti a trovare la figlia che hanno bisogno di medicine

La cosa migliore in questo momento sarebbe starsene a casa, ma molti una casa qui non ce l’hanno e nemmeno i soldi. Come Luigi Brancato e Nunzia De Luca – una coppia di genitori originari di Napoli che si trova a Braga per fare visita alla figlia – che sono anziani e hanno bisogno di farmaci per colesterolo ed ipertensione. “In Italia li passa la mutua, qui no – spiega la figlia – ed inoltre vendono una formulazione diversa. Mio padre era preoccupato, la dottoressa di famiglia non ha risposto per venti giorni ed il centro della salute a Braga ha vietato tutte le visite. Dopo 24 ore, la dottoressa qui ha risposto alle mail ed abbiamo potuto prendere le medicine.” “Non potevamo permetterci due biglietti a quel prezzo, – raccontano i genitori – ma nella sfortuna siamo stati fortunati perché attualmente mia figlia vive da sola ed abbiamo evitato un ulteriore costo di hotel. Siamo molto in apprensione per la situazione che si è venuta a creare anche qui”.

Dal governo italiano solo un volo

Dall’inizio della pandemia il numero dei contagiati in Portogallo è salito a 5962 e quello delle vittime a 119, mentre 43 si sono ripresi. La situazione in Italia è estremamente peggiore e le persone all’estero sono una minoranza e non la priorità, ma tanti italiani volevano tornare a casa, perché questo virus li ha sorpresi e trovati impreparati. Per loro il governo ha proposto un solo volo di rimpatrio ad un prezzo non alla portata di tutti e che atterrava esclusivamente a Roma e Milano. La gente è stata obbligata a scegliere tra attendere ore in aeroporto e a muoversi poi nel Paese, nonostante sia fortemente sconsigliato dalle disposizioni ministeriali ed esponendosi al rischio di contagio, oppure a rimanere qui, a tempo indeterminato.

 

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