Il 2021 di Radio Bullets

Scritto da in data Dicembre 31, 2021

È stato innegabilmente un anno strano. Nel mondo, e per noi che qui su Radio Bullets tentiamo di raccontarlo almeno un po’. È stato, suo malgrado, l’anno dell’Afghanistan.

Ed è proprio lì che Radio Bullets tornerà, ancora una volta, già all’inizio del 2022

È nostro dovere, infatti, squarciare il velo del silenzio che è nuovamente caduto sulle vicende del paese e il baratro in cui è sprofondato con la presa del potere da parte dei talebani; la fine simbolica dell’egemonia occidentale andata in onda in mondovisione il 15 agosto scorso e quella, di conseguenza, della vita per un intero genere − quello femminile − nonché per il rispetto dei diritti umani. È crisi umanitaria. E niente sarà più lo stesso. Ecco perché noi, con l’aiuto di chi legge e ascolta Radio Bullets, continueremo a raccontarlo: perché questo, come spiega il direttore di Unicef Afghanistan Herve Ludovic De Lys «è l’inverno del paese». Ed è un momento rivelatore per capire «se l’Afghanistan resterà unito, se ci sarà qualche forma di stabilità o se vedremo migliaia di afghani sul cammino dell’esilio».

Barbara Schiavulli/Radio Bullets | Campo sfollati fuori Kabul, Afghanistan 2021

Economia

Il 2021 è stato (ancora) l’anno della pandemia di Coronavirus. Un’emergenza sanitaria che, a due anni da quando il mondo ha scoperto l’esistenza di Wuhan, è diventata cronica. La ripresa in Italia ma anche in molti altri paesi – solida, per il momento – è stata possibile quest’anno grazie all’arrivo dei vaccini anti Covid-19. «Nonostante l’ostilità preconcetta e incomprensibile dei no vax e dei no green pass» rappresenta infatti il fondamentale evento economico del 2021, racconta il nostro Pasquale Angius, voce e penna della rubrica podcast Economicando. È vero, è andata bene a Big Pharma mentre al cospetto di una pandemia sarebbe piuttosto assai ragionevole liberalizzare in tutto il mondo la produzione di vaccini: soprattutto i paesi più poveri, infatti, non possono permettersi di comprarli mentre per combattere una pandemia sarebbe necessaria una risposta globale. Ma «un provvedimento del genere andrebbe contro gli interessi delle multinazionali farmaceutiche che hanno una grande capacità di lobbying e quindi di influenzare le decisioni della politica». Il problema, insomma, è proprio lì: come direbbe Warren Buffet, non è economico. È politico.

Nel frattempo sono cresciuti in maniera abnorme i costi di petrolio e gas che, a oggi, producono gran parte dell’energia che consumiamo. E con buona pace dell’ecologismo, che nel 2021 ha visto appuntamenti sì importanti, ma no, non destinati, sembrerebbe, a cambiare le sorti di un globo decisamente malmesso.

Tecnologia

È proprio “grazie” alla pandemia che, nota la nostra Raffaella Quadri nei suoi podcast della rubrica Technomondo, l’umanità ha visto – più che mai – come l’innovazione possa rendere migliori vita e salute. Su Radio Bullets abbiamo raccontato proprio quella tecnologia che permette di lottare contro il cambiamento climatico: dal filtro al grafene per la CO2 contro le emissioni di anidride carbonica in atmosfera, al riciclo con la compostiera domestica, dal robot intelligente che pulisce le spiagge dai mozziconi di sigarette (incredibile che ci sia gente che continua a tenere un comportamento simile) e grazie all’intelligenza artificiale impara a capire quali rifiuti raccogliere, a tante altre idee che possono aiutarci a “curare” un poco una Terra sempre più in sofferenza. Passando dall’innovazione energetica, altro grande tema del 2021, fino alla medicina: a partire dell’idea di rendere più agevole la somministrazione di medicinali con il sistema robotico impiantabile per il rilascio controllato di farmaci: una rivoluzione per milioni di persone che convivono con il diabete, per esempio. Abbiamo parlato dell’idrogel, un “cerotto magico” che, aderendo ai tessuti molli danneggiati o malati, li ripara e li cura. E di quanto la tecnologia, come dimostrano le Paralimpiadi di quest’anno, possa essere messa al servizio della bravura di atleti e atlete.

E poi è stato l’anno dei fisici: di Alessandra Buonanno e del Nobel 2021 Giorgio Parisi. Del settecentesimo anniversario della morte di Dante Alighieri, della conquista di Marte e del turismo spaziale. Mentre la sonda Parker Solar Probe della Nasa si è avvicinata al Sole, ne ha sfiorato la parte più esterna come niente di provenienza umana aveva mai fatto prima: e il seguito di questa storia è ancora tutto da raccontare.

America Latina

Di America Latina ce ne ricordiamo solo quando scoppia qualche rivolta violenta, quando vengono catturati narcotrafficanti di un certo spessore o quando passa qualche uragano. Nel 2021, invece, non abbiamo mai smesso di parlarne, perché è stato un anno di grandi cambiamenti sia dal punto di vista politico che sociale. Un anno in cui ci sono state le elezioni in 9 paesi dell’area, tra presidenziali, medio termine, amministrative.

Se mettiamo a confronto le due mappe di AFP e di El Universo che indicano il tipo di governo (destra, sinistra, centro) dei vari paesi dell’America Latina, notiamo subito grandi cambiamenti. L’elezione più recente, e forse quella che segna la svolta più importante per un paese, è quella che il 19 dicembre ha sancito la vittoria del 35enne Gabriel Boric in Cile, con il 55,8% rispetto al suo avversario Kast. Boric è il più giovane presidente di sempre e si definisce ecologista, femminista, regionalista, tifoso di un welfare stile europeo. È il presidente più di sinistra dai tempi di Salvador Allende, porta avanti le istanze del movimento femminista e i bisogni delle minoranze, crede in una economia verde, ha un programma che si basa su spesa sociale, transizione ideologica, scuole gratuite, inclusione degli indigeni e rivoluzione del sistema pensionistico.

Andando indietro nei mesi di quest’anno che sta finendo, ci sono le manifestazioni in Colombia e un rapporto dell’Onu che rivela come la forza usata dalla polizia per reprimere i manifestanti fosse immotivata. C’è il Brasile che vede l’ex presidente Lula scagionato dai capi d’accusa di corruzione e Jair Bolsonaro denunciato per crimini contro l’umanità alla Corte Penale de L’Aja. Ci sono le elezioni in Honduras con la prima donna eletta presidente e quelle in Perù, con la presidenza del maestro e leader sindacale Pedro Castillo. E il piccolo Ecuador ha visto eleggere come presidente il conservatore Guillermo Lasso, seguace dell’Opus Dei e fervido credente. E poi ancora: le elezioni di medio termine in Argentina e in Messico. Le manifestazioni di Cuba e la sua lotta contro il Coronavirus. Haiti, con l’uccisione del suo presidente e il terremoto che ha provocato ingenti danni. Un’America Latina che ha visto allargarsi l’egemonia del presidente Bukele a El Salvador, primo stato al mondo con in costruzione una “Bitcoincity”. Sei stanco/a di leggere? Troppe informazioni? Tutto questo – e molto di più – negli ultimi due lavori di quest’anno di Stefania Cingiaqui la prima puntata e qui la seconda.

Est Europa e Caucaso

Il 2021 in Russia sarà ricordato perlopiù per gli eventi politici. Prima di tutto con l’arresto del politico Alexei Navalny direttamente all’aeroporto dal suo ritorno dalla Germania, dove si stava curando dall’avvelenamento con una sostanza del gruppo Novichok. Successivamente il suo fondo anticorruzione è stato dichiarato “estremista” e bandito nel paese, e sono stati aperti procedimenti penali contro i suoi sostenitori e i loro parenti, tanto che in molti sono stati costretti a lasciare la Russia. Per il Cremlino media indipendenti, giornalisti scomodi e difensori dei diritti umani diventano “agenti stranieri”. Nelle elezioni parlamentari vince il partito di Putin, nonostante fossero segnalate numerose violazioni.

L’Ucraina chiude il 2021 con la minaccia di un’invasione su vasta scala dell’esercito russo, che ha rappresentato uno degli argomenti principali di tutto l’anno nel paese. Il Cremlino aveva dislocato attivamente truppe militari al confine ucraino in primavera. La seconda “ondata” ha avuto luogo questo autunno: si parla di circa 122.000 militari russi al confine ucraino-russo.

In Bielorussia nel 2021 Lukashenko ha continuato a reprimere e arrestare coloro che sono in dissenso con il suo regime. Gli attacchi alla stampa indipendente nel paese sono iniziati già nel 2020, subito dopo le elezioni, e si sono inaspriti ogni giorno di più nel 2021. Dopo l’incidente del dirottamento aereo per arrestare il giornalista Protasevich, Lukashenko ha firmato emendamenti che, tra l’atro, vietano ai giornalisti di trasmettere in diretta proteste e manifestazioni non autorizzate.

Il 2021 si è anche contraddistinto per la crisi migratoria, con diverse migliaia di persone, provenienti perlopiù dal Medio Oriente, bloccate lungo il confine tra Polonia e Bielorussia. In tanti sostengono che la crisi sia stata provocata direttamente da Lukashenko in risposta alle sanzioni imposte dall’Europa. Su Radio Bullets quest’anno abbiamo inoltre pubblicato un’inchiesta sui matrimoni minorili tra gli yazidi etnici che abitano in Armenia. La trovate qui. E continuate a seguire i nostri aggiornamenti dall’area con la nostra corrispondente da Kyiv Julia Kalashnyk.

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